{"id":14542,"date":"2014-07-17T00:00:00","date_gmt":"2014-07-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=14542"},"modified":"2014-07-17T00:00:00","modified_gmt":"2014-07-16T23:00:00","slug":"quando-i-bambini-si-sbucciano-le-ginocchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/quando-i-bambini-si-sbucciano-le-ginocchia\/","title":{"rendered":"Quando i bambini si sbucciano le ginocchia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDa sempre, l\u2019estate \u00e8 per i bambini occasione di giocare in gruppo, all\u2019aria aperta. Un tempo pi\u00f9 di oggi: minori spazi comuni a libera disposizione, maggiore disponibilit\u00e0 di giochi individuali, minore facilit\u00e0 di incontro tra pari, maggiori proposte strutturate da parte di soggetti qualificati, minore tempo delle figure genitoriali da dedicare al tempo libero dei figli, maggiori attenzioni da parte di quegli stessi adulti di riferimento sul controllo e sullo stato fisico dei minori in carico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tQuesti rappresentano, a nostro avviso, alcuni dei fattori che stanno riducendo il tempo dell\u2019aggregazione libera tra coetanei, a scapito di una difficolt\u00e0 degli stessi a trascorrere del tempo di qualit\u00e0 assieme e a vantaggio dell\u2019aumento del controllo e dello stato d\u2019ansia delle figure genitoriali (facilmente identificabili con le madri, ma non completamente e in tutti gli ambiti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tEd \u00e8 proprio su questo aspetto che vogliamo concentrare la nostra attenzione, condividendo le nostre riflessioni, scaturite dall\u2019esperienza personale e lavorativa nel corso degli anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tCome soggetti referenti delle attivit\u00e0 educative per minori all\u2019interno di una cooperativa sociale, stiamo dedicando un intervallo sempre pi\u00f9 ricco, tanto in termini di quantit\u00e0 che di qualit\u00e0 di tempo dedicato, nella progettazione di servizi rivolti ai minori che siano privi di rischi per la loro incolumit\u00e0 fisica. Ricordiamo un episodio in cui, a seguito della caduta di un bambino con conseguente punto di sutura, durante il gioco della bandierina, ci \u00e8 stata rivolta questa frase: \u201cCerchiamo di limitare i giochi violenti, teniamo i bambini pi\u00f9 tranquilli!\u201d. Che il gioco della bandierina potesse fare parte della tipologia \u201cgiochi violenti\u201d lo scoprimmo allora, ma oggi, a quasi cinque anni di distanza dal fatto, non ne siamo ancora convinti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tCome operatori impegnati quotidianamente con i minori nella progettazione e gestione di attivit\u00e0 di promozione dell\u2019agio, siamo i primi a volere che i bambini a noi affidati stiano bene e non si facciano male. Accade per\u00f2, sempre pi\u00f9 spesso, che vi sia incomprensione sui concetti \u201c<strong>far star bene il bambino<\/strong>\u201d e \u201c<strong>non farsi male<\/strong>\u201d. Sempre pi\u00f9 spesso, si ritiene che lo star bene e il non farsi male dipendano dall\u2019assenza di attivit\u00e0 motoria; siamo dunque in presenza di richieste di contesti asettici, privi di fattori di rischio, privati da oggetti e situazioni solo potenzialmente dannose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tE allora ci viene richiesto di limitare il gioco della bandierina perch\u00e9 se un bambino cade pu\u00f2 sbucciarsi il ginocchio, rompersi gli occhiali, scheggiarsi un dente, rovinare l\u2019abito griffato. Tutti a puntare il dito che il gioco non era adatto. A cosa? Al bambino? Al luogo? Al momento? Ma \u00e8 davvero questo il \u201cdolore\u201d che il bambino pu\u00f2 provare in quella caduta? Pu\u00f2 la stessa anche rappresentare qualcosa di diverso, rispetto alla sua appartenenza al gruppo? E se anche cadesse, sarebbe cos\u00ec sbagliato che provasse un dolore? Con questo, a scanso di equivoci, non intendiamo dire di abbassare la guardia sull\u2019incolumit\u00e0 dei bambini durante le attivit\u00e0 di gioco, ma \u00e8 nella natura delle cose che il fatto possa accadere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl punto \u00e8 che, per quanto un\u2019attivit\u00e0 sia la pi\u00f9 strutturata possibile, <strong>dobbiamo sempre fare i conti con l\u2019imprevisto<\/strong>: una mossa inaspettata del compagno, una buca nel terreno, un ostacolo improvviso, un\u2019incapacit\u00e0 nella corsa sono solo alcuni degli esempi che fanno cadere \u201cil contenitore di cristallo\u201d a terra con le conseguenze facilmente intuibili. Come nel gioco del Monopoli, l\u2019avanzare della nostra pedina \u00e8 insidiata da probabilit\u00e0 e imprevisti, cos\u00ec nella gestione dei minori dobbiamo considerare anche le probabilit\u00e0 e gli imprevisti. E tra minori \u00e8 molto alta la probabilit\u00e0 che