{"id":14152,"date":"2014-05-26T00:00:00","date_gmt":"2014-05-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=14152"},"modified":"2014-05-26T00:00:00","modified_gmt":"2014-05-25T23:00:00","slug":"la-magia-del-sudamerica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-magia-del-sudamerica\/","title":{"rendered":"La magia del Sudamerica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl silenzio all\u2019interno del bosco \u00e8 carico di attesa. Seduti a bordo del trenino che transita in mezzo agli alberi, sentiamo in lontananza lo scorrere delle acque del <strong>Rio Iguazu<\/strong>. Raggiungiamo l\u2019inizio del sentiero che ci condurr\u00e0 a tu per tu con uno dei <strong>Patrimoni dell\u2019Umanit\u00e0<\/strong>. Il sole splendente regala scorci di luce emozionanti mentre, transitando sulle passerelle di sicurezza, raggiungiamo punti panoramici che regalano scorci unici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tL\u2019andamento placido del fiume sta per interrompersi in un salto nel vuoto di 82 metri, con un rumore assordante che toglie il respiro, come se quella massa d\u2019acqua sotto i nostri occhi ci avesse invece sommerso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDescrivere le <strong>Cascate di Iguazu<\/strong>, al confine tra Argentina e Brasile, \u00e8 compito pressoch\u00e9 impossibile. Avere l\u2019opportunit\u00e0 di ammirarle dal territorio di entrambi gli Stati insieme alla propria moglie e figlia \u00e8 invece un privilegio che capita una sola volta nella vita. Valentina si trova in Argentina da alcuni mesi per completare gli studi universitari, ospite di una famiglia di <strong>Santa Fe<\/strong>, dove fa ritorno dopo la visita a Iguazu.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIo e mamma Lucia proseguiamo invece il viaggio sull\u2019aereo che ci conduce a <strong>Salta<\/strong>. In questa citt\u00e0 ai piedi delle Ande si erge un vero e proprio gioiello dell\u2019architettura ispanica: la <strong>Cattedrale <\/strong>risalente al XVIII secolo. Nel suggestivo <strong>Museo della Civilt\u00e0 di Alta Montagna <\/strong>sono invece esposti i corpi dei <em>Ni\u00f1os<\/em>, tre bambini Inca mummificati e perfettamente conservati, scoperti tra i ghiacci del <strong>Monte Llullaillaco <\/strong>nel 1999. Dopo la visita tra i mercatini multicolori dell\u2019artesianato locale, ci dirigiamo verso uno dei ristoranti pi\u00f9 rinomati della citt\u00e0: lo JOVI2. <em>Entrada <\/em>a base di melanzane e fagioli prima della specialit\u00e0 della casa, il coniglio disossato condito dalle spezie pi\u00f9 variegate. Un piacere per il palato in vista del lungo viaggio dell\u2019indomani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tAll\u2019alba siamo gi\u00e0 in partenza per San Pedro. Ancora al buio, a bordo del nostro semi-cama ci inerpichiamo in mezzo al nulla. La strada \u00e8 ben tenuta ma piuttosto stretta: quando due autobus si affiancano c\u2019\u00e8 da trattenere il fiato nel vederli passare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNulla in confronto alle gole e agli strapiombi che ci sforziamo di non osservare oltre la carreggiata. La testa inizia a farsi pesante via via che ci avviciniamo ai 4180 metri e l\u2019aria diventa pi\u00f9 rarefatta. Ai lati della strada osservo i cespugli mossi dal vento. In questo luogo arido eppure tra i pi\u00f9 visitati al mondo il tempo pare essersi fermato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa strada torna in discesa fino ai 2500 metri di altitudine di <strong>San Pedro de Atacama<\/strong>, paese magni fico e punto di partenza di escursioni senza eguali. Una di queste \u00e8 la meta dell\u2019indomani: la <strong>Laguna Altiplanica<\/strong>. Attraverso un paesaggio lunare, dove i tralicci della corrente sono l\u2019unico segnale che ci conferma di essere ancora sul pianeta Terra, raggiungiamo il paesino di <strong>Toconao<\/strong>, le cui abitazioni, tutte basse, sono costruite in pietra vulcanica (liparite), a differenza del misto di argilla (adobe) di quelle di San Pedro. Il tempo di scattare alcune foto al campanile e alla chiesetta costruita 200 anni fa, e gi\u00e0 ripartiamo verso un\u2019altra meraviglia: il <strong>Salar di Atacama<\/strong>, che gli abitanti del posto considerano la salina