{"id":17039,"date":"2015-06-19T00:00:00","date_gmt":"2015-06-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=17039"},"modified":"2015-06-19T00:00:00","modified_gmt":"2015-06-18T23:00:00","slug":"come-una-porta-sul-mondo-e-una-porta-sul-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/come-una-porta-sul-mondo-e-una-porta-sul-mare\/","title":{"rendered":"Come una porta sul mondo e una porta sul mare"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t9.288 km, 7 fusi orari, 2 continenti, 87 citt\u00e0, migliaia di ponti, quasi 1.000 fermate e un viaggio che, da Mosca a Vladivostok, pu\u00f2 durare fino a quindici giorni: sono i numeri della ferrovia Transiberiana, una delle pi\u00f9 incredibili opere dell\u2019ingegneria umana. Un\u2019impresa titanica a cui presero parte anche trecento operai friulani, scrivendo pagine di pura epopea: questa \u00e8 la loro storia.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Memorie che riaffiorano<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>6 maggio 1976<\/strong>, ore 21: la terra trema in <strong>Friuli<\/strong>, mietendo quasi 1.000 vittime e radendo al suolo interi paesi. Qualche giorno dopo, a <strong>Buia<\/strong>, dalle macerie emerge un ignoto libro di preghiere, con una scritta sgrammaticata ancora visibile in seconda di copertina:<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<em>Oggi, il primo dell\u2019anno 1900 sfida i rigori pi\u00f9 intensi del freddo in una lugubre e lorda baracca Giordani Luigi, in compagnia di altri tredici friulani stando sempre allegri in aspettativa di un avenire prospero e lucroso. Sta quindi a Dio il approntarcelo al quale noi tutti altri rendiamo unito i ringraziamenti. Anche il quore. Massovaja (oggi Babu\u0161kin, ndr), Siberia.<\/em><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tPoi, negli <strong>anni Duemila<\/strong>, una nuova scoperta: a <strong>Clauzetto<\/strong>, durante lo sgombero di una soffitta, da un baule pieno di carte credute inutili affiorano lettere e foto riguardanti la Siberia fra Ottocento e Novecento. Mentre in <strong>Russia<\/strong>, quasi in contemporanea, la storica <strong>Elvira Kamen\u0161\u010dikova <\/strong>ritrova altri documenti sullo stesso tema. Ed \u00e8 cos\u00ec che, unendo i frammenti sparsi a migliaia di chilometri, riemerge dopo un secolo una storia caduta nell\u2019oblio: quella dei friulani che realizzarono la <strong>ferrovia Transiberiana<\/strong>, voluta dallo <strong>zar Alessandro III <\/strong>e dal successore <strong>Nicola II<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Storie dalla Siberia<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tQuando i lavori prendono avvio, nel <strong>1891<\/strong>, dal Friuli arrivano soprattutto operai specializzati, considerati i migliori al mondo nel tagliare pietre e bucare montagne. Il primo \u00e8 <strong>Pietro Brovedani<\/strong>, di <strong>Clauzetto<\/strong>, che giunge quando il cantiere \u00e8 approdato a <strong>Omsk <\/strong>e procede verso <strong>Tomsk<\/strong>; nel 1894 chiama in Siberia <strong>34 operai<\/strong>, pi\u00f9 un altro <strong>centinaio <\/strong>quando la linea avanza verso Irkutsk. Da Clauzetto al cuore della Russia il viaggio dura <strong>dai quaranta ai sessanta giorni di treno<\/strong>: partenza da Gemona, cambio a Vienna e quindi dritti fino a Mosca, per poi raggiungere i cantieri dopo vari giorni su treni, carri, barche e anche a piedi. Prime avvisaglie di una vita che, a queste latitudini, si rivela difficilissima; d\u2019inverno la temperatura scende fino a <strong>60 gradi sotto zero <\/strong>e al mattino, per decidere se uscire o no, si fa la prova dello sputo: se si congela prima di arrivare a terra, meglio rimanere nelle baracche per non ghiacciarsi i polmoni. Le testimonianze degli stenti si sprecano, come quella di <strong>Francesco Concina<\/strong>, nella