{"id":13367,"date":"2014-01-16T00:00:00","date_gmt":"2014-01-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=13367"},"modified":"2014-01-16T00:00:00","modified_gmt":"2014-01-15T23:00:00","slug":"dal-mago-il-teatro-nascosto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/dal-mago-il-teatro-nascosto\/","title":{"rendered":"&#8220;dal Mago&#8221;, il teatro nascosto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIncamminarsi qua e l\u00e0 per l\u2019Italia, alla ricerca di luoghi che sussurrano vecchie memorie: vi \u00e8, infatti, qualche possibilit\u00e0 di indagare a fondo nel territorio, alla riscoperta di piccoli tesori, curiosit\u00e0, storie locali e segreti nascosti. Il territorio \u00e8 un mosaico incerto e mutevole, che ruota attorno ai suoi ricordi. Un percorso a ritroso nel tempo che descrive l\u2019evoluzione sociale ed economica di una terra attraverso i suoi principali riferimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tTracce formidabili di un passato non troppo lontano che riaffiorano nei meandri di qualche biblioteca. Fra tutti i riferimenti della Bassa friulana, ho potuto riscoprire e apprezzare la storia del <strong>Teatro Maran <\/strong>\u2013 per tutti i sangiorgini il mitico <strong>cinema dal Mago <\/strong>\u2013 che fu al centro della scena sociale e culturale del Novecento di <strong>San Giorgio di Nogaro<\/strong>. In questo luogo, fino al 1915, si respirava l\u2019atmosfera inebriante della <em>Bella Epoque<\/em>, mentre neanche dieci anni dopo, nel suo apice di gloria, vi era ospitato il <strong>VI Congresso della Societ\u00e0 Filologica Friulana<\/strong>, solo per quell\u2019unica volta celebrato sulla sponda occidentale dell\u2019Ausa Corno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNon \u00e8 possibile parlare della storia di San Giorgio di Nogaro, senza conoscere la storia del teatro Maran. Anche se il mitico cinema <em>dal Mago<\/em> non esiste pi\u00f9 da oltre trentasette anni, i suoi ricordi sono ancora vivi. Ha, infatti, vissuto da testimone la sorprendente evoluzione delle tecniche cinematografi che: dalla lanterna magica al cinema muto (anni 1911 \u2013 1916), al cinema sonoro (dopo il 1925), al cinemascope (dal 1953 al 1963). Inoltre, era sempre alla ribalta delle cronache locali per le feste e le commedie. Ogni sangiorgino di una certa et\u00e0 \u00e8 cresciuto frequentando questo cinema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tL\u2019attuale proprietaria, <strong>Ernestina Maran<\/strong>, custodisce il suo ricordo e ogni tanto apre le porte. Visitando questo luogo, \u00e8 stato davvero un grande piacere conoscere Ernestina, una donna dal gran portamento e profonda cultrice della storia del Novecento. I suoi ricordi e le sue testimonianze sono talmente vivi, che sembra di riviverli. Un viaggio in pellicola che ripercorre tutto il XX secolo, dalla <em>Belle Epoque\u00a0<\/em>alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale, fino al boom del Dopoguerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPronti, attenti, via: ciak si gira!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl Teatro Maran venne fatto costruire nel 1911 da <strong>Ernesto Maran<\/strong>. Quella dei Maran era una nota famiglia di falegnami e produttori di camere da letto, che, gi\u00e0 da tempo, viveva nei pressi della stazione ferroviaria di San Giorgio di Nogaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNel 1905 Ernesto, assieme al padre <strong>Geremia (Mio)<\/strong>, vendette alla famiglia Rossetto di Udine la loro casa, che in seguito venne trasformata nell\u2019<strong>albergo Libia<\/strong>, per costruire, poco pi\u00f9 in l\u00e0, una nuova casa padronale, nel suo arioso stile liberty.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tSan Giorgio di Nogaro, allora ultimo paese del Regno d\u2019Italia, era al centro di numerosi traffici commerciali con l\u2019impero austroungarico. Per raggiungere il confine di Tre Ponti a Cervignano era necessario valicare la frontiera ed espletare tutte le formalit\u00e0 burocratiche. Succedeva spesso di dover attendere parecchie ore prima della ripartenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tFu per questo motivo che, nelle vicinanze della stazione ferroviaria, iniziarono a fiorire svariate attivit\u00e0 commerciali, fra le quali, oltre agli alberghi <em>Costantini<\/em> e <em>Libia<\/em>, anche il <em>Teatro Maran<\/em>, realizzato in quel periodo con annessa sala da ballo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tLa sua configurazione architettonica appariva molto originale, sviluppata attorno a una struttura esagonale con copertura a pagoda. L\u2019apparato interno, costruito su due livelli di palchi e sorretto da colonnine in legno a capitelli decorati, comprendeva ordini speculari di galleria, fra cui i prolungamenti laterali, dai quali gli spettatori pi\u00f9 abbienti potevano assistere alla messa in scena. Il resto del pubblico si collocava invece nella platea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl teatro era stato concepito sul modello