pi\u00f9 grande al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tUna certezza per tutti, invece, \u00e8 il fascino dei fenicotteri che pasteggiano indifferenti della nostra presenza. Con la loro immagine negli occhi, a bordo del nostro bus iniziamo la salita verso gli altipiani. Raggiungiamo prima <strong>Socaire<\/strong>, dove ammiriamo i terrazzamenti tipici del popolo Inca, ancora ben conservati, e la chiesetta di chiara impostazione spagnola; quindi proseguiamo per le <strong>lagune Miscanti e Miniques<\/strong>, a quota 4200 metri di altitudine. Nonostante l\u2019aria pesante, lo spettacolo \u00e8 impagabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tL\u2019indomani altra levataccia alle 4.30. Dopo un\u2019ora e mezza raggiungiamo la zona del <strong>Geyser del Tatio<\/strong>. \u00c8 ancora buio. Mangiamo uno spuntino veloce cercando di acclimatarci al meglio. Dopo i 35\u00b0C del giorno prima, qui il termometro indica -5\u00b0C. Eppure attorno a noi la terra fuma e ribolle, eruttando acqua calda a una temperatura di 85 gradi. Un cartello indica quota 4320 m sul livello del mare: siamo nella zona di geyser pi\u00f9 alta al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tAlle prime luci lo spettacolo diventa qualcosa di irreale. Girovaghiamo lungo i sentieri appositamente predisposti alla ricerca dello scatto migliore. I pi\u00f9 temerari si avventurano nelle calde acque di una piscina tra brividi di freddo e ricerca di conferme per la scelta fatta. Intanto il sole inizia a far capolino tra i monti e il primo tepore incomincia a farsi sentire. Riprendiamo il cammino fino a <strong>Vado Putana<\/strong>, dove ammiriamo specie di uccelli tra le pi\u00f9 disparate: dalla <em>Tagua Cornuda <\/em>al <em>Vofedal de Putana <\/em>alla <em>Guhaiata Andina<\/em>. Da qui proseguiamo per <strong>Vada Machaca<\/strong>. Due uomini sono impegnati attorno a una griglia primitiva, facendola funzionare con un ventaglio d\u2019altri tempi; una signora sta aprendo la sua bottega: \u00e8 un\u2019anziana che gestisce i bagni pubblici. Fuori dal paesino, un piccolo gruppo di lama bruca l\u2019erbetta incurante della nostra presenza. Solo uno di loro, in modo distratto, ci degna di uno sguardo. L\u2019ultimo ricordo prima del rientro a San Pedro, per un paio d\u2019ore di riposo. Alle quattro del pomeriggio siamo di nuovo in viaggio: destinazione <strong>Valle della Luna<\/strong>. Di nome e di fatto. Ci ritroviamo infatti nel <strong>deserto di Atacama<\/strong>, affascinati dall\u2019asprezza della <strong>Cueva del Canyon<\/strong>, dalla simbologia degli spuntoni di roccia delle <strong>\u201cTre Marie\u201d <\/strong>e dalla vista emozionate in cima alla <strong>Duna Mayor<\/strong>. Il tramonto suggestivo diventa lo sfondo ideale per la foto ricordo al mirador, in mezzo alla bolgia dei turisti. Ultima cartolina prima del rientro a Salta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDopo alcuni giorni di riposo e di visita alla citt\u00e0, ripartiamo in autobus alla volta di <strong>Cafayate<\/strong>, per un tour nella zona <strong>Quebrada (Canyon) del Rio delle Conchiglie<\/strong>. Il <strong>Castillo della Montagna dei sette colori<\/strong>, la <strong>Ventana<\/strong>, l\u2019<strong>anfiteatro <\/strong>dove alcuni giovani improvvisano semplici concerti favoriti dalla magnifica acustica: \u00e8 un alternarsi continuo di luoghi straordinari. Cafayate \u00e8 invece un pullulare di mercati e botteghe artigiane, ma anche di ristoranti tipici (da non perdere il <em>Cabrito alla Cazuela<\/em>, capretto in brodo dal sapore marcato). Per il bere le usanze locali sono particolari: Coca Cola con il Fernet e tanto ghiaccio viene considerato un ottimo digestivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tUn\u2019istituzione, invece, \u00e8 il ritardo. Come quello dell\u2019autobus che ci porta a <strong>T<\/strong><strong>ucuman<\/strong>. Il paesaggio attorno a noi \u00e8 costituito in gran parte dalle vigne ordinate e ben curate, da cui uscir\u00e0 l\u2019ottimo vino del posto. \u00c8 da questa vegetazione che, all\u2019improvviso, escono spesso persone con il braccio alzato, facendo cenno all\u2019autista di farle salire. Altre, invece, chiedono di scendere. In entrambi i casi in mezzo al nulla. Dal finestrino