{"id":17055,"date":"2015-06-24T00:00:00","date_gmt":"2015-06-23T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=17055"},"modified":"2015-06-24T00:00:00","modified_gmt":"2015-06-23T23:00:00","slug":"i-drammi-dellisonzo-nella-quiete-e-nel-tormento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/i-drammi-dellisonzo-nella-quiete-e-nel-tormento\/","title":{"rendered":"I drammi dell\u2019Isonzo, nella quiete e nel tormento"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tJulius Kugy, il cantore delle Alpi Giulie, defin\u00ec l\u2019Isonzo il fiume pi\u00f9 bello d\u2019Europa e noi che viviamo lungo le sue rive condividiamo totalmente questa affermazione. La forza spirituale e umana, che promana dall\u2019Isonzo e ha ispirato la nostra civilt\u00e0, emerge prepotente, prorompendo nella storia che ha visto in fatti eroici e memorabili sangue, speranze, tormenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tMa tutti sappiamo che la storia millenaria di questo fiume non \u00e8 sempre stata vissuta in pace, anzi \u00e8 stata pi\u00f9 volte segnata da scontri inumani e sanguinosissime guerre; basti ricordare le dodici battaglie dell\u2019Isonzo, che scandirono i tempi della Prima Guerra Mondiale con milioni di morti. Non bastassero quelli i governanti europei pensarono bene di farne una seconda al fine di regolare, come dissero, i conti lasciati in sospeso dalla prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLe speranze di pace sono le ultime a morire e pacifisti come Ervino Pocar, Giuseppe Ungaretti, Biagio Marin, Silvio Domini e Celso Macor hanno sempre auspicato che la storia di questo fiume ritornasse a essere a dimensione umana, condizione indispensabile a garanzia del nostro vivere civile, per non dimenticare quale monito ai viventi, tutti i suoi \u201cdrammi e la sua grandezza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tTralasciando queste brevi riflessioni, alimento necessario per la vita dello spirito, ritorniamo con la mente indietro nel tempo e come in un <em>flashback <\/em>ci portiamo sulla riva sinistra dell\u2019Isonzo in prossimit\u00e0 dei tre ponti di <strong>Pieris <\/strong>la mattina del 18 gennaio 1945. In quel periodo buona parte dell\u2019Italia settentrionale era ancora presidiata dell\u2019esercito germanico ormai in ritirata: le stazioni e i cantieri del Cervignanese e del Monfalconese, divenuti obiettivi militari, erano soggetti a continui bombardamenti da parte degli aerei anglo-americani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa notte aveva abbondantemente nevicato. Pochi minuti prima di mezzogiorno di quel nefasto 18 gennaio 1945 una formazione di aerei della R.A.F. &#8211; Royal Air Force inglese (chi dice fossero quattro, chi sei caccia bombardieri Thunderbolt), provenienti da sud con il sole alle spalle, attaccarono trasversalmente la linea ferroviaria e i ponti della tratta Monfalcone-Cervignano. Volando a bassissima quota in fila indiana, sganciarono una dozzina di bombe da 1.000 libbre, con l\u2019intento di colpire i piloni di sostegno dei ponti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tUna bomba, non impattando con le arcate e i piloni del ponte, fin\u00ec a pi\u00f9 di duecento metri oltre la ferrovia, centrando in pieno un gruppo di lavoratori della Todt che si erano rintanati in un bunker. Erano operai dei paesi vicini, che stavano riparando i danni provocati alla ferrovia dalle incursioni aeree dei giorni precedenti, mentre altri caricavano vagoni di ghiaia per la costruzione di opere di difesa nelle citt\u00e0 e nei cantieri di Trieste e Monfalcone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tI corpi rimasti a terra furono tredici, tutti per morte istantanea. Sette originari di Fiumicello, due di Pieris, tre di Turriaco e un militare della R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana) che era di guardia. Compiuta la \u201cmissione\u201d, che dur\u00f2 meno di cinque minuti, gli aerei fecero un\u2019inversione di rotta sopra Cassegliano e Villesse, ritornarono sui ponti e a volo radente effettuarono un mitragliamento di \u201csaluto\u201d, dopodich\u00e9 si allontanarono verso quella parte dell\u2019orizzonte da dove erano venuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPoco dopo, nel silenzio pi\u00f9 totale, da Turriaco si sent\u00ec l\u2019orologio del campanile battere le ore: erano le dodici. Seguirono di poco i rintocchi del mezzogiorno. I ponti non furono nemmeno sfiorati dalle bombe e, da lontano, avvolti dal fumo, sembravano scheletri immobili pi\u00f9 alti e grigi di prima, a monito di una nemesi beffarda. Ci\u00f2 che rimase dei tredici corpi fu raccolto, messo in sacchi di canapa e pietosamente composto nelle