{"id":12271,"date":"2013-04-22T00:00:00","date_gmt":"2013-04-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=12271"},"modified":"2025-01-28T14:48:50","modified_gmt":"2025-01-28T13:48:50","slug":"in-ricordo-di-marco-sasha-dario-e-miran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/in-ricordo-di-marco-sasha-dario-e-miran\/","title":{"rendered":"In ricordo di Marco, Sasha, Dario e Miran"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Daniela Luchetta<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\">Mostar Ovest, Bosnia, 28 gennaio 1994. L\u2019inviato della RAI <strong>Marco Luchetta<\/strong>, assieme all\u2019operatore <strong>Alessandro Ota<\/strong> e al tecnico <strong>Dario D\u2019Angelo<\/strong>, sta raccogliendo testimonianze e immagini all\u2019interno dell\u2019ospedale. Il loro compito \u00e8 quello di realizzare un documentario sui \u2018bambini senza nome\u2019, nati dagli stupri etnici o figli di genitori dispersi nella mattanza in corso nei Balcani.<\/p>\n<p>Tramite l\u2019Onu, quella mattina Marco ha la possibilit\u00e0 di recarsi nella parte est della citt\u00e0, per visitare il quartiere musulmano dove, negli scantinati, altri bimbi vivono rinchiusi sotto il quotidiano bombardamento dell\u2019artiglieria croata. \u00c8 un\u2019occasione rara per testimoniare l\u2019atrocit\u00e0 del conflitto e per dare voce a vittime innocenti abbandonate dal mondo. Prendere o lasciare.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">Marco e i suoi colleghi prendono.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">Il seguito ha riempito a lungo le cronache dei giornali dei giorni successivi. Lo scoppio mortale della granata croata e i loro corpi che fecero da scudo a un bimbo di 4 anni di nome Zlatko, salvandogli la vita.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">La storia della <a href=\"http:\/\/www.fondazioneluchetta.org\/_it\/welcome.asp\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fondazione Luchetta Ota D\u2019Angelo Hrovatin<\/a> (in onore anche del cineoperatore triestino <strong>Miran Hrovatin<\/strong> ucciso il 20 marzo dello stesso anno a Mogadiscio, in Somalia, assieme alla giornalista Ilaria Alpi) inizia proprio da qui. Da quel bimbo salvato.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abIn quei giorni \u2013 ricorda <strong>Daniela Luchetta<\/strong>, moglie di Marco e insegnante di scuola media \u2013 ci siamo trovati gli occhi del mondo addosso perch\u00e9 era la prima volta che dei giornalisti RAI restavano uccisi in un conflitto. Fino ad allora nessuno credeva realmente che un fatto simile potesse accadere. Lo shock fu grande per tutti, ma al tempo stesso tantissima gente si strinse attorno alle nostre famiglie: il loro calore e la loro vicinanza mi trasmisero una forza straordinaria\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Fu in quei momenti che nacque l\u2019idea della Fondazione?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abCi trovammo assieme ad altri amici di Marco, Sasha e Dario, con la convinzione che il tutto non poteva finire cos\u00ec. Venuti a sapere di Zlatko e ricordando l\u2019amore che Marco nutriva verso i bambini, decidemmo di costituire un comitato per portarlo in salvo in Italia. Anche se non fu facile\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>In che senso?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abAll\u2019epoca i bosniaci temevano la pulizia etnica e non volevano che il bambino se ne andasse da l\u00e0. Alla fi ne riuscimmo a convincerli e nel luglio dello stesso anno Zlatko arriv\u00f2 a Trieste\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa ricorda di quel periodo?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abTemevo che i miei figli (Carolina e Andrea, all\u2019epoca rispettivamente di 10 e 8 anni, ndr) potessero non accettarlo dicendo \u201cPap\u00e0 \u00e8 morto e tu sei qui\u201d, invece ogni volta che uscivano volevano sempre prendere qualche regalo per Zlatko. Fu un periodo molto bello\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Assieme a Zlatko arriv\u00f2 anche la mamma.<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abNel \u201994 aveva 26 anni. Appena arrivata, mi confid\u00f2 la sua angoscia perch\u00e9 temeva che io volessi suo figlio. Provai tanta pena, pensando a quanta disperazione dovesse avere. Il marito era stato espulso dalla Bosnia e si era rifugiato in Svezia: riuscimmo a rintracciarlo e a far riunire la famiglia che ancora oggi vive in Scandinavia. Ora Zlatko \u00e8 grande, ma si sente spesso con i miei fi gli\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Il comitato sorto per portarlo in Italia, invece, come si evolse?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abAvviammo una collaborazione con l\u2019ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste, progettando la realizzazione di un centro di prima accoglienza per bambini e loro familiari, vittime delle atrocit\u00e0 di una guerra che si combatteva a pochi chilometri dal nostro Paese. La Provincia di Trieste ci mise a disposizione l\u2019edificio di via Valussi che ristrutturammo grazie al contributo economico della Regione e che ora \u00e8 la nostra sede ufficiale. Nel frattempo il comitato si trasform\u00f2 in Fondazione\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Aprendosi ai bimbi vittime non solo della guerra nell\u2019ex Yugoslavia\u2026<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abLa missione della Fondazione \u00e8 quella di accogliere bambini che non possono curarsi nei loro Paesi d\u2019origine. Li accogliamo sempre assieme ai familiari perch\u00e9 nel percorso di cure questi piccoli hanno bisogno del supporto psicologico di un loro caro. In tutti questi anni le persone accolte dalla Fondazione sono state 780, di cui circa la met\u00e0 bambini che hanno intrapreso un percorso terapeutico\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Un successo che ha richiesto nuovi spazi.<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abDal 2005 abbiamo attivato anche una seconda struttura, di nostra propriet\u00e0, in via Rossetti. Nei due punti di accoglienza, attualmente pieni, possiamo ospitare complessivamente una ventina di famiglie\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Come giudica il rapporto della Fondazione con la citt\u00e0 di Trieste?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abDa qualche tempo abbiamo stipulato un accordo con il Comune per seguire anche famiglie locali, con bambini, in situazioni di disagio: il nostro impegno \u00e8 quello di assisterle e aiutarle a reinserirsi nel tessuto sociale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Il rapporto con il Burlo Garofolo \u00e8 sempre saldo?