sua lettera alla moglie poeticamente zeppa di errori (giugno 1894): <em>Abiamo pasato dei posti che abiamo avuto il giello alla barba 10 centimetri longi, che abiamo pasato un lago di 7 chilometri con 15 cari tuti dietro all\u2019altro, con cinque persone per caro senpre a callopo di sopra il giello, e arivando in un paese all\u2019altro tuti ingiellati e pieni di fame; e non trovar nula da mangiare e in tanti posti si trovava solo che pan negro e tuto ingiellato di non poterlo rompere, che se lo vedete in nei nostri paesi credete che sia un piezo di tera ingielata. [\u2026] Altro pi\u00f9 ti dico che non ho mai pasieduto tanta sporchizia che toca posiedere qui in Siberia, che hano ragione a dirsi Siberia che sempio di tuto: cimici, pulzi, pidochi, di tuto; per le case non lavano mai la roba che si mangia.<\/em><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tQualcuno annega le difficolt\u00e0 nell\u2019alcol, come <strong>Giuan dal Fai<\/strong>, che a ogni tappa della Transiberiana ne approfitta per ingurgitare un bicchiere di vodka; altri si rifugiano in passatempi pi\u00f9 sani, come <strong>Domenico Indri<\/strong>, che da scalpellino provetto realizza due pere in pietra verde cos\u00ec perfette, con la loro patina di cera, da provocare la rottura di un dente da parte del capomastro nel tentativo di assaggiarne una: oggi sono esposte al museo ferroviario di <strong>Cheljabinsk<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa ferrovia, nel frattempo, avanza lungo due direttrici convergenti: dal Mar del Giappone verso Ovest e dagli Urali verso Est. Il punto d\u2019incontro previsto \u00e8 la curva meridionale del <strong>lago Bajkal <\/strong>ed \u00e8 proprio qui che si concentra il massimo sforzo degli operai friulani, arrivati a centinaia: un\u2019interminabile sequenza di ponti, muri di contenimento e trafori realizzati in condizioni proibitive, lottando contro rocce granitiche discendenti a strapiombo su un lago ostile, che d\u2019estate \u00e8 un\u2019enorme superficie d\u2019acqua di 31.722 km\u00b2 e d\u2019inverno una spettacolare distesa di ghiaccio. Talvolta non cos\u00ec spesso come appare: attraversandolo con la slitta <strong>Napoleone Locandin<\/strong>, di <strong>Pradis<\/strong>, vi precipita dentro, salvandosi dai cinquanta gradi sotto zero accendendo un fuoco nella taiga, e da un branco di lupi affamati arrampicandosi sugli alberi.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNon tutti, per\u00f2, puntano al Bajkal: \u00e8 il caso di <strong>Domenico Indri<\/strong>, che pure si trova in Russia per organizzare l\u2019arrivo dei suoi corregionali sui cantieri della Transiberiana. Nel 1901, quando a <strong>Mosca <\/strong>inizia la costruzione del <strong>Museo di Belle Arti<\/strong>, Domenico vi accorre con il fratello <strong>Giuseppe <\/strong>e il nipotino <strong>Domenico<\/strong>, detto <strong><em>Bocje<\/em><\/strong>, \u2018ragazzino\u2019, in virt\u00f9 della sua tenera et\u00e0; il pap\u00e0 e lo zio, in barba alla legge sabauda del 1842 che impedisce l\u2019espatrio al di sotto dei dodici anni, lo hanno infatti portato con loro, nascondendolo in un <strong>baule <\/strong>alla frontiera con l\u2019Austria. La vita a Mosca \u00e8 pi\u00f9 leggera e la notte del 20 settembre 1902, grazie alla generosit\u00e0 del console d\u2019Italia, c\u2019\u00e8 anche spazio per festeggiare a champagne il trentaduesimo anniversario della Breccia di Porta Pia. Il giorno dopo, in una lettera alla moglie, Indri scrive \u00abche ogi qui neviga come fussi il mese di Gienajo\u00bb, in un italiano stentato ma appreso con orgoglio, forse per primo nella storia della sua famiglia.