{"id":17065,"date":"2015-06-26T00:00:00","date_gmt":"2015-06-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=17065"},"modified":"2015-06-26T00:00:00","modified_gmt":"2015-06-25T23:00:00","slug":"nellimmensita-della-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/nellimmensita-della-natura\/","title":{"rendered":"Nell&#8217;immensit\u00e0 della natura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl pittore norvegese Harald Sohlberg (1869-1935), dallo stile neo-romantico, trascorse nel 1899 le vacanze pasquali nei pressi di Rondane, luogo ameno e incontaminato, a circa 300 km da Oslo. Godendo la grandiosit\u00e0 del posto, rimase colpito e decise di dipingere le montagne pi\u00f9 rappresentative. Cos\u00ec, servendosi di una tecnica a olio su tela, in uno stile abbastanza simile a quello di Giovanni Segantini, realizz\u00f2 uno dei dipinti pi\u00f9 conosciuti della Norvegia. \u201cVinternatt i Rondane\u201d (notte d\u2019inverno al Rondane), questo il titolo dell\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tAmmaliato dalla pittura neo romantica del Sohlberg proietto la mia attenzione oltre il 62\u00b0 parallelo, lungo la penisola scandinava. La notte avvolge i miei pensieri e nell\u2019incanto delle stelle mi addormento. L\u2019indomani mi risveglio e decido di scoprire maggiori informazioni su Rondane. Scopro cos\u00ec che il <strong>Parco Nazionale di Rondane <\/strong>(Rondane Nasjonalpark in norvegese) \u00e8 stata la prima area protetta della Norvegia, istituita ancora nel 1962. Ha un\u2019estensione di oltre 960 kmq e racchiude 10 vette di oltre 2000 m. Insieme ai parchi di Dovrefjell e S\u00f8lnkletten, \u00e8 l\u2019ultimo santuario nordico di alta montagna a preservare le renne selvatiche, il ghiottone, la volpe, l\u2019aquila reale, il corvo imperiale e i piccoli roditori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Rondvassbu <\/strong>\u00e8 il pi\u00f9 grande rifugio del parco e si trova lungo le sponde meridionali del <strong>Rondevatnet<\/strong>, un lago stretto e abbastanza lungo. Dopo questo primo innamoramento, passa del tempo e mi dimentico di Rondane. Ne sento nuovamente parlare durante il mese di dicembre 2014, quando mi viene proposto di partecipare a un raid sci alpinistico in Norvegia, proprio nel Parco Nazionale di Rondane, assieme a otto scozzesi e all\u2019amica Chiara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tInizio cos\u00ec ad allenarmi. Intanto in Val di Fleres (vicino al Brennero) conosco Brian, lo scozzese che ha organizzato il viaggio. \u00c8 un malato di montagna, sempre alla ricerca di neve polverosa ed \u00e8 un appassionato del Telemark. Successivamente mi annuncia i nomi dei miei futuri compagni di viaggio: Sheena, Sandie, Ingrid, Anna, John, Nicky, Tony e Chiara, aggiungendo nel discorso le difficolt\u00e0 che troveremo. Riporto le sue esatte parole: \u201cDovremo stare in completa autosufficienza, senza lavarci, senza acqua corrente, senza riscaldamento, ogni giorno sar\u00e0 necessario sciogliere la neve per far bollire l\u2019acqua. Dovremo riscaldarci solo con la legna e i bisogni sar\u00e0 meglio non farli durante la notte. Inoltre dovremo compiere lunghi spostamenti con il peso dello zaino\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDa queste parole comprendo che il viaggio sar\u00e0 impegnativo, ma comunque una piacevole esperienza, anche se ho i muscoli arrugginiti ed \u00e8 da un po\u2019 di tempo che non faccio esperienze <em>sui generis<\/em>. Negli ultimi anni avevo viaggiato in Africa scalando il Ruwenzori e il Kilimanjaro, in India, in Nepal, nello Yemen e nella Patagonia cilena e argentina affrontando numerosi trekking.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl 12 febbraio 2015 arriva il giorno della partenza. Levataccia, mi trovo in aeroporto a Ronchi dei Legionari alle 5.30 della mattina. Con Chiara devo prendere l\u2019aereo delle 6.50. Al check-in riesco a imbarcare tutto il bagaglio, compresa la sacca degli sci, senza pagare il sovraprezzo. A Monaco di Baviera perdiamo la coincidenza, colpa delle linee italiane, questa \u00e8 la motivazione. Tuttavia quattro ore dopo riusciamo a imbarcarci per <strong>Oslo<\/strong>. All\u2019arrivo incontriamo il nostro gruppo: sembrano degli astronauti piovuti dal cielo, calzano gli scarponi da sci, indossano la salopette e, come se non bastasse, vestono con maniche corte nonostante il freddo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tMa \u00e8 ancora presto per dare giudizi affrettati, dettati\u00a0 dall\u2019apparenza. Alle 16.30, saliamo sul treno per <strong>Otta<\/strong>. Il paesaggio \u00e8 splendido, una terra dove la natura \u00e8 regina, nello spettacolo dei fiordi. Verso le 20, con un taxi, arriviamo finalmente a <strong>Mysuseter<\/strong>, e qui pernottiamo in un tipico albergo norvegese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tL\u2019indomani la giornata non \u00e8 granch\u00e9: nevica, fa freddo e la visibilit\u00e0 \u00e8 limitata. Dopo aver approfittato