{"id":14119,"date":"2014-05-20T00:00:00","date_gmt":"2014-05-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=14119"},"modified":"2014-05-20T00:00:00","modified_gmt":"2014-05-19T23:00:00","slug":"i-confini-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/i-confini-della-storia\/","title":{"rendered":"I confini della storia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPercorrendo la campagna friulana o i sentieri dell\u2019arco alpino, vi sar\u00e0 sicuramente capitato di incontrare nascosti fra le erbacce e i cespugli, cippi o termini appartenenti al confine italo-austriaco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tUn <strong>termine <\/strong>non \u00e8 altro che un manufatto in pietra o in cemento, ma a volte pu\u00f2 essere anche una roccia o un tronco d\u2019albero, posizionato sul territorio a indicare che l\u00ec finisce uno Stato e ne comincia un altro. Fin dall\u2019antichit\u00e0 si pens\u00f2 di inserire questi segnali, attraverso pietre infisse nel terreno, per identificare i confini fra le diverse popolazioni. Fu di origine romana l\u2019usanza di inserire carboni, ceneri e terrecotte sotto i segnali, per eludere le manomissioni dei confini, grazie all\u2019esistenza sotterranea di altri indicatori. Inoltre la rimozione dei segnali costituiva sacrilegio, poich\u00e9 i Romani li onoravano, riconoscendoli come dimora degli dei. Secondo l\u2019editto di Rotari (643), la rimozione dei confini o la loro distruzione era punita, nei confronti dei cittadini liberi, con sanzioni pecuniarie e, per gli schiavi, con l\u2019esecuzione capitale o con il taglio della mano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl rispetto dei termini \u00e8 stato uno dei grandi problemi del legislatore antico: se ne occuparono perfino gli Etruschi, oltre ai Greci e ai Latini. In epoca cristiana, i termini venivano segnati con una croce e cos\u00ec religiosamente protetti. Era anche d\u2019uso denominarli \u201ccapitelli\u201d per la forma e l\u2019importanza. Se ne potevano trovare di pregevole foggia, incisi sul marmo bianco. Va detto, per\u00f2, che era molto pi\u00f9 conveniente definire i confini sul percorso di un corso d\u2019acqua o sulla cresta di una montagna, piuttosto che dover utilizzare, in grande quantit\u00e0, manufatti appositi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tOggi \u00e8 possibile rinvenire cippi di confine sull\u2019attuale confine italo-austriaco, alcuni pregevoli ed eleganti, altri pi\u00f9 grezzi e artisticamente meno interessanti, ma sempre di grande valenza storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tQuesti cippi hanno resistito per secoli in mezzo al passaggio degli eserciti e dei contrabbandieri e oggi ricorda no \u201cl\u2019iniquo\u201d confine fra il Regno d\u2019Italia e l\u2019Austria, la cui cancellazione cost\u00f2 all\u2019Italia tante lacrime e tanto sangue. Il motivo dell\u2019appellativo \u201ciniquo\u201d \u00e8 presto spiegato: si trattava di una linea confinaria tra le pi\u00f9 assurde nella storia, che per la sua realizzazione aveva richiesto 36 termini su 58 km, dislocati fra lo Judrio e la laguna di Grado.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNon possiamo dimenticare che i confini nord orientali per il Friuli, pi\u00f9 che per ogni altra regione, hanno contrassegnato profondamente le vicende del popolo friulano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl termine di confine, di solito, \u00e8 costituito da un blocco in pietra dura di profilo prismatico, lavorato a scalpello, che pu\u00f2 assumere, a volte, le sembianze di un\u2019opera d\u2019arte. Pu\u00f2 portare incisi numeri, lettere, stemmi e altri segni simbolici. Lettere e scritte indicano sui due lati gli Stati confinanti, un numero di una o pi\u00f9 cifre, a volte preceduto dalla lettera N, rappresenta il numero distintivo e progressivo di ogni termine dentro una serie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tFra tutti i termini ancora esistenti, probabilmente poche persone sono a conoscenza del <strong>cippo confinario n. 67 <\/strong>di Tre Ponti, un reperto di indubbio valore storico, che lega Cervignano del Friuli a Udine. Si tratta di un\u2019importante testimonianza dei confini orientali, dal 1926 custodito nella cornice del Castello di Udine. Un reperto che, in due secoli di vita, ha visto cambiare vicendevolmente i confini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl 24 maggio 1915, inoltre, ha addirittura dato il benvenuto ai soldati italiani, al momento del loro ingresso nelle nuove terre redente: Cervignano e il suo \u00a0mandamento, porta verso i territori di Gorizia e Trieste, dove di fatto ebbe inizio la Prima Guerra Mondiale per l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Fulcieri Paulucci di Calboli<\/strong>, eroe della Grande Guerra, il 24 maggio del 1915 fu fra i primi a varcare il vecchio e ora dimenticato confine di Tre Ponti di Cervignano, segnato da quello che ora appare un cimelio di rilevanza storica, a ricordo delle rivendicazioni di italianit\u00e0 di quelle terre. Il cippo, che risale al 1816, divideva l\u2019Illiria, una suddivisione dell\u2019impero austriaco, dal Regno Lombardo Veneto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tAllora, Cervignano si trovava in Illiria e costituiva la frontiera con il Lombardo Veneto. Nel 1866, con la nascita dell\u2019impero austroungarico, Cervignano divenne l\u2019ultimo avamposto dell\u2019impero asburgico. Il cippo confinario n. 67 segnava il confine con il Regno d\u2019Italia, che aveva appena inglobato il Friuli occidentale. Quando fin\u00ec la Grande Guerra quel cippo non serv\u00ec pi\u00f9 e, nel 1926, fu donato ai Civici Musei di Udine. Oggi esso pu\u00f2 essere ammirato in tutto il suo splendore e nella sua interezza (3 pezzi; la base non \u00e8 autentica) presso lo spigolo Nord Ovest del castello di Udine, all\u2019inizio della scalinata che scende verso Piazza della Libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tA perenne ricordo di quel confine venne collocata un\u2019apposita scritta che recita: \u201cQuesto cippo dell\u2019iniquo confine Cervignano di redenta divelse. E qui pose perch\u00e9 il risorto Friuli rammenti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tGrazie a questa collocazione, il termine n. 67, che \u00e8 del tipo 3a con dimensioni di cm 60&#215;60 e dall\u2019altezza di cm 90\/100, \u00e8 il meglio conservato del territorio friulano. Va detto per\u00f2 che, fi no al 1960, si trovava nell\u2019atrio d\u2019ingresso del Castello, in una posizione di maggior rilevanza. Inoltre va segnalato che, secondo la ricostruzione della guida \u201cAntichi termini confinari del Friuli: localizzazione e itinerari alla loro riscoperta\u201d, il cippo n. 67 si trovava a Strassoldo anzich\u00e9 a Tre Ponti, fra la dogana austriaca (oggi casa Marani) e la dogana Italiana (oggi Mulino delle Tolle).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tRecentemente l\u2019Associazione Cervignano Nostra ha chiesto al Comune di Udine la restituzione del Cippo di Tre Ponti, poich\u00e9 ritenuto un pezzo importantissimo della storia cervignanese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cippi e termini in Friuli Venezia Giulia<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":14120,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-14119","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",425,283,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",425,283,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",425,283,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",425,283,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",425,283,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",425,283,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",425,283,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",425,283,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",425,283,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",425,283,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",425,283,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1.webp",250,166,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5490-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Cippi e termini in Friuli Venezia Giulia","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14119","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14119"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14119\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14120"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14119"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14119"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14119"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}