{"id":17246,"date":"2015-08-12T00:00:00","date_gmt":"2015-08-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=17246"},"modified":"2015-08-12T00:00:00","modified_gmt":"2015-08-11T23:00:00","slug":"il-suono-dei-rintocchi-nella-bufera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/il-suono-dei-rintocchi-nella-bufera\/","title":{"rendered":"Il suono dei rintocchi nella bufera"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa Grande Guerra, che tuttora viene ricordata dall\u2019Italia come la guerra del 15-\u201918, in realt\u00e0, per il territorio di Monfalcone, che allora faceva parte dello stato austriaco, inizi\u00f2 il 28 luglio del 1914. Gi\u00e0 a partire dall\u2019ottobre di quell\u2019anno l\u2019Austria, per rimediare alla scarsit\u00e0 di metalli a scopi bellici, dovette ordinare la requisizione delle campane di ogni chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa Direzione statale austriaca dei Monumenti, preoccupata per tanta distruzione, ordin\u00f2 che venisse fatta un\u2019accurata statistica delle campane pi\u00f9 importanti, con l\u2019intento di salvare dalla fusione almeno quelle di valore storico e artistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tGran parte delle campane, anche quelle pi\u00f9 antiche, finirono nei crogioli. Venne lasciata sopra ogni campanile, per esigenze di culto, una sola campana, raramente due. I funzionari austriaci addetti alla conservazione delle campane, con scrupolosa diligenza teutonica, fecero l\u2019elenco e la descrizione di tutte le campane per tramandare il loro ricordo ai posteri. La Sovrintendenza ai Monumenti, fatte le opportune verifiche, inizi\u00f2 una severa selezione di quelle campane che si sarebbero dovute salvare dalla distruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tVennero cos\u00ec esaminate 1.349 campane per un peso complessivo di 467.994 kg. Si salvarono solo quelle che furono lasciate sui campanili, perch\u00e9 considerate di grande valore storico-artistico e appartenenti alla Diocesi di Gorizia, Trieste, Capodistria, Pola, Parenzo e Fiume. Di questo catalogo si conosce solo la versione in lingua tedesca. Questa imponente requisizione messa in atto dagli austroungarici non pot\u00e9 essere applicata nel Monfalconese in quanto, sin dal 1915, l\u2019intero territorio era gi\u00e0 stato occupato dall\u2019Esercito Italiano. Non per questo le campane bisiache si salvarono dalla distruzione, anzi: a loro venne riservata una sorte forse un po\u2019 pi\u00f9 gloriosa, ma non meno infausta. Infatti, sin dal primo giorno della dichiarazione di guerra, il 24 maggio 1915, l\u2019artiglieria austriaca, posizionata sul Carso, inizi\u00f2 il cannoneggiamento di tutti i campanili della Bisiacaria, in quanto ritenuti punti strategici di osservazione in zona di operazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl primo a farne le spese fu il campanile della <strong>chiesa di Santa Maria in Monte di Fogliano<\/strong>. Bisogna ricordare, non tanto per addolcire il fatto ma per dovere di cronaca, che gli austriaci, prima di iniziare il tiro a segno, avvisarono don Clemente Corsig, gi\u00e0 parroco di Turriaco; questo, forse, per accelerare lo sgombero della popolazione foglianese gi\u00e0 iniziato da qualche giorno. Il 24 maggio, primo giorno di guerra, dopo alcuni colpi il campanile croll\u00f2 e le campane rotolarono gi\u00f9 per il pendio rimanendo intatte. Furono raccolte poi dai soldati italiani e trasportate a Sagrado nella \u201cVilla Sospisio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tA <strong>Ronchi<\/strong>, invece, nei primissimi giorni di giugno del 1915, gli austriaci prima di ritirarsi sul Carso minarono il campanile della <strong>Chiesa di San Lorenzo <\/strong>e lo fecero saltare. Nel crollo, il campanile sfond\u00f2 il tetto della chiesa e l\u2019affresco che decorava il soffitto (<em>La Gloria di San Lorenzo<\/em>), pregevole opera del pittore udinese Rigo, and\u00f2 irrimediabilmente perduto. Delle tre campane nessuna notizia sicura sulla loro fine. Probabilmente, prima di distruggere il campanile, vennero asportate dagli austriaci. Si sa solo che complessivamente pesavano 3.600 kg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa <strong>chiesa di San Pietro e Paolo di Staranzano<\/strong>, nell\u2019agosto del 1915, fu colpita da una granata austriaca che le sfond\u00f2 il soffitto della navata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tTerminata la Prima Battaglia dell\u2019Isonzo del luglio 1915, la <strong>chiesa di San Nicol\u00f2 di Bari di Sagrado <\/strong>rimase gravemente danneggiata, mentre del suo svettante campanile non rimase che un mucchio di macerie. Nessun sagradino, probabilmente, vide lo scempio della distruzione, in quanto il paese era stato completamente evacuato in precedenza e la sua gente internata in campi profughi