{"id":13738,"date":"2014-03-31T00:00:00","date_gmt":"2014-03-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=13738"},"modified":"2014-03-31T00:00:00","modified_gmt":"2014-03-30T23:00:00","slug":"trieste-il-museo-revoltella-mette-in-mostra-tutte-le-opere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/trieste-il-museo-revoltella-mette-in-mostra-tutte-le-opere\/","title":{"rendered":"Trieste, il Museo Revoltella mette in mostra tutte le opere"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00c8 visitabile il nuovo allestimento del Museo Revoltella di Trieste, nel quale per la prima volta si possono vedere <strong>pi\u00f9 del doppio delle opere<\/strong> (da 300 a 700) che nel 2013 erano esposte nelle sale di Palazzo Revoltella e della Galleria d\u2019arte moderna. Infatti, dopo una lunga opera di studio, di catalogazione e di restauro collegata a un completo lavoro di revisione degli inventari e di riorganizzazione dei depositi, che ha interessato pi\u00f9 di mille pezzi, viene offerta ai visitatori la possibilit\u00e0 di visionare, oltre alle 300 opere normalmente distribuite nelle sale, altre 400 che di solito sono conservate in deposito e visibili solo su richiesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u201cDa un punto di vista strettamente museografico\u201d &#8211; dichiara la direttrice <strong>Maria Masau Dan<\/strong> &#8211; il risultato di un museo cos\u00ec \u2018affollato\u2019 di opere potrebbe essere messo in discussione, visto che il godimento dell\u2019arte \u00e8 anche frutto di un giusto \u2018dosaggio\u2019 di dipinti e sculture negli spazi museali, ma questa volta abbiamo perseguito soprattutto <strong>l\u2019obiettivo della conoscenza del museo<\/strong> in tutti i suoi aspetti e quello dell\u2019informazione pi\u00f9 ampia sul nostro patrimonio. Con l\u2019orgoglio di possedere e di poter mostrare una grande e importante collezione che <strong>negli ultimi vent\u2019anni \u00e8 stata mantenuta con cura e costantemente restaurata. <\/strong>Del resto molta parte del nostro patrimonio appartiene all\u2019epoca dei Salon parigini, quando sono nate queste enormi \u2018fiere dell\u2019arte\u2019 con opere appese dal pavimento al soffitto. Ed \u00e8 a questi che ci siamo ispirati anche nel titolo\u201d<strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl nuovo allestimento \u00e8 stato curato dalla conservatrice <strong>Susanna Gregorat<\/strong> e sar\u00e0 promosso attraverso incontri e conferenze in cui si approfondiranno i singoli autori o i temi trattati lungo il percorso. Alla fine, rendono noto gli organizzatori, verr\u00e0 anche pubblicato un catalogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tAnche per questo allestimento i curatori hanno seguito un <strong>criterio cronologico<\/strong>, ma il percorso si articola in unit\u00e0 che sono rappresentate da <strong>piccole mostre personali<\/strong> degli artisti triestini attivi tra \u2018800 e \u2018900. Una novit\u00e0 assoluta \u00e8 rappresentata da due nuclei di dipinti dedicati ai due <strong>primi direttori <\/strong>del Museo Revoltella, <strong>Augusto Tominz<\/strong> (1818-1883) e <strong>Alfredo Tominz<\/strong> (1854-1936) suo figlio, che hanno diretto il museo rispettivamente dal 1872 al 1883 e dal 1883 al 1926. Le opere di Augusto, in gran parte inedite (mai viste ad esempio le tre opere della donazione Slataper, appena restaurate), sono esposte in quel salone da ballo in cui Augusto, nel 1859, sotto l\u2019occhio vigile del cavalier <strong>Pasquale Revoltella<\/strong>, colloc\u00f2 sul soffitto le diciassette tele che rappresentano le allegorie delle arti e dei mestieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tProseguendo oltre la soglia che divide il palazzo ottocentesco dalla galleria d\u2019arte moderna si incontrano al terzo piano altri nuclei di opere raggruppati per temi (scultura del \u2018900, pittura di genere, artisti stranieri) ma, mentre la galleria del quarto piano (con i grandi dipinti acquistati alle Biennali) mantiene l\u2019assetto abituale, la massima concentrazione di opere nuove si incontra al quinto piano, dove si susseguono artisti ben noti ai triestini, come Scomparini, Wostry, Barison, Flumiani, Grimani, Lucano, Timmel, Rietti, Fonda, Marussig, Levier, Croatto, Cambon, Dudovich, Metlicovitz, Sbis\u00e0, Sambo, Nathan, Bolaffio, Orell, Marchig, Sofianopulo, Bidoli, Fulignot, Craglietto, ecc. di cui sono esposti sia i capolavori che le opere minori, in un confronto che permette di capire le singole storie, le peculiarit\u00e0 degli stili, la ricorrenza di certi temi. Alcuni autori (Scomparini, Rietti, Timmel) sono presenti con dodici-quindici opere. Una grande parete riunisce 40 autoritratti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa galleria maggiore del quinto piano \u00e8 dedicata al periodo che va dal 1890 agli anni \u201940 e nella galleria minore si possono vedere i triestini del secondo \u2018900 e i maestri italiani del \u2018900. Rimane immutata la sezione del sesto piano dedicata ai capolavori italiani del secondo \u2018900.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tI <strong>restauri <\/strong>sono stati effettuati da <strong>Antonella Schiattino<\/strong>. Ricerche storiche, schede, didascalizzazione, guide, hanno visto all\u2019opera un gruppo di storici dell\u2019arte formato da <strong>Maurizio Lorber, Barbara Coslovich, Serena Paganini <\/strong>e<strong> Francesca Nodari<\/strong>. Grafica di <strong>Lorenzo Michelli<\/strong>, foto <strong>Peter Deschmann<\/strong>, allestimenti <strong>FastArte<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima iniziativa del suo genere<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":13739,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-13738","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",800,600,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",800,600,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",800,600,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1-300x225.webp",300,225,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",640,480,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",300,225,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",500,375,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",432,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",347,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",300,225,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",800,600,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",800,600,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",800,600,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",800,600,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1.webp",250,188,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4805-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Prima iniziativa del suo genere","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13738","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13738"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13738\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13739"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13738"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13738"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13738"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}