{"id":14761,"date":"2014-09-12T00:00:00","date_gmt":"2014-09-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=14761"},"modified":"2014-09-12T00:00:00","modified_gmt":"2014-09-11T23:00:00","slug":"ghiacci-antartici-sempre-piu-a-rischio-per-il-riscaldamento-atmosferico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/ghiacci-antartici-sempre-piu-a-rischio-per-il-riscaldamento-atmosferico\/","title":{"rendered":"Ghiacci antartici sempre pi\u00f9 a rischio per il riscaldamento atmosferico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>La catastrofica disgregazione della piattaforma di ghiaccio di Larsen<\/strong>\u00a0(Larsen Ice Shelf \u2013 LIS-B), un&#8217;enorme lastra grande quanto la Valle d\u2019Aosta, situata sulla costa orientale della Penisola Antartica, verificatasi nel 2002,\u00a0con una perdita di circa 3.250 km2\u00a0di ghiaccio, \u00e8 il risultato dell&#8217;aumento della temperatura atmosferica e dello scioglimento della superficie del ghiaccio, piuttosto che del rapido cambiamento della struttura del ghiacciaio e delle variazioni di temperatura degli oceani.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLo ha stabilito uno studio pubblicato oggi su <em>Science<\/em>, prestigiosa rivista scientifica edita dall&#8217;American Association for the Advancement of Science. Lo studio \u00e8\u00a0frutto del lavoro di un team internazionale\u00a0di ricercatori provenienti da Stati Uniti, Italia, Portogallo, Germania, Canada e Regno Unito,\u00a0cui hanno collaborato gli scienziati italiani <strong>Michele Rebesco <\/strong>e <strong>Fabrizio Zgur<\/strong>, ricercatori all&#8217;OGS &#8211; Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale\u00a0di Trieste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa nuova scoperta dimostra che le piattaforme di ghiaccio possono cambiare in periodi brevi, alla scala della vita umana, e che il riscaldamento della superficie dei ghiacci, generato da quello dell&#8217;atmosfera, \u00e8 la causa scatenante dello sviluppo di pozze di fusione e crepacci, che permettono cos\u00ec all&#8217;acqua degli oceani di infiltrarsi nei ghiacci e di provocare scioglimenti di grandi proporzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa ricerca ha importanti implicazioni per capire come sono ora e come si evolveranno l&#8217;ambiente e il clima.\u00a0Lo studio della dinamica di modifica delle piattaforme di ghiaccio \u00e8 infatti fondamentale nella comprensione di come i vasti strati di ghiaccio dell&#8217;Antartide si comporteranno, in conseguenza dell&#8217;aumento della temperatura globale del nostro pianeta. Se le piattaforme di ghiaccio antartiche dovessero sciogliersi completamente in mare, il livello globale degli oceani aumenterebbe di circa 60 metri. Altri ricercatori in precedenza hanno segnalato che questo collasso potrebbe essere gi\u00e0 iniziato in un&#8217;altra parte dell\u2019Antartide e che possa avvenire solo nell&#8217;arco di secoli. Tuttavia, la potenziale risposta delle calotte glaciali all\u2019aumento di temperatura, come suggerito dallo studio pubblicato oggi, potrebbe essere pi\u00f9 veloce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tI meccanismi riconosciuti come causa della destabilizzazione e riduzione delle calotte di ghiaccio e il conseguente innalzamento del livello del mare sono due: correnti oceaniche calde sciolgono dal basso il fondo delle piattaforme di ghiaccio nel punto dove il ghiaccio e i fondali si incontrano e\/o il riscaldamento della superficie dei ghiacci e la conseguente instabilit\u00e0 delle piattaforme di ghiaccio porta ai crolli catastrofici. E si riteneva che entrambi i fenomeni avessero contributo al distacco di Larsen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLo studio sulla LIS-B, basato su dati marini raccolti nel 2005 e nel 2006 a bordo della nave rompighiaccio di ricerca statunitense\u00a0<em>Nathaniel B. Palmer<\/em>, ha analizzato con il radiocarbonio i sedimenti prelevati al di sotto dei GZS &#8211;\u00a0<em>Grounding Zone Systems\u00a0<\/em>(linee di distacco), le aree in cui la transizione tra il ghiaccio continentale e le piattaforme di ghiaccio galleggiante aiutano a regolare il flusso di ghiaccio, divenute per la prima volta raggiungibili dopo il crollo del 2002. I rilievi hanno mostrato come\u00a0\u00e8 cambiato molto poco sul fondo del mare dalla fine dell&#8217;ultima era glaciale\u00a0e che la perdita di contatto del ghiaccio con il fondo in questo sito risale a circa 12.000 anni fa. Ci\u00f2 significa che\u00a0il recente e rapido crollo