{"id":15067,"date":"2014-11-11T00:00:00","date_gmt":"2014-11-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=15067"},"modified":"2014-11-11T00:00:00","modified_gmt":"2014-11-10T23:00:00","slug":"le-porte-del-cielo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/le-porte-del-cielo\/","title":{"rendered":"Le porte del cielo"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tCosa sa, l\u2019europeo del <strong>XIII secolo<\/strong>, del pianeta su cui vive? Sa che \u00e8 sferico, ma lo immagina al centro dell\u2019universo, con i pianeti, il sole e le stelle fisse che gli ruotano intorno. \u00c8 convinto che il centro del mondo sia <strong>Gerusalemme<\/strong>, perch\u00e9 quella \u00e8 la citt\u00e0 della morte e resurrezione di Cristo; superata la Mesopotamia, si estende un continente enorme e misterioso.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tPioniere dei viaggi in terre sconosciute fu l\u2019umbro <strong>Giovanni da Pian del Carpine<\/strong>, che nel <strong>1245 <\/strong>part\u00ec come legato su incarico di papa Innocenzo IV: l\u2019obiettivo era instaurare rapporti diplomatici con il <strong>Gran Khan dei Mongoli<\/strong>, che all\u2019epoca era G\u00fcy\u00fck, nipote del famigerato Genghis Khan, arrivato con le sue conquiste fino in Europa orientale. Giovanni, con la sua <em>Historia Mongalorum<\/em>, fu il primo a svelare i segreti dell\u2019Estremo Oriente; poco tempo dopo, nel 1253, il re di Francia Luigi IX segu\u00ec l\u2019esempio papale e invi\u00f2 dal condottiero mongolo Sartaq il francescano <strong>Guglielmo di Rubruck<\/strong>, che raggiunse il Kharakorum passando per Russia e Kazakhistan, compilando al ritorno un <em>Itinerarium <\/em>fra i pi\u00f9 suggestivi del Medioevo. Nel <strong>1271<\/strong>, a partire per la Mongolia \u00e8 il pi\u00f9 famoso di tutti: <strong>Marco Polo<\/strong>, il cui <em>Milione <\/em>diventer\u00e0 uno dei pi\u00f9 famosi best-seller di tutti i tempi. Nel 1289 \u00e8 poi la volta di <strong>Giovanni da Montecorvino<\/strong>, che morir\u00e0 a Pechino dopo avervi fondato la prima chiesa cristiana ed essere diventato il primo vescovo in terra cinese. Ma nel <strong>1308<\/strong>, quando a muoversi verso l\u2019<strong>Asia <\/strong>\u00e8 il frate domenicano <strong>Odorico da Pordenone<\/strong>, egli sa bene di andare comunque incontro all\u2019ignoto: le fresche notizie dei quattro predecessori non sono ancora patrimonio culturale sedimentato. A guidarlo \u00e8 solamente la fede in Dio, che Odorico desidera divulgare, ma con spirito apertissimo e curiosit\u00e0 da esploratore: due elementi che decretano il successo immediato della sua <strong><em>Relatio<\/em><\/strong>. Un libro che diventa subito \u2018di culto\u2019, copiato, tradotto e manipolato cos\u00ec tanto che \u00e8 impossibile stabilire una versione \u2018originale\u2019.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Da Venezia all\u2019Iran<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNel <strong>1308 <\/strong>Odorico da Pordenone inizia il suo viaggio da <strong>Venezia<\/strong>, dove s\u2019imbarca alla volta di <strong>Bisanzio<\/strong>. Da l\u00ec risale in barca e, solcando il <strong>Mar Nero<\/strong>, giunge a <strong>Trebisonda<\/strong>, dove annota il primo dei suoi bozzetti curiosi: la vista di un uomo circondato da quattromila pernici addomesticate.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tImboccando quindi la strada carovaniera che scende a sud-est, tocca <strong>Erzurum <\/strong>e le pendici del <strong>monte \u00abSobissacallo\u00bb<\/strong>, che solo la nota \u00abdove \u00e8 l\u2019arca di No\u00e8\u00bb lo rende identificabile con l\u2019<strong>Ararat<\/strong>: in una delle versioni della <em>Relatio <\/em>vediamo Odorico rapito dal fascino di \u00abquello monte altissimo e bellissimo e sempre ne la neve, quasi insino all\u2019altra parte del mondo\u00bb, sul quale sarebbe salito volentieri se non avesse dovuto \u00abaspettare la charovana\u00bb. La tappa successiva \u00e8 <strong>Tabriz<\/strong>, la porta della <strong>Persia <\/strong>sulla <strong>via della Seta<\/strong>. A