{"id":12203,"date":"2012-06-06T00:00:00","date_gmt":"2012-06-05T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=12203"},"modified":"2012-06-06T00:00:00","modified_gmt":"2012-06-05T23:00:00","slug":"archivi-preistorici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/archivi-preistorici\/","title":{"rendered":"Archivi preistorici"},"content":{"rendered":"<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\"> \tI villaggi palafitticoli preistorici dell\u2019arco alpino costituiscono un fenomeno di straordinaria importanza scientifica, essendo molto numerosi e ben distribuiti nei laghi, paludi e torbiere del territorio prealpino. A causa della loro posizione in terreni saturi d\u2019acqua, il legname da costruzione, i resti di cibo, gli utensili in legno o in vimini e persino il vestiario degli abitanti dell\u2019epoca si sono conservati, a differenza di quanto succede nei siti archeologici tradizionali all\u2019asciutto, dove i materiali organici non si preservano quasi mai. Oggi, grazie alla dendrocronologia (metodo di datazione basato sullo studio degli anelli di accrescimento degli alberi), possiamo datare con precisione gli elementi architettonici in legno dei villaggi e di conseguenza analizzare in dettaglio l\u2019organizzazione spaziale interna degli abitati preistorici lungo un ampio arco cronologico. I resti di questi insediamenti forniscono un quadro molto dettagliato e completo della cultura materiale e della vita quotidiana di allora, e rappresentano il principale punto di partenza per lo studio delle pi\u00f9 antiche societ\u00e0 contadine europee. Tanto pi\u00f9 che risultano italiane le pi\u00f9 antiche strutture palafitticole dell\u2019area alpina, rinvenute sul <strong>Lago di Varese<\/strong> e datate ca. 5000 a.C., vale a dire all\u2019inizio del Neolitico. Il fenomeno si intensifica durante l\u2019antica e la media et\u00e0 del Bronzo (2200-1400 a.C.) per concludersi verso la fine del II millennio a.C. La maggiore concentrazione di palafitte \u00e8 localizzata nella regione del <strong>Lago di Garda<\/strong>, dove sono noti pi\u00f9 di 30 abitati dislocati sia sulle sponde del lago sia nei bacini inframorenici. Un arco temporale, dunque, di 4000 anni, compreso tra il VI e il I millennio a.C. che coincide con una fase importante della storia recente dell\u2019umanit\u00e0: la nascita delle societ\u00e0 moderne.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\"> \t\u00a0<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\"> \tIL SITO PALAFITTICOLO PREISTORICO DI PAL\u00d9 DI LIVENZA.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\"> \tL\u2019area umida di <strong>Pal\u00f9 di Livenza<\/strong>, tra i comuni di <strong>Caneva <\/strong>e <strong>Polcenigo <\/strong>in provincia di <strong>Pordenone<\/strong>, si estende in un grande bacino naturale caratterizzato sia dall\u2019abbondante disponibilit\u00e0 d\u2019acqua, grazie alle tre sorgenti del fiume Livenza, sia da risorse naturali, sin dalla preistoria elementi particolarmente favorevoli all\u2019insediamento umano. L\u2019importanza archeologica dell\u2019area era gi\u00e0 nota alla fine dell\u2019800, ma fu riconosciuta solo a partire dagli anni \u201860 e confermata negli anni \u201980 dello scorso secolo, quando numerosissimi frammenti di recipienti ceramici, strumenti litici, utensili in legno, pali di sostegno e travi in legno furono raccolti nella parte settentrionale del bacino. Le indagini condotte sotto la direzione scientifica della <em>Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia<\/em> hanno infatti messo in luce solo una parte limitata di un grande villaggio palafitticolo di et\u00e0 neolitica sviluppatosi su isolotti e bassure sottoposte a modesta variazione del livello delle acque tra la seconda met\u00e0 del V e la prima met\u00e0 del IV millennio a.C. Il rinvenimento nell\u2019area meridionale del bacino di strumenti litici del Paleolitico superiore e del Mesolitico, databili tra il X e il VII millennio a.C., attestano inoltre una frequentazione alla fine dell\u2019et\u00e0 glaciale e durante il primo Olocene delle sponde del grande lago esistente allora nel bacino da parte di gruppi umani dediti alla caccia e alla raccolta. Nonostante le alterazioni avvenute nel tempo, il Pal\u00f9 di Livenza conserva un deposito di straordinaria importanza per l\u2019archeologia preistorica e per lo studio della trasformazione dell\u2019ambiente e del clima negli ultimi 15.000 anni. Gli elementi raccolti, infatti, fanno ritenere il Pal\u00f9 di Livenza una delle stazioni preistoriche pi\u00f9 rilevanti del Friuli Venezia Giulia e potenzialmente pi\u00f9 interessanti dell\u2019Italia settentrionale sia per la sua antichit\u00e0, sia per la sua ubicazione geografica (particolarmente significativa per le relazioni con i siti neolitici dell\u2019Austria e della Slovenia), sia perch\u00e9 costituisce uno dei pochi siti umidi preservatisi con abbondanti testimonianze archeologiche ben conservate nonostante le opere di canalizzazione, che in Italia hanno spesso interessato questo tipo particolare di ambiente naturale, facendolo quasi sparire. Il Pal\u00f9 di Livenza costituisce pertanto un archivio archeologico e paleoambientale unico nel suo genere, che va preservato e valorizzato e che ora, grazie all\u2019iscrizione nella lista UNESCO, pu\u00f2 essere meglio tutelato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sito palafitticolo di Pal\u00f9 di Livenza<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":12204,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-12203","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",500,666,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",500,666,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",500,666,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1-225x300.webp",225,300,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",500,666,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",225,300,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",375,500,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",243,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",195,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",300,400,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",500,666,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",500,666,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",500,666,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",500,666,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1-500x380.webp",500,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1.webp",158,210,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/463-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Il sito palafitticolo di Pal\u00f9 di Livenza","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12203","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12203"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12203\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12204"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12203"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12203"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12203"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}