dell\u2019ultima doccia calda \u2013 da adesso in poi sar\u00e0 impossibile lavarsi per otto giorni \u2013 attacco gli sci e inizio l\u2019avventura, lungo una pista da fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl mio zaino \u00e8 molto pesante, con oltre 15 chili, nonostante non contenga cibarie. Ingrid e gli altri procedono a ritmo lento, ma sono giustificati, considerato che stanno trainando la slitta dei viveri. Il percorso \u00e8 ben battuto, segue un tracciato semi pianeggiante ed \u00e8 segnato da paletti. I primi due chilometri sono caratterizzati da splendide casupole in legno. A un certo punto \u00e8 necessario oltrepassare un torrente ghiacciato, ma il colore \u00e8 ceruleo e non offre garanzie. Io non me la sento e decido di fare un percorso alternativo. Diversamente, un impavido norvegese, sprezzante del pericolo, tenta l\u2019impresa, ma il ghiaccio si rompe e lui finisce nell\u2019acqua fino alle ginocchia. Per fortuna senza conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tFa sempre pi\u00f9 freddo e la visibilit\u00e0 \u00e8 pari a zero, motivo che mi impedisce di comprendere la conformazione del paesaggio. Dopo circa 12 chilometri arrivo al <strong>lago ghiacciato di Rondevatnet<\/strong>, e prendo alloggio nel ricovero invernale di <strong>Rondvassbu<\/strong>. \u00c8 molto umido. Cos\u00ec, aspettando gli altri, inizio a mettere la legna sul fuoco e a scaldare l\u2019ambiente. Dopo un\u2019ora arrivano i miei compagni, valido motivo per complimentarmi con loro e bere del whisky. \u00c8 gi\u00e0 ora di preparare la cena, cos\u00ec mettiamo la neve a bollire. Gustiamo una zuppa e una sbobba di riso. La temperatura \u00e8 gradevole; stanchi, ma felici, andiamo a dormire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl giorno successivo \u00e8 fantastico, il pi\u00f9 bello del viaggio, con tanto sole e temperature sopra la media. Appena alzati accendiamo il fuoco e sciogliamo la neve. Per colazione gli scozzesi preparano il porridge, a parer mio una brodaglia che sa di acqua sporca. Per fortuna riesco a bere il t\u00e8, qualcosa di pi\u00f9 consueto per me. Verso le 10 partiamo per salire il <strong>Vesle Smeden<\/strong>, una montagna di oltre 2000 metri. Si tratta di una guglia piramidale, a ovest del lago di Rondevatnet, che assomiglia a una gigantesca calotta di ghiaccio. La saliamo in circa 3 ore, troviamo neve ventata e molto dura, ma, a causa dell\u2019innalzarsi del vento, dobbiamo scendere. Sciando, proviamo l\u2019ebbrezza di una discesa mozzafiato, dirimpetto a un orizzonte sconfinato. A rendere particolare l\u2019ambiente sono i muschi e i licheni che affiorano fra neve e ghiaccio. Emozioni irripetibili, difficili da dimenticare\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tRitornati a Rondvassbu, troviamo 10 nuovi ospiti, che rendono difficile l\u2019utilizzo delle attrezzature. \u00c8 ora di mangiare, prepariamo la cena. Ingolliamo la solita zuppa e delle polpette disgustose. Indugio per andare in bagno: se andassi ora, molto probabilmente sarei costretto a ritornarci prima di andare a letto. Il bagno \u00e8 esterno e fuori fa un freddo cane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tArriviamo al quarto giorno. Il tempo \u00e8 molto brutto e le temperature sono polari. Dopo la solita colazione, partiamo (questa volta solo in 4) per salire il <strong>Fremre Illmannh\u00f8e<\/strong>, una piccola cuspide, sopra il <strong>torrente Illmandelen<\/strong>, particolarmente adatta allo scialpinismo. Passiamo il lago ghiacciato di Rondevatnet e a sinistra miriamo all\u2019evidente vallone. Fa sempre pi\u00f9 freddo, stimo 20\u00b0 sotto lo zero, e la visibilit\u00e0 \u00e8 ridotta a poco pi\u00f9 di un palmo di naso. Giungiamo in cima, \u00e8 tutto offuscato e non si vede niente. Utilizzando il Gps, iniziamo a scendere in strette derapate. A Rondvassbu, vedo arrivare una coppia di giovani uomini in luna di miele con un bambino, che sembra il <em>Little Lord Fauntleroy<\/em>. Sono dei fondisti e si fermeranno a dormire con noi. \u00c8 proprio bello vedere tanta gente che vive a stretto contatto con la natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tOrmai siamo entrati nel vivo del viaggio: il programma odierno prevede di spostarci al <strong>rifugio Bjornhollia<\/strong>, lungo la valle del torrente Illmandelen. La struttura \u00e8 un gioiello dell\u2019architettura alpina, nel puro stile rustico, ingentilita da eleganti arredi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tCaratteristiche che ne fanno uno dei migliori rifugi norvegesi. Durante l\u2019inverno \u00e8 chiuso, ma Brian \u00e8 riuscito a farsi dare le chiavi. Cos\u00ec, preparati gli zaini, lasciamo Rondevatnet e seguiamo la valle del fiume ghiacciato Illmandelen. \u00c8 da tenere presente che il percorso non \u00e8 segnato da paletti e in caso di nebbia diventa facile perdersi. Man mano che andiamo avanti, il freddo aumenta. Vi \u00e8 un vento fortissimo, ci sono 18\u00b0 sotto lo zero, un cielo fum\u00e9 