{"id":16991,"date":"2015-06-09T00:00:00","date_gmt":"2015-06-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=16991"},"modified":"2015-06-09T00:00:00","modified_gmt":"2015-06-08T23:00:00","slug":"udine-laboratorio-di-crescita-del-fvg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/udine-laboratorio-di-crescita-del-fvg\/","title":{"rendered":"Udine laboratorio di crescita del FVG"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tL\u2019\u201c<strong>Agenda del Futuro \u2013 Udine 2024<\/strong>\u201d \u00e8 un progetto di scenario, promosso per la prima volta in Italia da una <strong>Camera di Commercio<\/strong>, quella di Udine (nell\u2019ambito del suo programma d\u2019innovazione <strong>Friuli Future Forum &#8211; Fff<\/strong>), con il <strong>Comune di Udine<\/strong>, in collaborazione con <strong>l\u2019Universit\u00e0 e la Regione<\/strong>, e con il coordinamento generale e l\u2019elaborazione diretta da parte dell\u2019<strong>Ocse<\/strong> (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, <strong>Programma Leed<\/strong>, che si occupa specificamente dello sviluppo delle economie locali).\u00a0 Proprio all\u2019Ocse un anno fa \u00e8 stata commissionata dalla Cciaa udinese e dagli altri partner la stesura di una relazione sui possibili scenari di sviluppo della citt\u00e0 nel prossimo decennio e ne \u00e8 risultato il documento presentato nel dettaglio stamani in Sala Valduga a Udine da <strong>Debra Mountford e Mike Emmerich<\/strong>, che hanno guidato il team di analisti dell\u2019Organizzazione internazionale. Con loro, in Cciaa, c\u2019erano il presidente <strong>Giovanni Da Pozzo<\/strong>, il sindaco <strong>Furio Honsell<\/strong>, l\u2019assessore alle attivit\u00e0 produttive della Regione <strong>Sergio Bolzonello<\/strong>, la presidente di Civibank (che ha sostenuto l\u2019evento) <strong>Michela Del Piero<\/strong> e il project manager di Fff <strong>Renato Quaglia<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>IL METODO<\/strong>. Il documento, hanno spiegato gli analisti Ocse, raccoglie un\u2019analisi sulla citt\u00e0 e il suo territorio, le direttrici, le prime azioni da svolgere per affrontare la prossima decade. Il lavoro \u00e8 frutto di una commistione di azioni che si sono susseguite nel corso dell\u2019ultimo anno: le numerose visite degli esperti Ocse in citt\u00e0 per confronti con istituzioni, referenti dell\u2019economia e delle imprese e cittadini, lo studio dei materiali di ricerca e dati statistici raccolti dai partner locali sulla citt\u00e0 e il territorio, nonch\u00e9 l\u2019impegno di circa 200 cittadini, rappresentanti di aziende e categorie produttive, ma anche della scuola, del sociale, della cultura, che hanno partecipato attivamente ai tavoli organizzati nell\u2019autunno del 2014 nella sede di Friuli Future Forum.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tL\u2019\u201cAgenda del Futuro \u2013 Udine 2024\u201d risulta quindi un lavoro condiviso e partecipato, che si articola su diverse linee d\u2019azione, in una visione della citt\u00e0 legata a un territorio e a una regione, legata anche all\u2019evolversi delle situazioni nazionali e internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>LINEE GUIDA.<\/strong> L\u2019Ocse, in questa Agenda, indica ai friulani alcune strade e possibilit\u00e0. L\u2019invito pi\u00f9 forte \u00e8 che la regione e la citt\u00e0 abbiano <strong>il coraggio di cambiare ancora<\/strong>, non fermarsi n\u00e9 accettare lo sconforto della crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tAlcuni punti principali dell\u2019analisi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t&#8211;\u00a0 <strong>Rischio declinismo<\/strong>. L\u2019Ocse sostiene, dati alla mano, che la situazione del Friuli \u00e8 migliore di quella di altri territori simili in Europa; i dati confermano che il Friuli ha affrontato la crisi in maniera molto pi\u00f9 solida di altre regioni e territori italiani; L\u2019Ocse ci avverte di stare attenti al pessimismo. La teoria economica e sociologica definisce questo fenomeno \u201cdeclinismo\u201d:\u00a0 credere che le cose vadano peggio di quanto invece stanno andando. Il rischio \u00e8 che quanto si percepisce diventi realt\u00e0 a forza di convincersene;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t&#8211;\u00a0 <strong>Potenzialit\u00e0 ancora inespresse<\/strong>. Certo, non va tutto al meglio. Ci sono cose da migliorare e altre su cui lavorare con decisione. La <strong>capacit\u00e0 di reagire<\/strong> alle avversit\u00e0 da parte dei friulani \u00e8 un tratto che si \u00e8 confermato vincente in passato e che va rilanciato. Il <strong>turismo e l\u2019attrattivit\u00e0 storico-culturale di Udine<\/strong> e del suo territorio sono indicati come vere e proprie potenzialit\u00e0 inespresse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t&#8211;\u00a0 <strong>Spingere su una vera innovazione<\/strong>. Una innovazione che sia tale da produrre risultati spendibili, collegando meglio Ateneo, centri di ricerca e imprese, anche con una serie di misure in grado di spingere l\u2019innovazione nell\u2019impresa e nei contesti pubblici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t&#8211;\u00a0 <strong>Verso una citt\u00e0 pi\u00f9 interconnessa.