{"id":13597,"date":"2014-03-13T00:00:00","date_gmt":"2014-03-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=13597"},"modified":"2014-03-13T00:00:00","modified_gmt":"2014-03-12T23:00:00","slug":"negli-abissi-della-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/negli-abissi-della-verita\/","title":{"rendered":"Negli abissi della verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t4 marzo 1861: a Palermo, il piroscafo \u2018Ercole\u2019 parte alla volta di Napoli. A bordo ci sono oltre ottanta persone: fra loro, lo scrittore Ippolito Nievo, tesoriere della Spedizione dei Mille, in viaggio verso Torino per dare la sua versione dei fatti sull\u2019impresa, soggetta alle calunnie dell\u2019ala ostile a Garibaldi. Ma nelle prime ore del 5 marzo, il piroscafo scompare per sempre. Nessun relitto, nessuna traccia, nessun superstite: una storia che lascia interrogativi inquietanti. Per capirne di pi\u00f9, occorre ricostruire l\u2019intera, straordinaria vita di Nievo. A partire dal suo legame strettissimo con il Friuli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>La formazione alla politica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIppolito Nievo nasce a <strong>Padova <\/strong>il 30\/11\/1831, dal nobile mantovano Antonio e da Adele Marin, erede per via materna del casato friulano dei <strong>Colloredo<\/strong>, proprietari del celebre castello. La sua infanzia si divide fra Padova, <strong>Soave<\/strong>, <strong>Udine <\/strong>(dove frequenta le elementari) e <strong>Verona<\/strong>, mentre nel \u201847 gli studi liceali lo portano nelle propriet\u00e0 familiari di <strong>Mantova<\/strong>, <strong>Sabbioneta <\/strong>e <strong>Fossato di Rodigo<\/strong>. Finch\u00e9, nel \u201848, il fuoco dei patriottismi divampa in tutta Europa: il 17 marzo, a <strong>Venezia<\/strong>, Daniele Manin e Niccol\u00f2 Tommaseo guidano una vittoriosa insurrezione contro gli Austriaci; il giorno dopo, a <strong>Milano<\/strong>, iniziano le leggendarie <strong>\u2018Cinque Giornate\u2019<\/strong>. Il 23, Carlo Alberto di Savoia ne approfitta e dichiara guerra all\u2019Austria: ma dopo i primi successi, il 25 luglio il sogno dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia s\u2019infrange a Custoza, con la pesante sconfitta piemontese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNello stesso giorno, Nievo \u00e8 a <strong>Cremona <\/strong>per gli esami scolastici, che per\u00f2 &#8211; annota &#8211; vengono \u00abimprovvisati\u00bb per le \u00abtrepidazioni della nostra tragica ritirata\u00bb: l\u2019esercito sabaudo, infatti, retrocede a Vigevano, dove firma una tregua con il nemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tInizia cos\u00ec, per il sedicenne Nievo, la formazione alla politica, che lo porta in <strong>Toscana <\/strong>all\u2019inizio del \u201849 per intrufolarsi negli ambienti rivoluzionari. L\u00e0 si combatte ancora e Roma sembra a un passo, e pare quasi di sentire Mazzini che annuncia, il 24 febbraio, la caduta del papato: ma la parentesi della Repubblica Romana verr\u00e0 chiusa il 3 luglio dalle cannonate francesi. E il 2 agosto, dopo un\u2019eroica resistenza antiaustriaca, croller\u00e0 anche Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Fra giornalismo e letteratura<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNel \u201850 Nievo si iscrive a Legge all\u2019Universit\u00e0 di <strong>Pavia<\/strong>, quindi a <strong>Padova<\/strong>, dove si laurea nel \u201855. In citt\u00e0 frequenta il <strong>Caff\u00e8 Pedrocchi<\/strong>, cenacolo di patrioti e intellettuali: inizia fra quei tavoli la passione per il giornalismo. Esordisce con due polemiche roventi contro il direttore filoaustriaco de <em>La Sferza <\/em>Luigi Mazzoldi, di cui attacca, sul suo stesso giornale, le posizioni antisemite e le parole di spregio nei confronti degli studenti padovani. Lungimirante e acutissimo, non esita a firmarsi con pseudonimi