{"id":16981,"date":"2015-06-08T00:00:00","date_gmt":"2015-06-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=16981"},"modified":"2015-06-08T00:00:00","modified_gmt":"2015-06-07T23:00:00","slug":"gio-batta-morassi-dottore-honoris-causa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/gio-batta-morassi-dottore-honoris-causa\/","title":{"rendered":"Gio Batta Morassi dottore honoris causa"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u201cArtigiano e studioso di fama internazionale sia per le ricerche dendrologiche sulla costruzione e la manutenzione degli strumenti musicali, che per gli ampi contributi nei campi della conservazione e del restauro\u201d. Con questa motivazioni l\u2019Universit\u00e0 di Udine ha conferito al carnico <strong>Giovanni Battista (Gio Batta) Morassi<\/strong>, maestro indiscusso della liuteria, la nobile arte alla quale ha dedicato tutta la sua vita, la laurea magistrale honoris causa in Discipline della musica, dello spettacolo e del cinema. La cerimonia di proclamazione, presieduta dal rettore <strong>Alberto Felice De Toni<\/strong>, si \u00e8 svolta al Conservatorio statale di musica \u201cJacopo Tomadini\u201d di Udine (via Treppo 4).<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tDe Toni ha evidenziato come \u00abla complessa attivit\u00e0 di liutaio di Morassi consente di ritenere la liuteria, a buon diritto, un \u201cbene culturale\u201d, segno di un cultura sedimentatasi nei secoli con caratteri specifici in Europa e di grande tradizione in Italia, e in Friuli in particolare\u00bb. In pi\u00f9, ha sottolineato il rettore, \u00abnon va dimenticata la stretta relazione fra il \u201csaper fare liutaio\u201d del maestro e le sue ben conosciute foreste tarvisiane, che ancor oggi spesso frequenta alla ricerca dei preziosi abeti di risonanza, personalmente armato di motosega e zappino\u00bb. Un aspetto \u00abdi grande merito che fortemente qualifica il suo operato\u00bb ha aggiunto il rettore, \u00ab\u00e8 la costruzione di strumenti barocchi, totalmente desueti e di cui ormai si erano perse quasi le tracce\u00bb. Oggi, ha evidenziato De Toni \u00ab\u00e8 scontato avere la disponibilit\u00e0 di strumenti che riprendono forma, montatura e timbro degli strumenti del XVII secolo. A Morassi va riconosciuto il merito di avere reso possibile, sin dalla fine degli anni \u201860, questa operazione culturale di grande valore artistico\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, <strong>Debora Serracchiani<\/strong>, ha fatto pervenire un messaggio, letto del rettore, in cui esprime il suo \u00abpersonale plauso per la significativa assegnazione, frutto di impegno e di passione\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u201cValorizzazione\u201d \u00e8 stato il concetto chiave, applicato all\u2019attivit\u00e0 svolta da Morassi, dell\u2019intervento di <strong>Neil Harris<\/strong>, direttore del dipartimento di Storia e tutela dei beni culturali, che ha proposto il conferimento del titolo assieme ai dipartimenti di Scienze agrarie e ambientali e Scienze umane. Harris ha parlato della valorizzazione fatta da Morassi del legno delle foreste tarvisiane a quella massimamente virtuosa degli strumenti musicali realizzati e noti in tutto il mondo. Valorizzazione che comprende le molte istituzioni, di tutti i tipi, del territorio, legate all\u2019attivit\u00e0 del mastro. Come, ad esempio, la Camera di commercio di Udine \u2013 che con una sua borsa di studio consent\u00ec, nei primi anni \u201950, all\u2019allora giovanissimo liutaio di andare a Cremona a perfezionarsi \u2013 e il Conservatorio \u201cTomadini\u201d, co-organizzatore della cerimonia.