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa sua origine contadina riemerge poche righe dopo, nel sottolineare come i fagioli inviati dall\u2019amata, \u00abseminati i primi di Giugno\u00bb, sono \u00abmolti tuti e bene cressuti di enorma altezza, divenuti alla mit\u00e0 di agosto senza vedergli dimostrare nemeno un fiore\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Prime tensioni<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa fine dei lavori sul Bajkal, nel <strong>1904<\/strong>, coincide con l\u2019inizio della <strong>Guerra russo-giapponese<\/strong>, nata per le rispettive mire espansionistiche su Manciuria e Corea. Il conflitto termina nel <strong>settembre 1905 <\/strong>con la vittoria nipponica, facilitata dai <strong>moti\u00a0<\/strong><strong>rivoluzionari <\/strong>scoppiati in tutta la Russia a partire dalla tragica <strong>\u00abdomenica di sangue\u00bb <\/strong>di gennaio, quando a <strong>San Pietroburgo\u00a0<\/strong>l\u2019esercito zarista apre il fuoco contro la folla riunitasi per chiedere riforme sociali, e proseguiti con l\u2019ammutinamento della <strong>corazzata Pot\u00ebmkin<\/strong>, resa celebre dal film di Sergej \u0116jzen\u0161tejn. La rivolta viene fermata alla fine dell\u2019anno, ma lo zar \u00e8 costretto a riconoscere la legalit\u00e0 dei <strong><em>soviet<\/em><\/strong>, i consigli dei lavoratori, e della <strong><em>Duma<\/em><\/strong>, il nuovo parlamento. Nel <strong>1906 <\/strong>riprendono i lavori sulla ferrovia e alcuni friulani, prima allontanati per ordine dello zar, vengono richiamati sui cantieri per il raddoppio dei binari. I disoccupati, invece, si dividono: alcuni tornano in <strong>Italia<\/strong>, altri si stabiliscono in <strong>Russia<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>La catastrofe e il ricordo<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tAllo scoppio della <strong>Grande Guerra<\/strong>, nel <strong>1914<\/strong>, il Friuli \u00e8 spaccato in due fra Italia, ancora neutrale, e Austria-Ungheria, in conflitto con la Russia. L\u2019anno successivo il regno sabaudo entra nella contesa e dunque, per evitare qualsivoglia\u00a0<strong>solidariet\u00e0 <\/strong>con i corregionali sotto l\u2019insegna tricolore, i friulani vengono inviati dagli austriaci sul fronte russo. Per poi trovarsi, caduti <strong>prigionieri <\/strong>degli zaristi, ai <strong>lavori forzati <\/strong>proprio sulla Transiberiana, accanto ai conterranei di nazionalit\u00e0 italiana. Nel <strong>1917<\/strong>, per\u00f2, la Russia esce dalla guerra per il dilagare della <strong>rivolta sovietica<\/strong>, che culmina nella <strong>Rivoluzione\u00a0<\/strong><strong>d\u2019Ottobre <\/strong>e nell\u2019<strong>assassinio della famiglia imperiale<\/strong>, il <strong>16 luglio 1918<\/strong>. Qualcuno non regge il colpo: il clauzettano \u00a0<strong>G<\/strong><strong>iovanni Toneatti<\/strong>, ormai russo d\u2019adozione, si suicida di fronte alla caduta di quel mondo che ha contribuito a creare. Ma per gli altri friulani non c\u2019\u00e8 tempo da perdere: tagliate le vie di fuga a occidente, quasi tutti <strong>scappano <\/strong>a est, proprio lungo la ferrovia costruita con il loro sudore.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tAlcuni puntano in <strong>Cina<\/strong>, dove vengono ingaggiati dall\u2019ambasciatore di Francia, in virt\u00f9 della loro forza fisica, nell\u2019annuale gara di tiro alla fune contro i reparti britannici, fino ad allora sempre trionfatori: in cambio di vittoria, c\u2019\u00e8 in palio il <strong>ritorno <\/strong>in Europa su una nave francese\u2026 e cos\u00ec avviene! A organizzare la disperata rincorsa verso <strong>Vladivostok<\/strong>, capolinea della Transiberiana e porto d\u2019<strong>imbarco verso la salvezza<\/strong>, c\u2019\u00e8 invece la contessa\u00a0<strong>Pierina Savorgnan di Brazz\u00e0<\/strong>, da anni residente a Irkutsk: \u00e8 anche grazie a lei che molti salpano <strong>tra il 22 e il 23 febbraio\u00a0<\/strong><strong>1920 <\/strong>sull\u2019England Maru e la Texas Maru, battenti bandiera giapponese, per sbarcare a <strong>Trieste <\/strong>il <strong>12 aprile <\/strong>dopo un viaggio incredibile attraverso i <strong>mari del Sud<\/strong>. Non tutti, per\u00f2, ce la fanno: <strong>Luigi Giordani<\/strong>, che ha sperato in quell\u2019avvenire prospero e lucroso riemerso nel \u201976 dalla macerie del sisma, muore di polmonite al largo dello <strong>Sri Lanka<\/strong>.