{"id":14117,"date":"2014-05-20T00:00:00","date_gmt":"2014-05-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=14117"},"modified":"2014-05-20T00:00:00","modified_gmt":"2014-05-19T23:00:00","slug":"un-caso-del-destino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/un-caso-del-destino\/","title":{"rendered":"Un caso del destino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tSi \u00e8 formata alla scuola teatrale russa dove Stanislavskij faceva le prove con Anton <strong>\u010c<\/strong>echov, ma ha iniziato il cinema per caso, mentre vendeva gelati a Roma. \u00c8 partita dalla provincia di Gorizia, dal confine estremo d\u2019Italia, ed \u00e8 approdata a Hollywood con <em>La grande bellezza<\/em>, Oscar per il Miglior Film Straniero. Parla sei lingue ed \u00e8 una cittadina del mondo, ma il suo cuore batte ancora a Nord Est.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Non si pu\u00f2 non partire dall\u2019Oscar: lei era a Hollywood quel giorno, vero?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abMi trovavo l\u00ec gi\u00e0 dalla settimana precedente, per partecipare al <em>Los Angeles Italia\u00a0<\/em><em>Festival<\/em>, che terminava il 1 marzo: il giorno dopo si sarebbe svolta la cerimonia degli Oscar e cos\u00ec mi sono fermata. In sala erano presenti Paolo Sorrentino, accompagnato dalla moglie, da Toni Servillo e dal produttore Nicola Giuliano; io e altri abbiamo invece atteso il verdetto a casa del console italiano Giuseppe Perrone\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Poi, Ewan Mc Gregor sale sul palco per premiare il Miglior Film Straniero: ci racconta quei momenti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abCi siamo accalcati tutti davanti al televisore, fra spinte, \u201cfatti in l\u00e0\u201d e \u201csilenzio!\u201d\u2026 e poi, come se nulla fosse, sentiamo pronunciare \u201c<em>The Great Beauty<\/em>. Italy!\u201d. Abbiamo lanciato un urlo fortissimo: \u00e8 stata un\u2019emozione enorme. Poi sono arrivati Sorrentino e tutti gli altri: li abbiamo accolti a spumante, festeggiamenti, applausi&#8230; e poi gi\u00f9 con le fotografi e. Bellissimo, davvero, anche perch\u00e9 possiamo vantarci di portare nel mondo un prodotto di qualit\u00e0 e di cultura\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Qual \u00e8, secondo lei, la giusta chiave di lettura per un film complesso come <\/strong><strong><em>La grande bellezza<\/em><\/strong><strong>?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abIo l\u2019ho vissuta innanzitutto come un\u2019opera che parla di temi estetici. Quando il protagonista, Jep Gambardella, si rivolge al prestigiatore che fa sparire la giraffa, domandandogli di farlo sparire a sua volta, il mago gli risponde che la sua \u00e8 solo una \u2018baracconata\u2019 per deliziare il pubblico. <em>La grande bellezza <\/em>parla appunto dell\u2019arte oggi, di quanto sia difficile realizzarla in questa Italia e di come, nonostante tutto, si continui a farla. Parla di come sia necessario perpetrare la magia, financo la \u2018baracconata\u2019\u2026 ma se ci fa sognare e ci porta anche agli Oscar, ben venga! In verit\u00e0, il film raggiunge vertici estetici assoluti e, come dice Toni Servillo, mette in scena la dissipazione: dell\u2019arte, del talento, della creativit\u00e0. Avere tante possibilit\u00e0 e buttarle a mare, per il tipico vizio italiano dell\u2019accidia. Stare davanti a una delle meraviglie del mondo, il Colosseo, e parlare di nulla\u2026 che \u00e8 il simbolo di un\u2019epoca a cui, spero, stiamo dicendo addio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Lei nel film \u00e8 Talia Concept, protagonista di una strampalata performance nella quale sbatte la testa correndo contro un muro: quanta produzione cosiddetta \u2018culturale\u2019 di quel genere esiste?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abPrima di interpretare Talia non ero a conoscenza di questo mondo, che invece esiste, eccome. A me per\u00f2 piace difendere tutti i personaggi che interpreto: trovo che anche in lei ci sia un cuore di verit\u00e0. Lei crede davvero a un principio artistico, a quella \u201cvibrazione\u201d di cui, tuttavia, non riesce a spiegare il significato: interpretarla mi ha divertito moltissimo!\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Si dice che il cinema sia povero di grandi ruoli femminili; lei per\u00f2 ha dato vita ad alcuni personaggi meravigliosi. Esiste davvero questo problema di genere?