femminili per affermare l\u2019emancipazione della donna su riviste come <em>Le ore casalinghe <\/em>e <em>La ricamatrice<\/em>, mentre su <em>L\u2019annotatore friulano <\/em>del 4\/11\/1858 recensisce un trattato di agronomia a vantaggio dei contadini, poich\u00e9 \u00abil disagio del volgo campagnuolo \u00e8 s\u00ec grande da rimanere impedita ad esso ogni educazione intellettuale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tUna tesi che Nievo illustra in <strong><em>Rivoluzione politica e rivoluzione nazionale<\/em><\/strong>, sostenendo che non pu\u00f2 esservi alcun Risorgimento senza la partecipazione delle masse rurali: \u00abPrima condizione per ottener ci\u00f2 \u00e8 l\u2019educazione. Prima condizione per render l\u2019educazione possibile \u00e8 l\u2019alleviamento della miseria e il retto soddisfacimento dei bisogni. Migliorate adunque subito fi n che c\u2019\u00e8 tempo la condizione materiale del volgo rurale se volete avere un\u2019Italia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t\u00c8 con questa sensibilit\u00e0 che pubblica sui giornali i suoi racconti, nel progetto &#8211; mai realizzato &#8211; di raccoglierli in un libro unitario: il <strong><em>Novelliere campagnuolo<\/em><\/strong>. Ne \u00e8 parte fondamentale <strong><em>Il Varmo<\/em><\/strong>, uscito su <em>L\u2019annotatore friulano <\/em>nel \u201856 e ambientato fra il mulino di <strong>Glaunicco<\/strong>, propriet\u00e0 di Mastro Simone, e quello di Ser Giorgio a <strong>Gradiscutta<\/strong>: fatti e personaggi inventati, ma luoghi reali e tuttora esistenti, cantati con i toni dell\u2019elegia. Dietro, per\u00f2, si nascondono le miserie di una regione arretrata, di cui Nievo illustra la mentalit\u00e0 ottusa e talora crudele: da provinciale autentico, ama il suo angolo intatto di mondo, ma sa che \u00e8 arrivato il momento di evolversi. E di fare l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tCos\u00ec, da buon patriota, s\u2019imbatte nella censura: nel \u201856 viene sorpreso da un mandato di comparizione del <strong>tribunale di Udine <\/strong>con l\u2019accusa di \u00ablesione d\u2019onore al Corpo dell\u2019Imperial Regia Gendarmeria\u00bb austriaca per una sua satira nel racconto <strong><em>L\u2019avvocatino<\/em><\/strong>. La vicenda termina nel marzo del \u201858 con una multa e regala a Nievo una grande notoriet\u00e0; conteso da giornali, caff\u00e8 e salotti risorgimentali, a <strong>Milano <\/strong>vive una piacevole mondanit\u00e0, ma anche una storia d\u2019amore impossibile: quella con <strong>Beatrice Melzi d\u2019Eril<\/strong>, moglie di Carlo Gobio, l\u2019adorata \u2018Bice\u2019 destinataria di lettere che celano, sotto tanta irreprensibilit\u00e0, una passione incandescente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIntanto, la letteratura \u00e8 ormai la sua vita; drammaturgo, romanziere e autore di novelle d\u2019occasione come <strong><em>Le maghe di Grado<\/em><\/strong>, ispirata a una sua vacanza nell\u2019isola, pubblica numerose poesie di ambientazione friulana quali <strong><em>Gemona<\/em><\/strong>, <strong><em>Nella pineta\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>di Belvedere<\/em><\/strong>, <strong><em>Monte Cavallo<\/em><\/strong>, <strong><em>Primavera udinese<\/em><\/strong>, che riunir\u00e0 nelle raccolte <strong><em>Versi<\/em><\/strong>, del \u201854, e <strong><em>Le Lucciole<\/em><\/strong>, del \u201858. Nel \u201859, sul giornale <em>L\u2019et\u00e0 presente <\/em>scrive che \u00abl\u2019Italia abbisogna di buoni romanzi storici\u00bb, in quanto genere letterario \u00abche ebbe, massime in Italia, uno splendido assunto: quello di vivificar dal passato le passioni e le idee che possono giovare al presente. Un popolo che sente e che pensa \u00e8 superbo di sapere quanto sono venerabili, per antichit\u00e0 di fede e di sacrifizi, quei sentimenti, quei pensieri che si agitano in lui con una confusa