poca distanza, il frate riporta la sua visita a un <strong>monte di sale<\/strong>, dal quale \u00abpu\u00f2 prendere chiunque vuole\u00bb, particolare formidabile in un\u2019epoca in cui la paga di molti mestieri era letteralmente salario, ossia un sacchetto di preziosissimo sale, unico conservante prima del frigorifero. Poi, rotta verso <strong>Soltaniyeh<\/strong>, <strong>Saba <\/strong>&#8211; la citt\u00e0 da cui partirono i Re Magi -, la coloratissima <strong>Kashan <\/strong>e il \u00abmare sabuloso\u00bb: \u00e8 la prima volta che Odorico vede il <strong>deserto<\/strong>, che \u00absi muove a mo\u2019 del mare nella tempesta del vento, che se alcuno v\u2019entrasse [\u2026] sarebbe affoghato e richoperto, ove io vidi monti altissimi di rena i quali in pochissimo tempo si disfanno e altri di nuovo si fanno\u00bb. Percorrendo l\u2019altopiano iranico lungo il <strong>Kurdistan<\/strong>, approda infine nella splendida\u00a0<strong>Yazd<\/strong>: \u00e8 l\u2019ultima tappa iraniana di Odorico, che con un bizzarro cambio di rotta decide di deviare verso ovest, per andare in <strong>Mesopotamia<\/strong>, perch\u00e9 il richiamo della \u00abtorre di Babello\u00bb \u00e8 irresistibile. Sono le ultime terre comprese nell\u2019orizzonte geografi co dell\u2019occidentale dell\u2019epoca: lasciatosi alle spalle il <strong>Golfo Persico<\/strong>, Odorico sa di navigare verso luoghi che l\u2019Europa conosce solo grazie alla tradizione orale o letteraria. Sono le terre bibliche di Gog e Magog, le trib\u00f9 sataniche che dilagheranno alla fi ne dei tempi. E, ancora pi\u00f9 in l\u00e0, solo misteri.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>La terra degli uomini \u00abignudi\u00bb<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tSalpato probabilmente da <strong>Bassora<\/strong>, il frate pordenonese sbarca ad <strong>Hormuz <\/strong>e quindi, solcando il \u00ab<strong>mare Occeano<\/strong>\u00bb, in <strong>India<\/strong>. Per ogni citt\u00e0 di questa terra leggendaria la prima annotazione \u00e8 dedicata alle donne e agli uomini che girano \u00abignudi\u00bb: qualcosa di inconcepibile per un europeo del Medioevo, ma Odorico appare pi\u00f9 divertito che scandalizzato.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa seconda indicazione riguarda puntualmente i prodotti agricoli: \u00e8 dai tempi dei Romani, infatti, che datteri e spezie arrivano da qui. La prima tappa \u00e8 <strong>Thana<\/strong>, con la sua fauna esotica e il lungo racconto del martirio di quattro frati cristiani avvenuto in passato. \u00c8 quindi la volta del <strong>Malabar<\/strong>, che colpisce Odorico per le vaste coltivazioni di pepe, da cui i locali ricavano salse deliziose (\u00abed io ne mangiai ed ebbine assai!\u00bb); dello <strong>Sri Lanka<\/strong>, terra di \u00abinfiniti serpenti, [\u2026] pietre preziose\u00bb, dello zenzero migliore al mondo e di fedeli che adorano un idolo met\u00e0 bue e met\u00e0 uomo; di <strong>Milapore<\/strong>, dove mor\u00ec S. Tommaso Apostolo; e del <strong>Coromandel<\/strong>, dalla cui costa salpa alla volta delle <strong>isole Andamane e Nicobare<\/strong>. Il viaggio continua a <strong>Giava<\/strong>, su cui \u00abnaschono le noci moscate\u00bb, a <strong>Sumatra<\/strong>, con gli immancabili cannibali e le sue grandi tartarughe variopinte, e nel <strong>Borneo<\/strong>, in cui scorre un fiume pericolosissimo: \u00abSe i marinai si partono punto dalla riva, vanno discendendo e non tornano mai. [&#8230;] E la nave nostra fue in grande pericolo, andando quindi, se non che Idio ci aiut\u00f2 miracholosamente\u00bb.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLe magie dell\u2019<strong>Indonesia <\/strong>aprono le porte ad altre scoperte; ripresa di nuovo la nave, Odorico approda in <strong>Vietnam<\/strong>, sul quale chiosa con molta fantasia: \u00abQuando in questa contrada alcuno muore ch\u2019abbia moglie, egli l\u2019ardono, et ardono la moglie essendo viva; et si dice che ella vada a stare col suo marito all\u2019altro mondo\u00bb. E dopo il Vietnam, il passo successivo \u00e8 la <strong>Cina<\/strong>, lo sterminato <strong>Celeste Impero<\/strong>, campionario di tutte le meraviglie possibili.