{"id":14967,"date":"2014-10-21T00:00:00","date_gmt":"2014-10-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=14967"},"modified":"2014-10-21T00:00:00","modified_gmt":"2014-10-20T23:00:00","slug":"archeologi-friulani-scoprono-i-piu-antichi-crimini-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/archeologi-friulani-scoprono-i-piu-antichi-crimini-di-guerra\/","title":{"rendered":"Archeologi friulani scoprono i pi\u00f9 antichi crimini di guerra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tQuasi 500 siti archeologici individuati, grazie ai quali sar\u00e0 possibile ricostruire pi\u00f9 di diecimila anni di storia \u2013 dall\u20198000 a.C. ai giorni nostri \u2013 della Mesopotamia antica, nel Kurdistan iracheno, una delle culle della civilt\u00e0. Una serie di necropoli portate alla luce e risalenti a periodi dal 2.700 al 600 a.C. con le possibili prime evidenze dell\u2019insediamento nelle campagne di Ninive, l\u2019odierna Mosul, di migliaia di prigionieri di guerra dei sovrani assiri che,\u00a0nel I millennio a.C., deportarono oltre un milione trecentomila persone compiendo cos\u00ec uno dei primi crimini di guerra della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tSono i principali risultati della terza campagna di ricerche condotte dalla missione archeologica dell\u2019Universit\u00e0 di Udine nell\u2019Iraq settentrionale, nella provincia di Dohuk, diretta da <strong>Daniele Morandi Bonacossi<\/strong>. \u00c8 inoltre partito un piano di documentazione, conservazione, valorizzazione e gestione dei principali siti monumentali neo-assiri (VIII-VII secolo a.C.) connessi all\u2019imponente sistema irriguo lungo 240 chilometri costruito dal re assiro Sennacherib a cavallo fra VIII e VII secolo a.C. I risultati delle ricerche, obiettivi e sviluppi della missione sono stati presentati oggi all\u2019Universit\u00e0 di Udine.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>I siti scoperti.\u00a0<\/strong>I quasi 500 siti archeologici, di cui circa 200 di epoca neo assira, scoperti dopo tre campagne di ricerche, sono costituiti da antiche citt\u00e0 e villaggi rurali, grotte e ripari, cimiteri, mulini, pozzi, cave, fornaci, recinti per animali, canali e antichi percorsi stradali. Questi siti consentiranno agli studiosi di ricostruire storia, demografia ed economia di questa importante e poco conosciuta regione del Kurdistan iracheno settentrionale dall\u2019VIII millennio a.C. all\u2019epoca ottomana. \u00abPrima dell\u2019inizio delle ricerche del progetto dell\u2019Universit\u00e0 di Udine \u2013 sottolinea Morandi Bonacossi, professore di Archeologia del Vicino Oriente antico \u2013 erano stati in qualche misura indagati solo una dozzina di siti archeologici\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Le necropoli.\u00a0<\/strong>Una serie di necropoli datate al 2700-2600 a.C., 1800-1600 a.C. e dell\u2019epoca neo-assira, sono state portate in luce dagli scavi nel sito di Tell Gomel-Gaugamela, centro urbano occupato dal V millennio a.C. fino ad oggi. In particolare, nell\u2019area sepolcrale pi\u00f9 recente sono state ritrovate una serie di tombe a cremazione, un rituale funerario sconosciuto in Assiria, ma praticato in Anatolia orientale e Siria settentrionale. \u00abUna scoperta di straordinaria importanza \u2013 rileva Morandi Bonacossi \u2013 che apre la strada all\u2019ipotesi che i resti dei defunti appartengano ai deportati delle campagne militari dei sovrani Sargon e Sennacherib in quelle regioni\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>I prigionieri di guerra.\u00a0<\/strong>E proprio questi resti umani potrebbero rivelarsi le prime tracce della presenza di prigionieri di guerra nella campagna di Ninive. Centinaia di migliaia di deportati utilizzati dai sovrani assiri come manodopera per la costruzione di opere pubbliche, come i canali di irrigazione, e per popolare e coltivare campagne prima non insediate o sottoutilizzate nell\u2019hinterland di Ninive. \u00abAnalisi di laboratorio dei denti dei defunti \u2013 spiega il professor Morandi Bonacossi\u2013 potranno rivelare se ci troviamo di fronte a individui nati e cresciuti a Tell Gomel o provenienti da regioni pi\u00f9 lontane, consentendo forse di acquisire le prove di uno dei pi\u00f9 antichi crimini di guerra della storia\u00bb. Le fonti assire, infatti, registrano la deportazione di oltre un milione trecentomila prigionieri di guerra, costretti ad abbandonare le loro case e trasferiti dagli eserciti assiri in diverse regioni dell\u2019impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Tutela e valorizzazione con l\u2019Unesco.