{"id":12215,"date":"2012-11-08T00:00:00","date_gmt":"2012-11-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=12215"},"modified":"2012-11-08T00:00:00","modified_gmt":"2012-11-07T23:00:00","slug":"uno-sconosciuto-molto-noto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/uno-sconosciuto-molto-noto\/","title":{"rendered":"Uno sconosciuto molto noto"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNel suo studio tutto parla di pittura, di letteratura, di cultura, in un colorato disordine. Il Maestro, anche saggista e docente, parla con affabilit\u00e0, con un realismo ponderato e talora sofferto, con una miriade di ricordi e di digressioni, tra i giorni dell\u2019infanzia e quelli dell\u2019et\u00e0 matura.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLa pensosit\u00e0 del fluire delle sue parole talora affascina, talora commuove. \u00c8 davvero un uomo unico e straordinario. La sua grande casa, nascosta dagli alberi e dal verde, ci ascolta silenziosa in una delle aree residenziali di Cervignano del Friuli, la sua citt\u00e0 natale.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Perch\u00e9 ha scelto di vivere stabilmente qui?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abNel 1950 ero stato invitato alla Biennale di Venezia. Lungo i viali che conducevano all\u2019esposizione mi resi conto che gruppetti di persone, critici d\u2019arte e non, mi guardavano stupefatti e, girandomi le spalle o con parole quasi bisbigliate, si chiedevano: \u201c\u00c8 quello Zigaina?\u201d. Ero noto per i premi ed i riconoscimenti che gi\u00e0 avevo ricevuto, ma si stupivano che io fossi \u201cdiverso\u201d. In quella circostanza dissi a me stesso: \u201cIo da Cervignano non mi muover\u00f2 pi\u00f9\u201d. E da allora ho davvero vissuto fuori dal mondo, come comunemente inteso. Ho dovuto affrontare una vita come pochi hanno fatto e di fronte alle difficolt\u00e0 ho cercato di vivere senza sottrarmi agli eventi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Si dice che la diversit\u00e0 sia stata il punto di unione tra lei e Pier Paolo Pasolini. Com\u2019\u00e8 nata la vostra amicizia?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abCi incontrammo a Udine per la prima volta dopo la Guerra, era forse fi ne dicembre 1945 o inizi gennaio 1946. Eravamo in una scuola, in occasione di una esposizione. Pasolini usc\u00ec dalla sala, mi si accost\u00f2 e disse lentamente: \u201cMa tu sei Zigaina!\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>E lei?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abGli risposi: \u201cPenso che tu sia Pasolini\u201d. Gi\u00e0 allora i giornali scrivevano di noi e i nostri cognomi avevano una certa notoriet\u00e0. Fu un incontro in cui i nostri occhi carpirono qualcosa di speciale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>In che senso?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abGli occhi guardano, vedono, decidono, creano, ristrutturano il tutto, perch\u00e9 gli occhi colgono al di l\u00e0 delle parole. In quell\u2019attimo inizi\u00f2 la nostra amicizia, protrattasi per tutta la vita, in un vicendevole scambio di confessioni e collaborazioni\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Se le chiedessi un ricordo per lei importante del legame con Pasolini?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abNel 1969, Pasolini dichiar\u00f2: \u201cZigaina per me \u00e8 ontologico, come, credo, io lo sono per lui\u201d. Sicuramente, prima di esprimersi in tal senso, avr\u00e0 riflettuto quale significato ha nel grande dizionario filosofico quel termine: una conoscenza facile, tragica, difficile, riferita ad un essere umano che capisce al volo le cose. Ci sono cose che si dicono, altre che si tacciono. Pasolini ha saputo molto presto, forse ancora nel ventre materno, che sarebbe stato torturato, psicologicamente e non solo, da suo padre\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Di nuovo il tema della diversit\u00e0\u2026<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abPasolini ebbe una vita molto difficile, dilaniato tra i due genitori: la madre che amava teneramente ed il padre che odiava. Egli aveva scoperto molto per tempo, da bambino, di avere tutte le caratteristiche di un omosessuale e questa riteneva fosse la \u201cdiversit\u00e0\u201d. Quando, nell\u2019incontro con me, si \u00e8 reso conto che non avevo il braccio destro, Pasolini \u00e8 rimasto senza fiato, perch\u00e9 aveva realmente capito che cos\u2019\u00e8 la \u201cdiversit\u00e0\u201d: era un\u2019esperienza difficile, rara, anche accennando un sorriso o rivolgendo sguardi preoccupati\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Dalla vostra amicizia nacque anche un proficuo rapporto artistico.<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abIl nostro \u00e8 stato un legame umano ed artistico molto profondo, tant\u2019\u00e8 vero che gi\u00e0 nel 1949 realizzai 13 disegni per la raccolta di poesie di Pasolini, dal titolo <em>Dov\u2019\u00e8 la mia Patria<\/em>. In seguito, nel 1957, lui scrisse il poemetto <em>Quadri friulani<\/em>, in occasione di una mia esposizione pittorica a Roma; e poi ci furono le collaborazioni per diversi film\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Pasolini ebbe un\u2019infanzia difficile. Zigaina, invece, come ricorda la sua?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abDa bambino abitavo in prossimit\u00e0 dell\u2019attuale sottopasso ferroviario, e poco distante c\u2019era la villa di una specie di ambasciatore rappresentante dell\u2019Egitto in Italia. In quella zona, tra due strade e molti giochi con i miei amici, in mezzo a loro, lentamente, ho scoperto la mia vita. Mia madre faceva la sarta e mio padre il falegname\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Tutto tranquillo, all\u2019apparenza.<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abVedevo spesso passare un camioncino che trasportava grossi pezzi di ghiaccio che, ho saputo poi, venivano portati a Grado per mantenere fresco il pesce. I miei amici di allora si divertivano a scalfirli e a mangiare le schegge ghiacciate. Un giorno, mentre mio fratello mi stava accompagnando all\u2019asilo, (gi\u00e0 allora, in quella sede, incoraggiato ed esortato dal maestro Epifani, che abitava nell\u2019attuale Piazza Indipendenza, disegnavo per tutto l\u2019anno la storia del duce) avvistai il camioncino con i cubi di ghiaccio, e subito avvertii il desiderio di afferrare anch\u2019io una scheggia\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Negli istanti successivi cosa successe?