{"id":16970,"date":"2015-06-05T00:00:00","date_gmt":"2015-06-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=16970"},"modified":"2015-06-05T00:00:00","modified_gmt":"2015-06-04T23:00:00","slug":"la-politica-cosa-puo-fare-per-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-politica-cosa-puo-fare-per-litalia\/","title":{"rendered":"La politica cosa pu\u00f2 fare per l&#8217;Italia?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"> \tIl 2014 \u00e8 stato un anno record per gli investimenti stranieri in Europa con un aumento a due cifre in termini del loro valore. Anche in Italia, dopo 7 anni di recessione, il fenomeno dello shopping a sconto ha visto cambiare di propriet\u00e0 <em>brand <\/em>consolidati, con numeri importanti, pur restando il nostro Paese all\u2019ultimo posto in Europa occidentale nelle preferenze degli investitori. Eppure il <strong>made in Italy<\/strong> sta esercitando sempre pi\u00f9 <em>appeal <\/em>nei mercati internazionali, e non solo nei settori del lusso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tLa ridotta attrattivit\u00e0 degli investimenti per le nostre Piccole e Medie Imprese \u00e8 una problematica riconducibile e diversi fattori e non \u00e8 imputabile solo al nanismo delle imprese o all\u2019inefficienza del sistema amministrativo-istituzionale. Se \u00e8 vero che le PMI italiane sono pi\u00f9 piccole (fatto 100 l\u2019indice dimensionale medio in Europa, le aziende italiane si fermano a 60), la propriet\u00e0 familiare non fa differenza: le <strong>imprese familiari sono circa l\u201985% del totale in Italia<\/strong>, dato simile a quello riscontrabile in Francia, Germania e Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tDiverso \u00e8 invece il dato relativo al tipo di gestione: in Italia sono 2 su 3 quelle gestite direttamente dalla famiglia, dato doppio e spesso triplo rispetto a quello delle cugine d\u2019oltralpe. Ma non \u00e8 nemmeno in questi numeri la vera chiave di volta per comprendere come rilanciare investimenti e crescita del Paese. I nostri imprenditori, le nostre PMI devono reinventarsi ogni giorno, nella quotidianit\u00e0, per rispondere alle sfide e alle incertezze di un contesto competitivo in cui minacce e opportunit\u00e0 emergono e svaniscono in tempi sempre pi\u00f9 brevi, in mercati sempre pi\u00f9 interconnessi. \u00c8 quindi l\u2019aumento della complessit\u00e0 degli ambienti di riferimento dell\u2019impresa che richiede di rimodellare i sistemi di governo e di gestione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tQuando l\u2019azienda &#8211; persone, risorse tecniche e finanziarie &#8211; \u00e8 governata secondo specifici ruoli e responsabilit\u00e0, nonch\u00e9 secondo modalit\u00e0 operative e di comunicazione prestabilite e standardizzate per il conseguimento di uno scopo condiviso, si semplificano le interrelazioni e si aumenta l\u2019efficienza nell\u2019utilizzo di risorse scarse. Negli anni \u201850-\u201860 del secolo scorso, molti hanno sostenuto che l\u2019impresa moderna \u00e8 diventata una forma efficace e dominante di organizzazione dei fattori produttivi in conseguenza della diminuzione dei costi (interni) per la produzione di massa (economie di scala), insieme al declino dei costi esterni di trasporto e di energia. In tale prospettiva storicamente contingente \u00e8 comprensibile come una particolare forma organizzativa, l\u2019impresa gerarchica e integrata verticalmente, si sia diffusa in virt\u00f9 di bassi costi tecnologicamente determinati e si sia affermata rispetto ad altre forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tMa alla luce degli straordinari sviluppi verificatisi nella transizione alle economie post industriali basate sulla conoscenza e sulle tecnologie dell\u2019informazione (<em>knowledge economy<\/em>), i costi di progettazione, di comunicazione e logistici sono in rapido declino e le piattaforme produttive modulari, ovvero disaggregabili, stanno diventando sempre pi\u00f9 diffuse per molti prodotti e processi. Questi trend tecnologici, in gran parte esogeni all\u2019impresa, stanno abilitando modelli di business aperti alla collaborazione, praticabili attraverso una pi\u00f9 ampia gamma di attivit\u00e0 di innovazione e co-sviluppo che non erano possibili prima dell\u2019arrivo di tecnologie come personal computer e Internet.