ingenuit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tA questo popolo \u00abche sente e che pensa\u00bb Nievo dedicher\u00e0 il pi\u00f9 grande romanzo della nostra letteratura: <strong><em>Le confessioni di un Italiano<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>Il capolavoro assoluto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tOltre mille pagine in otto mesi di lavoro: le <em>Confessioni<\/em>, scritte in buona parte nel <strong>Castello di Colloredo <\/strong>fra \u201857 e \u201858, sono un miracolo di creativit\u00e0. Sin dalla prima, folgorante frase: \u00abIo nacqui veneziano ai 18 ottobre del 1775, giorno dell\u2019evangelista San Luca; e morr\u00f2 per la grazia di Dio Italiano quando lo vorr\u00e0 quella Provvidenza che governa misteriosamente il mondo\u00bb. A parlare \u00e8 <strong>Carlo Altoviti<\/strong>, che a ottant\u2019anni ripercorre la sua esistenza: orfano dei genitori, adottato dai castellani di <strong>Fratta<\/strong>, presso <strong>Portogruaro<\/strong>, il piccolo Carlino fa il girarrosto nella cucina del castello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tMa quel mondo immobile <strong>fra Veneto e Friuli<\/strong>, non appena Carlo diventa ragazzo, viene sconvolto dall\u2019arrivo di Napoleone: la gloriosa Serenissima, illusasi di trovare un alleato, si concede al generale e muore. Eppure, Napoleone significa anche \u201clibert\u00e0, uguaglianza e fratellanza\u201d: le parole guida della Rivoluzione Francese che infiammano gli oppositori delle tirannie. Carlo \u00e8 fra questi: inizia cos\u00ec la sua rocambolesca vicenda politica e umana, intrecciata con quella della cugina <strong>Pisana<\/strong>, amore impossibile, alter ego della Bice amata da Nievo. Attraverso i loro occhi e quelli dei personaggi che vi ruotano attorno vediamo scorrere tutti i grandi eventi del Risorgimento: il trattato di Campoformido, la nascita della Repubblica Cisalpina, l\u2019eroica Repubblica Partenopea, le rivolte in Puglia, il regno di Napoleone in Italia e la sua caduta, il ritorno dei vecchi regimi, la rivoluzione napoletana del \u201820, i moti carbonari, la guerra d\u2019indipendenza in Grecia, il turbine del \u201848, la Repubblica Romana. Ma anche l\u2019esilio forzato di chi, con la restaurazione di re, imperatori e papi, diventa straniero in patria e se ne va in Inghilterra, Brasile o Argentina per rifarsi una vita. Fino al 1858, quando Carlo posa la penna all\u2019appressarsi della morte per cedere il testimone, lui personaggio \u2018di carta\u2019, al suo creatore in carne e ossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \t<strong>L\u2019ultimo viaggio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl 29 aprile del \u201859, provocata a bella posta da Cavour, l\u2019Austria invade il Piemonte: \u00e8 il pretesto che serve ai Savoia per avviare la <strong>II Guerra d\u2019Indipendenza <\/strong>e chiamare in aiuto la Francia di Napoleone III. Ippolito, mentre i suoi fratelli si arruolano nell\u2019esercito regio, sceglie da repubblicano il fronte \u2018irregolare\u2019 dei <strong>Cacciatori delle Alpi <\/strong>guidati da Garibaldi. Il successo arride ai patrioti, ma Napoleone III ferma l\u2019avanzata e firma a Villafranca una tregua con l\u2019Austria. Il voltafaccia consegna al Piemonte la sola Lombardia, mentre lascia Veneto e Friuli agli Asburgo: per Nievo \u00e8 un colpo mortale. Ne nasce una riflessione che sfocer\u00e0 nella <strong><em>Storia filosofica dei secoli futuri<\/em><\/strong>, geniale affresco fantapolitico di eventi immaginati fra 1860 e 2222, in cui si pronosticano l\u2019unificazione d\u2019Italia e d\u2019Europa, l\u2019invenzione dei robot, la proliferazione delle droghe, le guerre mondiali e un mondo pronto per \u00a0l\u2019autodistruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tMa alla prima di queste profezie, una delle poche positive, sar\u00e0 lo stesso Nievo a dare l\u2019acqua della vita, salpando il <strong>5 