del Teatro Sociale di Udine, con qualche riferimento alla Scala di Milano e alla Fenice di Venezia. Il nuovo edificio fu cos\u00ec annoverato fra i teatri del circondario, in un elenco che riportava, oltre al Teatro Maran, il Teatro Sociale di Udine, il Teatro Sociale di Gorizia, il Teatro di Corm\u00f2ns dell\u2019architetto Trombetta e il Teatro Gustavo Modena di Palmanova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tDurante la Prima Guerra Mondiale, per oltre un anno, divenne <strong>sala di studio dell\u2019Universit\u00e0 Castrense<\/strong>, che aveva bisogno di spazi. A San Giorgio, infatti, dopo le prime e sanguinose battaglie sul Carso, vista la carenza di personale sanitario, erano stati istituiti corsi accelerati di medicina e chirurgia per gli studenti aspiranti medici che erano impiegati sotto le armi. In particolare tutti gli studenti del quinto e del sesto anno degli atenei italiani, laureandi in medicina e chirurgia, venivano assegnati all\u2019Universit\u00e0 Castrense, nell\u2019ospedale da guerra pi\u00f9 grande d\u2019Italia (fino a 3.500 posti letto in un paese che contava 4.500 abitanti) per divenire medici del fronte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tSicch\u00e9 San Giorgio di Nogaro si era trasformata in una <strong>capitale della III Armata <\/strong>con il proprio arsenale; vi si trovavano depositi di munizioni, cannoni, accampamenti e ospedali. Gli studenti della Castrense studiavano, ascoltavano e apprendevano l\u2019anatomia con arti mutilati e salme. All\u2019universit\u00e0 della Guerra, cos\u00ec chiamata da alcuni docenti contrari alla sua formazione, si laurearono, fra il 1916 e il 1917, 467 studenti su 1.187 allievi, molti dei quali poi uccisi sui campi di battaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tMa finalmente anche il conflitto ebbe fine e il Teatro Maran fu restituito alla sua funzione, tanto che, negli anni Venti, fu continuamente alla ribalta delle cronache locali per l\u2019alto numero di spettacoli eseguiti e per l\u2019arrivo dei primi fi lm. Era arrivato il <strong>Cinema Muto <\/strong>che descriveva in pellicola le storie e i cambiamenti sociali del primo Novecento. Gli attori e le attrici venivano considerati quasi delle divinit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl 22 gennaio del 1921, in occasione del Carnevale, si svolse una grande veglia danzante. La festa, organizzata dalla <strong>Societ\u00e0 Sportiva Sangiorgina<\/strong>, aveva previsto un variegato assortimento di premi e anche l\u2019acclamazione della Reginetta della kermesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNel 1925, una stagione teatrale di grande successo e l\u2019esibizione del concittadino <strong>Edoardo Tonazzi<\/strong>, esperto di ipnosi e telepatia, registrarono il tutto esaurito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIl teatro era chiamato <strong>L\u00e0 dal Mago<\/strong>: il termine era stato affibbiato dai maranesi a Mio Maran, che, allorquando si recava dalla vedova Raddi a Marano Lagunare, proiettava con una lanterna magica (l\u2019antenata del proiettore cinematografico) figure di animali esotici e immagini di luoghi italiani. Fu per questo motivo che i maranesi, incuriositi dall\u2019innovazione, cominciarono a dirgli \u00abte xe un mago\u00bb (\u00absei un mago\u00bb). \u00a0L\u2019appellativo, rimasto poi per tutti gli eredi, fu rinforzato da voci popolari che volevano <strong>Alcide<\/strong>, figlio di Mio, noleggiatore di <em>taol\u00e0z <\/em>(tavoli), indovino del tempo, filantropo e baciato dalla fortuna. Una caratteristica, quest\u2019ultima, che riguard\u00f2 tutta la famiglia Maran, in particolare quando Ernesto nel 1932 vinse una lotteria da 350 mila lire. In quell\u2019occasione la famiglia dimostr\u00f2 tutta la sua generosit\u00e0 donando denaro e prodotti alimentari alla popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tContinuando la saga del Teatro Maran, si scopre che il 25 settembre 1925 in occasione del VI Congresso della Societ\u00e0 Filologica Friulana, che aveva scelto quell\u2019unica volta San Giorgio di Nogaro, all\u2019ora dal <em>gust\u00e0<\/em>, tutti i partecipanti si trasferirono in sala Maran per il pranzo. La non facile impresa di fornire il cibo a duecento e pi\u00f9 persone fu assunta dal signor <strong>Benedetto Beltrame <\/strong>dell\u2019<strong>albergo Italia\u00a0<\/strong>di Udine. Il men\u00f9, rigorosamente friulano, comprendeva minestra, carne, verdura cotta, pesce, radicchio, formaggio, vino bianco e nero. Di quel pranzo esiste una bellissima foto con i commensali seduti a tavola. Si potranno riconoscere due delle giovani proprietarie, <strong>Roma, moglie di Decio Maran<\/strong>, e <strong>Lucia, moglie di Ernesto<\/strong>. Promotori di questa storica giornata furono il linguista <strong>Ugo Pellis<\/strong>, lo storico <strong>Bindo Chiurlo <\/strong>e il conte <strong>Giovanni Battista della Porta<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tArriv\u00f2 poi il tragico periodo della Seconda Guerra Mondiale. In Friuli, nella