<\/strong> Soprattutto, la ricerca Ocse indica per Udine la necessit\u00e0 di <strong>orientarsi verso un\u2019area metropolitana<\/strong>, invece di chiudersi nei propri confini; invita quindi anche il territorio a relazionarsi a Udine per costruire un\u2019unica <strong>area interrelata<\/strong>. \u00c8 un indirizzo molto chiaro nell\u2019analisi Ocse, che invita a cambiare radicalmente atteggiamenti solipsistici o di isolamento. Le sfida internazionali non consentono pi\u00f9 la frammentazione. L\u2019unione \u00e9 una strategia dove tutti vincono e nessuno perde. La frammentazione corrisponde a crisi, di fronte a cui ognuno si dovr\u00e0 poi assumere le proprie responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>I SUGGERIMENTI.<\/strong> L\u2019Ocse propone alcune idee-guida, con quattro principali suggerimenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t&#8211;\u00a0 Articolare e creare un\u2019area metropolitana, tra Udine e i centri territoriali;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t&#8211;\u00a0 Investire con convinzione su un sistema che ponga in fortissima relazione Universit\u00e0, centri di innovazione e imprese (\u00e8 il sistema cosiddetto della \u201ctripla elica\u201d);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t&#8211; Rivedere strutturalmente il sistema della burocrazia risolvendo le sovrapposizioni di competenze tra enti e normative regionali; semplificare l\u2019apparato e la pressione amministrativa e regolamentare sul sistema produttivo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t&#8211;\u00a0 Rivedere strutturalmente il sistema dell\u2019istruzione, della formazione e dei servizi sociali (questo dovrebbe avere importanti effetti sulle capacit\u00e0 occupazionali e della produttivit\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>UN NUOVO RUOLO ALLA SPECIALIT\u00c0 REGIONALE.<\/strong> Tutto questo, all\u2019interno di un quadro in cui la Regione non richieda devoluzione e ulteriori competenze per aumentare la propria autonomia, ma per sperimentare nuovi modelli di sviluppo a favore del Paese e in relazione con esso \u2013 non in autonomia da esso. Il Fvg, quindi, come regione le cui caratteristiche produttive, capacit\u00e0 di gestione della cosa pubblica (capacit\u00e0 che l&#8217;Ocse riconosce nella storia regionale, citando anche l\u2019esempio positivo di reazione dato dalla ricostruzione post terremoto), dimensioni geo-demografiche, consentirebbero di farne un <strong>laboratorio nazionale<\/strong>, cui il potere centrale potrebbe assegnare alcune competenze nazionali per verificarne l&#8217;impatto e l&#8217;efficacia nell\u2019ambito locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>GLI SCENARI OCSE<\/strong>. Sono infatti <strong>quattro gli scenari che l\u2019Ocse prospetta per Udine<\/strong>, a seconda di come reagir\u00e0 ai differenti cambiamenti della situazione nazionale (e internazionale). Uno \u201c<em>scenario negativo<\/em>\u201d, in cui l\u2019Italia non riesca a concretizzare le riforme e il Friuli non riesca a percorrere una strada diversa. Uno \u201c<em>scenario deriva<\/em>\u201d in cui l\u2019Italia riesca a portare a compimento alcune importanti riforme ma la citt\u00e0 e la regione non sappiano cogliere le opportunit\u00e0 di miglioramento. Quindi uno scenario \u201c<strong><em>laboratorio di crescita<\/em><\/strong>\u201d in cui anche in una situazione italiana non in grado di completare appieno le riforme veda il Fvg forte e convinto, impegnato nel massimo sforzo per invertire la tendenza e anzi diventare luogo di sperimentazione, di sviluppo, e quindi modello. E infine lo scenario pi\u00f9 idilliaco, quello definito da Ocse \u201c<em>cambiamento positivo<\/em>\u201d, in cui situazione italiana e locale collimino e siano entrambe rosee. Ecco, <strong>lo scenario che Ocse definisce ideale o comunque immagina come strada importante<\/strong> <strong>per il nostro territorio<\/strong> \u00e8 il terzo, quello del \u201c<strong>laboratorio di crescita<\/strong>\u201d. Tra i quattro scenari, \u00e8 quello che offre a Udine e al Friuli la possibilit\u00e0 di <strong>sperimentare nuovi modelli di riforma dei