{"id":12377,"date":"2013-09-06T00:00:00","date_gmt":"2013-09-05T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=12377"},"modified":"2013-09-06T00:00:00","modified_gmt":"2013-09-05T23:00:00","slug":"ivi-sacqueta-lalma-sbigottita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/ivi-sacqueta-lalma-sbigottita\/","title":{"rendered":"\u00abIvi s\u2019acqueta l\u2019alma sbigottita\u00bb"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNel 2012 la Provincia di Gorizia e la Fondazione Poti miru hanno vinto un bando Interreg Italia-Slovenia con la continuazione del progetto POTI MIRU lungo tutto il fronte dell\u2019Isonzo, sia in Italia sia in Slovenia, fino al Monte Ermada in provincia di Trieste.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>L\u2019Alta Valle dell\u2019Isonzo<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNel corso del 2007 la Fondazione Poti miru \u2013 Vie di pace di Kobarid ha messo in collegamento, tramite il circuito chiamato \u201cIl Sentiero della pace\u201d, i musei all\u2019aperto, i resti pi\u00f9 importanti ed i monumenti commemorativi del Fronte isontino nell\u2019Alto Isonzo. L\u2019escursione lungo i circa 100 chilometri del Sentiero della pace, o lungo solo un suo tratto, offre al visitatore un momento di svago attivo in una natura bella, tranquilla e incontaminata, contrassegnata dal <strong>fiume Isonzo<\/strong>, da medie e alte montagne, greggi di pecore e capre, malghe aperte durante l\u2019estate, oltre che dalla storia della Prima Guerra Mondiale. Il sentiero prende avvio a <strong>Log pod Mangartom<\/strong>, presso l\u2019entrata di un pozzo minerario chiamato \u0160toln, e termina presso il museo all\u2019aperto a <strong>Mengore<\/strong>, vicino a <strong>Most na So\u010di<\/strong>. \u00c8 suddiviso in cinque tratti, ognuno dei quali pu\u00f2 essere percorso in un giorno. Si dirama passando accanto a cimiteri di guerra e cappelle, alla <strong>fortezza di Klu\u017ee<\/strong>, ai musei all\u2019aperto, alla <strong>forra della Koritnica<\/strong>, all\u2019alveo dell\u2019Isonzo, a idilliche malghe alpine, alla <strong>cascata del Kozjak<\/strong>, agli <strong>ossari a Kobarid <\/strong>(Caporetto) e <strong>Tolmin <\/strong>(Tolmino), alla <strong>chiesa commemorativa\u00a0<\/strong><strong>del Santo Spirito <\/strong>sullo Javorca, all\u2019alveo del <strong>fiume Tolminka<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Dalla Val Canale all\u2019Alta Val del Torre<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIl percorso inizia dalla <strong>Val Canale<\/strong>, a <strong>Malborghetto-Valbruna<\/strong>; qui, il ricordo della Grande Guerra emerge prepotente grazie ai ruderi del <strong>Forte Hensel<\/strong>, dal nome del generale austriaco che lo progett\u00f2 all\u2019inizio dell\u2019Ottocento per fronteggiare le truppe di Napoleone. Rimesso in piedi per opporre resistenza all\u2019assalto italiano nel 1915, si calcola che in tutta la Grande Guerra sub\u00ec 4.500 colpi di artiglieria di grosso calibro: eppure, qualcosa sopravvive ancora e da quass\u00f9 si pu\u00f2 godere di un panorama \u00a0stupendo su tutta la valle. Una valle che il <strong>Fella <\/strong>ha scavato testardo, regalandole quell\u2019aspetto che oggi appare mozzafiato, ma che allora ero uno scenario infernale costellato di <strong>trincee e linee di difesa<\/strong>. Come quelle <strong>dei Plans<\/strong>, enorme sbarramento costruito dagli italiani, articolato su postazioni coperte per fucilieri e tratti in galleria. Da qui all\u2019<strong>Alta Val del Torre<\/strong>, le testimonianze del conflitto sono molte: forti (maestoso e spettrale quello del <strong>Monte Bernadia<\/strong>, fra Tarcento e Nimis), bunker, ex ospedali militari, gallerie, ponti, lapidi, cippi, monumenti commemorativi. Ma anche l\u2019arte ci ha trasmesso le sue memorie: nel <strong>Gemonese<\/strong>, nonch\u00e9 a <strong>Udine <\/strong>e <strong>Palmanova<\/strong>, <strong>Mario Monicelli <\/strong>gir\u00f2 