{"id":12324,"date":"2013-07-02T00:00:00","date_gmt":"2013-07-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=12324"},"modified":"2013-07-02T00:00:00","modified_gmt":"2013-07-01T23:00:00","slug":"non-ce-altro-che-la-patagonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/non-ce-altro-che-la-patagonia\/","title":{"rendered":"Non c&#8217;\u00e8 altro che la Patagonia"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa Patagonia \u00e8 contemporaneamente la fine del mondo e l\u2019inizio di una nuova dimensione, fatta di cime irraggiungibili, laghi sconfinati, ghiacciai impetuosi e <em>t\u00e9mpanos <\/em>(iceberg) colorati di turchese. Qui tutto \u00e8 estremo.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00c8 estremo l\u2019isolamento delle montagne, sono estreme le tempeste che colpiscono le Ande, sono estremi i contrasti dello Hielo patag\u00f3nico, sono estreme le distanze. Un luogo terribile e meraviglioso allo stesso tempo, in cui l\u2019uomo \u00e8 ospite mentre la natura \u00e8 padrona.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abPatagonia\u00bb dicevano Coleridge e Melville, per significare qualcosa di estremo. \u00abNon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 che la Patagonia, la Patagonia, che si addica alla mia immensa tristezza\u00bb cantava Cendrars agli inizi di questo secolo. Dopo l\u2019ultima guerra, alcuni ragazzi inglesi, piegati sulle carte geografi che, cercarono l\u2019unico luogo giusto per sfuggire alla prossima distruzione nucleare e scelsero la Patagonia. E proprio in Patagonia si sarebbe spinto Bruce Chatwin, (autore del libro <em>In\u00a0<\/em><em>Patagonia<\/em>, Adelphi 1982) non gi\u00e0 per salvarsi da una catastrofe, ma sulle tracce di un mostro preistorico e di un parente navigatore.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNessuno, come Bruce Chatwin, \u00e8 riuscito a descrivere cos\u00ec bene la Patagonia, una terra lontana e misteriosa, ma anche un luogo sicuro in cui l\u2019autore ha potuto sentirsi impareggiabilmente scrittore e scrutatore della realt\u00e0. \u00abLa Patagonia! \u00c8 un\u2019amante difficile. Lancia il suo incantesimo. Un\u2019ammaliatrice! Ti stringe nelle sue braccia e non ti lascia pi\u00f9\u00bb gli urlava un poeta incontrato sul posto. Un incantesimo iniziato a Buenos Aires, passato per La Plata, citt\u00e0 universitaria con il principale museo di storia naturale del Sud America, portato poi lungo il R\u00eco Negro, nei diversi porti affacciati sull\u2019Oceano Atlantico, e infine concluso nel sud, a Ushuaia.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa Patagonia \u00e8 terra di esploratori e di conquiste. Qui, ai confini del mondo, Charles Darwin incontr\u00f2 gli aborigeni, riuscendo, da l\u00ec a poco, a partorire la sua rivoluzionaria teoria dell\u2019evoluzione della specie, caposaldo della genetica.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tPadre Alberto Maria de Agostini, salesiano e pioniere dell\u2019esplorazione patagonica, meglio conosciuto come padre Patagonia, una sorta di Indiana Jones ante litteram con la talare nera, il primo vero esploratore-scrittore della Patagonia e primo occidentale ad attraversarla, riusc\u00ec a scoprire interamente le demarcazioni territoriali di quella terra, fino ad allora sconosciute. Si deve infatti a Don Patagonia la realizzazione di due grandi carte della Terra del Fuoco e della Patagonia meridionale (inserite nei due libri <em>Trenta anni nella Terra del Fuoco <\/em>e <em>Ande patagoniche<\/em>). Ma fu anche l\u2019ultimo difensore delle popolazioni indigene della Terra del Fuoco (Ona, Yamana, Alacalufes e Tehuelche), oggi completamente scomparse e rimaste nella memoria grazie ai suoi studi.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tContribu\u00ec alla notoriet\u00e0 della Patagonia Cesare Maestri, l\u2019uomo che per primo riusc\u00ec a conquistare il Cerro Torre del massiccio del Fitz Roy, una delle montagne magiche del mondo: un obelisco di puro granito e ghiaccio che si staglia verticale per quasi due chilometri, una sorta di missile innalzato al cielo.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tOggi ovviamente la Patagonia non \u00e8 pi\u00f9 quella misteriosa terra cantata da Bruce Chatwin, da Charles Darwin e da Don Patagonia e le <em>estancias <\/em>dei gauchos (grandi appezzamenti dove alloggiano i padroni terrieri) racchiudono un grandioso e magnifico entroterra destinato alla pastorizia. Il paesaggio \u00e8 verdeggiante e i ghiacciai scendono dalle montagne fino a lambire il Lago Argentino, offrendo scenari mozzafiato e uno spettacolo roboante di blocchi di ghiaccio, che scivolano nell\u2019acqua, trasformandosi in timpani meravigliosi (<em>t\u00e9mpanos <\/em>o iceberg) galleggianti.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tI fiordi che collegano il Lago Argentino ai ghiacciai sono disseminati di iceberg cristallini, che rendono difficoltosa la navigazione. Poi, all\u2019improvviso, un gigante di ghiaccio riempie di attesa lo sguardo attonito di un viaggiatore che, stregato, sfida il vento glaciale dalla prua dell\u2019imbarcazione.