ricostruita regione del Litorale adriatico, le incursioni aeree si facevano sempre pi\u00f9 frequenti. Sul finire del \u201844 alcune bombe colpirono pesantemente San Giorgio di Nogaro. Si ricorda in particolare quella sulla stazione ferroviaria che provoc\u00f2 danneggiamenti anche al Teatro Maran. Dopo la liberazione, tuttavia, le truppe angloamericane scelsero il Teatro Maran come luogo di svago e sala da ballo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tFinita la guerra e ripresa l\u2019attivit\u00e0, la sala Maran non manc\u00f2 di far parlare di s\u00e9, come la volta in cui il parroco, <strong>don Oreste Rosso<\/strong>, prese a calci l\u2019altoparlante del palcoscenico, quando fu trasmesso il lungometraggio diviso in due parti, <em>Noi vivi <\/em>(94 min.) e <em>Addio, Kira <\/em>(96 min.), con <strong>Alida Valli<\/strong>, <strong>Rossano Brazzi <\/strong>e <strong>Fosco Giacchetti<\/strong>. Si trattava di un dramma a tinte forti, in cui gli intenti propagandistici venivano stemperati da una robusta messinscena e da una sceneggiatura (scritta anche da <strong>Corrado Alvaro<\/strong>) in cui trasparivano allusioni critiche al fascismo: film considerato antitotalitario e quindi da censurare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPoi, finalmente, si iniziarono a trasmettere i capolavori del cinema neorealista dei registi <strong>Roberto Rossellini<\/strong>, <strong>Luchino Visconti<\/strong>, <strong>Vittorio De Sica<\/strong>, <strong>Michelangelo Antonioni<\/strong>, opere di elevata espressione artistica che incantavano anche i sangiorgini, sempre pi\u00f9 affamati di cinema. Il mondo dello spettacolo stava rapidamente cambiando, con il <em>cinemascope<\/em>, antenato del moderno formato cinematografi co. Anche il teatro Maran si adatt\u00f2 ai cambiamenti, tanto che, nel 1959, dopo una ristrutturazione che ne modific\u00f2 i caratteri, prese il nome accattivante di <strong>Cinema Splendor<\/strong>. Inevitabile fu l\u2019abbattimento delle gallerie, del palcoscenico, mentre i palchi scomparvero sotto un rivestimento. Inoltre venne aperto un nuovo ingresso, fruibile direttamente dalla facciata di villa Maran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tNegli anni Sessanta la gestione del Cinema fu affidata a Decio, figlio di Ernesto, e ai suoi rispettivi fi gli <strong>Otello<\/strong>, <strong>Mario<\/strong>, <strong>Ernestina<\/strong>, <strong>Laura <\/strong>e a <strong>Olinto<\/strong>, nipote di Ernesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tIn quel periodo vi erano i militari e la sala era sempre piena. Si proiettavano i grandi colossal hollywoodiani e i film di <strong>Franco e Ciccio<\/strong>, ma l\u2019edificio costituiva anche la balera del carnevale sangiorgino, (<strong>veglioni del Marinaio e del Cacciatore<\/strong>) e il luogo d\u2019incontro per le prime cotte amorose: un mondo ormai dovunque scomparso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tPer giungere lentamente verso l\u2019epilogo: morto Decio Maran, il Cinema Splendor chiuse definitivamente i battenti. Era il 1976.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"ui-droppable\"> \tChiss\u00e0 se in futuro potremo vederlo rinascere e celebrarvi un nuovo Congresso della Societ\u00e0 Filologica Friulana.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ex Cinema Maran a San Giorgio di Nogaro<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":13368,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-13367","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",800,550,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",800,550,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",800,550,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1-300x206.webp",300,206,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",640,440,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",300,206,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",500,344,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",471,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",378,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",300,206,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",800,550,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",800,550,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",800,550,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",800,550,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1.webp",250,172,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3685-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"L'ex Cinema Maran a San Giorgio di Nogaro","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13367","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13367"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13367\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13368"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13367"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13367"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13367"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}