e nevica intensamente. A differenza di quanto avviene sulle Alpi, infatti, in Norvegia pu\u00f2 nevicare anche a temperature molto basse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tFinalmente vediamo degli alberi, seppure trasformati dalla galaverna, che qui sono una rarit\u00e0. All\u2019imbrunire, dopo circa sei ore e 14 km di percorrenza, arriviamo al rifugio Bjornhollia. La neve scarseggia, ma la struttura \u00e8 molto graziosa, ogni stanza ha una stufa per scaldarsi ed \u00e8 a nostro esclusivo utilizzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl sesto giorno decidiamo di riposarci; passo la giornata a fotografare attimi, istanti, emozioni e panorami della <strong>valle di Bjornhollia<\/strong>. Alle ore 11 i raggi del sole iniziano timidamente a illuminare il prospicente <strong>lago Musvoltjonna<\/strong>, ricoperto da uno strato di ghiaccio. Lo spettacolo \u00e8 grandioso. Tra gli incanti della natura arrivo all\u2019ora di cena. Mangio la solita sbobba e dopo il consueto whisky della buonanotte vado a dormire. Fuori nevica intensamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tArriviamo al settimo giorno. La volont\u00e0 \u00e8 quella di rientrare a Rondvassbu, salendo la <strong>dorsale del Veslvulten<\/strong>, per poi ridiscendere nel <strong>vallone dell\u2019Illmandelen<\/strong>. A parte il giro mostruoso, molto pi\u00f9 lungo di quello dell\u2019andata, c\u2019\u00e8 poca neve e il percorso \u00e8 tortuoso. Ma tutto questo non frena la nostra determinazione. In discesa, tolte le pelli di foca, ci portiamo nel vallone dell\u2019Illmandelen, e in salita, rimesse le pelli, proseguiamo verso Rondvassbu. All\u2019interno del vallone ci sono raffiche fortissime di vento, a oltre 100 Km\/h, dovute al restringimento orografico. Il vento \u00e8 accelerato dall\u2019effetto Venturi, che si registra soprattutto nelle strettoie e nelle gole. \u00c8 impossibile andare avanti in queste condizioni. Decidiamo di ritornare a Bjornhollia, mentre Anna e Sheena (che gi\u00e0 si erano divise) proseguono per Eld\u00e5bu. L\u2019indomani rientriamo finalmente a Rondvassbu, il vento \u00e8 quasi scomparso ma molta neve si \u00e8 sciolta. Sono in una condizione fi sica smagliante e riesco a distanziare tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPenultimo giorno. La giornata \u00e8 meravigliosa ma nel pomeriggio \u00e8 prevista una perturbazione, cos\u00ec decidiamo di salire il <strong>Simle Piggen<\/strong>, la cima gemella del <strong>Fremre Illmannh\u00f8e<\/strong>, che avevamo gi\u00e0 raggiunto 5 giorni fa. La discesa \u00e8 stratosferica, la pi\u00f9 bella effettuata fino ad ora: troviamo neve ghiacciata e granulosa. \u00a0Siamo arrivati alla fine. Tra gioie e fatiche \u00a0concludiamo questa esaltante esperienza, con un velo di malinconia. Il tempo oggi \u00e8 splendido e in meno di due ore percorriamo i 12 km che ci separano da Mysuseter. Nello spettacolo della natura riconosciamo le montagne raffigurate nella tela del Sohlberg e diamo epilogo alla nostra Avventura. Il sipario si chiude con una doccia calda, mai tanto gradita, e infine la visita lampo a Oslo dell\u2019<strong>Astrup Fearnley Museum <\/strong>di Renzo Piano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viaggio in Norvegia<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":17066,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-17065","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",539,304,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",539,304,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",539,304,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1-300x169.webp",300,169,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",539,304,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",300,169,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",500,282,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",474,267,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",391,221,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",300,169,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",539,304,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",539,304,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",539,304,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",539,304,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",539,304,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1.webp",250,141,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10420-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Viaggio in Norvegia","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17065","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17065"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17065\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17066"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17065"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17065"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17065"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}