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIn Russia, intanto, la situazione precipita; morto il leader rivoluzionario <strong>Lenin<\/strong>, Iosif Vissarionovi\u010d D\u017euga\u0161vili arriva ai vertici del potere, forte di un soprannome assunto negli anni della clandestinit\u00e0: <strong>Stalin<\/strong>, \u00abuomo d\u2019acciaio\u00bb. Che in pochi anni condanna a morte tutti i possibili concorrenti alla guida del partito bolscevico e trascina la Russia nel <strong>terrore <\/strong>degli stermini di massa. Per i friulani rimasti nella neonata Unione Sovietica, sospettati di spionaggio in favore del regime fascista insediatosi nel \u201922 in Italia, c\u2019\u00e8 una sola possibilit\u00e0 di salvezza: cambiare la propria identit\u00e0. Ma per ingannare <strong>Lavrentij Berija<\/strong>, capo della polizia staliniana, ci vuole ben altro: arrivato a <strong>Irkutsk <\/strong>per svolgere indagini, si diffonde la paura. <strong>Giuseppe Minisini<\/strong>, buiese, riesce a passare il confine con il nome di Ivan Osipovic, ma \u00e8 uno dei pochi fortunati: gli ingegneri <strong>Francesco Domenico Fontana <\/strong>e <strong>Luigi Giovanni Oliviero <\/strong>vengono condannati alla fucilazione, mentre l\u2019operaio <strong>Domenico Francesco Antonelli <\/strong>muore in carcere.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tAlla dipartita di Stalin, nel \u201953, saranno tutti riabilitati. E oggi il loro ricordo torna a splendere in quella Russia che, come diceva Boris Pasternak nella poesia <em>Le onde<\/em>, \u00e8 \u00abcome una porta sul mondo e una porta sul mare\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Friulani sulla Transiberiana<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":17040,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-17039","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",539,386,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",539,386,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",539,386,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1-300x215.webp",300,215,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",539,386,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",300,215,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",500,358,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",452,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",363,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",300,215,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",539,386,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",539,386,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",539,386,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",539,386,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1-539x380.webp",539,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1.webp",250,179,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10352-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Friulani sulla Transiberiana","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17039","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17039"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17039\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17040"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17039"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17039"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17039"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}