cadano e che l\u2019imprevisto si concretizzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tSempre pi\u00f9 spesso, a nostro avviso, si dimentica ci\u00f2. Infatti, sovente, gli adulti si ergono a protettori dei loro figli: dalle liti tra coetanei agli insuccessi a scuola, alle sconfitte negli sport. Stiamo manifestando una costante <strong>tendenza ad anticipare le cadute prima che queste accadano<\/strong>, tanto che anche le compagnie assicurative si stanno tutelando onde evitare di dover risarcire danni per presunti incidenti. Laddove poi le cadute si verificano siamo pronti a intervenire in nome di una santa giustizia genitoriale che pone i bambini in secondo piano. Gi\u00e0. I bambini vengono messi in secondo piano perch\u00e9 non si considera che non potranno sempre avere un custode che li protegga; non si prende in considerazione che il processo di crescita avviene per prove ed errori; non ci si rende spesso conto che il problema viene semplicemente rimandato e non affrontato nelle sue radici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tE allora cosa fare? Come sempre, vi sono pi\u00f9 opzioni. La prima, pi\u00f9 rassicurante per le mamme ansiose, ma pi\u00f9 difficilmente praticabile a lungo raggio, \u00e8 quella di tenere i bambini sotto una campana di vetro: custodirli sempre e ovunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tFino a quando, prima o poi, (e lo faranno!) chiederanno di uscire. Certo possiamo ancora negare il permesso, ma dobbiamo considerare che <strong>non sempre la proibizione porta al risultato sperato<\/strong>. E se anche non fosse manifestata questa volont\u00e0 in modo esplicito, prima o poi il controllo naturalmente cesser\u00e0 e quell\u2019adulto, fino ad allora protetto come un bambino, si ritrover\u00e0 da solo ad affrontare le sue prime cadute, che, su un corpo ormai sviluppato ma impreparato, aumenteranno il loro potere dolorifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDunque, che cosa induce i genitori a proteggere i loro pargoli sotto la campana? Vi sono altre variabili, oltre a quelle considerate, che riducono tale opportunit\u00e0 di crescita? Si tratta solo di fattori esterni, difficilmente governabili? O concorrono a tale limitazione anche aspetti soggettivi? Sono i bambini meno attenti alle regole della \u201cvita\u201d o \u00e8 la \u201cvita\u201d che detta regole considerate troppo impegnative? Forse era meglio quando si stava peggio? Ci sentivamo protetti quando, con le ginocchia insanguinate e le lacrime agli occhi, venivamo sgridati per aver graffiato la bicicletta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tA nostro avviso, vi \u00e8 un\u2019altra opzione che pu\u00f2 nascondere una forte valenza educativa. Attraverso la caduta, possiamo insegnare ai bambini il valore dell\u2019aiuto, il senso del gruppo, la reazione alla sconfitta. Facciamo in modo che conoscano i pericoli veri dagli incidenti fortuiti, in modo che, quando un giorno, molto pi\u00f9 vicino di quanto vogliamo credere, si ritroveranno da soli ad affrontare altre \u201ccadute\u201d, saranno capaci di reagire, di alzare la testa e di andare avanti. O ancora quel giorno in cui vedranno qualcun altro cadere, sapranno cosa vuol dire, conosceranno il dolore della botta, il bruciore della guarigione e la pazienza per la prognosi e potranno divenire strumento di aiuto per qualche altro, magari loro avversario nel lavoro, ma coetaneo nella sfida della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tE allora, <strong>quando vediamo un bambino cadere, aspettiamo un attimo prima di correre in suo aiuto<\/strong>. Proviamo a considerare che per il raggiungimento dell\u2019autonomia, a volte, bisogna passare per una caduta, un\u2019arrabbiatura, una sconfitta. Aspettando un attimo, facciamo il bene del nostro pargolo. Di genitori cos\u00ec, che mirano al \u201cBene\u201d e al puro divertimento, abbiamo avuto il piacere di incontrarne parecchi e, ne siamo certi, ne incroceremo ancora. Rispetto a tutti gli altri, se lo vorranno, condivideremo le motivazioni alla base delle nostre proposte e gli obiettivi che ci impegniamo, giorno dopo giorno, a raggiungere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fiducia ed esperienze<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-14542","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":null,"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Fiducia ed esperienze","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14542","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14542"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14542\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14542"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14542"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14542"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}