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abS\u00ec, \u00e8 una semplice questione statistica. Il prototipo del protagonista \u00e8 principalmente maschile: la classica \u201cstoria di un uomo che\u201d. Io per\u00f2 ho avuto la fortuna di incontrare la regista Marina Spada, rispondendo a un annuncio per il suo <em>Come\u00a0<\/em><em>l\u2019ombra<\/em>, fi lm tutto al femminile che, lo posso dire, mi ha cambiato la vita: girato con pochi fondi, \u00e8 arrivato alla Giornata degli Autori del Festival di Venezia nel 2006 e da l\u00ec in decine di altri festival. Devo molto a Marina Spada: mi ha insegnato a stare \u201cdentro un\u2019inquadratura\u201d, inserendomi nel cinema dopo il mio percorso teatrale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>In <\/strong><em>Alza la testa <\/em><strong>ha interpretato un transessuale: cos\u2019ha significato per lei recitare in un ruolo cos\u00ec difficile, specie in un paese come l\u2019Italia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abIvan, che si fa chiamare Sonia, \u00e8 il personaggio che ogni attore o attrice vorrebbe interpretare: contiene tutte le maggiori contraddizioni ed \u00e8 alla ricerca di un altro s\u00e9. Al provino ero l\u2019unica donna dopo decine e decine di uomini: ho quindi rinunciato al doppio salto mortale dell\u2019identificazione fisica, puntando sul senso della dignit\u00e0 che questo personaggio esige dagli altri. Lei chiede solamente di essere chiamata Sonia: una scelta netta, mentre l\u2019ambiguit\u00e0 \u00e8 negli occhi di chi la guarda. Nel film la vediamo lavorare duramente, con grande dignit\u00e0: \u00e8 il suo modo per conquistarsi il rispetto e la fiducia degli altri. Storie come queste sono vere: il regista mi ha fatto conoscere molti transessuali, con i quali ho affrontato proprio il tema del lavoro, di quanto \u00e8 difficile vivere circondati da sguardi indagatori, che sembrano chiedere \u201cchi sei?\u201d, quando non \u201cche cosa sei?\u201d. In Italia, questo \u00e8 un personaggio unico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Veniamo alle origini: quando \u00e8 maturata l\u2019idea di diventare attrice?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abHo iniziato a Gorizia, a sedici anni, frequentando un corso degli Artisti Associati: mi interessava perch\u00e9 proponevano molte cose, dal canto alla voce, dal suono alla danza. Dopo il liceo, ho frequentato il corso <em>Music and Theatre On the Road<\/em>, organizzato dalla Comunit\u00e0 Europea: \u00e8 stata una bella occasione per viaggiare in tutta Europa. Quindi l\u2019universit\u00e0 a Venezia con il desiderio, il terzo anno, di tentare l\u2019ingresso alla Scuola di Teatro dell\u2019Avogaria. E cos\u00ec \u00e8 stato: due anni di corso, pi\u00f9 un terzo di approfondimento. Poi, nel \u201998, \u00e8 stata la volta dell\u2019Ecole des Ma\u00eetres; infine Mosca, al GITIS, l\u2019Accademia di arte teatrale. Ho un ricordo splendido delle lezioni dentro la casa-museo di Stanislavskij, nel saloncino in cui il maestro faceva le prove con Olga Knipper e Anton \u010cechov. E il mio insegnante, come da tradizione, \u00e8 morto di crepacuore\u2026\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Russia pura\u2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abS\u00ec, teatralissimo. Perfetto\u2026 Tutto torna! &#8211; <em>ride<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>E poi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abMi sono trasferita a Roma convinta di intraprendere la carriera teatrale: invece mi sono trovata a fare tutt\u2019altro, compreso vendere gelati\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Fino alla svolta.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abIl mio collega di lavoro stava aiutando il regista Francesco Munzi per il casting di un film, <em>Saimir<\/em>: cercavano albanesi e kosovari, dunque mi \u00e8 stato chiesto di dare una mano perch\u00e9, dicevano, \u201ctu sai le lingue\u201d. Alla fine, Munzi mi ha scritturato per un piccolo ruolo: un\u2019ucraina che urla e caccia il protagonista da un bordello\u2026 E cos\u00ec &#8211; <em>ride <\/em>&#8211; ho iniziato a rispondere ad annunci cinematografici di badanti rumene, prostitute dell\u2019Est\u2026 e infine l\u2019inserzione per il cast di <em>Come l\u2019ombra<\/em>, dove inizialmente volevo fare l\u2019ucraina. Da l\u00ec \u00e8 partita la mia carriera cinematografica: quasi per caso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Lei arriva dal Friuli Venezia Giulia: che rapporto ha con la sua terra?