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tSi avvicina sul pontile, con un po\u2019 di timore, scrutando una successione infinita di timpani candidi e turchesi, pressappoco trasparenti, dalle pi\u00f9 stravaganti forme: quasi un gioco di fata Morgana\u2026 \u00c8 un\u2019atmosfera glaciale di rara bellezza. Proprio qui, nella punta estrema della Patagonia, si trova il ghiacciaio Upsala, il terzo pi\u00f9 grande dell\u2019America Meridionale, una lingua di circa 50 Km di lunghezza e 10 Km di larghezza, spessa diverse centinaia di metri che si estende dal monte Don Bosco fi no al Lago Argentino: porta il nome della citt\u00e0 svedese di Uppsala, che condusse i primi studi glaciologici della regione. L\u2019unico modo per conoscere da vicino il ghiacciaio e ammirare il grandioso spettacolo \u00e8 arrivare all\u2019Estancia Cristina, navigando il ramo del braccio nord del Lago Argentino.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tUn giardino terrestre in capo al mondo, fertile e fascinoso, dove gli alberi sono sbattuti come stracci al vento, nel silenzio immobile dell\u2019immensit\u00e0 glaciale. La Cristina \u00e8 un eldorado naturale, circondato da montagne granitiche e da enormi distese glaciali, dove le antere dei fi ori sbocciano accanto alla neve. Chi raggiunge questo luogo si sente parte di una storia ineguagliabile, dal sapore antico, a stretto contatto con uno stile di vita pionieristico. Una storia appassionante, che ha radici molto profonde nel tempo in cui un giovane scrittore britannico, Hesketh Prichard del <em>Daily Express<\/em>, scopr\u00ec casualmente, nel 1901, questa zona sconosciuta del Lago Argentino, alla ricerca di un fantomatico e misterioso milodonte1, che si riteneva sopravvissuto alle glaciazioni, ma in realt\u00e0 gi\u00e0 estinto da diverse migliaia di anni. La conseguenza \u00e8 la storia del carpentiere inglese Joseph Percival Masters che, congiuntamente alla moglie Jessie Elisabeth Warning, cre\u00f2 nello stesso luogo narrato da Prichard l\u2019Estancia Cristina, riuscendo a vincere le condizioni estreme della Patagonia.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tAscoltai per la prima volta la vicenda dei Masters nel <em>galpon <\/em>(capanno per la tosatura delle pecore) dell\u2019Estancia Cristina nel gennaio 2013. E quella che segue \u00e8 la magnifica cronistoria.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tMr. Joseph Percival Masters nacque nell\u2019Hampshire il 30 luglio 1876 e, gi\u00e0 in giovane et\u00e0, come marinaio, riusc\u00ec a \u00a0raggiungere l\u2019America del Sud. Arriv\u00f2 a Punta Arenas (oggi Cile) a cavallo del XX secolo, rimanendo incantato da quegli spazi, tanto che, al suo ritorno in Inghilterra, propose alla compagna di stabilirsi definitivamente in Patagonia, nella nuova terra promessa, uno dei luoghi pi\u00f9 belli del mondo. D\u2019altra parte gli venivano offerti un buon salario e condizioni di vita adeguate. Detto fatto, alla partenza non ci volle molto\u2026<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tA bordo del mercantile <em>1\u00b0 maggio<\/em>, dopo aver celebrato il matrimonio, lui e sua moglie partirono alla volta di Buenos Aires. Si trasferirono quindi a Rio Gallegos e a Cabo V\u00ecrgenes, per trovare impiego nelle miniere d\u2019oro, fino a quando, nel 1904, decisero di dedicarsi all\u2019allevamento delle pecore nei pressi del lago Roca. In realt\u00e0 le condizioni climatiche del luogo erano talmente inospitali, da rendere accoglienza ai soli pinguini magellanici. Si cerc\u00f2 allora un\u2019altra sistemazione.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tDopo aver lavorato alcuni anni all\u2019estancia Condor, nei pressi di Calafate, la famiglia Masters individu\u00f2 finalmente, nel 1914, il luogo da colonizzare: si trattava della futura Estancia Cristina.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tAi Masters non restava che raggiungerlo. Per arrivare in avanscoperta, utilizzarono la barca dell\u2019esploratore Francisco Pascacio Moreno (colui che scopr\u00ec il colossale ghiacciaio argentino, a lui poi intitolato), quindi, a conclusione dell\u2019impresa, trasferirono 500 pecore e tutto l\u2019occorrente per l\u2019insediamento.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tTuttavia, di quel globale armamentario, rinunciarono a trasportare i materiali da costruzione, poich\u00e9 facilmente rinvenibili in loco: il nuovo insediamento infatti era ricco di legname. Joseph Percival Masters riusc\u00ec con l\u2019utilizzo delle potenzialit\u00e0 naturali a realizzare autonomamente i casolari della fattoria, gli arredi interni, il mulino idraulico e la piccola barca. Nel contempo lo spirito pioniere e i tanti sacrifici ricompensarono quegli sforzi: il gregge si accresceva sempre pi\u00f9, la tosatura delle pecore prosperava e l\u2019estensione del pascolo lambiva il ghiacciaio Upsala. Gli scambi commerciali della lana consentivano floridi commerci con Rio Gallegos e l\u2019intero entroterra argentino. A tal fine venne costruita una nuova imbarcazione in legno di 56 metri, in grado di vincere la collera del Lago Argentino.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tTraguardo dopo traguardo, i Masters affinarono anche il loro ingegno superando il profondo isolamento del luogo: l\u2019estancia fu fornita di una potente stazione radio, onde consentire di sintonizzarsi con i radioamatori. Contestualmente vennero costruite una rete di canalizzazioni e una centrale idrica per l\u2019innesto del sistema irriguo e domestico. Un canale sopraelevato distribuiva l\u2019acqua in tutti i casolari dell\u2019estancia. Il capannone della tosatura disponeva di una vasca di raccolta dell\u2019acqua. Tutto divenne un vero capolavoro di ingegneria idraulica.