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Da Canton al Catai<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tL\u2019incontro con la Cina, per Odorico, inizia a <strong>Canton <\/strong>(in cinese <strong>Gu\u01cengzh\u014du<\/strong>), bagnata \u00abda s\u00ec grande naviglio, che quasi noi no lo potremo credere. Onde tutta Italia non ha cotanto naviglio, n\u00e9 si grande come questa sola citt\u00e0\u00bb: \u00e8 lo <strong>Zh\u016b Ji\u0101ng<\/strong>, l\u2019enorme \u201cFiume delle Perle\u201d. Nonostante l\u2019usanza di mangiare serpenti, \u00abin questa citt\u00e0 ae grandissima abundancia di tutte vettuarie che siano nel mondo\u00bb: quella di Canton \u00e8 infatti la pi\u00f9 rinomata fra le otto cucine regionali cinesi e nel suo porto, da sempre, si scambiano i prodotti alimentari pi\u00f9 disparati. La seconda tappa \u00e8 Zaiton, forse identificabile con <strong>Ch\u00e1ozh\u014du <\/strong>&#8211; la capacit\u00e0 di storpiare i nomi cinesi \u00e8 potenzialmente infinita -, mentre la terza \u00e8 senz\u2019altro <strong>F\u00fazh\u014du<\/strong>, dove si trovano \u00abe maggior galli che siano nel mondo; et le galline sono tutte bianche come neve, et non hanno penne, anzi lana come pecore\u00bb.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tQuindi Chinsai, \u00abcitt\u00e0 del cielo\u00bb, oggi <strong>H\u00e1ngzh\u014du<\/strong>; qui, nella \u00abmaggiore citt\u00e0 che sia nel mondo\u00bb, con i suoi 1.200 ponti sulla laguna che ne fanno una Venezia all\u2019ennesima potenza, \u00abonde molto mi maravigliai come tanti corpi humani poteano abitare insieme\u00bb, l\u2019operato di Giovanni da Montecorvino ha gi\u00e0 dato i suoi frutti: Odorico, infatti, racconta di essere stato ospitato da un uomo convertito \u00aba la fe\u2019 nostra\u00bb. Stranamente poche parole vengono dedicate a <strong>Nanchino<\/strong>, l\u2019antica capitale, ma ormai la <em>Relatio <\/em>ha assunto la forma di un diario sentimentale, nel quale il frate friulano annota ci\u00f2 che lo tocca pi\u00f9 da vicino: cos\u00ec, a <strong>Y\u00e1ngzh\u014du<\/strong>, non manca di riportare la presenza di tre chiese e di una comunit\u00e0 cristiana dedita al commercio della seta. Di essa faceva parte una certa <strong>Caterina Vilioni<\/strong>, forse genovese, la cui lapide tombale verr\u00e0 scoperta in citt\u00e0 nel 1957: l\u2019anno di morte, il 1342, ci autorizza a immaginare un incontro fra lei e Odorico.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIl viaggio \u00e8 ancora lungo: dopo il porto fluviale di <strong>X\u00fazh\u014du<\/strong>, pittoresco per le sue navi \u00abtutte bianche come neve, dipinte di gesso\u00bb, il domenicano si trova a navigare sull\u2019impetuoso <strong>Fiume Giallo<\/strong>, che \u00abpassa per mezzo el Catayo, et fagli molto grande danno quando egli rompesse, come fa il Po a Ferrara\u00bb. Fino ad arrivare alla meta finale, agognata sin dalla remotissima Pordenone: <strong>Khambaliq<\/strong>, la \u00absede del Khan\u00bb, la <strong>Pechino <\/strong>di oggi. Il sovrano, nipote di quel Kublai che aveva ospitato Marco Polo, \u00e8 Yes\u00fcn Tem\u00fcr, della dinastia mongola degli Yuan. La descrizione della sua corte e della vita che vi si svolge \u00e8 gi\u00e0 pronta per il cinema: colonne d\u2019oro, muri ricoperti di pellame rosso, pietre preziose gigantesche modellate come brocche per servire il Khan, tutto sotto la sguardo della ieratica famiglia imperiale, per la quale lavorano quattrocento medici e diecimila giullari, pi\u00f9 \u00abquattro scrittori che scrivono tutte le parole che dice lo Re. Inanzi el cospetto di quello stanno i suoi baroni et molti altri infiniti huomini. Neuno di loro s\u2019ardirebbe di favellare per neuno modo, se dal Signor grande no lo domandasse\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tMemorabile la scena del banchetto, con i baroni a servire direttamente il sovrano, \u00abet ciascheduno ae cotale vestimenta indosso, che solamente le perle che sono in ciascuna vestimenta vagliono pi\u00f9 di quindici mila fiorini\u00bb; non meno suggestiva la visione del Khan a caccia o a spasso per l\u2019Impero, su una portantina in legno d\u2019aloe, placcata oro e tempestata di perle e pietre preziose, sollevata da quattro elefanti. La vera rivelazione, per\u00f2, \u00e8 il sistema postale dell\u2019Impero, organizzato con una serie di stazioni di cambio poste a distanze regolari, \u00abet cosi per questo modo, in uno naturale die, una novella di dieci giornate lungi riceveva lo imperadore!