{"id":12201,"date":"2012-05-07T00:00:00","date_gmt":"2012-05-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=12201"},"modified":"2024-01-25T16:11:03","modified_gmt":"2024-01-25T15:11:03","slug":"il-limpido-stupore-dellimmensita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/il-limpido-stupore-dellimmensita\/","title":{"rendered":"Il limpido stupore dell&#8217;immensit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00abQUEL NULLA D\u2019INESAURIBILE SEGRETO\u00bb<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d\u2019Egitto il 10 febbraio 1888. Il padre Antonio, operaio nel cantiere del Canale di Suez, muore sul lavoro nel 1890 e Giuseppe cresce solo con la madre, che lo indirizza verso ottime scuole. Ben presto conosce artisti, entra in contatto con grandi intellettuali, segue le riviste letterarie di Italia e Francia. Nel 1912 lascia l\u2019Egitto e raggiunge Parigi, dove stringe amicizia con i massimi artisti dell\u2019epoca. Nel 1914 scoppia la Prima Guerra Mondiale e Giuseppe ripara a Milano, ma l\u2019anno dopo anche l\u2019Italia interviene: chiamato alle armi, soldato del 19\u00b0 Fanteria, viene mandato sul Carso ed \u00e8 proprio qui che fiorisce la sua poesia. Nel dicembre del 1916, a Udine, d\u00e0 alle stampe tramite l\u2019amico Ettore Serra un libello con trentadue brevi poesie, in soli ottanta esemplari. \u00e8 Il porto sepolto, dal titolo della seconda lirica: \u00abVi arriva il poeta \/ e poi torna alla luce con i suoi canti \/ e li disperde \/\/ Di questa poesia \/ mi resta \/ quel nulla \/ d\u2019inesauribile segreto\u00bb. Nel 1919 esce la seconda raccolta, sempre con poesie di guerra composte in regione: Allegria di naufragi. Su questi carmi, Ungaretti apporter\u00e0 continue modifiche fino all\u2019edizione definitiva del 1942.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">DALLA SLOVENIA AL VALLONE<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">La poesia che apre Il porto sepolto \u00e8 la struggente In memoria, dedicata all\u2019amico Moammed Sceab, che segu\u00ec Ungaretti dall\u2019Egitto a Parigi, suicida nell\u2019estate del 1913 perch\u00e9 \u00abnon aveva pi\u00f9 \/ Patria [&#8230;] e non sapeva \/ sciogliere \/ il canto \/ del suo abbandono\u00bb. Il testo reca la dicitura: \u00abLocvizza il 30 dicembre 1916\u00bb. Ed \u00e8 proprio da Locvizza, oggi Lokvica in Slovenia, che parte il nostro viaggio: qui Ungaretti compose anche <em>Attrito<\/em>, <em>Distacco<\/em>, <em>Nostalgia<\/em>, <em>Italia<\/em> e <em>Commiato<\/em>. Attorno al monte Cerje, dominato dal recente Monumento ai difensori della terra slovena, si estende un\u2019area vastissima in cui la vegetazione protegge tombe e cippi in memoria dei caduti di tutte le nazionalit\u00e0 nella Prima Guerra Mondiale.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">Dalla strada Miren-Opatje selo, svoltando a sinistra poco prima di Lokvica e addentrandosi lungo il sentiero sterrato, troviamo fra gli alberi un sepolcro incastonato nella roccia e i ruderi del cimitero italiano. Il primo reca in alto la scritta \u00abIvi s\u2019acqueta l\u2019alma sbigottita\u00bb: \u00e8 un verso del carme CXXIX di Francesco Petrarca; il secondo \u00e8 in condizioni disastrose, sopravvive solo la cappelletta. Ritorniamo in Italia a Devetachi, minuscolo borgo dove il poeta scrisse Universo, Sonnolenza e il capolavoro La notte bella: \u00abQuale canto s\u2019\u00e8 levato stanotte \/ che intesse \/ di cristallina eco del cuore \/ le stelle \/\/ Quale festa sorgiva \/ di cuore a nozze \/\/ Sono stato \/ uno stagno di buio \/\/ Ora mordo \/ come un bambino la mammella \/ lo spazio \/\/ Ora sono ubriaco d\u2019universo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">Da Devetachi passiamo lungo il Vallone, un territorio aspro oggetto di scontri ferocissimi nel \u201815 &#8211; \u201818: eppure, Sempre notte, Un\u2019altra notte, Sogno e Rose in fiamme ci parlano, qui, di un Ungaretti a contatto con il mistero dell\u2019infinito. Fino alla rivelazione di <em>Vanit\u00e0<\/em>: \u00abD\u2019improvviso \/ \u00e8 alto \/ sulle macerie \/ il limpido \/ stupore \/ dell\u2019immensit\u00e0 \/\/ E l\u2019uomo \/ curvato \/ sull\u2019acqua \/ sorpresa \/ dal sole \/ si rinviene \/ un\u2019ombra \/\/ cullata e \/ piano \/ franta\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">SAGRADO E IL MONTE SAN MICHELE<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">Attorno al monte San Michele, Austriaci e Italiani si scontrarono dal giugno del 1915 all\u2019agosto del 1916: cinque battaglie per conquistare un minuscolo lembo di territorio. Sommando i caduti di entrambe le parti, si arriva al numero di 111.696. In quell\u2019inferno, Ungaretti trov\u00f2 nella poesia l\u2019unica possibilit\u00e0 di sopravvivenza morale, senza mai usare il termine \u2018nemico\u2019: perch\u00e9 nella morte &#8211; e la guerra \u00e8 morte &#8211; si \u00e8 tutti fratelli. Il nostro percorso comincia a Sagrado, localit\u00e0 Castelnuovo, dove da pochi anni \u00e8 stato istituito il Parco Giuseppe Ungaretti all\u2019interno dello splendido giardino di Villa Della Torre &#8211; Hoffer &#8211; Hohenlohe: dieci poesie scolpite su pietra o impresse su lastre sparse nell\u2019amenissimo giardino.