organizzati all\u2019interno dell\u2019impero. Delle tre campane, la mezzana che pesava 450 kg fu rubata e non si seppe pi\u00f9 nulla, la grande (di 680 kg) e la piccola (di 332 kg) si ruppero nel crollo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl 9 luglio del 1915 in una citt\u00e0 semi-deserta un proiettile di grosso calibro centr\u00f2 il <strong>campanile di Sant\u2019Ambrogio di Monfalcone<\/strong>. Il crollo trascin\u00f2 nella distruzione anche buona parte del Duomo. Delle cinque campane, tre delle quali erano state rifuse nel 1883, poste sulla cima per un peso complessivo di 4.500 kg si perse ogni traccia. In pochi giorni la stessa sorte tocc\u00f2 alla <strong>chiesa del Rosario <\/strong>che di campane ne perse 2 per un peso di 400 kg e a quella di <strong>Sant\u2019Antonio<\/strong>, che perse la sua unica campanella di 200 kg, mentre venivano danneggiate seriamente la Marcelliana, che alla fine della guerra denunci\u00f2 la scomparsa di due campane per un peso complessivo di kg. 300. Subirono grandi danni anche le <strong>chiese di San Nicol\u00f2 e San Polo<\/strong>. Il 16 aprile 1916, alle ore 11, una granata austriaca da 305 mm colpiva il maestoso <strong>campanile di San Pier d\u2019Isonzo<\/strong>, costruito alla fine del Settecento, che crollava distruggendo gran parte della chiesa. Delle campane due rimasero intatte e recuperate, ma la pi\u00f9 grande and\u00f2 in pezzi che vennero sottratti, si dice, dai militari quale ricordo. Secondo le testimonianze gli austriaci, prima di colpire il campanile, spararono un colpo di assestamento che distrusse una casa di Cassegliano. I soldati italiani, allogati l\u00ec vicino, accorsero per estrarre un vecchio che era rimasto sotto le macerie. L\u2019anziano, del quale non siamo riusciti a sapere il nome, venne liberato giusto in tempo per vedere che la seconda cannonata centrava in pieno il campanile facendolo crollare. Malconcio e pieno di polvere, ma sano e salvo, rivolto a un militare italiano, disse con soddisfazione: \u201c<em>Ma par\u00f2 i nostri <\/em>(gli austriaci, ndr) <em>che ben che i tira<\/em>\u201d. Lo lasciarono dov\u2019era.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tAnche il c<strong>ampanile della chiesa di San Rocco di Turriaco <\/strong>fu pi\u00f9 volte preso di mira dall\u2019artiglieria austriaca. Una granata riusc\u00ec perfino a colpirlo, fortunatamente solo di striscio, scheggiandone uno spigolo che il restauro poco attento del 1990 ha nascosto alla vista, privando il pubblico di un importante riferimento storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNon altrettanto fortunato fu il campanile della <strong>chiesa di San Andrea Apostolo di Pieris. Centrato da una granata austriaca di grosso calibro, <\/strong>il settecentesco campanile riport\u00f2 lesioni tanto gravi, da pregiudicarne la stabilit\u00e0. Nel 1922, con i contributi ricevuti dallo Stato Italiano per i danni di guerra, il campanile fu ricostruito su nuove fondamenta, spostate verso la strada di sette metri. Delle tre campane di allora si \u00e8 salvata solo la mezzana, fusa da Sebastiano Broili, nel 1870. Tutte le chiese del Territorio ebbero, a causa della guerra, i soffitti sfondati, con la conseguente perdita totale degli affreschi, dei quali ora non rimane altro che il ricordo e qualche rara descrizione. Solo la chiesa di Turriaco si salv\u00f2 miracolosamente e attualmente l\u2019interno si presenta ricco di pregevoli opere di pittori famosi come il Par\u00f2li, G. B. Grassi, il Furlanetto, Palma il Giovane e altri artisti minori: essi compongono, assieme ai bellissimi altari e alle altre strutture architettoniche, uno splendido mosaico di sensazioni e colori capaci di ingenerare nell\u2019animo del visitatore un autentico godimento artistico e religioso di notevole intensit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa Grande Guerra, che caus\u00f2 la distruzione e la requisizione di tutte le campane nelle terre invase dagli austriaci dopo la disfatta di Caporetto del 1917, risparmi\u00f2 invece tutte quelle degli altri paesi ex austriaci ancora rimaste sui campanili.<strong> Ma dal conflitto l\u2019Impero austro-ungarico usc\u00ec sconfitto e <\/strong>si disciolse. All\u2019Italia, invece, che ne usc\u00ec vincitrice vennero lasciate Trieste, Trento e Gorizia, che entrarono a far parte del nuovo territorio italiano. Ritornata la pace, il Regio Governo decise di dare gratuitamente alle chiese tutte le campane asportate dagli austro-ungarici o distrutte per motivi bellici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPer realizzare questo intento nel pi\u00f9 breve tempo possibile, il governo si era avvalso della collaborazione de <em>L\u2019Opera di Soccorso per le Chiese rovinate dalla Guerra<\/em>, organo ecclesiastico creato appositamente a Venezia nel 1918. Esso si impegnava altres\u00ec