{"id":12431,"date":"2013-10-31T00:00:00","date_gmt":"2013-10-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=12431"},"modified":"2013-10-31T00:00:00","modified_gmt":"2013-10-30T23:00:00","slug":"le-note-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/le-note-di-dio\/","title":{"rendered":"Le note di Dio"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNell\u2019epoca in cui l\u2019Impero romano d\u2019Occidente conclude la sua storia, ad Aquileia si pongono le basi per una cultura musicale oggi irrimediabilmente perduta, ma capace di alimentare una vera e propria leggenda. E mentre canti, antifone e inni aquileiesi conquisteranno i fedeli di mezza Europa, alla fine dell\u2019VIII secolo due intellettuali friulani apriranno una fase nuova nella storia della musica. Destinata a cambiare nel profondo la nostra civilt\u00e0.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Nelle nebbie della storia<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNel 313 d.C., a Milano, l\u2019imperatore Costantino promulga un editto per la libera professione di tutte le fedi nel mondo romano: una mossa squisitamente politica, ma sta di fatto che, dopo tre secoli, l\u2019editto chiude per sempre le persecuzioni anticristiane. E apre, al contrario, il cammino inarrestabile del Cristianesimo, che nel 380 diventer\u00e0 religione di stato con l\u2019editto di Teodosio.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNei 67 anni che separano i due eventi, l\u2019Impero \u00e8 lacerato da guerre civili, invasioni, saccheggi, ma \u00e8 anche un laboratorio culturale formidabile, dove Oriente e Occidente sono molto pi\u00f9 vicini di quello che si crede: e <strong>Aquileia<\/strong>, per la sua posizione strategica, \u00e8 esattamente al raccordo di questi due mondi. Qui, nel 370 circa, arriva una fi gura straordinaria: il dalmata <strong>Girolamo<\/strong>, futuro santo e dottore della Chiesa. Dir\u00e0, nel suo <strong><em>Chronicon<\/em><\/strong>, che <em>Aquileienses clerici, quasi chorus beatorum\u00a0<\/em><em>habentur<\/em>, \u00abi chierici di Aquileia sono stimati come un coro di beati\u00bb. Da questo appunto \u00e8 nata una sorta di mitologia, che ha individuato nel <em>chorus <\/em>una vera e propria scuola di canto sacro: tuttavia, il latino e la collocazione della frase, dopo un paragrafo dedicato alla lotta contro l\u2019eresia, dimostrano che il \u2018coro di beati\u2019 \u00e8, semplicemente, un gruppo di ferventi cristiani, definiti cos\u00ec perch\u00e9 fedeli alla linea anti-eretica stabilita dal Concilio di Nicea del 325.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tEppure, altre testimonianze ci dicono che nel <strong>Patriarcato di Aquileia <\/strong>esisteva veramente una tradizione musicale di alto livello, con delle peculiarit\u00e0 che la distinguevano dal resto del mondo cristiano. Certe antifone, ossia i canti che si alternavano alla recitazione dei salmi (dei quali erano introduzione e spiegazione), esistevano solo qui; altre si ritrovano solamente in pochi manoscritti di Germania, Polonia, Spagna o altrove; altre ancora sembrano comuni a quelle dei riti cristiani d\u2019Oriente. <strong>Cromazio<\/strong>, vescovo della citt\u00e0 dal 394 al 413, dichiara con orgoglio: \u00abAbbiamo dato i nostri canti anche a Roma\u00bb. Purtroppo, di questa tradizione conosciamo ben poco: il \u2018rito antico aquileiese\u2019 \u00e8 un fantasma dai contorni sfuggenti, appena tratteggiabili da pochi manoscritti superstiti, perch\u00e9 alla fine dell\u2019VIII secolo questo mondo volger\u00e0 al termine.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Paolo e Paolino<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNel 730, a <strong>Cividale<\/strong>, nascono <strong>Paolo Warnefrido <\/strong>e un certo <strong>Paolino<\/strong>. I nomi sono parlanti: Warnefrido denuncia una chiara origine longobarda, ma \u2018Paolo\u2019 \u00e8 un altrettanto chiaro segno di romanizzazione gi\u00e0 avvenuta; Paolino, invece, \u00e8 spiccatamente romano, figlio di un\u2019antica famiglia latina.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tWarnefrido si trasferisce presto a <strong>Pavia<\/strong>, dove si forma culturalmente nella scuola della <strong>chiesa di San Pietro in Ciel d\u2019Oro<\/strong>, fondata dal re Liutprando per accogliere le spoglie di <strong>Sant\u2019Agostino<\/strong>, arrivate qui in maniera rocambolesca, e affiancarle a quelle &#8211; gi\u00e0 presenti in citt\u00e0 &#8211; del filosofo <strong>Boezio<\/strong>. Queste tre figure legate a Ciel d\u2019Oro hanno pi\u00f9 cose in comune: tutte e tre si occuparono di musica, tutte e tre vissero in un\u2019epoca di caduta di un regime. Nel caso del Warnefrido, quello dei Longobardi, crollato sotto i colpi dei Franchi fra il 774 e il 776: l\u2019Italia, e con essa il Friuli, diventa terra di <strong>Carlo Magno<\/strong>. Per Paolo \u00e8 il momento di fuggire: gi\u00e0 avviato agli studi canonici, entra nel monastero di Montecassino e diventa il <strong>Diacono <\/strong>autore della fondamentale <strong><em>Storia dei Longobardi. <\/em><\/strong>Suo fratello, invece, viene fatto prigioniero: nel 782, Paolo si presenta a Carlo Magno per chiederne la liberazione.