\u00bb; in caso di emergenza, invece, basta che una sentinella su una torre suoni il corno per far s\u00ec che, nella torre successiva, un\u2019altra sentinella propaghi il suono, e gi\u00f9 a effetto domino fi no alla capitale.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Il viaggio di ritorno<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tRimasto alla corte del Khan per <strong>tre anni<\/strong>, Odorico riceve un messaggio: dopo aver battezzato 20.000 persone e dato nuovo slancio alle comunit\u00e0 cristiane nelle terre mongole, la sua missione pastorale \u00e8 finita. La <strong>via del ritorno<\/strong>, per\u00f2, non sar\u00e0 la stessa dell\u2019andata; c\u2019\u00e8 ancora moltissimo da scoprire e da Pechino le terre del leggendario <strong>Prete Gianni<\/strong>, su cui l\u2019intera Europa ha ricamato miti d\u2019ogni sorta legati al Sacro Graal, distano \u2018solo\u2019 cinquanta giornate di marcia nella <strong>Mongolia interna<\/strong>. Impossibile resistere, ma l\u2019impatto all\u2019arrivo \u00e8 deludente: \u00abLa sua cittade principale se chiama Ghosan; et \u00e8 bene Vicenza migliore di quella\u00bb. Ben altra meraviglia, invece, desta la provincia di <strong>Sh\u01cenx\u012b<\/strong>, famosa per il rabarbaro, \u00abs\u00ec bene abitata che quando si vae fuori delle porte d\u2019una citt\u00e0, si vede le porte de l\u2019altra cittade\u00bb. Ma il quadro pi\u00f9 bello di tutta la <em>Relatio <\/em>\u00e8 dedicato al <strong>Tibet<\/strong>. Marco Polo, nel <em>Milione<\/em>, l\u2019aveva solo citato: Odorico, invece, lo percorre a fondo &#8211; primo occidentale in assoluto &#8211; penetrando addirittura nella capitale, <strong>Lhasa<\/strong>, la bianca citt\u00e0 del <strong>Dhalai Lama<\/strong>:<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<em>Partendomi di questa provincia, venni a uno grande regno che si chiama Tibot, che l\u2019\u00e8 confine de l\u2019India; et questo regno si \u00e8 sottoposto tutto al Gran Cane. In questo si \u00e8 maggior copia di pane et di vino che sia in lo mondo. La giente di questa contrada stanno nelle tende, che sono di feltro nero. La sua principale et regale cittade \u00e8 tutta fatta di muri bianchi et neri, et tutte le vie di quella sono tutte perfettamente mattonate; et in questa cittade no \u00e8 ardito di spargere sangue umano, ne di bestie, a riverentia d\u2019una sua idola, la quale egli adorano. In questa citt\u00e0 dimora lo Gran Lama, cio\u00e8 lo Papa in sua lingua; et questo si \u00e8 el capo di tutte quelle idole, a\u2019 quali secondo la loro usanza d\u00e0 et distribuisce tutti gli lor benefi ci, e quali egli hanno.<\/em><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tDa qui in avanti, la <em>Relatio <\/em>assume i toni di un romanzo gotico, popolato da personaggi inquietanti, dal principe di qualche terra oltre il <strong>Pamir<\/strong>, che pasteggia imboccato \u00abcomo fosse un passerino\u00bb da cinquanta vergini, agli indemoniati della <strong>Persia <\/strong>curati dai Francescani, fino al Vecchio della Montagna, che nell\u2019<strong>Iran orientale <\/strong>avrebbe fondato un regno ricolmo delle delizie descritte da Maometto nel Paradiso del <em>Corano<\/em>: una cittadella imprendibile dalla quale uscire solo addormentati con l&#038;rsqu<br \/>\n;<strong>hashish<\/strong>, e nella quale rientrare solo dopo esser diventati <strong>al-Hash\u012bshiyy\u016bn<\/strong>, per l\u2019appunto assassini al soldo del Vecchio.