\u00a0<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tMa la sorte inizi\u00f2 a girare contro.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tUn brutto e maledetto giorno del 1924, la fi glia di Joseph Percival Masters, Cristine, si ammal\u00f2 di polmonite e da l\u00ec a poco mor\u00ec. Fu proprio in questa circostanza che nacque il nome dell\u2019estancia.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tUn\u2019altra vicenda colp\u00ec duramente la famiglia Masters. Nel 1937, a seguito dell\u2019istituzione del parco nazionale Los Glaciares (il secondo pi\u00f9 grande dell\u2019Argentina) \u2013 che inglobava anche l\u2019Estancia Cristina \u2013 Joseph Percival Masters corse il rischio di vanificare quanto fino ad allora costruito. Il Governo argentino non offriva pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di convertire la concessione governativa dell\u2019estancia in propriet\u00e0: il sogno di diventare proprietari era ormai svanito. Fino a quella data le leggi in vigore prevedevano il diritto di propriet\u00e0 ai coloni dopo appena 30 anni di concessione: nel caso dei Masters sarebbero stati necessari ancora 7 anni.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tMa la storia incredibile dei Masters non era ancora finita. Lo spirito pioniere e l\u2019audace coraggio permisero a Joseph Percival di ricominciare, pur sapendo che non avrebbe mai ottenuto la propriet\u00e0. Venne poi il tempo della seconda generazione: il figlio Herbert Masters coadiuvava l\u2019attivit\u00e0 del padre e a questo punto si inserisce la parte romantica della storia. Jessie Elisabeth Warning, anziana e malata di artrite, chiam\u00f2 al suo servizio una badante scozzese, Janet, che conquist\u00f2 l\u2019animo di Herbert Masters. I due si innamorarono, instaurando una relazione passionale, molto contestata dall\u2019ormai vecchio Joseph Percival, tanto che i due giovani, per celebrare la loro unione, dovettero attendere la morte dei genitori, deceduti rispettivamente a 96 (Joseph) e 99 anni (Jessie), sposandosi cos\u00ec tardivamente all\u2019et\u00e0 di 79 e 72 anni.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tMa un\u2019altra controversia si abbatt\u00e9 sulla complicata storia dei Masters: Herbert e Janet, non avendo discendenti, non avrebbero garantito il perdurare della concessione. Nel 1984, quando Herbert mor\u00ec, la moglie Janet si ritrov\u00f2 in difficolt\u00e0 economica e decise di aprire le porte dell\u2019estancia. In breve tempo iniziarono ad arrivare alpinisti da tutto il mondo, compresi gli italiani, intenti ad a esplorare lo <em>Hielo patagonico sur <\/em>(l\u2019enorme calotta glaciale patagonica che costituisce la terza fonte di acqua dolce del mondo dopo l\u2019Antartide e la Groenlandia) l\u00ec adiacente. A seguito della morte di Janet, nel 1997, decadde la concessione governativa: tramontava cos\u00ec, dopo 83 anni, l\u2019era dei Masters. Oggi l\u2019Estancia Cristina \u00e8 una delle tenute pi\u00f9 straordinarie della Patagonia: soggiornarvi rappresenta una fantastica esperienza, alla scoperta della flora e della fauna.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tE, se al nostro rientro in Italia, ci sembrer\u00e0 di vivere in un altro mondo, non allarmiamoci troppo poich\u00e9 questo \u00e8 l\u2019effetto della Patagonia\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;epopea dei Masters<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":12325,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-12324","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",800,450,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",800,450,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",800,450,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1-300x169.webp",300,169,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",640,360,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",300,169,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",500,281,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",474,267,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",391,220,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",300,169,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",800,450,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",800,450,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",800,450,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",800,450,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1.webp",250,141,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2272-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"L'epopea dei Masters","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12324","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12324"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12324\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12325"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12324"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12324"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12324"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}