{"id":14281,"date":"2014-06-10T00:00:00","date_gmt":"2014-06-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=14281"},"modified":"2014-06-10T00:00:00","modified_gmt":"2014-06-09T23:00:00","slug":"a-sacile-luomo-che-suono-per-mandela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/a-sacile-luomo-che-suono-per-mandela\/","title":{"rendered":"A Sacile l&#8217;uomo che suon\u00f2 per Mandela"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00c8 un\u2019occasione molto speciale quella che si celebrer\u00e0 <strong>gioved\u00ec 26 giugno<\/strong> <strong>alle 20.45 alla Fazioli Concert Hall<\/strong>: il pianista sudafricano <strong>Abdullah Ibrahim <\/strong>\u2013 vera icona della musica jazz \u2013 ha infatti deciso di registrare a Sacile l\u2019album che uscir\u00e0 ad ottobre, in coincidenza con il suo ottantesimo compleanno, esibendosi in un concerto, organizzato da<strong> FAZIOLI Pianoforti <\/strong>in collaborazione con <strong>Circolo Culturale Controtempo,<\/strong> le cui riprese video andranno a far parte integrante di questo atteso progetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tGi\u00e0 da diversi anni <strong>Abdullah Ibrahim<\/strong> \u00e8 un grande estimatore dei pianoforti FAZIOLI e per questo motivo ha deciso di registrare il suo nuovo album nel luogo dove questi strumenti vengono realizzati. Il concerto nasce proprio da questa fortunata circostanza e si profila come un\u2019opportunit\u00e0 imperdibile sia per gli appassionati di jazz che per tutti gli amanti della grande musica, perch\u00e9 offre la possibilit\u00e0 di incontrare un pianista che, calcando le scene da ben sessantacinque anni, ha scritto un capitolo fondamentale della storia di questo genere. Per il pubblico questa sar\u00e0 un\u2019opportunit\u00e0 unica per entrare a far parte del prossimo capitolo della storia, il cd che il musicista incider\u00e0 per i suoi ottant\u2019anni. Il nome di <strong>Abdullah Ibrahim<\/strong> \u00e8 indissolubilmente legato a quello di artisti come <strong>Duke Ellington, John Coltrane, Ornette Coleman, Don Cherry<\/strong> e molti altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tMa la sua vicenda umana e professionale non \u00e8 fatta solamente di collaborazioni con i nomi pi\u00f9 grandi della storia del jazz: \u00e8 direttamente collegata anche agli sviluppi sociali, culturali e storici del ventesimo secolo. Nato a Cape Town nel 1934 come Adolphe Johannes Brand, ha iniziato la sua carriera nel 1949, ancora adolescente, con il nome di <strong>Dollar Brand<\/strong>. Non c\u2019\u00e8 bisogno di spiegare cosa significasse vivere e operare in <strong>Sud Africa<\/strong> in pieno periodo di <strong>apartheid<\/strong>. Nondimeno, il pianista rimase fino agli inizi degli Anni Sessanta nel suo Paese natale, dove accompagn\u00f2 <strong>Miriam Makeba<\/strong> e fond\u00f2 la prima importante jazz band del continente africano, <strong>The Jazz Epistles<\/strong>. Purtroppo il successo internazionale, esploso dopo l\u2019incisione del primo LP ad opera di musicisti black sudafricani nel 1960, gli caus\u00f2 difficolt\u00e0 in patria, tanto che decise di trasferirsi in Europa (inizialmente in Svizzera e Danimarca).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNel 1965, Brand fu \u201cscoperto\u201d nientemeno che da <strong>Duke Ellington<\/strong>, che lo port\u00f2 a New York. Il trionfo al Festival jazz di Newport divenne il suo biglietto da visita a livello internazionale. Fu membro dell\u2019avanguardia newyorkese e, suonando con<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Ornette Coleman<\/strong> e<strong> John Coltrane<\/strong>, affin\u00f2 tanto la sua tecnica quanto la sensibilit\u00e0 verso un approccio \u201cspirituale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tHa sempre mantenuto forti i legami con l\u2019Africa, ma cercando costantemente alleanze in Europa e Asia. Dal 1968 in avanti, si possono annoverare tra i suoi pi\u00f9 stretti compagni di palco musicisti come <strong>Don Cherry, Gatto Barbieri<\/strong> e il leggendario bassista sud africano<strong> Johnny Dyani<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNel 1968 Brand si convert\u00ec all\u2019Islam e prese il nome di <strong>Abdullah Ibrahim<\/strong>, che gradualmente negli anni fece svanire il ricordo del precedente nome d\u2019arte. Durante gli Anni Settanta e Ottanta, divenne la figura pi\u00f9 rappresentativa per l\u2019integrazione della scena jazz africana. Basti ricordare gli album <strong>Echoes From Africa<\/strong> (1979, in duo con Dyani), <strong>African Marketplace<\/strong> (1980), o <strong>Zimbabwe <\/strong>(1983) che parlano dell\u2019organica connessione tra il jazz americano e le radici della musica africana \u2013 aspetto che non si era mai voluto enfatizzare prima d\u2019allora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tL\u2019abolizione dell\u2019apartheid fu naturalmente una liberazione anche per Abdullah Ibrahim, che suon\u00f2 per <strong>Nelson Mandela<\/strong> nel 1994.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tAbdullah Ibrahim non \u00e8 solo un musicista ma anche un educatore. Ha fondato il Centro M7 a Cape Town che si occupa di formazione artistica e al contempo promuove un approccio olistico, suggerendo ai giovani artisti di avvicinarsi ai segreti della tradizione e della natura facendoli propri. La conoscenza si perde quando non si ascolta la voce della tradizione, questo \u00e8 il suo credo artistico e personale, e lui stesso ha sempre inteso la musica come una forma di guarigione.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 26 giugno alla Fazioli Concert Hall<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":14282,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-14281","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",600,388,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",600,388,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",600,388,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1-300x194.webp",300,194,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",600,388,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",300,194,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",500,323,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",474,307,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",391,253,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",300,194,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",600,388,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",600,388,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",600,388,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",600,388,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1-600x380.webp",600,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1.webp",250,162,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5960-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Il 26 giugno alla Fazioli Concert Hall","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14281","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14281"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14281\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14282"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14281"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14281"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14281"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}