della LIS-B \u00e8 stato probabilmente una risposta al secondo meccanismo: clima pi\u00f9 caldo e conseguente riscaldamento della superficie del ghiaccio\u00a0piuttosto che instabilit\u00e0 della linea di distacco e assottigliamento della piattaforma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa nuova ricerca\u00a0non nega il precedente modello teorico sui distaccamenti, ma\u00a0amplia le possibilit\u00e0 che gli scienziati devono prendere in considerazione\u00a0quando analizzando le dinamiche delle piattaforme di ghiaccio,\u00a0suggerendo di studiare con un maggior dettaglio le linee di distacco, campionando direttamente i sedimenti, nonostante le difficolt\u00e0 di accesso, il rischio logistico e le ingenti risorse necessarie per farlo. Si tratta di analisi fondamentali per capire come le grandi masse di ghiaccio si comportano in presenza di variazioni di temperatura degli oceani e del livello delle acque del mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t&#8220;Sono stati fatti grossi sforzi internazionali per campionare e anche perforare le linee di distacco in entrambi gli emisferi\u00a0&#8211; ha spiegato <strong>Michele Rebesco<\/strong>, ricercatore dell&#8217;OGS -.\u00a0\u00c8 importante capire il meccanismo, lo sviluppo e l&#8217;arco di tempo coinvolti in questo processo. Lo abbiamo rilevato anche nel corso di una recente crociera di esplorazione che abbiamo fatto nel 2013 nella parte nord occidentale del Mare di Barents&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Eugene Domack<\/strong>, professore di oceanografia geologica presso la University of South Florida e co-autore dello Studio, ha rilevato inoltre come il crollo della piattaforma Larsen B abbia contribuito notevolmente alla conoscenza scientifica in una vasta gamma di settori. In precedenza, infatti, alcuni ricercatori, tra cui lo stesso Domack, avevano esaminato le implicazioni biologiche del collasso Larsen B, scoprendo una sorprendente comunit\u00e0 sul fondale marino che sopravvive nelle profondit\u00e0 delle acque senza sole e senza alcuna apparente fonte di nutrienti e di energia. \u201cSolo l&#8217;insolito crollo del LIS- B ha permesso di raggiungere quel fondale e di analizzare la linea di distacco, arrivando a queste scoperte\u201d.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa ricerca sar\u00e0 illustrata da <strong>Michele Rebesco<\/strong>, ricercatore OGS, nell&#8217;ambito dell&#8217;incontro \u201cEnergia nelle Aree Polari\u201d, in programma sabato 27 settembre alle ore 17 al Magazzino delle Idee (Corso Cavour, 2 \u2013 Trieste), inserito nel programma di Trieste Next, terza edizione del Salone Europeo della Ricerca Scientifica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricerca internazionale con l&#8217;OGS di Trieste<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":14762,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-14761","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",400,300,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",400,300,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",400,300,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1-300x225.webp",300,225,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",400,300,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",300,225,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",400,300,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",400,300,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",347,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",300,225,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",400,300,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",400,300,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",400,300,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",400,300,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",400,300,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1.webp",250,188,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7079-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Ricerca internazionale con l'OGS di Trieste","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14761","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14761"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14761\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14762"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14761"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14761"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14761"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}