sistemi del lavoro, della burocrazia, del welfare<\/strong>. Non \u00e8 uno scenario facile: non \u00e8 facile pensare che &#8211; in un Paese dove alcune Regioni non comprendono pi\u00f9 le ragioni della nostra specialit\u00e0 e dove il trasferimento delle competenze dal centro alle Regioni non \u00e8 corrisposto, generalmente, a un miglioramento dell\u2019efficienza \u2013 il Friuli Venezia Giulia possa ottenere ulteriori responsabilit\u00e0 particolari. Ma \u00e8 molto interessante l\u2019ipotesi, e i casi europei a cui far riferimento ci invitano a considerare i margini di possibilit\u00e0 di questo scenario. Ancora pi\u00f9 interessante \u00e8 che l\u2019Ocse ci dica che se Udine diventasse un laboratorio di crescita, questo potrebbe essere nell\u2019interesse dell\u2019Italia, non solo di Udine. <strong>\u00c8 una prospettiva diversa da quella che ha alimentato in altri anni il dibattito sulla specialit\u00e0<\/strong>. <strong>L\u2019Ocse ci dice che il Friuli pu\u00f2 aiutare l\u2019Italia sulla strada delle riforme e della crescita<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tChe questa Regione torni ad essere laboratorio di crescita \u00e8 una opportunit\u00e0 che potrebbe dare una diversa prospettiva a molte delle questioni aperte. Del resto, sulla strategia S3 la Regione sta riponendo molte aspettative rispetto al prossimo quinquennio. E il tema della specialit\u00e0 reale del Fvg \u00e8 forse una questione che non ci dovrebbe impegnare solo a difendere risultati acquisiti, ma potrebbe invece spingerci a rivendicare altre competenze, in virt\u00f9 della buona gestione e dell\u2019unicit\u00e0 di un territorio cos\u00ec particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>POLITICA DI RETE E PROSPETTIVA INTERNAZIONALE.<\/strong> \u00abOggi i tre piani su cui contemporaneamente valutare scelte e decisioni sono locale, nazionale e internazionale \u2013 commenta il presidente camerale <strong>Giovanni Da Pozzo<\/strong> \u2013. Le scelte esclusivamente localistiche non hanno perci\u00f2 pi\u00f9 senso, perch\u00e9 in ogni decisione partecipiamo, siamo influenzati o in qualche modo influenziamo anche il disegno nazionale e in una certa dimensione quello internazionale. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 da tempo l\u2019\u201disola felice\u201d o per lo meno: quell\u2019isola \u00e8 parte di un arcipelago da cui non pu\u00f2 isolarsi e da cui dipende. Le riforme nazionali influiranno sulle nostre prospettive e anche noi dobbiamo fare la nostra parte: i nostri risultati influiranno anche sulle prospettive nazionali. Le strategie nazionali e regionali stanno in rapporto dialettico con quelle europee\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abProdurre scenari per il nostro futuro \u2013 conferma Da Pozzo \u2013 \u00a0\u00e8 importante poich\u00e9 le scelte di policy pubbliche devono trovare un indirizzo: il presente e le sue emergenze vanno affrontate seguendo un disegno, di rinnovamento e orientato allo sviluppo. Perci\u00f2 \u00e8 importante scegliere interlocutori di livello internazionale per la produzione degli scenari futuri, come l\u2019Ocse. Al tempo stesso dobbiamo rafforzare e investire sulle competenze regionali e sulla conoscenza diretta dei fenomeni territoriali.\u00a0 Dovremmo cercare di rendere strutturale questo dialogo con l\u2019Ocse non delegando, ma facendolo partecipare alle elaborazioni che le nostre Universit\u00e0 e i nostri esperti possono produrre \u2013 come \u00e8 stato fatto per l\u2019Agenda di Udine, facendo collaborare le nostre competenze regionali con quelle internazionali\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl sindaco <strong>Honsell<\/strong> ha evidenziato innanzitutto \u00abl\u2019ampia partecipazione \u201cdal basso\u201d a questo progetto, di \u201cportatori di interesse\u201d, cittadini, studenti, rappresentanti dell\u2019economia ma pi\u00f9 ad ampio raggio della nostra comunit\u00e0: circa 200 persone \u2013 ha rimarcato \u2013 che hanno aderito con entusiasmo e si sono sentiti coinvolti in prima persona nell\u2019elaborazione di idee e strategie per il futuro di questo territorio. L\u2019Agenda del futuro rappresenta anche un atto di coraggio dell&#8217;amministrazione, che si \u00e8 messa in gioco e ha accettato la sfida. Ocse ci lancia messaggi forti ed evidenzia un tratto importante, ossia che sappiamo risorgere bene dalle situazioni di crisi. Ci dice per\u00f2 che soffriamo un po\u2019 di \u201cdeclinismo\u201d, ossia la deriva del pessimismo: pensiamo che tutto vada male e peggio di quanto i dati non dimostrino. Pi\u00f9 ci convinciamo di ci\u00f2, pi\u00f9 rischiamo che questa situazione negativa si autoavveri: una tendenza che dobbiamo combattere. Ocse ci