maggio del \u201860 <\/strong>da <strong>Quarto <\/strong>per partecipare alla <strong>Spedizione dei Mille<\/strong>. Dal suo diario seguiamo come in diretta lo sbarco a <strong>Marsala<\/strong>, la battaglia di <strong>Calatafimi<\/strong>, la presa di <strong>Palermo <\/strong>e la fuga delle truppe borboniche: la Sicilia passa in mano a Garibaldi, che affida proprio a Nievo il compito di rimanere sull\u2019isola per amministrare le finanze della Spedizione, destinata a dilagare fino a Napoli. Ippolito accetta, ma sa a cosa va incontro: in una lettera a Bice, denuncia che tutti gli \u00abfanno la corte per suppliche, raccomandazioni ed impieghi; principi e principesse, duchi e duchesse a palate agognano 20 ducati al mese di salario\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tE mentre i borbonici di ieri cambiano bandiera e battono cassa, a Palermo arriva\u00a0<strong>Giuseppe La Farina<\/strong>, inviato dell\u2019ala conservatrice di Torino, con l\u2019obiettivo di screditare i Mille: poich\u00e9 il Sud \u00e8 ormai piemontese, occorre mettere fuori gioco Garibaldi, considerato un pericoloso repubblicano. Parte quindi una violenta campagna di stampa contro la gestione finanziaria della Spedizione, primo esempio di <em>macchina del fango <\/em>in una nazione appena nata. E come in un mistero italiano degli anni Settanta, la nave \u2018Ercole\u2019 su cui s\u2019imbarca Ippolito il 4 marzo del \u201861, con a bordo le carte che provano la bont\u00e0 della gestione, sparisce nel nulla vicino <strong>Capri<\/strong>: nessun relitto, nessuna traccia, nessun superstite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDi questo anomalo naufragio si occuper\u00e0 nel 1974 <strong>Stanislao Nievo<\/strong>, pronipote di Ippolito, nello splendido romanzo <strong><em>Il prato in fondo al mare<\/em><\/strong>, frutto di ricerche decennali. Fra le tante ipotesi, c\u2019\u00e8 anche quella del sabotaggio: se cos\u00ec fosse, saremmo di fronte alla prima \u2018strage di Stato\u2019. La verit\u00e0, irraggiungibile come la grandezza di Ippolito Nievo, giace ancora negli abissi del Tirreno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le confessioni di un italiano<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":13598,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-13597","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",510,274,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",510,274,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",510,274,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1-300x161.webp",300,161,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",510,274,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",300,161,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",500,269,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",474,255,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",391,210,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",300,161,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",510,274,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",510,274,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",510,274,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",510,274,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",510,274,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1.webp",250,134,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/4539-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Le confessioni di un italiano","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13597","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13597"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13597\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13598"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13597"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13597"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13597"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}