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIl vero capolavoro, per\u00f2, \u00e8 l\u2019ultimo episodio prima del commiato, ossia la descrizione della <strong>Valle Infernale<\/strong>, nel micidiale deserto del <strong>Taklimakan<\/strong>:<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<em>Io volli entrare in quella a vedere che fosse l\u00e0 entro: et quando io fui entrato dentro, vidi molti corpi morti, che s\u2019alcuno no gli vedesse, parrebigli cosa incredibile. In questa valle etiandio da uno de tanti nel sasso viddi una faccia d\u2019huomo molto terribile. Per la quale, per la gran paura che n\u2019ebbi, credetti perdere lo spirito. [\u2026]. Et perch\u2019io non ardiva d\u2019andare lae, andai da l\u2019altro capo la valle, et si montai in uno monte renoso [\u2026]. Et quando io fui in capo del monte, trovai una gran quantitade d\u2019argiento ivi raccolto a modo di scaglie di pesce. Del quale argiento io mi misi in grembo et perch\u2019io non ne curava, s\u00ec lo gittai in terra: et cos\u00ec con la gratia di Dio uscii sano\u00a0<\/em><em>et salvo. Et poscia che tutti quegli Saracini seppono quello, molto m\u2019aveano in reverentia, et diceano ch\u2019io era batezato et santo. Et quegli ch\u2019erano morti in quella valle, diceano ch\u2019erano huomini del demonio d\u2019inferno.<\/em><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tUna visione infernale a chiudere l\u2019opera, come il Giudizio Universale affrescato sulle porte d\u2019uscita delle chiese medievali: un monito per rammentare l\u2019importanza della fede in ogni momento della vita, soprattutto in quelli pi\u00f9 duri. Quella fede che non abbandoner\u00e0 mai Odorico, tornato in <strong>Italia <\/strong>nel <strong>1330 <\/strong>dopo oltre vent\u2019anni di viaggio.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tA <strong>Padova<\/strong>, ospite del monastero presso la Basilica di Sant\u2019Antonio, detta il resoconto del suo viaggio al frate Guglielmo di Solagna, ma \u00e8 arrivato il momento di riferire tutto anche al Papa. Si mette quindi in viaggio per Avignone, ma il tempo delle peregrinazioni \u00e8 ormai finito: lungo la strada si ammala e a fatica riesce a tornare indietro, nel suo Friuli. A <strong>Udine <\/strong>viene accolto nell\u2019ospedale di San Francesco, dove muore il <strong>14 gennaio 1331<\/strong>. La sua causa di canonizzazione, iniziata nel 1775 da Benedetto XIV, \u00e8 ancora aperta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Oriente di Odorico da Pordenone<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":15068,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-15067","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",510,369,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",510,369,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",510,369,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1-300x217.webp",300,217,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",510,369,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",300,217,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",500,362,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",448,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",359,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",300,217,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",510,369,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",510,369,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",510,369,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",510,369,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",510,369,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1.webp",250,181,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7674-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"L'Oriente di Odorico da Pordenone","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15067","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15067"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15067\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15068"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15067"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15067"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15067"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}