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa <em>laudatio<\/em>, svolta da <strong>Giorgio Alberti<\/strong> e <strong>Roberto Calabretto<\/strong>, aveva come titolo \u201cLa liuteria: arte nobile e preziosa che tramuta l\u2019anima della foresta in suono. In onore di Gio Batta Morassi\u201d. Il connubio tra \u00abgestione forestale e musica\u00bb \u00e8 il <em>fil rouge<\/em> seguito nel suo intervento da Alberti, docente di assestamento forestale e selvicoltura. Alberti ha parlato di boschi, liutai, strumenti e musica, in una originale sintesi interdisciplinare. \u00abL\u2019attivit\u00e0 di Morassi \u2013 ha spiegato Alberti \u2013, oltre che dare lustro all\u2019antica arte liutaria italiana attraverso la costruzione di strumenti musicali unici nelle loro caratteristiche sonore e la conservazione di patrimoni di notevole interesse storico-culturale, ha rappresentato un importante elemento di unione tra la gestione sostenibile delle foreste e la valorizzazione degli aspetti culturali relativi al bosco\u00bb. Infatti, ha sottolineato il professore, \u00abattraverso la sua attivit\u00e0 professionale e di divulgazione, il maestro \u00e8 riuscito a valorizzare gli aspetti relativi alla coltivazione del legno di risonanza dei boschi alpini, soprattutto friulani come la millenaria foresta di Tarvisio\u00bb. Alla fine per\u00f2, ha detto Alberti, \u00ab\u00e8 sicuramente altrettanto, se non pi\u00f9 importante, l\u2019arte e la capacit\u00e0 del maestro liutaio\u00bb. Attraverso la liuteria, ha detto Alberti citando un forestale del passato, \u201cla fibra dell\u2019acero e dell\u2019abete si tramuta in armonia celeste e l\u2019anima della foresta si tramuta in suono\u201d\u00bb. In questo modo, ha concluso, \u00abil legno, prodotto dai nostri boschi e risultato della coltivazione da parte di generazioni di forestali, resta immortale e rivive nella musica generata dagli strumenti costruiti con pazienza, perizia e passione dai maestri liutai\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tCalabretto, nella seconda parte della <em>laudatio<\/em>, ha evidenziato fin da subito l\u2019inscindibile legame di Morassi con la sua terra natale definendolo \u00abuno degli ultimi rappresentanti della tradizione della liuteria friulana\u00bb che risale al XVII secolo. Una tradizione caratterizzata da una \u00abuna ricchissima \u2018liuteria popolare\u2019\u00bb, in particolare in Carnia e in val di Resia. In questo contesto Calabretto, docente di musicologia e storia della musica e coordinatore del corso di laurea magistrale in Discipline della musica, dello spettacolo e del cinema, ha ripercorso la ricca e prestigiosa carriera del maestro liutaio carnico. A partire dall\u2019amato ruolo di insegnante alla Scuola internazionale di liuteria di Cremona. Citt\u00e0 simbolo di quest\u2019antica arte, dov\u2019era approdato nei primi anni \u201950 grazie a una borsa di studio della Camera di commercio di Udine. Il suo \u00abnobile artigianato\u00bb ha prodotto strumenti che, ha sottolineato Calabretto, \u00absono stati premiati nei pi\u00f9 prestigiosi concorsi nazionali ed internazionali conseguendo ben dieci medaglie d\u2019oro e innumerevoli diplomi d\u2019onore\u00bb. Ma cosa resta dell\u2019opera di Morassi nella vita musicale del nostro presente, con l\u2019introduzione delle tecnologie elettroniche sia per la progettazione degli strumenti che per l\u2019ascolto musicale? Per Calabretto l\u2019intervento del liutaio continua ad essere di \u00abrilevante importanza, fondamentale forse\u00bb. Perch\u00e9, ha spiegato, l\u2019esperienza compositiva contemporanea, necessita \u00abdi continue forme d\u2019intervento sugli strumenti tradizionali, spesso creati ex novo oppure nati da rimaneggiamenti di copie preesistenti\u00bb. Ancora una volta \u00abmodernit\u00e0 e tradizione interagiscono dialetticamente\u00bb ha detto Calabretto. \u00ab\u00c8 di conforto il poter pensare alla sopravvivenza di questo nobilissimo artigianato \u2013 ha concluso \u2013, con le sue botteghe e i suoi maestri, che mantiene un rapporto diretto con la musica, i suoi strumenti e i materiali da cui prendono forma\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tTerminata la <em>laudatio<\/em> il rettore, lette le motivazioni, ha proclamato Morassi dottore honoris causa. Il maestro ha quindi tenuto la sua <em>lectio<\/em> intitolata \u201cIl saper fare liutario: dalla conoscenza del legno alla tradizione dello strumento musicale\u201d. \u00c8 dalla conoscenza del legno, la materia prima del liutaio, e delle foreste del Tarvisiano, che \u00e8 partito Morassi per narrare il suo \u00abamore per l\u2019arte liutaria\u00bb. Un\u2019arte di cui ha definito le competenze tecniche e scientifiche, compiendo un excursus approfondito sulla liuteria friulana e cremonese, la patria di Stradivari. La terra in cui per oltre 60 anni ha esercitato