\u00a0\u00a0<\/strong>Il vasto complesso di canali d\u2019irrigazione lungo circa 240 chilometri con i suoi monumentali rilievi rupestri, canali e i primi acquedotti in pietra della storia \u00e8 stato documentato in maniera digitale e tridimensionale ed \u00e8 in corso di valorizzazione. Con la Direzione delle Antichit\u00e0 di Dohuk sar\u00e0 progettato l\u2019inserimento del vasto complesso archeologico nella \u201cWorld Heritage Tentative List\u201d dell\u2019Unesco, l&#8217;organizzazione delle Nazioni Unite per l\u2019educazione, la scienza e la cultura. Il tutto attraverso la stretta cooperazione con le autorit\u00e0 locali, fra le quali la Direzione generale delle antichit\u00e0 del Kurdistan e il Governatorato di Dohuk, la Task force Iraq del Ministero degli Affari Esteri, il World Monuments Fund di New York \u00abper contribuire \u2013 evidenzia Morandi Bonacossi \u2013 alla tutela e promozione dello straordinario patrimonio culturale della regione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Il progetto Parten.\u00a0<\/strong>Le ricerche nell\u2019Iraq settentrionale rientrano nel \u201cProgetto archeologico regionale Terra di Ninive\u201d (Parten) condotto dal 2012 dalla Missione archeologica italiana in Assiria (Maia) del Dipartimento di storia e tutela dei beni culturali dell\u2019Ateneo friulano. La regione \u2013 che corrisponde all\u2019entroterra di Ninive, ultima capitale dell\u2019impero assiro \u2013, nel suo complesso non \u00e8 mai stata oggetto di studi moderni e sistematici. In questo territorio l\u2019Universit\u00e0 di Udine ha ricevuto, dalle autorit\u00e0 regionali del Kurdistan e da quelle centrali di Baghdad, una concessione di ricerca archeologica per un territorio di tremila chilometri quadrati di superficie, la pi\u00f9 ampia licenza mai rilasciata a una missione straniera in Iraq. Il progetto \u00e8 condotto in collaborazione con la Direzione generale delle Antichit\u00e0 del Kurdistan iracheno e la Direzione delle Antichit\u00e0 di Dohuk.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Gli obiettivi delle ricerche.\u00a0<\/strong>La missione dell\u2019Universit\u00e0 di Udine nel Kurdistan iracheno persegue quattro obiettivi principali. Innanzitutto lo svolgimento di una\u00a0<strong>ricognizione archeologica di superficie regionale<\/strong>\u00a0che consenta di ricostruire la storia dell\u2019insediamento e dell\u2019uso delle risorse naturali nelle pianure a est del corso del fiume Tigri fra la preistoria pi\u00f9 antica e l\u2019et\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tSecondo obiettivo \u00e8 lo\u00a0<strong>scavo archeologico del sito di Tell Gomel-Gaugamela<\/strong>. Nella pianura circostante, nel 331 a.C., Alessandro Magno affront\u00f2 in battaglia e sconfisse il re persiano Dario III, aprendosi cos\u00ec la strada per la conquista di Babilonia e Persepoli, Susa ed Ecbatana, capitali dell\u2019impero della dinastia achemenide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tCentrali per il progetto sono poi\u00a0<strong>le ricerche sul periodo neo-assiro<\/strong>\u00a0e, in particolare, il regno di Sennacherib (704-681 a.C.), il re che spost\u00f2 il centro dell\u2019impero nella citt\u00e0 di Ninive, trasformandola in una capitale di dimensioni (750 ettari rispetto ai 200 precedenti) e splendori mai visti prima di allora. Il re assiro costru\u00ec, inoltre, l\u2019imponente rete di canali d\u2019irrigazione a nord di Ninive. \u00abSistemi d\u2019irrigazione, ma anche ostentazioni di lusso e potenza \u2013 spiega Morandi Bonacossi \u2013, pervasi di forti implicazioni simboliche e ideologiche, che includevano anche la realizzazione, sulle pareti rocciose delle montagne che dominavano i canali, di monumentali rilievi raffiguranti il sovrano assiro al cospetto degli dei e la creazione di elaborati parchi e giardini sia al di fuori di Ninive, sia sull\u2019acropoli della citt\u00e0 o nelle immediate vicinanze\u00bb. Per ricostruire questo sistema idraulico e l\u2019ambiente antico della regione e la sua evoluzione, come conseguenza dei cambiamenti climatici e dell\u2019impatto delle attivit\u00e0 produttive condotte dall\u2019uomo, partir\u00e0 inoltre un progetto multidisciplinare di ricerca archeologica, paleoambientale e paleoclimatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tInfine, il \u201cProgetto archeologico regionale Terra di Ninive\u201d e l\u2019Istituto per le tecnologie applicate ai Beni culturali del Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con la Cooperazione italiana allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, hanno iniziato un vasto\u00a0<strong>progetto di documentazione, conservazione, valorizzazione e gestione dei principali siti monumentali