{"id":12222,"date":"2013-02-13T00:00:00","date_gmt":"2013-02-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=12222"},"modified":"2013-02-13T00:00:00","modified_gmt":"2013-02-12T23:00:00","slug":"niente-piu-dellassoluto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/niente-piu-dellassoluto\/","title":{"rendered":"Niente pi\u00f9 dell&#8217;assoluto"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Lei da bambino voleva fare l\u2019aviatore, \u00e8 vero?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abDa bambino avevo un\u2019idea romantica del volo. Vivevo in una zona isolata di un paese isolato, Chiusaforte, stretto fra le montagne e il Fella. Allora l\u2019autostrada non c\u2019era, esisteva solamente la statale Pontebbana. Ho trascorso diversi inverni in solitudine, lontano dagli altri ragazzi. Un giorno i miei genitori acquistarono un\u2019enciclopedia a rate da un venditore porta a porta: furono i primi libri ad entrare in casa nostra e, per me, rappresent\u00f2 la scoperta di un mondo. A questa lettura si unirono pi\u00f9 tardi quelle dei romanzi di Antoine de Saint-Exup\u00e9ry, soprattutto <em>Volo di notte<\/em>, incentrato appunto sulla figura dell\u2019aviatore. Il volo divenne il simbolo della libert\u00e0, della possibilit\u00e0 di scoprire nuove genti varcando le montagne che chiudevano la mia vista\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Ma poi la sorte decise diversamente, con quell\u2019incidente in moto che a sedici anni l\u2019ha costretta sulla sedia a rotelle. Lei per\u00f2, nella lirica <\/strong><strong><em>L\u2019autostrada<\/em><\/strong><strong>, ha scritto che non si rimane \u00abqui senza uno scopo\u00bb. Come se il destino avesse in serbo per lei un altro ruolo&#8230;<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abS\u00ec, anche se quel verso non \u00e8 esattamente il mio punto di vista. <em>L\u2019autostrada<\/em> \u00e8 strutturata su due voci, quella di chi se ne va da Chiusaforte e quella di chi decide di restare. \u201cNon rimarremmo qui senza uno scopo\u201d viene detto proprio da quest\u2019ultimo: chi rimane ha una funzione di presidio del territorio, un po\u2019 come il tenente Drogo nel romanzo di Buzzati <em>Il deserto dei Tartari<\/em>&#8230;\u00bb<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Com\u2019\u00e8 nato l\u2019impulso a scrivere?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abLa letteratura e la poesia in particolare sono un miracolo del genere umano e per me sono state un passaggio naturale dalla lettura. In realt\u00e0 ho cominciato con il disegno, perch\u00e9 \u00e8 la prima forma di rielaborazione della realt\u00e0, un po\u2019 come la scrittura a ideogrammi, che precede l\u2019invenzione dell\u2019alfabeto. Cominciai a disegnare alle medie, a Pontebba, quando la professoressa ci lesse la <em>Chanson de Roland <\/em>(poema cavalleresco dell\u2019XI sec., <em>ndr<\/em>) prima in originale e poi in traduzione: fu un impatto fortissimo. Disegnavo a china o matita \u2013 una passione che mi \u00e8 rimasta \u2013 dame e cavalieri: disegnavo quando ancora non ero in grado di esprimere compiutamente l\u2019eco che quelle letture avevano suscitato in me. Passato alla poesia, ero convinto che quella fosse la forma pi\u00f9 semplice di letteratura: mi sbagliavo, era la pi\u00f9 difficile\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Spesso si tenta, ma poi si pensa a Montale e Leopardi e si lascia perdere&#8230;<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abIl peso dei grandi maestri pu\u00f2 frenare la libera espressione, \u00e8 vero, ma pu\u00f2 anche fungere da spinta. Io ho iniziato scrivendo solo per me. Se tu scrivi con necessit\u00e0, le cose ti corrono incontro. Anche se non scrivessi pi\u00f9, mi rimarrebbe il silenzio lasciato da ci\u00f2 che ho scritto: un silenzio parlante. Anzi, la tensione della poesia \u00e8 proprio verso il silenzio, che in fondo \u00e8 la parola perfetta: l\u2019aspirazione massima del poeta \u00e8 arrivare all\u2019inesprimibile. Niente pi\u00f9 dell\u2019assoluto\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Su questo c\u2019\u00e8 una splendida poesia di Edgar Lee Masters. Parla dei vari tipi di silenzio che intervengono nella vita di un uomo: il silenzio di Napoleone dopo Waterloo, quello di una crisi spirituale, quello fra padre e figlio&#8230; E Lee Masters dice: \u00abPer le cose profonde, a che serve il linguaggio?\u00bb. Le giro la domanda.