{"id":16705,"date":"2015-04-09T00:00:00","date_gmt":"2015-04-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=16705"},"modified":"2015-04-09T00:00:00","modified_gmt":"2015-04-08T23:00:00","slug":"la-meditazione-salva-le-funzioni-cerebrali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-meditazione-salva-le-funzioni-cerebrali\/","title":{"rendered":"La meditazione &#8220;salva&#8221; le funzioni cerebrali"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"> \tIl verbo meditare significa riflettere con attenzione. Meditazione (dal latino <em>meditatio<\/em>, riflessione) \u00e8 la parola usata per esprimere qualcosa a met\u00e0 tra la concentrazione e la contemplazione. La concentrazione \u00e8 focalizzata su un punto; la contemplazione ha un raggio d\u2019azione pi\u00f9 ampio. Comunque sia praticata, la meditazione \u00e8 una pratica per esercitare la mente, cos\u00ec come lo sport viene usato per allenare il corpo. \u00c8 difficile risalire alla nascita di questa attivit\u00e0 senza considerare il contesto religioso in cui \u00e8 stata praticata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tDati risalenti ai tempi preistorici indicano che anche le civilt\u00e0 pi\u00f9 antiche utilizzavano pensieri ripetitivi e canti ritmici per placare gli dei. Alcuni dei primi documenti scritti sulla meditazione risalgono al 1500 a.C. quando veniva praticata dai religiosi Hind\u00f9. Intorno al 500-600 a.C. i taoisti in Cina e i buddisti in India hanno cominciato a sviluppare pratiche meditative pi\u00f9 strutturate. La meditazione legata alla religione cristiana nasce molto dopo quando, intorno al sesto secolo d.C., si \u00e8 sviluppata dalla pratica di lettura della Bibbia da parte dei monaci benedettini. Ai giorni nostri la meditazione viene usata in tutto il mondo per combattere principalmente stress e ansia, ma diversi studi hanno dimostrato un intervento terapeutico su diverse altre patologie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tBench\u00e9 la vita delle persone duri pi\u00f9 a lungo, gli anni guadagnati spesso comportano il rischio di malattie mentali e neurodegenerative, ma uno studio recente ha dimostrato che la meditazione potrebbe rappresentare un metodo per ridurne l\u2019incidenza. Essa, infatti, sembra preservare la materia grigia cerebrale, il tessuto che contiene i neuroni, agendo diffusamente sull\u2019intera area del cervello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tLo studio, pubblicato nella rivista <em>Frontiers in Psychology<\/em>, ha coinvolto due gruppi di volontari, di 50 soggetti ciascuno. Uno dei gruppi era costituito da persone esperte nell\u2019arte della meditazione, con una pratica media di 20 anni. L\u2019altro da non adepti. L\u2019et\u00e0 degli esaminati era nel range 24-77 anni. Osservando il cervello di ciascuno nel corso del tempo, per tutti si \u00e8 evidenziata un\u2019atrofia della materia grigia anno dopo anno, ovvero la riduzione progressiva di volume. Ma per coloro che praticavano la meditazione la perdita di volume cerebrale negli anni appariva pi\u00f9 contenuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tEsistono diversi modi per meditare. Nel corso dei secoli infatti le varie tradizioni spirituali dell\u2019oriente hanno sviluppato tecniche e percorsi diversi per lo sviluppo della coscienza attraverso la pratica della meditazione. Ci\u00f2 nonostante rimangono dei fattori comuni importanti che accomunano tutte le diverse forme di meditazione. Uno di questi \u00e8 lo sviluppo della consapevolezza dell\u2019individuo. Che sia <em>mindfulness<\/em>, <em>manthra <\/em>o <em>meditazione guidata<\/em>, per citarne alcune, tutte le tecniche di meditazione possono essere incluse in due gruppi: meditazione concentrativa e quella analitica o <em>non directive<\/em>. La prima si focalizza sul respiro o su determinati pensieri che a loro volta bloccano altri. Durante la seconda, invece, chi la pratica focalizza l\u2019attenzione sulla respirazione o su particolari suoni, ma alla mente \u00e8 permesso di \u2018vagare\u2019 senza blocchi. La <em>mindfulness meditation <\/em>fa parte del primo tipo e viene definita come attenzione consapevole, intenzionale e non giudicante alla propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta. In origine una pratica buddista, questa tecnica molto in voga al momento \u00e8 accettata come terapia per ansia e depressione. Viene praticata nelle scuole, da team sportivi e unit\u00e0 militari per migliorarne le prestazioni e sembra avere effetti benefici in pazienti colpiti da dolore cronico, sindrome del colon irritabile, cancro, tinnito e HIV. La meditazione renderebbe i sintomi di queste malattie pi\u00f9 tollerabili migliorando inoltre l\u2019umore e la qualit\u00e0 del sonno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tUno studio in cui sono state fatte immagini di risonanza magnetica a soggetti sani ha rivelato che questa pratica antica pu\u00f2 cambiare profondamente la comunicazione fra diverse aree del cervello. Dopo 8 settimane di <em>mindfulness meditation <\/em>l\u2019amigdala, uno dei centri coinvolti nella reazione da stress, sembra restringersi e la corteccia prefrontale, una delle zone deputate all\u2019elaborazione di coscienza, concentrazione e processi decisionali, appare pi\u00f9 spessa. Inoltre, la connessione fra queste regioni e il resto del cervello sembra migliorare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tLa meditazione sembra quindi proteggere il cervello dall\u2019invecchiamento e lo difende dall\u2019atrofia tipica degli anni a carico della materia grigia che solitamente si assottiglia col tempo. I dati disponibili sono promettenti e indicano potenzialit\u00e0 protettive contro l\u2019inevitabile \u2018decadenza\u2019 cui la nostra mente va incontro gi\u00e0 dai 20 anni in su.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> \tQuesto apre la strada a nuovi utilizzi della meditazione non solo nell\u2019ambito dell\u2019invecchiamento fisiologico, ma anche in quello di malattie neurodegenerative come l\u2019Alzheimer.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cervello durante l&#8217;invecchiamento<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":16706,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-16705","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",485,300,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",485,300,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",485,300,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1-300x186.webp",300,186,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",485,300,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",300,186,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",485,300,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",474,293,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",391,242,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",300,186,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",485,300,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",485,300,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",485,300,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",485,300,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",485,300,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1.webp",250,155,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/9662-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Annalisa Casarin","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/casarin\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Il cervello durante l'invecchiamento","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16705","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16705"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16705\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16706"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16705"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16705"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16705"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}