cerco con lo sguardo un\u2019abitazione: non si vede anima viva. Solo vegetazione (arbusti e numerosi cactus) e animali (greggi di pecore, cavalli e mandrie di bovini). Arrivati a Tucuman abbiamo giusto il tempo di acquistare nuovi biglietti di autobus: altre quattro ore di viaggio verso <strong>Catamarca <\/strong>dove arriviamo in serata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDopo una notte da dimenticare in un albergo fatiscente, ci addentriamo nel centro cittadino, caotico e piuttosto inquinato. La nostra \u00e8 una ricerca di bottega in bottega per trovare la pietra nazionale: la <em>Rodocrosita <\/em>(o Pietra degli Inca), estratta dalla miniera di questo territorio. Ma tutte quelle che ci vengono proposte appaiono di qualit\u00e0 scadente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tCon l\u2019amaro in bocca partiamo verso <strong>Cordoba<\/strong>, dove arriviamo in previsto ritardo e, appena scesi dal bus, veniamo alleggeriti del portamonete. La citt\u00e0 in compenso \u00e8 bella e pulita. Tra una visita ai monumenti e una alle bancarelle artigiane, trovo il tempo per saggiare le abilit\u00e0 di un <em>peluchero <\/em>(barbiere) locale: barba e capelli, qualche taglio in faccia, cinque euro di conto. Ora possiamo dirigerci verso un incontro tanto atteso. Quello con gli amici argentini di origini friulane presenti alla <em>Festa Nacional del Vino <\/em>a <strong>Colonia Carroya<\/strong>. Ci sentono parlare in friulano e si stringono subito attorno a noi. C\u2019\u00e8 anche Daniel, ormai un amico, conosciuto nei precedenti viaggi in Sudamerica. Ci presenta numerose persone, tutte desiderose di avere notizie dalla loro patria d\u2019origine. A un certo punto una giovane cantante intona l\u2019inno argentino e, a ruota, quello italiano. Tutti i presenti cantano con orgoglio entrambi. Un\u2019immagine di fronte a cui \u00e8 impossibile non emozionarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tCi diamo tutti appuntamento a qualche giorno pi\u00f9 tardi, in un luogo speciale. Nel frattempo puntiamo verso <strong>Alta Gracia<\/strong>, cittadina di 45 mila abitanti famosa per la <strong>casa-museo di Che Guevara<\/strong>. Dopo un interminabile viaggio in bus e qualche chilometro a piedi, giungiamo di fronte all\u2019edificio. Vicino all\u2019ingresso un gruppo di persone discute animatamente. Chiediamo informazioni sull\u2019orario di apertura, ma ci rispondono che il museo \u00e8 chiuso. Ripensiamo al lungo viaggio sobbarcato e proviamo a insistere. Acconsentono senza troppe esitazioni: ci fanno entrare invitandoci anche a scattare fotografie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tOra possiamo raggiungere Santa Fe, attraversando paesaggi caratterizzati da immense distese di soia e di mais, intervallate ogni tanto da grandi mandrie di mucche. In citt\u00e0 rivediamo Valentina, salutiamo la famiglia che la ospita e trascorriamo la serata tutti assieme in un locale tipico della zona, gustando l\u2019ottimo <strong>pesce del Rio Paran\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tL\u2019indomani raggiungiamo il luogo speciale, <strong>Avellaneda<\/strong>. Citt\u00e0 di 25 mila abitanti nella Provincia di Santa Fe, abitata per il 75% da friulani che la fondarono alla fine del 1800 durante la grande emigrazione dei nostri corregionali verso l\u2019Argentina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00c8 una sera di festa, assieme ad amici e amministratori locali. Ci viene servita dell\u2019ottima <em>picada <\/em>(antipasto a base di salumi e diversi tipi di formaggi), seguita da un sublime <em>asado de vaca e de cerdo<\/em>, il tutto accompagnato da dell\u2019ottimo vino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl giorno seguente Marianela, Gustavo e Nilse ci accompagnano con l\u2019auto in una tipica <em>Estancia Argentina <\/em>(fattoria), di propriet\u00e0 della famiglia Paduan, i cui antenati immigrati nell\u2019800 provenivano da Villa Vicentina. Il padrone di casa \u00e8 una persona anziana, dall\u2019aspetto austero ma di una grande umanit\u00e0. Ci accoglie assieme alla sua famiglia in una stanza utilizzata come cucina. \u00c8 mattino presto, ma stanno gi\u00e0 cucinando il pane su uno sparger a legna. Gustavo intanto mi ha preparato una sorpresa: una passeggiata a cavallo. Un\u2019esperienza che non scorder\u00f2 mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00c8 l\u2019ultimo giorno con i nostri amici. I saluti sono toccanti: l\u2019umanit\u00e0 e l\u2019accoglienza che ci hanno riservato rimarranno per noi indimenticabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tCi restano due grandi citt\u00e0 da visitare prima del rientro in Italia. La prima \u00e8 <strong>Rosario<\/strong>, a modo suo patria dell\u2019Argentina. Qui infatti si erge il <strong>Monumento alla Bandiera<\/strong>, che ospita la salma del generale Manuel Belgrano colui che, nel 1812, disegn\u00f2 l\u2019attuale vessillo del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa tappa conclusiva, e non potrebbe essere altrimenti, \u00e8 <strong>Buenos Aires<\/strong>. Il centro della capitale \u00e8 un susseguirsi di negozi alla moda e botteghe di souvenir. Visitiamo la <strong>Cattedrale di Nostra Signora di Buenos Aires <\/strong>e poi la <strong>Casa Rosada<\/strong>, centro operativo del Presidente della Repubblica. Dai luoghi del potere raggiungiamo quelli del popolo: <strong>barrio Caminito<\/strong>, nel <strong>rione della Boca<\/strong>. Un posto variopinto, affollato di mercanti e di turisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tL\u2019indomani \u00e8 il 24 marzo, giornata di commemorazione per le vittime della dittatura del generale Vileda. Nonostante me lo sconsiglino, mi avvicino alla <strong>Plaza de Majo<\/strong>. Attorno a me vedo migliaia di persone. Ci sono attimi di tensione. All\u2019improvviso scruto del fumo. Ma l\u2019odore mi fa passare ogni paura. Proviene da un carretto ambulante, dove il proprietario scalda carne alla griglia da vendere ai manifestanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tUn successo. Con il sorriso sulle labbra ci allunghiamo fino al quartiere residenziale <strong>Recoleta<\/strong>. Visitiamo il cimitero che aveva ospitato la tomba di Evita Peron, recentemente trasferita in un altro mausoleo assieme alla salma del marito Juan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa giornata volge al termine. Trascorriamo la serata assieme ad alcuni amici e al presidente del <strong>Fogol\u00e2r Furlan <\/strong>di Buenos Aires. Il Friuli, l\u2019Italia, l\u2019Argentina. E una storia da non dimenticare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Argentina e Brasile<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":14153,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-14152","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",672,260,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",672,260,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",672,260,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1-300x116.webp",300,116,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",640,248,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",300,116,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",500,193,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",474,183,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",391,151,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",300,116,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",672,260,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",672,260,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",672,260,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",672,260,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",672,260,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1.webp",250,97,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5570-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Claudio Pizzin","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/pizzin\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Argentina e Brasile","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14152","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14152"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14152\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14153"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14152"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14152"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14152"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}