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abAll\u2019inizio la Fondazione era nata come costola del Burlo, ma col tempo il rapporto si \u00e8 via via diversificato. Con la mia presidenza desidero riportare tutto sotto l\u2019orbita del Burlo: il direttore generale e i pediatri che vi lavorano hanno nei nostri confronti una disponibilit\u00e0 commovente\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Quante persone collaborano nell\u2019attivit\u00e0 della Fondazione?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abPossiamo fare affidamento su una segretaria assunta che coordina il preziosissimo lavoro di decine di volontari che si mettono a disposizione per trasportare, con i nostri mezzi, i bambini al Burlo per le cure. Altri volontari, poi, si mettono a disposizione per gli aiuti pi\u00f9 disparati: insegnare italiano ai bambini, accompagnarli in qualche uscita, allestire il banco farmaceutico, allestire il nostro stand nelle manifestazioni cittadine: una rete di persone straordinarie, senza le quali sarebbe impossibile operare\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Oltre a quello della Fondazione, i nomi di suo marito e degli altri colleghi sono associati a un prestigioso premio giornalistico: come mai?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abFu un\u2019idea che Giovanni Marzini (caporedattore del TGR del Friuli Venezia Giulia, ndr) ebbe nel 2004: a dieci anni dal dramma di Mostar desiderava ricordare Marco e i suoi colleghi a livello professionale. Nacque cos\u00ec il <a href=\"http:\/\/www.premioluchetta.it\/it_\/home.asp\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">premio giornalistico<\/a> che nel tempo \u00e8 divenuto di caratura internazionale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>A proposito di professionalit\u00e0: cosa significava per Marco Luchetta essere inviato di guerra?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abCredo che per lui significasse raccontare la realt\u00e0 e riportare la verit\u00e0 delle persone, al di l\u00e0 delle versioni \u2018ufficiali\u2019. C\u2019\u00e8 un episodio pi\u00f9 esplicativo di ogni parola; una volta, prima che partisse per uno dei suoi viaggi nei Balcani, gli chiesi: \u201cMarco, tu indossi il giubbotto antiproiettile?\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Lui cosa rispose?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abDisse: \u201cQuando sono l\u00e0, attorno a me passano persone con cappottini lisi di 2 anni di guerra, mentre io sono bardato con casco e giubbotto antiproiettile. E mi vergogno\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Marco cosa le raccontava di quella guerra?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abEra impressionato. La sua famiglia era originaria della Dalmazia e lui sentiva quelle terre come sue. Era annichilito da quella violenza e dalle contrapposizioni etniche. Vide scene che lo turbarono profondamente, eppure ogni volta che tornava a casa si metteva subito a preparare il viaggio successivo. Quella guerra faceva parte di lui\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei \u00e8 mai stata a Mostar?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abSi, dopo il conflitto. E l\u00ec ho capito molte cose sulle scelte di Marco. Ho pensato a come mi sarei sentita se fossi stata isolata sotto i bombardamenti e un giornalista fosse venuto a rompere il silenzio che mi circondava. Gli avrei detto \u201cGrazie\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Suo figlio Andrea \u00e8 da poco diventato giornalista professionista; sua figlia Carolina lavora a Firenze in favore dei rifugiati politici. Se un giorno uno di loro le dicesse che vorrebbe andare a prestare il suo servizio in teatri di guerra, cosa risponderebbe?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abOgnuno di noi segue le strade che ha dentro di s\u00e9. Non mi sognerei mai di condizionarli: ci\u00f2 che desidero per loro \u00e8 che possano essere persone felici di se stesse\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Per se stessa e per la Fondazione che presiede, invece, cosa desidera Daniela Luchetta?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00abOra che i miei fi gli sono grandi posso dedicare gran parte delle mie energie alla Fondazione. Con l\u2019obiettivo per\u00f2 che essa non debba dipendere dalle persone che l\u2019hanno fondata, ma che possa perpetuarsi nel tempo, divenendo istituzione. Anche per questo desidero rinsaldare i rapporti con il Burlo\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Suo marito perse la vita a Mostar, assieme a due operatori, colleghi della RAI. In loro nome ora guida una fondazione che aiuta i bimbi vittime di guerra<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":62276,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[""],"dwc-content":[""],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[65],"class_list":["post-12271","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita","tag-trieste"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta.webp",800,531,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta.webp",800,531,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta.webp",800,531,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta-300x199.webp",300,199,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta.webp",640,425,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta-300x300.webp",300,300,true],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta-500x500.webp",500,500,true],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta-474x324.webp",474,324,true],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta-391x260.webp",391,260,true],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta-300x400.webp",300,400,true],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta.webp",800,531,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta.webp",800,531,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta.webp",800,531,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta.webp",800,531,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta-250x210.webp",250,210,true],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/danielaLuchetta-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Andrea Doncovio","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/andrea\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Suo marito perse la vita a Mostar, assieme a due operatori, colleghi della RAI. 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