invita poi a superare le parcellizzazioni e a lavorare insieme, in una strategia comune. E poi ci responsabilizza: noi tutti, ciascuno di noi. Nessuno \u00e8 spettatore, siamo tutti attori in questa realt\u00e0 e artefici, ciascuno e insieme, del nostro futuro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>VISIONE DI SISTEMA<\/strong>. \u00abGli scenari devono essere prodotti in maniera partecipata e inclusiva \u2013 aggiunge il project manager <strong>Renato Quaglia<\/strong> \u2013. Questa Agenda \u00e8 costruita su dati prodotti dagli studi territoriali e dall\u2019ascolto dei cittadini invitati a dialogare innanzitutto tra loro (per comprendere ognuno gli interessi degli altri) e poi insieme per tracciare un disegno delle loro idee di futuro, cui l\u2019Ocse ha dato poi forma, in relazione agli studi, alle ricerche, ai dati scientifici e statistici sulla recente storia di Udine e della regione. Definire il disegno e gli obiettivi \u00e8 dunque responsabilit\u00e0 di chi deve assumere decisioni, ma il modo in cui giungere alla definizione di quegli obiettivi deve essere partecipativo e inclusivo. Serve un coordinamento tra le diverse policy, perch\u00e9 lo viluppo sia di sistema e non riguardi un settore in particolare; serve anche superare la visione soggettiva che ogni settore o ogni portatore di interessi ha di s\u00e9 stesso e dei propri interessi: il successo \u00e8 di tutto il sistema, dobbiamo essere consapevoli che il cambiamento riguarda tutti e che solo comprendendo ognuno le caratteristiche, le domande, le potenzialit\u00e0 degli altri, possiamo formulare un progetto di sviluppo e di cambiamento del Friuli\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00c8\u00a0 un lavoro, prosegue Quaglia, \u00abche non \u00e8 mai stato fatto nella nostra regione, e che solo la citt\u00e0 di Torino ha impostato in maniera analoga in questi anni. E la Camera di Commercio di Udine \u00e8 la prima Cciaa in Italia ad aver commissionato un progetto di scenario. \u00c8 un segnale significativo anche rispetto alla capacit\u00e0 del Friuli di anticipare il rinnovamento di ruoli e funzioni, che a livello nazionale sono in discussione e oggetto di riforma. Sono solo 44 le citt\u00e0 in Italia che hanno prodotto degli scenari per disegnare il proprio futuro. 44 su 942 capoluoghi comunali. Il 5%. La nostra regione ha quattro capoluoghi, forse questa ricerca potrebbe essere applicata anche agli altri. Consentirebbe di stabilire delle reciprocit\u00e0 su scala regionale, delle azioni-guida che interessino territori pi\u00f9 ampi. La divisione provinciale, o quella comunale, sappiamo che da tempo non rispondono pi\u00f9 alla divisione delle aree produttive o funzionali. Non a caso le Camere di Commercio di Udine e Pordenone stanno insieme lavorando a un progetto che interessa la nuova manifattura, su un territorio che \u00e8 a cavallo tra le due ex-province\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Progetto &#8220;Agenda del Futuro&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":16992,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-16991","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",510,311,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",510,311,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",510,311,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1-300x183.webp",300,183,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",510,311,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",300,183,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",500,305,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",474,289,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",391,238,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",300,183,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",510,311,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",510,311,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",510,311,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",510,311,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",510,311,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1.webp",250,152,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10251-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Progetto \"Agenda del Futuro\"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16991","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16991"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16991\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16992"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16991"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16991"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16991"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}