{"id":12218,"date":"2012-12-27T00:00:00","date_gmt":"2012-12-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=12218"},"modified":"2012-12-27T00:00:00","modified_gmt":"2012-12-26T23:00:00","slug":"gocce-passate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/gocce-passate\/","title":{"rendered":"Gocce passate"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa Peugeot Tipo 3 fu la prima auto a essere immatricolata in Italia.<a href=\"http:\/\/test.imagazine.it\/news\/252#.UNw573cQGig\"> Era il 1893<\/a>. Per uno scherzo del destino, poco tempo dopo quello stesso esemplare giunse in Friuli assieme al suo proprietario. E tra le strade impolverate di Aiello e Cervignano del Friuli scrisse un capitolo di storia dell\u2019automobilismo.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLinfa essenziale del dinamismo del territorio \u00e8 scoprire, passo dopo passo, la bellezza, i segreti, gli aneddoti, le storie ad esso intrecciate. \u00c8 il riemergere delle testimonianze documentali che porta a considerare il territorio come una clessidra carica di segreti e sorprese che, con passione e fatica, il ricercatore riconsegna alla comunit\u00e0. Scoprire il territorio significa guardarlo con occhi diversi, ripercorrendo il filo rosso della storia, svelando gli intrecci fra cultura, tradizioni e arte, per assaporare vicende dal notevole fascino.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00c8 difficile credere che la prima automobile italiana appartenesse al nostro territorio, compreso nell\u2019antecedente Friuli orientale. L\u2019esemplare <em>Peugeot Tipo 3<\/em>, telaio n. 25 del 1893, con motore tedesco Daimler 124, pietra miliare dell\u2019automobilismo italiano, circol\u00f2 dalla fine del XIX secolo per le strade impolverate dell\u2019allora signorile paesello austroungarico di Aiello del Friuli. L\u2019aveva comperata un certo signor Lazzari che, di origine montenegrina (Lazaric), aveva raccolto grandi fortune nel campo finanziario, quale banchiere del Chediv\u00e8 in Egitto. Guido Lazzari (1865-1953) era arrivato ad Aiello del Friuli, nell\u2019allora regione adriatica del K\u00fcstenland, acquistandovi svariati terreni, casali, fra cui la prestigiosa seicentesca Villa Strassoldo, e fondandovi un importante stabilimento tessile.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNel 1905, fond\u00f2, assieme al fratello, una fabbrica di candele e la prima centrale idroelettrica del mandamento di Cervignano, che agli albori pot\u00e9 illuminare l\u2019isola gradese. Al passo coi tempi, persuaso del valore formativo dello sport, contribu\u00ec alla crescita delle associazioni sportive locali, oltre a realizzare uno stravagante campo da tennis.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tDi tendenze liberali e filo-italiane, divenne per breve periodo anche podest\u00e0 di Aiello. Nel contempo, stabil\u00ec la propria residenza nella padronale Villa Strassoldo, e qui port\u00f2 anche la sorprendente Peugeot Tipo 3, che non manc\u00f2 di stupire e impensierire i paesani. Il Lazzari, con la patente numero due d\u2019Italia, conduceva quell\u2019antesignana automobile senza grandi difficolt\u00e0 e probabilmente con la consapevolezza di dare spettacolo: indossava una pelliccia di plantigrado e dei lorgnette color silver, richiamando lo sguardo meravigliato dei curiosi che, confusi e felici, trovavano un nuovo svago fuori dalla vita dei campi, mentre le galline impaurite se la battevano \u201ca zampe\u201d.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tGiuseppe Bettio\u00ec, maestro della scuola elementare negli anni compresi fra il 1896 e il 1899, ricordava cos\u00ec quella \u201cstrana diavoleria meccanica\u201d: \u00abIn Ajello ebbi l\u2019occasione di veder girare la prima automobile. L\u2019aveva comprata un signore, un certo Lazzari, che ci aveva una bella villa ed aveva la forma di un calessino senza timone. Tutti correvano a vedere la \u201ccarrossa a\u2019 f\u00fbc\u201d come dicevano allora e il nuovo veicolo fu maledetto non so quante volte perch\u00e9 i cavalli e i buoi, non abituati a quell\u2019arnese, automuovente e rumoroso, si spaventavano e molte volte carri e carrozze andavano a finire nei fossi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tAl tempo della Grande Guerra, Aiello, come tutta la Bassa Friulana, veniva trasformata in una gigantesca retrovia: alle residenze requisite si aggiunsero casali e terreni. La Villa Strassoldo dei Lazzari fu occupata dal Comando della prima Divisione di cavalleria, oltre a diventare una cerchia mondana dell\u2019ufficialit\u00e0 e dell\u2019aristocrazia italiana impegnata sul fronte. Oltre alla Peugeot Tipo 3, vi trovavano infatti dimora i rampolli gentilizi e militareschi: Pompeo Pignatelli, Filippo Rinaldi Ghislieri, Luigi Tosti di Valminuta, Carlo Dentice di Frasso, Manfredi Lanza di Trabia, il Colonnello Francesco Rossi, M.O.V.M., il tenente Attilio Frescura, il medico francescano padre Agostino Gemelli, fondatore poi dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano, la duchessa d\u2019Aosta ispettrice delle infermiere della Croce Rossa Italiana, e infine l\u2019insigne sovrano Vittorio Emanuele III che vi soggiorn\u00f2 il 6 giugno 1915.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tDurante il conflitto, allo scopo di utilizzare le materie prime nell\u2019industria bellica, molti macchinari ed automezzi, fra cui la Peugeot Tipo 3, vennero smontati per adibirne i pezzi ad altri scopi. In seguito all\u2019evoluzione postbellica dell\u2019industria automobilistica, la Peugeot Tipo 3, amputata di alcune parti, fin\u00ec nelle rimesse della villa, abbandonata al suo inesorabile declino.