nel \u201859 il suo capolavoro <strong><em>La Grande Guerra<\/em><\/strong>, con Vittorio Gassman, Alberto Sordi e Silvana Mangano, mentre a Venzone, due anni prima, <strong>Charles Vidor <\/strong>aveva diretto <strong><em>Addio alle armi<\/em><\/strong>, dall\u2019omonimo romanzo di <strong>Ernest Hemingway<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Dall\u2019alto corso del Natisone e dell\u2019Isonzo al Collio<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tSe da <strong>Gemona <\/strong>ci si sposta verso Est, <strong>fra Italia e Slovenia<\/strong>, il paesaggio si fa pi\u00f9 aspro e il cielo diventa uno squarcio fra le montagne, serrato fra le gole dell\u2019<strong>alto Natisone <\/strong>e, pi\u00f9 in l\u00e0, quelle dell\u2019<strong>alto Isonzo<\/strong>. Proprio qui si \u00e8 consumata la tragedia pi\u00f9 nera della Prima Guerra Mondiale: la disfatta di <strong>Caporetto<\/strong>. \u00c8 un luogo che continua a evocare fantasmi infamanti, ma di recente lo storico Paolo Gaspari (<em>Le bugie di Caporetto. La fine della memoria dannata<\/em>) ha finalmente ridato giustizia, dopo un secolo di calunnie su un\u2019inesistente vile ritirata, ai militari italiani che oggi riposano nell\u2019immenso Ossario cittadino, la cui visita \u00e8 un obbligo morale. Combatterono con onore, contro un esercito superiore per numero, mezzi e strategia. I sopravvissuti scampati al nemico retrocedettero fino al Piave; fra loro, <strong>Ardengo Soffici<\/strong>, che ne <strong><em>La ritirata del Friuli <\/em><\/strong>annota le tappe forzate della sua fuga, da <strong>Cividale <\/strong>(\u00abHanno camminato ore e ore per venire qui a cercare ordini&#8230; Alcuni di loro che conoscono qualcuno di noi ci hanno descritto quello che hanno visto; ci hanno fatto capire la gravit\u00e0 di quello che sta accadendo lass\u00f9. Il nemico avanza da tutte le parti, le posizioni pi\u00f9 forti non reggono. Il <strong>Matajur<\/strong>, il <strong>Kolovrat<\/strong>&#8230; tutto cade, non si sa dove si potranno fermare&#8230; \u00c8 terribile. Terribile!\u00bb) a <strong>Conegliano<\/strong>. I meno fortunati, invece, furono fatti prigionieri; \u00e8 il caso del grande <strong>Carlo Emilio Gadda<\/strong>, di stanza fra <strong>Grimacco <\/strong>e <strong>Clodig<\/strong>, che nel suo <strong><em>Diario di guerra per l\u2019anno 1917 <\/em><\/strong>racconta \u2018in diretta\u2019 il precipitare degli eventi:<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00ab25 ottobre 1917. Lasciammo la linea dopo averla vigilata e mantenuta il 25 ottobre 1917 dopo le tre, essendo venuto l\u2019ordine di ritirata. Portammo con noi tutte le quattro mitragliatrici, dal <strong>Kra\u0161jj <\/strong>all\u2019<strong>Isonzo <\/strong>(tra <strong>Ternova <\/strong>e <strong>Caporetto<\/strong>), a prezzo di estrema fatica. All\u2019Isonzo, mentre invano cercavamo di passarlo, fummo fatti prigionieri &#8211; La fi la di soldati sulla strada d\u2019oltre Isonzo: li credo rinforzi italiani. Sono tedeschi! Gli orrori spirituali della giornata (artiglierie abbandonate, mitragliatrici fracassate ecc.). Io guastai le mie due armi [&#8230;]- 26 ottobre: marcia notturna e diurna per luoghi ignoti. I maltrattamenti: nessun cibo ci \u00e8 dato. [&#8230;] La tragica fine\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIl vicino complesso montuoso del <strong>Kolovrat<\/strong>, oggi, \u00e8 uno spettacolo della natura; nella Grande Guerra era invece la terza linea di difesa dell\u2019esercito italiano. Che proprio qui vide cadere la sua prima vittima: <strong>Riccardo di Giusto<\/strong>. Un cippo solitario presso il <strong>passo Solarie <\/strong>ne perpetua la memoria.