cappella del cimitero di Pieris, la pi\u00f9 vicina in linea d\u2019aria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl giorno seguente, 19 gennaio, le bare furono trasportate nei paesi di Turriaco, Fiumicello e Pieris per la sepoltura. I sette di Fiumicello furono deposti in un\u2019unica tomba, mentre quelli di Turriaco e Pieris in tombe separate. I sette originari di Fiumicello erano <strong>Corrado Puntin <\/strong>(nato a Fiumicello il 16\/1\/1925, contadino), <strong>Dionisio Bianchin <\/strong>(San Pier d\u2019Isonzo 25\/5\/1921,contadino), <strong>Antonio Tamai <\/strong>(San Stino di Livenza il 26\/11\/1904, capo cantiere), <strong>Adelchi Dreas <\/strong>(Fiumicello 23\/8\/1926, contadino), <strong>Guerrino Simeon <\/strong>(Fiumicello 3\/11\/1926, contadino), <strong>Silvano Franzot <\/strong>(Fiumicello 10\/12\/1926, operaio) e <strong>Gualtiero Pel\u00f2s <\/strong>(Fiumicello 16\/11\/1900, operaio). I due di Pieris erano <strong>Umberto Biason <\/strong>(San Michele al Tagliamento 27\/7\/1903, bracciante) e <strong>Domenico Fantini <\/strong>(Cussignacco 11\/4\/1900, facchino). I tre di Turriaco furono\u00a0<strong>Giovanni Farfoglia <\/strong>(Turriaco 27\/7\/1893), <strong>Beniamino Milani <\/strong>(Loreggia (PD) 1\/5\/1898, manovale) e <strong>Giovanni Moro <\/strong>(Aquileia 15\/9\/1893, bracciante). Il militare di guardia era <strong>Eugenio Dinetti<\/strong>, 23 anni, di Buon Convento in provincia di Siena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tSettant\u2019anni dopo, a seguito di alcune proposte promosse dal <em>Circolo Culturale e Ricreativo don Eugenio Brandl <\/em>di Turriaco, iniziate nel dicembre 2014 e culminate con la pubblicazione del 5\u00b0 Quaderno Turriachese dal titolo \u201c18 gennaio 1945 un giorno non qualunque\u201d, \u00e8 stata restituita alla comunit\u00e0 una memoria ritenuta ormai perduta. Si tratta di una pregevole ricostruzione dei fatti, ricca di interviste, immagini inedite e preziosi documenti dell\u2019epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLe testimonianze orali raccolte, alcune trascritte, altre registrate su nastro magnetico, sono diventate per la loro particolarit\u00e0 documenti di straordinaria freschezza e attualit\u00e0, ricchi di sensazioni e amari ricordi, che vanno dalla rabbia al commovente, dal grottesco all\u2019indignato. C\u2019\u00e8 chi sostiene che il destino non esiste e che \u00e8 stato inventato dagli uomini per giustificare ci\u00f2 che non riescono a comprendere e a dominare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tAlcune storie per\u00f2 hanno dell\u2019incredibile, come per esempio quella di Dionisio Bianchin di Fiumicello, che mor\u00ec due giorni prima di sposarsi. O quella di Domenico Fantini di Pieris, che si era licenziato dal cantiere di Monfalcone per paura delle bombe e mor\u00ec sotto quelle di Pieris.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tSingolare il racconto di <strong>Fiore Trentin<\/strong>, di Turriaco: sui bombardamenti dei ponti ricorda ancora che l\u2019allarme aereo suonava solo quando gli apparecchi erano vicinissimi, quasi sopra. Per questo non tutti riuscivano a mettersi in salvo in tempo e restavano allo scoperto. Durante uno dei tanti bombardamenti che si susseguirono in quei giorni, nella foga di scappare, Fiore cadde gi\u00f9 dal ponte sul ghiaione e si ruppe il femore di una gamba. Cos\u00ec rimase lontano dai ponti, salvandosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tMa la storia che ha dell\u2019inverosimile \u00e8 quella capitata ad <strong>Aldo Zorba <\/strong>di Fiumicello, che allora aveva venti anni. Cos\u00ec Aldo ricorda il fatidico 18 gennaio 1945. \u201cEra quasi mezzogiorno quando la sirena inizi\u00f2 a suonare. Buttai via il badile e mi misi a correre verso il rifugio che era a duecento metri dalla ferrovia. Vidi gli altri correre davanti a me. Io ero rimasto indietro e pensavo che non ce l\u2019avrei mai fatta ad arrivare in tempo nel rifugio assieme a loro e che gli apparecchi mi avrebbero ucciso prima. Cercai di correre a pi\u00f9 non posso, ma per la foga di raggiungere gli altri, inciampai in un cespuglio e finii a faccia in gi\u00f9 nelle ghiaia. Gli aerei ormai rombavano sopra di me. Alzai gli occhi per guardarmi intorno e vidi una grossa bomba passarmi sopra la testa: ci fu un floscio fischio e la bomba cadde ad una cinquantina di metri davanti a me, proprio dov\u2019era il rifugio. Sentii una fortissima esplosione che mi stord\u00ec (<em>soi stat sdrondenat come co si sdrondena la puarta, mi pareve di v\u00e9 al cur dispiciat in man<\/em>, nella testimonianza originale in friulano, ndr). Rimasi a terra quasi svenuto. Quando mi ripresi vidi che