<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abSe ci chiediamo a cosa serve la parola, la risposta \u00e8: da un lato, dire il nostro mondo interiore; dall\u2019altro, in questo dire noi stessi, cercare di aderire anche al mondo che sta fuori di noi. \u00e8 come un ponte: un ponte serve a far comunicare due rive separate da un fiume. La poesia cerca di avvicinare queste due rive, ma quando esse sono vicinissime fino a toccarsi, il ponte non serve pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Ma allora cos\u2019\u00e8 la poesia? Ungaretti diceva, in <\/strong><strong><em>Commiato<\/em><\/strong><strong>: \u00abPoesia \u00e8 il mondo \/ l\u2019umanit\u00e0 \/ la propria vita \/ fioriti dalla parola \/ la limpida meraviglia \/ di un delirante fermento\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abVero, ma preferisco quest\u2019altra definizione, sempre di Ungaretti\u00bb (si dirige verso la libreria, vi estrae un libro e legge la poesia <em>Il porto sepolto<\/em>): \u00ab<em>Vi arriva il poeta \/ e poi torna alla luce con i suoi canti \/ e li disperde. \/\/ Di questa poesia \/ mi resta \/ quel nulla \/ d\u2019inesauribile segreto<\/em>. Qui c\u2019\u00e8 quasi una dinamica da archeologo: il poeta scende negli abissi, ritrova il suo mondo interiore, lo riporta in superficie con i suoi canti&#8230; che poi disperde nel mondo intero. Potremmo dare tante altre definizioni di poesia, ma essa non \u00e8 mai qualcosa di statico, \u00e8 sempre in evoluzione. Come le nuvole, cambia aspetto ogni volta: \u00e8 limpida e sfuggente, vive fra il pensato e il detto, riduce le distanze fra il nostro brusio interiore e ci\u00f2 che effettivamente pronunciamo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Com\u2019\u00e8 la giornata di un poeta?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abLa prosa pretende una presenza fisica, scandita: la poesia invece non ha orari, \u00e8 talmente leggera che la porti sempre con te. Ho preso l\u2019abitudine di scrivere su qualsiasi superficie mi capiti a tiro: prendo appunti ovunque. Sono lampi di verit\u00e0 che magari rimangono inerti per anni. Poi, un giorno, un altro appunto ti risveglia collegamenti con materiali passati: comincia cos\u00ec l\u2019elaborazione, dove entra in gioco il fatto prettamente tecnico, e a questo punto la creazione pu\u00f2 anche essere divertente. Certo, \u00e8 come vivere sempre sotto ricatto: non si \u00e8 mai in vacanza. Non cerco il flusso della poesia: arriva da solo, e a quel punto si tratta di discernere ci\u00f2 che vale veramente\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Prima ha detto di aver iniziato a scrivere solo per s\u00e9: ora per\u00f2 ha un pubblico. Lei sente la responsabilit\u00e0 di essere una voce dei tempi?<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abAnche se continuo a scrivere per me, qualcosa \u00e8 cambiato: ora quell\u2019io \u00e8 di molti e dunque diventa un noi. Allora entra in gioco la responsabilit\u00e0: sento che al di l\u00e0 del foglio bianco ci sono delle persone in ascolto. Ma questo non cambia il mio modo di scrivere: l\u2019importante \u00e8 continuare a essere onesti\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Infatti Umberto Saba parlava della poesia \u2018onesta\u2019 e della \u00abverit\u00e0 che giace al fondo\u00bb&#8230;<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abCi si fa delle domande e si tenta &#8211; anche se non si riesce mai &#8211; di dare delle risposte, rimanendo fedeli a se stessi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Per secoli il Friuli Venezia Giulia \u00e8 stato marginale nella letteratura italiana. Poi, da Ippolito Nievo, c\u2019\u00e8 stata una vera esplosione: Svevo, Saba, Michelstaedter, Pasolini, Sgorlon, pi\u00f9 tutti quelli venuti da fuori come Kafka, Joyce, Hemingway, Gadda, Ungaretti, Rebora&#8230; Siamo diventati protagonisti assoluti del Novecento. Cos\u2019\u00e8 successo?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abUdine e Gorizia erano le capitali della Prima Guerra Mondiale; Trieste era l\u2019emporio di un Impero. \u00c8 naturale che quando si muovono forze cos\u00ec grandi ci siano ricadute tanto importanti anche sulla cultura. E oggi non siamo da meno: si parla di primavera friulana\u2019 e i nomi sono Gian Mario Villalta, Tullio Avoledo, Pino Roveredo, fino al gi\u00e0 classico Claudio Magris. \u00e8 vero che oggi, nel mondo della comunicazione veloce, ogni periferia \u00e8 di fatto un centro, ma \u00e8 altrettanto vero che nelle periferie come le nostre si conserva un uso diverso del tempo: siamo sottratti al logorio, anche interiore, della grande citt\u00e0. Non \u00e8 un caso che molte voci originali provengano da aree lontane dalle direttrici Roma-Milano: penso a Fabio Pusterla, uno dei pi\u00f9 grandi poeti contemporanei, che vive in Canton Ticino\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Esiste forse un <\/strong><strong><em>genius loci<\/em><\/strong><strong>, una predisposizione naturale di queste terre alla poesia?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abPer natura sono portato a diffidare, per\u00f2 il Friuli ha vissuto cambiamenti unici. Altrove, il passaggio dal mondo rurale \u2018di una volta\u2019 alla vita moderna \u00e8 durato per decenni, con gradualit\u00e0: da noi, se ci pensa, \u00e8 avvenuto in un giorno&#8230;\u00bb<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Il 6 maggio del \u201876.<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abIl terremoto ha spazzato via un mondo sostituendolo con un altro. Questo mi ha obbligato alla riflessione, \u00e8 stato determinante per la mia vita\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Lei fu uno dei tanti sfollati, ma visse quell\u2019esperienza da bambino e so che, paradossalmente, per lei furono anni felici.