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tSuperato il massiccio, l\u2019Isonzo si apre magnifico ai nostri occhi: protagonista di undici battaglie lungo tutto il suo corso, \u00e8 il simbolo dell\u2019intero conflitto. A <strong>Kanal ob\u00a0<\/strong><strong>So\u010di<\/strong>, in localit\u00e0 <strong>Plave<\/strong>, ritroviamo il ponte citato da Hemingway in <em>Addio alle armi<\/em>; pochi chilometri pi\u00f9 a Sud, lo scenario della <strong>Brda <\/strong>slovena e del <strong>Collio <\/strong>italiano lasciano senza fiato. In questo paradiso terrestre, con le sue gloriose viti aggrappate ad alture dolcissime, nulla sembra ricordare la tragedia; eppure, a pochi passi da qui svetta il <strong>Monte Sabotino<\/strong>, la cui presa cost\u00f2 decine di migliaia di vittime. 609 metri d\u2019altezza e decine di caverne, gallerie, trincee, osservatori, postazioni per cannoni e tre piramidi poste nei punti di partenza degli assalti italiani: oggi tutto questo si chiama Parco della Pace.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Da Gorizia al Carso: CARSO 2014+<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLe memorie del \u201815-18 nel <strong>Goriziano <\/strong>sono in ogni angolo, dal <strong>Monte Calvario<\/strong>, dove <strong>Clemente Rebora <\/strong>compose le sue poesie pi\u00f9 straordinarie e <strong>Scipio Slataper <\/strong>perse la vita (una croce lo ricorda ai piedi della collina), a <strong>Nova Gorica<\/strong>, passando per il Museo della Guerra di <strong>Salcano<\/strong>. Si scende quindi nell\u2019enorme area monumentale che da <strong>Vrtojba <\/strong>si estende fi no a <strong>Komen<\/strong>, all\u2019ombra del monastero medievale di <strong>Kostanjevica <\/strong>in cui riposano gli ultimi Borbone di Francia: un susseguirsi di ossari, cimiteri militari, monumenti tombali di tutte le nazionalit\u00e0. Appena al di l\u00e0 del confine, si sviluppa il museo all\u2019aperto del Carso goriziano chiamato CARSO 2014+, che collega Cotici, il Monte San Michele, San Martino del Carso al Vallone, la piana di Doberd\u00f2 e il sacrario di Redipuglia, in un ideale circuito di scoperta della memoria e del territorio. Qui i versi di <strong>Giuseppe Ungaretti <\/strong>risuonano ancora: \u00abD\u2019improvviso \/ \u00e8 alto \/ sulle macerie \/ il limpido \/ stupore \/ dell\u2019immensit\u00e0 \/\/ E l\u2019uomo \/ curvato \/ sull\u2019acqua \/ sorpresa \/ dal sole \/ si rinviene \/ un\u2019ombra \/\/ cullata e \/ piano \/ franta\u00bb. Gli rispondono, scolpiti su una caverna-cappella a <strong>Lokvica<\/strong>, usata come nascondiglio dai soldati italiani, i versi del sonetto CXXIX di Francesco Petrarca: \u00abIvi s\u2019acqueta \/ l\u2019alma sbigottita\u00bb. Parole che allora suonavano come una preghiera: cento anni dopo, \u00e8 nostro compito mantenerle vive.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pot Miru \u2013 Via di Pace<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":12378,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-12377","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",800,532,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",800,532,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",800,532,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",640,426,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",474,315,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",800,532,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",800,532,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",800,532,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",800,532,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1.webp",250,166,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2644-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Pot Miru \u2013 Via di Pace","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12377","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12377"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12377\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12378"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12377"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12377"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12377"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}