neo-assiri<\/strong>connessi al sistema idraulico costruito dal sovrano assiro Sennacherib. \u00abL\u2019obiettivo \u2013 sottolinea il professor Morandi Bonacossi \u2013 \u00e8 quello di documentare e valorizzare gli straordinari rilievi rupestri di Khinis, Shiru Maliktha, Faideh, e Maltai e dell\u2019acquedotto di Jerwan, primo acquedotto in pietra della storia, con il loro inserimento nella lista del patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 dell\u2019Unesco e la progettazione di un parco archeologico-ambientale del sistema di canali assiri che consenta di valorizzare questo eccezionale complesso monumentale a scopo turistico\u00bb. Il sito di Khinis \u00e8 infatti nella \u201cWatch List\u201d del patrimonio culturale minacciato del World Monuments Fund nel 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>I partner.\u00a0<\/strong>Il \u201cProgetto archeologico regionale Terra di Ninive\u201d, condotto attraverso campagne di scavo annuali della durata di pi\u00f9 di due mesi, \u00e8 finanziato dalla Cooperazione italiana allo sviluppo (Task force Iraq), dalla Direzione generale per la Promozione del sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri, dalla Regione Friuli Venezia Giulia \u2013 Informest, dalla Provincia di Udine, dalla Fondazione Crup e dallo Studio Giorgiutti e Associati. Il progetto \u00e8 sostenuto dalla Direzione delle Antichit\u00e0 del Kurdistan iracheno e dall\u2019Ambasciata italiana a Baghdad e dal Consolato italiano ad Erbil.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>I risultati delle ricerche, obiettivi e sviluppi della missione sono stati presentati oggi all\u2019Universit\u00e0 di Udine<\/strong>. Erano presenti, fra gli altri,\u00a0<strong>Alberto Felice De Toni<\/strong>, rettore dell\u2019Ateneo friulano;\u00a0<strong>Gianni Torrenti<\/strong>, assessore regionale ai beni culturali del Friuli Venezia Giulia;\u00a0<strong>Pietro Fontanini<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Furio Honsell<\/strong>, presidente della Provincia e sindaco di Udine;\u00a0<strong>Rezan Kader<\/strong>, alto rappresentante in Italia del governo regionale del Kurdinstan in Iraq;\u00a0<strong>Farhad Atrushi<\/strong>, governatore di Dohuk;\u00a0<strong>Nino Merola<\/strong>, della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli affari esteri;\u00a0<strong>Hassan Ahmed<\/strong>\u00a0Qasim, direttore delle antichit\u00e0 di Dohuk;\u00a0<strong>Paolo Mauriello<\/strong>, direttore dell\u2019Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr); <strong>Lionello D\u2019Agostini<\/strong>, presidente della Fondazione Crup;\u00a0<strong>Alberto Giorgiutti<\/strong>, dello Studio Giorgiutti e Associati;\u00a0<strong>Neil Harris<\/strong>, direttore del Dipartimento di Storia e tutela dei beni culturali dell\u2019ateneo udinese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scavi nel Kurdistan iracheno<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":14968,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-14967","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",597,400,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",597,400,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",597,400,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1-300x201.webp",300,201,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",597,400,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",300,201,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",500,335,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",474,318,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",388,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",300,201,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",597,400,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",597,400,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",597,400,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",597,400,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1-597x380.webp",597,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1.webp",250,168,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7451-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Scavi nel Kurdistan iracheno","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14967","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14967"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14967\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14968"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14967"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14967"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14967"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}