a rifornire i fonditori prelevando il metallo occorrente dal bottino della vittoria, costituito in massima parte da cannoni e altro materiale bellico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tA lavorare per le Nuove Province erano stati scelti i fonditori Francesco Lapagna di Trieste, Francesco Broili di Gorizia e Luigi Colbacchini di Trento. Per coordinare una cos\u00ec grande massa di lavoro era stato creato l\u2019Ufficio Tecnico Servizio Ricostruzioni. Per la Sezione di Gorizia era stato nominato l\u2019ingegner Carlo Cuniberti, per quella di Monfalcone l\u2019ingegner Pietro Fontana. Questi uffici tecnici dovevano compilare e inviare, per sottoporla all\u2019approvazione dei rispettivi Commissariati Generali Civili, una perizia comprendente le sole spese di trasporto delle campane e i lavori necessari al loro ricollocamento, escluse quindi le spese di fusione e la fornitura di battagli e cinghie. I medesimi uffici dovevano inoltre provvedere al collaudo tecnico musicale e accertare il peso delle campane e la qualit\u00e0 della loro fusione. La ditta che aveva in appalto i lavori garantiva le campane per il periodo di un anno: esse dovevano avere una voce chiara e armoniosa ed essere intonate fra loro con precisione, secondo il giudizio di un professore di musica scelto dall\u2019Opera di Soccorso, che per il territorio di Monfalcone fu il <strong>maestro Rodolfo Clemente <\/strong>di Turriaco. Ogni campana doveva avere, oltre alle iscrizioni scelte dal parroco o dai parrocchiani, anche la seguente dicitura: ME FREGIT FUROR HOSTIS AT HOSTIS AB AERE REVIXI ITALIAM CLARA VOCE DEUMQUE CANENS (<em>Il furore del nemico mi distrusse, ma dal bronzo del nemico rinacqui cantando l\u2019Italia e Dio con voce chiara<\/em>) o questa: <em>Asportata dagli austriaci il giorno&#8230; rifusa col bottino della vittoria il giorno&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tC\u2019\u00e8 da dire, inoltre, che la distruzione delle campane e la loro ricollocazione sui campanili subito dopo la guerra, eseguita in fretta per la necessit\u00e0 di dare velocemente le campane alle chiese che ne erano prive, aveva ridotto di molto l\u2019arte del fonditore: infatti le decorazioni non erano pi\u00f9 il frutto della bottega artigiana, ma prodotto di un lavoro in serie eseguito in fabbrica. Rari sono ormai i casi in cui le campane vengono fabbricate con motivi decorativi artistici espressamente modellati per un singolo soggetto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tSui 28 campanili che svettano nel territorio di Monfalcone, le campane esistenti attualmente sono 67. La pi\u00f9 antica delle quali \u00e8 quella della <strong>chiesetta di Santa Domenica di Selz<\/strong>, fusa dal fonditore udinese Lucio Broili, nel 1573 e dal peso di 54 kg. La pi\u00f9 pesante \u00e8 quella del <strong>Duomo di Sant\u2019Ambrogio di Monfalcone<\/strong>, dal peso di 1.530 kg fusa nel 1984 dal fonditore Francesco De Poli di Vittorio Veneto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Guerra e campanili<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":17247,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-17246","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",496,332,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",496,332,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",496,332,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1-300x201.webp",300,201,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",496,332,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",300,201,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",496,332,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",474,317,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",388,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",300,201,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",496,332,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",496,332,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",496,332,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",496,332,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",496,332,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10807-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Alberto Vittorio Spanghero","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/spanghero\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Guerra e campanili","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17246","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17246"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17246\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17247"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17246"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17246"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17246"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}