dove prima c\u2019era il rifugio ora non c\u2019era pi\u00f9 niente. Solo un fumo azzurrognolo e l\u2019odore acre dell\u2019esplosione. Mi toccai qua e l\u00e0 e mi misi a correre e non vedevo l\u2019ora di ritornare a casa da mia madre che mi vedesse che ero ancora vivo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Felicita Dreas<\/strong>, di Fiumicello, ricorda di quando suo fratello, che allora aveva diciotto anni, fu obbligato dai tedeschi a lavorare per la Todt e mor\u00ec sotto il bombardamento dei ponti di Pieris mentre un suo compagno di Papariano, trovandosi in mezzo al ponte della ferrovia e non avendo scampo, si salv\u00f2 gettandosi nell\u2019acqua gelata sotto un pilone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Vittorio Tamai<\/strong>, di Fiumicello, ricorda che suo padre Antonio, capo cantiere, non andava mai nel rifugio e quando suonava l\u2019allarme scappava verso i campi. Quel giorno invece and\u00f2 nel rifugio: chiss\u00e0 perch\u00e9 il destino, quel maledetto, a volte gioca contro. Fino a che erano rimaste in vita, le madri le spose e i figli dei morti venivano il 18 gennaio di ogni anno sull\u2019Isonzo a portare fiori e a pregare sul luogo della disgrazia, dove i fratelli Dreossi di Pieris avevano eretto per loro iniziativa un monumento in ferro in segno di piet\u00e0 cristiana. Dopo una ventina d\u2019anni il monumento fu rubato da sconosciuti imbecilli per ricavare ferro da vendere e cos\u00ec la memoria and\u00f2 scolorendosi sempre pi\u00f9 fino a scomparire del tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl 18 gennaio 2015, settant\u2019anni dopo quel tragico evento, alla presenza dei sindaci e amministratori dei comuni di Turriaco, Fiumicello e San Canzian d\u2019Isonzo, dei parenti delle vittime e delle classi III delle Scuole Medie di Pieris-Turriaco e Fiumicello, accompagnate dai loro insegnanti, si \u00e8 svolta sul fiume Isonzo, nello spazio antistante ad un nuovo monumento, la toccante cerimonia della commemorazione. Con la benedizione impartita dal parroco <strong>don Enzo Fabrissin <\/strong>e il ricordo dei nomi dei caduti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tE finalmente anche questi morti hanno avuto il giusto e umano riconoscimento come vittime di una guerra senza senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPonendo rimedio a ci\u00f2 che il tempo e la non curanza delle istituzioni avevano contribuito a rimuovere dalla memoria. Nel suo splendido eterno scorrere dalle Alpi Giulie, dove nasce, al mare dove muore, in un solo giorno, l\u2019Isonzo si offre quotidianamente a tutte le genti come una \u201c\u2026docile fibra dell\u2019universo\u2026\u201d, accomunandole nella vita e nelle vicende, nei sentimenti e nelle speranze.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I morti di Pieris<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":17056,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-17055","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",517,381,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",517,381,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",517,381,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1-300x221.webp",300,221,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",517,381,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",300,221,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",500,368,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",440,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",353,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",300,221,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",517,381,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",517,381,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",517,381,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",517,381,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",516,380,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1.webp",250,184,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10394-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Alberto Vittorio Spanghero","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/spanghero\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"I morti di Pieris","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17055","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17055"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17055\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17056"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17055"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17055"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17055"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}