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLo fa con un carme in perfetti versi latini: una scena che evidentemente impressiona Carlo, subito consenziente di fronte alla richiesta, ma soprattutto interessato a questo intellettuale che maneggia con maestria la lingua e la letteratura di Roma. Il programma politico del sovrano \u00e8 infatti ambizioso: il suo non sar\u00e0 un regno, bens\u00ec un <strong>Impero<\/strong>, perch\u00e9 esteso al di fuori del territorio di nazionalit\u00e0 franca; sar\u00e0 <strong>Sacro<\/strong>, poich\u00e9 di religione cattolica; e sar\u00e0 <strong>Romano<\/strong>, in quanto erede di quello dei Cesari.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tPer realizzare tutto questo, per\u00f2, le conquiste militari non bastano: Carlo capisce che occorrono uomini di cultura nei ruoli chiave. Ed ecco che alla corte di <strong>Aquisgrana <\/strong>convergono i pi\u00f9 importanti intellettuali del tempo, fra cui <strong>Paolo Diacono <\/strong>e il <strong>Paolino <\/strong>di cui sopra, divenuto patriarca di Aquileia nel 787: si incontrano cos\u00ec, dopo essersi ignorati per decenni, due coetanei e concittadini, a 750 km dalla loro Cividale. Dalla nuova capitale partono direttive precise, come quelle dettate nell\u2019<strong><em>Admonitio generalis <\/em><\/strong>del 23 marzo 789, con cui Carlo Magno impone in tutto il suo Impero <strong>una sola fede <\/strong>(il cattolicesimo), <strong>una sola lingua ufficiale <\/strong>(il latino), <strong>una sola versione dei testi sacri, una sola regola per tutti i monasteri <\/strong>(quella di San Benedetto), <strong>una sola forma di studio teologico <\/strong>(lettura della Bibbia, della patristica, dei classici latini e applicazione delle arti liberali) e, soprattutto, <strong>una sola liturgia<\/strong>: quella del Canone Romano. Il patriarcato di Aquileia, che fino ad allora aveva celebrato la messa e l\u2019anno liturgico in forme autonome, \u00e8 costretto a uniformarsi e il zelante riformatore \u00e8 proprio il suo vescovo Paolino. Il quale, tuttavia, non si limita ad eseguire degli ordini: poeta e musico egli stesso, appena nel secolo scorso gli \u00e8 stata riconosciuta la paternit\u00e0 del celebre inno <strong><em>Ubi caritas est vera, Deus ibi est<\/em><\/strong>, reinterpretato in italiano come \u00abDov\u2019\u00e8 carit\u00e0 e amore, l\u00ec c\u2019\u00e8 Dio\u00bb. Un canto che da undici secoli risuona nelle chiese di mezzo mondo, in principio intonato il Gioved\u00ec Santo, al termine della lavanda dei piedi, e oggi eseguito in ogni occasione. Ma a questa storia manca ancora un capitolo fondamentale.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Dalla musica della parola alle parole in musica<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tSe prendiamo un manoscritto \u2018musicale\u2019 precedente al XIII secolo, ci imbattiamo in alcuni segni dalle forme pi\u00f9 varie che sembrano svolazzare sopra le parole: si chiamano <strong><em>neumi <\/em><\/strong>e hanno la precisa funzione di suggerire ascese, discese, passaggi rapidi e soste pi\u00f9 ampie della voce. Non sono, dunque, segni musicali, poich\u00e9 la musica era imparata a memoria, tramandata per via orale: sono invece <strong><em>simboli retorici<\/em><\/strong>, necessari a chi doveva pronunciare quella che, a tutti gli effetti, era Parola di Dio. Alle origini dei neumi ci sono due segni fondamentali: l\u2019<strong>accento acuto <\/strong>(\/), che nelle lingue classiche segnalava l\u2019innalzamento della voce, e l\u2019<strong>accento grave <\/strong>(), che ne indicava la discesa.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tTutti i neumi sono successive modifiche di questi due elementi originali: apici, pedici, virgolette, puntini e altri minuscoli tratti che servivano al cantore per sapere dove fermarsi, dove scandire lentamente, dove velocizzare il ritmo, dove porre l\u2019attenzione aumentando la tonalit\u00e0, dove salire e dove scendere: in altre parole, come eseguire un brano, la cui musica era gi\u00e0 nota.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tPer capire meglio questo mondo, siamo tornati alla <strong>Biblioteca Guarneriana di San Daniele <\/strong>e abbiamo consultato il manoscritto n. 4 del XII secolo: un breviario con numerose antifone sulle quali campeggiano i neumi. Anche da profani, si coglie immediatamente la loro funzione di indicatore retorico: ad esempio, sopra l\u2019espressione <strong><em>ecce dominator Dominus<\/em><\/strong>, che una traduzione italiana rispettosa del gioco di parole dovrebbe rendere con un impossibile \u00abecco il Signore che signoreggia\u00bb, si osserva uno straordinario fiorire di segni, perch\u00e9 la pronuncia del nome di Dio necessita di un\u2019attenzione particolare.