e sviluppato tutte le sue abilit\u00e0 internazionalmente riconosciute, in cui ha forgiato la sua creativit\u00e0 nella costruzione, nel restauro e nella preservazione degli strumenti. Infine, la riflessione sul rapporto tra \u00abcultura materiale e cultura immateriale\u00bb. La liuteria, ha detto Morassi, \u00ab\u00e8 un bene culturale che attesta come le arti interagiscano fra loro\u00bb. Essa, ha spiegato il maestro, ha un percorso che \u00abs\u2019intreccia con altre arti, prima fra tutte la musica; con saperi, primo fra questi la conoscenza del legno, poi si confronta con se stessa e s\u2019impone come bene che testimonia l\u2019inventiva dell\u2019uomo nel realizzare lo strumento. Forse \u00e8 pi\u00f9 corretto parlare del \u201cpatrimonio\u201d liutario come bene da ereditarsi in quanto memoria attiva. Fra cultura materiale e cultura immateriale la liuteria s\u2019impone come \u201csaper fare\u201d che dal legno ricava il suono\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa cerimonia si \u00e8 conclusa con un concerto per violino e pianoforte con <strong>Ale\u0161 e Ilario Lavren\u010di\u010d<\/strong> introdotto dall\u2019intervento del direttore del Conservatorio \u201cTomadini\u201d, <strong>Paolo Pellarin<\/strong>. Il violino utilizzato nell\u2019esecuzione era uno pezzi unici realizzati dal maestro, da oggi dottore honoris causa in Discipline della musica, dello spettacolo e del cinema dell\u2019ateneo friulano.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Gio Batta Morassi<\/strong>, tuttora attivo alla Scuola internazionale di liuteria \u201cAntonio Stradivari\u201d di Cremona, \u00e8 nato ad Arta Terme nel 1934 e cresciuto a Camporosso, dove ha ancora forti legami. Secondogenito di una famiglia numerosa, all\u2019inizio degli anni \u201850 una borsa di studio della Camera di commercio di Udine lo port\u00f2 a Cremona a studiare l&#39;arte della liuteria, campo in cui \u00e8 diventato il sommo maestro riconosciuto a livello artigianale. Morassi ha ricevuto numerosi riconoscimenti in Italia ed all\u2019estero per la sua pluridecennale attivit\u00e0 e ha preso parte a giurie di concorsi nazionali ed internazionali. Tra i numerosi riconoscimenti si segnalano la nomina a Cavaliere al merito della Repubblica Italiana (1988), il conferimento della Croce d\u2019oro al merito del Presidente della Repubblica Ungherese (1997) e la partecipazione alla giuria del Concorso internazionale di liuteria \u201cP.J. Tchaikovsky\u201d di Mosca (2007). Ha inoltre fondato l&#39;Associazione liutaria italiana, la Cooperativa editoriale liutaria e si \u00e8 occupato della formazione di giovani liutai italiani e stranieri. Ha collaborato a molte riviste specialistiche, partecipato a rassegne, mostre, mercati nazionali e internazionali e ha tenuto conferenze e seminari in Europa, Stati Uniti, Giappone, Cina, Taiwan, Corea del sud e Messico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il conferimento a Udine<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":16982,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-16981","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",600,400,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",600,400,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",600,400,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",600,400,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",600,400,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",600,400,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",600,400,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",600,400,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1-600x380.webp",600,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10237-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Il conferimento a Udine","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16981","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16981"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16981\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16982"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16981"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16981"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16981"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}