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abCorsi per 5\/6 metri, ma inciampai in un ciottolo e, cadendo, finii con il braccio destro sotto una delle due ruote. Era luglio e per strada non c\u2019era anima viva. Mia madre e mio padre dapprima mi portarono da un medico lungo il viale della Stazione, poi all\u2019ospedale di Monfalcone, dove mi amputarono l\u2019arto. Tornai a casa dopo un mese\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Come cambi\u00f2 la sua vita?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abIn seguito consigliarono ai miei genitori di mandarmi in collegio a Tolmino (allora italiana), posto per me misterioso, ove scoprii la meraviglia della trasparenza dell\u2019acqua dell\u2019Isonzo. A Tolmino ho vissuto fi no all\u20198 settembre 1943 in totale solitudine tutti i sabato fascisti. Il mio maestro mi aveva assegnato un posto da solo, vicino alla cattedra, perch\u00e9 dovevo finire i disegni che avevo iniziato sulla vita di Benito Mussolini\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Un\u2019infanzia solitaria.<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abMi hanno sempre tenuto \u201cnascosto\u201d, essendo \u201cdiverso\u201d. Ero uno sconosciuto molto noto, perch\u00e9 facevo paura. Cos\u00ec amavo la solitudine\u2026 Un diversivo era partecipare ai \u201cludi juveniles\u201d, che vinsi ripetutamente: quelle competizioni mi consentirono di vedere non solo Gorizia ma anche Firenze e Roma , dove avvenivano le selezioni finali. A Tolmino, per quasi dieci anni, la mia fu una vita isolata, fatta di rari incontri e visioni, felici e strane. L\u2019intera mia vita \u00e8 stata un\u2019esperienza strana: tutti parlavano della mia diversit\u00e0 ed io non sapevo se ridere o piangere\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>C\u2019\u00e8 qualche ricordo piacevole?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abUno dei pochi episodi divertenti accadde un giorno in cui entrai nella chiesa di Tolmino e scoprii che su un confessionale c\u2019era la scritta in sloveno \u201cO ce Nas\u201d (Padre Nostro). Ma era ovvio che la prima interpretazione fosse, letta da un friulano, \u201co che naso\u201d! E poi ricordo il mio amico della giovinezza, Detalmino Liva, poi divenuto taxista. Con lui, nella sua macchina, ho scoperto l\u2019Europa, ho visto tutto dell\u2019Est: la Polonia (con i campi di concentramento e ancora l\u2019odore acre di gas e di corpi bruciati), Leningrado, Mosca, Berlino\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Ma Cervignano e il Friuli sono rimasti sempre il suo rifugio.<\/strong><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abPer me il sole era tutto, ma poi veniva oscurato dalla notte. La parte pi\u00f9 importante della mia giovane vita si \u00e8 dipanata nei campi deserti, quando, di notte, non c\u2019era nemmeno il rumore degli aeroplani, disteso su un covone a guardare le stelle: l\u00ec entravo in un mondo che io definivo \u201ctutto mio\u201d, perch\u00e9 ero convinto che in cielo sopra di me non ci fosse nessuno. Ho amato moltissimo anche la laguna e il fiume Ausa, con il suo scorrere lento verso il mare. Di questo ho un ricordo molto importante\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Quale?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abPer esplicita richiesta di Pasolini, con una mia barca ho portato sul set, durante tutta la lavorazione del film <em>Medea<\/em>, Maria Callas, che era la protagonista. Percorrendo lentamente la laguna, giorno dopo giorno, Maria mi ha narrato tutto della sua vita\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Che cos\u2019\u00e8 per lei la pittura?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00ab\u00c8 uno dei modi che un essere umano ha per esprimersi, unitamente a tante altre forme espressive\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Esiste un altro Zigaina?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abDovrebbe soffrire molto, patire nell\u2019anima e nel corpo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t<strong>Alla sua nipotina cosa vorrebbe augurare?<\/strong><\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00abLasciamo che passino gli anni\u2026\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tMi congeda rammentando un pensiero di Pasolini: \u00abPer \u201cessere\u201d bisogna essere in due\u00bb. Si ferma un attimo. Quindi aggiunge: \u00ab\u00c8 una frasetta che vuol dire tutto e niente. Sembra uno scherzo, ma \u00e8 realt\u00e0\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Zigaina<\/p>\n","protected":false},"author":20,"featured_media":12216,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-12215","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1.webp",2083,1388,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1.webp",2083,1388,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1.webp",2083,1388,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1-1024x682.webp",640,426,true],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1-1536x1024.webp",1536,1024,true],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1-2048x1365.webp",2048,1365,true],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1-1280x720.webp",1280,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1-1024x682.webp",1024,682,true],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/972-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Giuliana Dalla Fior","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/dallafior\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Giuseppe Zigaina","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12215","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/20"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12215"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12215\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12216"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12215"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12215"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12215"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}