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abCi torno sempre volentieri e ogni anno, dalla prima edizione, sono fra le presentatrici del festival <em>\u00e8Storia<\/em>, a Gorizia: \u00e8 un modo per rimanere legata alla mia citt\u00e0, alle signore che vengono a trovarmi ai giardini e mi dicono \u201cg\u00f2 visto il film, me ricordo che te ieri a scola con mio fio!\u201d\u2026 Amo molto la mia terra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>In che modo la sua provenienza geografica ha formato la sua personalit\u00e0 di attrice?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abSono nata a Trieste, ho vissuto a Savogna e frequentato la scuola a Gorizia: per me \u00e8 normale passare dall\u2019italiano allo sloveno e ad altre lingue straniere. Provengo da un ambiente multiculturale, che mi colloca nel cuore dell\u2019Europa, ma anche da un confine che per molto tempo \u00e8 stato \u2018cortina di ferro\u2019. Chi nasce nelle classiche Roma e Milano si trova avvantaggiato all\u2019inizio del suo percorso, ma non subisce la scrematura che tocca a chi arriva dalle periferie. Poi, \u00e8 vero, c\u2019\u00e8 anche la fortuna. Alessandro Angelini, per <em>Alza la testa<\/em>, aveva pensato a un personaggio di Gorizia e la mia provenienza, al provino a Roma, \u00e8 stata determinante: una coincidenza perfetta. Non avessi fatto quel ruolo, non avrei ottenuto la candidatura al David di Donatello e forse non sarei arrivata a <em>La grande bellezza<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Il cinema targato FVG \u00e8 oggi alla ribalta: qual \u00e8 il segreto di questo successo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abIl cinema si sta decentralizzando rispetto alla direttrice Milano-Roma. Oggi c\u2019\u00e8 una Film Commission che lavora molto bene, mette in campo maestranze eccellenti e stimola produttori e registi, non solo italiani, a girare in Friuli Venezia Giulia. Dove, in pochi chilometri, si passa dalla montagna alla collina al mare, con paesaggi unici, splendidi vigneti, suggestivi castelli: un patrimonio unico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Un regista con cui vorrebbe lavorare?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abPaolo Sorrentino!\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Ha mai pensato di mettersi dietro la macchina da presa?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00abNo, mai. Datemi un libretto d\u2019istruzioni, un elenco telefonico e ditemi \u201cpiangi, ridi, salta\u201d: \u00e8 questo il mio mestiere\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anita Kravos<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":14118,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-14117","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",350,266,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",350,266,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",350,266,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1-300x228.webp",300,228,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",350,266,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",300,228,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",350,266,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",350,266,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",342,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",300,228,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",350,266,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",350,266,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",350,266,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",350,266,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",350,266,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1.webp",250,190,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/5488-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Anita Kravos","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14117","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14117"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14117\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14118"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14117"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14117"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14117"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}