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">L\u2019attuale villa, immersa fra viti e olivi e sorta in luogo di un\u2019altra dimora nobiliare cinquecentesca, risale al 1770. All\u2019interno, nella Prima Guerra Mondiale, molti soldati lasciarono dei commoventi graffiti, tuttora leggibili: ed ecco che, quasi un secolo dopo, questi uomini tornano a parlarci. Su tutti, ci colpisce la scritta n. 153: \u00abAmaglio Virginio da Bergamo, organista di Loreto, qui combatt\u00e9 ma le ossa non lasci\u00f2\u00bb. Arriviamo quindi a San Martino del Carso, oggetto dell\u2019omonimo carme: \u00abDi queste case \/ non \u00e8 rimasto \/ che qualche \/ brandello di muro \/\/ Di tanti \/ che mi corrispondevano \/ non \u00e8 rimasto \/ neppure tanto \/\/ Ma nel cuore \/ nessuna croce manca \/\/ \u00c8 il mio cuore \/ il paese pi\u00f9 straziato\u00bb. Quel \u00abneppure tanto\u00bb era un\u2019allusione all\u2019amico Filippo Corridoni, morto in conflitto: il suo corpo non venne mai trovato. La lirica fu scritta poco sopra il paese, al Valloncello dell\u2019Albero Isolato, scenario anche di Pellegrinaggio e Monotonia.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">Entrare in questo luogo \u00e8 un\u2019esperienza toccante: ci sembra che Ungaretti sia ancora l\u00ec, seduto su una delle pietre a guardare il cielo e a scrivere versi sul suo taccuino. Salendo a una quota superiore si arriva al Valloncello di Cima Quattro, dove riecheggiano ancora le parole di In dormiveglia e, soprattutto, la forza terribile di <em>Sono una creatura<\/em>: \u00abCome questa pietra \/ del S. Michele \/ cos\u00ec fredda \/ cos\u00ec dura \/ cos\u00ec prosciugata \/ cos\u00ec refrattaria \/ cos\u00ec totalmente \/ disanimata \/\/ Come questa pietra \/ \u00e8 il mio pianto \/ che non si vede \/\/ La morte \/ si sconta \/ vivendo\u00bb. Quindi, Cima Quattro: \u00e8 proprio questo il punto in cui Ungaretti cominci\u00f2 la sua esperienza di guerra. Da questa altura, il 22 dicembre 1915 scrisse <em>Lindoro di deserto<\/em>, con il ricordo ancora vivo di Alessandria d\u2019Egitto; ma bast\u00f2 una notte, una sola, per fargli cambiare tono. Il 23 dicembre, il poeta compose una delle sue liriche-manifesto: <em>Veglia<\/em>. Novantasette anni dopo, siamo qui a rileggerla: \u00abUn\u2019intera nottata \/ buttato vicino \/ a un compagno \/ massacrato \/ con la sua bocca \/ digrignata \/ volta al plenilunio \/ con la congestione \/ delle sue mani \/ penetrata \/ nel mio silenzio \/ ho scritto \/ lettere piene d\u2019amore \/\/ Non sono mai stato \/ tanto \/ attaccato alla vita\u00bb. Tutto intorno, sassi, terra rossa, trincee e chilometri di gallerie scavate nella roccia. Pi\u00f9 dolce il paesaggio, come rivela il tono delicato di Malinconia, a Quota Centoquarantuno; da qui si vede il Bosco Cappuccio protagonista di <em>C\u2019era una volta<\/em>: \u00abBosco Cappuccio \/ ha un declivio \/ di velluto verde \/ come una dolce \/ poltrona \/\/ Appisolarmi l\u00e0 \/ solo \/ in un caff\u00e9 remoto \/ con una luce fievole \/ come questa \/ di questa luna\u00bb.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">COTICI E L\u2019ISONZO: I FIUMI<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">Arrivati a Cotici, siamo rapiti dall\u2019emozione; \u00e8 in questa localit\u00e0 che Ungaretti diede vita a una poesia che ha fatto la storia della letteratura mondiale: <em>I fiumi<\/em>. Scena notturna iniziale: \u00abMi tengo a quest\u2019albero mutilato \/ abbandonato in questa dolina \/ che ha il languore \/ di un circo \/ prima o dopo lo spettacolo \/ e guardo \/ il passaggio quieto \/ delle nuvole sulla luna\u00bb. Poi, un\u2019istantanea: \u00abStamani mi sono disteso \/ in un\u2019urna d\u2019acqua \/ e come una reliquia \/ ho riposato \/\/ L\u2019Isonzo scorrendo \/ mi levigava \/ come un suo sasso\u00bb. Due strofe dopo, la presa di coscienza: \u00abQuesto \u00e8 l\u2019Isonzo \/ e qui meglio \/ mi sono riconosciuto \/ una docile fibra \/ dell\u2019universo\u00bb. La memoria del poeta va quindi agli altri fiumi della sua vita: \u00ab[&#8230;] Questo \u00e8 il Serchio \/ al quale hanno attinto \/ duemil\u2019anni forse \/ di gente mia campagnola \/ e mio padre e mia madre \/\/ Questo \u00e8 il Nilo \/ che mi ha visto nascere e crescere \/ e ardere d\u2019inconsapevolezza \/ nelle estese pianure \/\/ Questa \u00e8 la Senna \/ e in quel suo torbido \/ mi sono rimescolato \/ e mi sono conosciuto \/\/ Questi sono i miei fiumi \/ contati nell\u2019Isonzo \/ Questa \u00e8 la mia nostalgia \/ che in ognuno \/ mi traspare \/ ora ch\u2019\u00e8 notte \/ che la mia vita mi pare \/ una corolla \/ di tenebre\u00bb. Per godere di una vista panoramica sull\u2019Isonzo, lasciamo il Carso (che in un punto imprecisato ha ispirato il poeta in Perch\u00e9?) e ci rechiamo sui ponti di Sagrado prima e Piedimonte poi; e poi via, di nuovo in viaggio.