<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abPer noi bambini, l\u2019esperienza del campo terremotati fu un\u2019occasione unica di libert\u00e0: eravamo sempre all\u2019aperto, mentre i genitori erano impegnati a ricostruire. Per\u00f2 poi abbiamo avvertito che non saremmo tornati indietro: dicevamo \u201cun giorno torneremo a casa\u201d, ma non ci siamo mai tornati\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>In una sua poesia all\u2019interno della raccolta <\/strong><strong><em>Dentro Gerico <\/em><\/strong><strong>lei definisce le persone che camminano in un parco \u00abombre che passano vivendo\u00bb. Questo lasciarsi vivere \u00e8 uno dei drammi di oggi?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abViviamo un tempo in cui \u00e8 difficile essere compiutamente noi stessi. Molti si \u2018lasciano vivere\u2019 e nemmeno se ne accorgono: penso ai non luoghi degli ipermercati. \u00c8 difficile per me, nato in un ambiente molto connotato, con i suoi ritmi di vita lenti e sempre uguali, abituarmi al mondo d\u2019oggi. Il primo computer apparve quando avevo quindici anni, cio\u00e8 quando la fase cruciale della vita, quella in cui si forma il carattere, era gi\u00e0 alle spalle. La modernit\u00e0 ci ha portato il progresso tecnologico, ma a quale prezzo? L\u2019alienazione, la perdita di presa \u2018biologica\u2019 rispetto alla natura. Sta scomparendo il tempo del gioco, lo spazio dell\u2019immaginazione, del farsi le cose da soli: i fi gli devono andare a calcio, a danza, hanno ritmi serrati. Siamo sotto assedio\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>La poesia pu\u00f2 opporsi come una diga a questo flusso gigantesco?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abNon ha questo potere, per\u00f2 \u00e8 una testimonianza dei tempi e pone uno sguardo nuovo sulla realt\u00e0. Se c\u2019\u00e8 una funzione civile della poesia, \u00e8 quella di essere gratuita\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tPierluigi Cappello, uno dei massimi poeti viventi, \u00e8 nato a Gemona del Friuli nel 1967. Ha vissuto l\u2019infanzia e la giovinezza a Chiusaforte. Ha studiato Lettere moderne all\u2019Universit\u00e0 di Trieste e ha diretto la collana di poesia <em>La barca di Babele<\/em>, fondata da un gruppo di poeti friulani nel 1999. Ha pubblicato le raccolte <em>Le nebbie <\/em>(1994), <em>La misura dell\u2019erba <\/em>(1998), <em>Am\u00f4rs <\/em>(1999), <em>Dentro Gerico <\/em>(2002). Con <em>Dittico <\/em>(Libo\u00e0, Dogliani 2004) ha vinto il premio Montale Europa di poesia. <em>Assetto di volo <\/em>(Crocetti, Milano 2006) \u00e8 stato vincitore dei premi Pisa (2006) e Bagutta Opera Prima (2007). Nel 2008 \u00e8 uscita la sua prima raccolta di prose e interventi, <em>Il dio del mare <\/em>(Lineadaria, Biella 2008). Nel maggio 2010 ha pubblica <em>Mandate a dire all\u2019imperatore <\/em>(Crocetti, Milano 2010), col quale ha vinto il premio Viareggio-Repaci; nel novembre 2012 ha ricevuto dalle mani del Presidente della Repubblica il Premio De Sica. Vive a Tricesimo. La sua attivit\u00e0 culturale, che si declina in letture, incontri pubblici, conferenze e pubblicazioni, \u00e8 intensissima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierluigi Cappello<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":12223,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-12222","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",358,260,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",358,260,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",358,260,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1-300x218.webp",300,218,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",358,260,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",300,218,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",358,260,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",358,260,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",358,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",300,218,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",358,260,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",358,260,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",358,260,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",358,260,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",358,260,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1.webp",250,182,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1709-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Pierluigi Cappello","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12222","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12222"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12222\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12223"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12222"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12222"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12222"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}