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tStiamo assistendo alla diffusione dell\u2019impresa, anche micro, dai confini organizzativi a geometria variabile, permeabili e aperti a forme di collaborazione e relazioni virtuali con altre imprese, in cui l\u2019innovazione collaborativa cresce di importanza relativamente all\u2019innovazione generata internamente alle aziende. La normalit\u00e0 italiana ha sempre visto nascere nuove imprese, come quelle artigiane che crescevano di scala o dall\u2019imprenditorialit\u00e0 di persone di buona professionalit\u00e0 e specializzazione che, a un certo punto, si staccavano dall\u2019azienda (oggi si parlerebbe di <em>spin off<\/em>), comunque con il sostegno di credito bancario e non di capitale di investimento. Scarse o inesistenti le relazioni con le universit\u00e0 anche a causa di un sistema che non incentivava i ricercatori a ingaggiarsi in attivit\u00e0 di impresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tIn Italia ci sono <strong>migliaia di PMI<\/strong>, stimabili in 35-40.000 imprese, dotate di tecnologia e <em>know-how <\/em>esclusivi che stanno reagendo alla crisi e che avrebbero gli asset per rilanciarsi. Molte, tuttavia, sono <strong>destinate a rimanere intrappolate nella morsa della crisi<\/strong>, per carenza di accesso al credito o per problemi di assetto proprietario e <em>governance<\/em>, o ancora a causa dell\u2019inadeguatezza del modello di <em>management <\/em>e di competenze manageriali. Per un Paese come il nostro, fucina di prodotti di qualit\u00e0 ed eccellenza nel food, nella meccanica, nella moda e nell\u2019arredamento, si aprirebbero opportunit\u00e0 enormi di sviluppo sui mercati internazionali se solo ci si dotasse delle necessarie competenze per sfruttare la ricchezza di conoscenze e di diversit\u00e0 diffuse, oggi raggiungibili e collegabili in rete con costi marginali o addirittura nulli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tMolte PMI non hanno mai fatto emergere nei propri stati patrimoniali il loro saper fare incorporato nei prodotti, nei processi e nelle piattaforme logistico-produttive e distributive. Non emerge il valore del <em>know-how<\/em>, di attivi immateriali che sono il segreto del loro successo, spesso a motivo della prassi di spesare a conto economico quelli che invece sono veri e propri investimenti strategici in ricerca e sviluppo. I dati mostrano valori sorprendentemente elevati per chi riesce a valorizzare l\u2019innovazione e il <em>know-how<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tPer questo servirebbero politiche pubbliche che aiutino davvero le imprese nella valorizzazione dell\u2019innovazione come accade in altri Paesi europei. In attesa che queste politiche dispieghino i loro effetti, sarebbero per\u00f2 <strong>necessarie misure che mitighino\u00a0<\/strong><strong>il profilo di rischio delle imprese<\/strong>, e non soltanto per le banche, nonch\u00e9 un cambio di approccio da parte dei fondi di investimento (<em>private equity<\/em>): la logica speculativa a 3 o 5 anni dovrebbe lasciare il posto a un\u2019attivit\u00e0 di affiancamento dell\u2019azienda per iniettare competenze manageriali e accompagnarne lo sviluppo. Ma politiche pubbliche strutturali dovrebbero parallelamente promuovere e facilitare la diffusione di nuovi approcci all\u2019innovazione: le imprese hanno da tempo compreso che oltre alle idee generate e sviluppate internamente \u00e8 possibile utilizzare idee generate all\u2019esterno per costruire e sostenere nuovi percorsi di sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tQuesto approccio, definito nel 2003 dal professor <strong>Henry Chesbrough <\/strong>come <em>Open Innovation<\/em>, si fonda sul riconoscimento che molte idee valide vengono \u201crealizzate\u201d all\u2019esterno delle aziende, e che queste possono nondimeno trarne vantaggio. Per un sistema economico, sia esso nazionale o regionale, \u00e8 infatti assolutamente necessario che il know-how sia trasferito alle organizzazioni che sono nella posizione di massimizzarne il potenziale. Per questo una delle aree di intervento pi\u00f9 importanti consiste nello sviluppo di network collaborativi che consentano alle imprese di valorizzare i propri punti di forza e di comprendere come accedere a opportunit\u00e0 e fonti di innovazione e risorse per colmare i gap di conoscenza ricorrendo a partner connessi in rete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tQuesto pu\u00f2 essere promosso facilitando l\u2019accesso a piattaforme informative e la diffusione delle migliori pratiche e servizi di <em>Open Innovation<\/em>. Le politiche pubbliche dovrebbero inoltre sostenere e facilitare gli intermediari specializzati nei servizi per l\u2019innovazione, che abilitano lo scambio di <em>know-how <\/em>e la valorizzazione della propriet\u00e0 intellettuale delle imprese, anche per favorire ricadute positive che vanno oltre i confini delle imprese stesse a beneficio del territorio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Investimenti e politiche pubbliche per l\u2019innovazione<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-16970","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":null,"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Investimenti e politiche pubbliche per l\u2019innovazione","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16970","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16970"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16970\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16970"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16970"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16970"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}