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tE ci rendiamo conto di essere di fronte a una raffinatissima civilt\u00e0 della parola, dove contenuto ed esecuzione sono inscindibili, in cui il valore e il significato dei singoli vocaboli sono resi espliciti dalla loro pronuncia. Un secolo prima rispetto al <strong><em>Breviario di San Daniele<\/em><\/strong>, per\u00f2, le cose erano gi\u00e0 cambiate. Nel 1023, ad <strong>Arezzo<\/strong>, un monaco di nome <strong>Guido <\/strong>diventa maestro di canto nella cattedrale della citt\u00e0. La sua idea \u00e8 tanto semplice quanto rivoluzionaria: anzich\u00e9 continuare a scrivere le modalit\u00e0 di esecuzione della musica attraverso i neumi, perch\u00e9 non registrare per iscritto la melodia vera e propria, cos\u00ec da fissarla per sempre evitando errori di memoria per i cantori? Il principio \u00e8 chiaro: assegnare a ogni intervallo musicale un nome unico e una posizione fissa, sempre riconoscibile, all\u2019interno di un sistema di linee parallele, che diventeranno cinque nel Quattrocento grazie a Ugolino da Forl\u00ec, andando a formare il moderno pentagramma.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tSiamo dunque all\u2019origine delle <strong><em>note <\/em><\/strong>e all\u2019alba di una civilt\u00e0 nuova, che giunger\u00e0 dal dominio della parola a quello della musica. Ed \u00e8 in questa fase di passaggio che si colloca il famoso <strong><em>Processionale <\/em><\/strong>del XIV secolo conservato a <strong>Cividale<\/strong>, con le sue sacre rappresentazioni (forme embrionali di teatro) e i suoi 185 canti da eseguire durante le processioni. Di questi, sette non si trovano da nessun\u2019altra parte; uno in particolare, <strong><em>Submersus iacet Pharao<\/em><\/strong>, \u00e8 un \u201cdiscanto\u201d che sembra uscito da una fiaba.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tResta un ultimo punto: come sono nati i nomi delle note? Guido d\u2019Arezzo prende come spunto la prima strofa di un inno allora molto conosciuto e isola le prime sillabe di ogni verso:<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong><em>Ut <\/em><\/strong><em>queant laxis \u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em>Affinch\u00e9 possano far<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong><em>Re<\/em><\/strong><em>sonare fibris \u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em>risuonare con ampi accenti<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong><em>Mi<\/em><\/strong><em>ra gestorum \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em>le meraviglie delle tue gesta<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong><em>Fa<\/em><\/strong><em>muli tuorum \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em>i servi tuoi,<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong><em>Sol<\/em><\/strong><em>ve polluti \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em>cancella il peccato<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong><em>La<\/em><\/strong><em>bii reatum \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em>dal loro labbro impuro,<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong><em>S<\/em><\/strong><em>ancte <\/em><strong><em>I<\/em><\/strong><em>ohannes. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/em>o San Giovanni.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tAl gioco delle iniziali sfugge il solo <strong><em>ut<\/em><\/strong>, che diventer\u00e0 <em>do <\/em>appena nel Seicento, ma a noi interessa un\u2019altra cosa: chi \u00e8 l\u2019autore di questo testo? \u00c8 Paolo Diacono, che avevamo lasciato diviso fra la corte di Aquisgrana e il monastero di Montecassino. Un millennio dopo la rivoluzione di Guido d\u2019Arezzo, le note musicali che hanno conquistato il mondo ci parlano ancora di questo chierico longobardo, che alla corte di Carlo Magno seppe farsi ascoltare perch\u00e9 aveva un patrimonio inattaccabile da \u00a0qualsivoglia crisi: la cultura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La musica nel Medioevo friulano<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":12432,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-12431","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",800,533,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",800,533,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",800,533,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",640,426,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",800,533,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",800,533,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",800,533,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",800,533,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2888-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"La musica nel Medioevo friulano","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12431","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12431"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12431\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12432"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12431"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12431"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12431"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}