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tRimase senza esito un tentativo di ripristino intrapreso da Guido Lazzari, che tent\u00f2 di sostituire le parti mancanti del motore <em>Daimler <\/em>rivolgendosi alle <em>Offi cine Meccaniche di Saronno<\/em>, della Societ\u00e0 Anonima ing. Nicola Romeo &#038; C, venturo marchio <em>Alfa Romeo<\/em>.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tFallita l\u2019operazione, l\u2019auto continu\u00f2 a dormire il sonno dei giusti, finch\u00e9, nel 1931, il cavaliere Guido Lazzari, ceduta la Villa Strassoldo, trasfer\u00ec la sua residenza nella villa cervignanese di Muscoli, portandovi anche l\u2019inseparabile Peugeot Tipo 3. Relegata ed abbandonata per oltre vent\u2019anni nella centrale idroelettrica dei Lazzari (splendida testimonianza di archeologia industriale del periodo austroungarico) e \u201ccontemplata\u201d dagli alleati nel 1945, rinacque a nuova vita nel 1954, quando l\u2019antiquario udinese Mario Marchetti junior, in visita agli eredi Lazzari, decise di acquistarla (si disse che la pag\u00f2 1.000.000 \u00a3) per trasportarla nell\u2019atelier di famiglia di via Stringher.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tInsieme a mobili antichi e oli su tela, la Peugeot Tipo 3 riscosse unanimi consensi e apprezzamenti: tutti gli udinesi volevano vedere quell\u2019auto. Anche il fotografo Giuseppe Brisighelli, del noto laboratorio fotografi co, scatt\u00f2 diverse fotografie, mentre l\u2019Istituto Tecnico Industriale \u201cArturo Malignani\u201d propose di restaurarla per riportarla agli antichi splendori.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tDiverso invece fu il suo destino. La famiglia Marchetti, che annoverava tra i suoi clienti anche la famiglia Agnelli, contatt\u00f2 il noto collezionista torinese e dirigente della <em>Fiat<\/em>, conte Carlo Biscaretti di Ruffia, che, in procinto di istituire il venturo Museo Nazionale dell\u2019Automobile di Torino, rimase entusiasta di quel rinvenimento. La scoperta si rivel\u00f2 ancor pi\u00f9 preziosa anche perch\u00e9 la Peugeot Tipo 3 era stata guidata, nel 1894, da Giovanni Agnelli, che ispirato &#8211; almeno cos\u00ec vogliamo credere &#8211; fond\u00f2 nel 1899 la Fiat. Per chiudere quell\u2019affare, Mario Marchetti junior propose di permutare la Peugeout Tipo 3 con una fiammante e nuova Fiat 1100, allora al top della gamma, escludendo qualsiasi altra forma di alienazione. C\u2019era per\u00f2 un ostacolo insormontabile: l\u2019ammiraglia di casa Fiat aveva tempi di consegna molto lunghi, ci volevano mesi per ottenerla.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tA conclusione, per\u00f2, si riusc\u00ec a trovare una sfavillante Fiat 1100 e cos\u00ec la Peugeout Tipo 3, affidata alle cure del conte Biscaretti, intraprese la strada della sua salvezza. Dopo il restyling che ne ha modificato il colore, dal 1956 fa parte integrante della collezione motoristica del Museo dell\u2019Automobile di Torino, che porta il nome del fondatore, conte Carlo Biscaretti.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNegli ultimi anni l\u2019interesse per le macchine d\u2019epoca \u00e8 cresciuto, alla pari di quello specifico per la Peugeout Tipo 3. Si deve infatti ringraziare il Club Storico Peugeot Italia (dott. Fabrizio Taiana) che ha potuto stabilire con certezza, in una attenta analisi documentale, che la Peugeot Tipo 3 del 1893, motore 124, telaio numero 25, \u00e8 l\u2019auto pi\u00f9 vecchia d\u2019Italia. Prima dei suoi studi, si riteneva che il 1894 fosse l\u2019anno della prima immatricolazione italiana. Tale convinzione dipendeva anche dal fatto che la casa automobilistica francese aveva iniziato a produrre motori propri solamente nel 1894, mentre non erano stati fi no ad allora considerati quelli d\u2019importazione Daimler del 1893. Con la restituzione dei colori scuri originari e l\u2019innesto di fari tondi, oggi la Peugeot Tipo 3 \u00e8 ritornata agli antichi splendori, senza perdere il legame con la sua storia. Aiello del Friuli l\u2019ha voluta ricordare nel 2007 emettendo uno speciale annullo postale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima auto italiana: una storia friulana<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":12219,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[],"class_list":["post-12218","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sport"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",390,260,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",390,260,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",390,260,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",390,260,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",390,260,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",390,260,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",390,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",390,260,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",390,260,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",390,260,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",390,260,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",390,260,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/1429-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/sport\/\" rel=\"category tag\">SPORT<\/a>","rttpg_excerpt":"La prima auto italiana: una storia friulana","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12218","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12218"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12218\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12219"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12218"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12218"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12218"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}