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">DA MARIANO ALLA BASSA FRIULANA<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\">Le soste nelle campagne friulane rappresentavano un momentaneo allontanamento dalla trincea. A Mariano Ungaretti scrisse ben otto poesie, ovvero <em>Il porto sepolto<\/em>, <em>Fase<\/em>, <em>Silenzio<\/em>, <em>Peso<\/em>, <em>Dannazione<\/em>, <em>Risvegli<\/em>, <em>Destino<\/em> e <em>Fratelli<\/em>, che racconta l\u2019effetto di una voce amica nell\u2019oscurit\u00e0 pi\u00f9 infida: \u00abDi che reggimento siete \/ fratelli? \/\/ Parola tremante \/ nella notte \/\/ Foglia appena nata \/\/ Nell\u2019aria spasimante \/ involontaria rivolta \/ dell\u2019uomo presente alla sua \/ fragilit\u00e0 \/\/ Fratelli\u00bb. A Versa addirittura dieci: A riposo, Fase d\u2019Oriente, Tramonto, Annientamento, Stasera, Allegria di naufragi, Inizio di sera, Lontano, Trasfigurazione, Godimento. Vi arriviamo quando ormai \u00e8 sera e il buio scende sulla stradina diretta alla cinquecentesca chiesa della Beata Vergine Lauretana; i versi di Tramonto cadono a pennello: \u00abIl carnato del cielo \/ sveglia oasi \/ al nomade d\u2019amore\u00bb. Ritroviamo la stessa elegia in alcune strofe mirabili di Giugno, scritta a Campolongo, che raggiungiamo nella sera illuminata da luci suggestive: \u00ab[&#8230;] Nella trasparenza \/ dell\u2019acqua \/ l\u2019oro velino \/ della tua pelle \/ si briner\u00e0 di moro \/\/ Librata \/ dalle lastre \/ squillanti \/ dell\u2019aria sarai \/ come una pantera \/\/ Ai tagli mobili dell\u2019ombra \/ ti sfoglierai \/\/ Ruggendo \/ muta in \/ quella polvere \/ mi soffocherai \/\/ Poi \/ socchiuderai le palpebre \/\/ Vedremo il nostro amore reclinarsi \/ come sera [&#8230;]\u00bb. Il viaggio finisce a Santa Maria la Longa: nella piazza del municipio sorge un monumento in onore delle tre liriche scritte qui. Ai lati, due pietre con i versi di <em>Solitudine<\/em> e <em>Dormire<\/em>; al centro, il pezzo forte: <em>Mattina<\/em>, con il celebre distico \u00abM\u2019illumino \/ d\u2019immenso\u00bb. Il miglior congedo che si possa immaginare.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Friuli Venezia Giulia di Giuseppe Ungaretti<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":12202,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[""],"dwc-content":[""],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-12201","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",425,319,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",425,319,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",425,319,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1-300x225.webp",300,225,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",425,319,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",300,225,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",425,319,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",425,319,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",346,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",300,225,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",425,319,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",425,319,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",425,319,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",425,319,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",425,319,false],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1.webp",250,188,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/455-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Il Friuli Venezia Giulia di Giuseppe Ungaretti","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12201","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12201"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12201\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12202"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12201"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12201"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12201"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}