{"id":12193,"date":"2011-04-05T00:00:00","date_gmt":"2011-04-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=12193"},"modified":"2011-04-05T00:00:00","modified_gmt":"2011-04-04T23:00:00","slug":"romeo-e-giulietta-una-storia-friulana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/romeo-e-giulietta-una-storia-friulana\/","title":{"rendered":"Romeo e Giulietta, una storia friulana"},"content":{"rendered":"<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNel 1517 circa compare sulla scena letteraria italiana un libro: <em>Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti con la pietosa loro morte intervenuta gi\u00e0 nella citt\u00e0 di Verona nel tempo del signor Bartolomeo della Scala<\/em>. L\u2019autore \u00e8 <strong>Luigi Da Porto<\/strong>, friulano di origine vicentina: \u00abLa novella racconta [&#8230;] la storia dell\u2019amore contrastato fra Romeo Montecchi e Giulietta Cappelletti, impedito dalla violenta rivalit\u00e0 delle famiglie, e conclusosi drammaticamente con la morte dei protagonisti, per una tragica e fatale concatenazione di fatti\u00bb. Le parole qui riportate sono di <strong>Francesca Tesei<\/strong>, autrice, assieme ad Albino Comelli, di un libro uscito nel 2006: <em>Giulietta e Romeo: l\u2019origine friulana del mito<\/em>. Il titolo non passa inosservato: se, infatti, pare evidente che Shakespeare si sia ispirato al romanzo di Luigi Da Porto per il suo celebre dramma, che c\u2019entra il Friuli se la storia \u00e8 ambientata a Verona? La tesi \u00e8 spiazzante: Giulietta e Romeo non sarebbero altro che l\u2019udinese <strong>Lucina Savorgnan<\/strong> e <strong>Luigi Da Porto<\/strong> in persona. In effetti, le coincidenze fra la vicenda della Historia (box a pag. 29) e le biografie di Lucina e Luigi, ricavabili dai documenti, sono notevoli. Pur prendendo tutto con beneficio d\u2019inventario, quello che vi proponiamo \u00e8 un viaggio. Non, si badi, nei luoghi del romanzo (per l\u2019appunto trasposto a Verona e con nomi fittizi: l\u2019autore non voleva esporsi), ma in quelli reali della vita di Luigi e Lucina.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tLO SFONDO STORICO<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tNel 1508, quasi tutte le potenze europee, con Austria, Ungheria e Papato in testa, stipulano un accordo a Cambrai (Francia) per fermare l\u2019inarrestabile avanzata della Serenissima sulla terraferma: un \u2018tutti contro uno\u2019 da cui, per\u00f2, Venezia uscir\u00e0 nel 1516 sostanzialmente vincitrice, grazie alla sua abilit\u00e0 nel rovesciare alleanze e ad uno sforzo militare e finanziario colossale. A capo di molti reggimenti veneziani, in quegli anni, \u00e8 il nobile udinese<strong> Antonio Savorgnan<\/strong>, leader di una fazione politica chiamata \u2018degli Zambarlani\u2019. Attorno ad essa si concentrano la \u2018nuova nobilt\u00e0\u2019 friulana, il popolo urbano e persino i contadini. Nemici giurati degli Zambarlani sono i cosiddetti \u2018Strumieri\u2019: vi aderiscono la vecchia nobilt\u00e0 feudale e le antiche famiglie nobiliari di Udine, simpatizzanti per l\u2019Austria. \u00c8 in questo scenario che si muovono i nostri protagonisti. Il casato dei Savorgnan ha due rami: Del Monte di Osoppo, di cui Lucina \u00e8 una rappresentante, e Della Torre di Zuino, di cui sono esponenti Elisabetta e il figlio, Luigi Da Porto, nipote di Antonio Savorgnan. Questa divisione genealogica diventer\u00e0, nel 1511, una contrapposizione feroce.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIL VIAGGIO<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tArriviamo ad <strong>Ariis di Rivignano<\/strong> per visitare l\u2019abbandonata <strong>Villa Savorgnan<\/strong>, una fra le innumerevoli che troveremo nel nostro percorso: il giardino all\u2019italiana, con i suoi cespugli che si affacciano sul fiume Stella, \u00e8 silenzioso e un po\u2019 incolto, ma il fascino decadente del luogo ci rapisce. Qui, Lucina soggiorna a lungo assieme alla madre dopo la morte del padre Giacomo, nei primi anni del Cinquecento. Negli stessi anni, Luigi vive in compagnia dello zio Antonio Savorgnan nel castello di <strong>Brazzacco superiore<\/strong>. La rocca sorge sopra una collinetta dietro all\u2019attuale villa nobiliare: la propriet\u00e0 \u00e8 privata, ma qualcosa si riesce a intravedere dai cancelli che interrompono il recinto, nonch\u00e9 facendo il giro dalla parte posteriore.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tIl nostro Da Porto ha davanti a s\u00e9 un futuro da capo della cavalleria: ed ecco che dal marzo 1510 al marzo 1511, Luigi \u00e8 d\u2019istanza a <strong>Cividale<\/strong>, presso la porta del cosiddetto \u2018Arsenale Veneto\u2019. Proprio da qui, Luigi si sposta a <strong>Udine<\/strong> il 26 febbraio 1511: \u00e8 la sera che precede il Gioved\u00ec Grasso e a palazzo Savorgnan (oggi scomparso), in <strong>piazza Venerio<\/strong>, \u00e8 in corso una festa di Carnevale. Nella casa di famiglia, la quindicenne Lucina fa il suo debutto in societ\u00e0: suona, canta e danza&#8230; e per Luigi \u00e8 il colpo di fulmine. La mattina dopo, il 27 febbraio, nel capoluogo friulano \u00e8 giunta una grande quantit\u00e0 di popolo da tutta la regione. Antonio Savorgnan, con una mossa astuta, sobilla il popolo, che sapeva essere vessato da tasse e soprusi dei nobili: d\u2019improvviso, la massa arrivata per il Carnevale si ribella contro gli aristocratici. La \u00ab<strong>crudel Zobia Grassa<\/strong>\u00bb, il \u00abcrudele Gioved\u00ec Grasso\u00bb, come verr\u00e0 chiamato dal cronista Gregorio Amaseo pochi anni dopo, passa alla storia come il giorno del massacro: la plebe insegue e uccide i nobili udinesi, i cadaveri vengono spogliati, abbandonati nelle vie del centro, lasciati in pasto ai cani, gettati in fosse comuni e nel pozzo di via Savorgnana (un nome che dice molto). Antonio Savorgnan, rimasto ufficialmente fuori dagli scontri, ha raggiunto il suo scopo: eliminare i nemici agendo in segreto. Egli, per\u00f2, non ha fatto i conti con il governo veneziano, che pure sostiene: la Serenissima vuole a tutti i costi riportare l\u2019ordine e per questo manda in citt\u00e0 un contingente da <strong>Gradisca<\/strong>. Luigi Da Porto, dopo i fatti di Udine, si trasferisce proprio nella rocca isontina, precisamente nell\u2019ala meridionale. Presidiare la zona \u00e8 fondamentale: per Venezia, Gradisca dev\u2019essere un baluardo contro le invasioni turche e le ambizioni imperiali degli Austriaci. A Udine, dunque, torna a stento la tranquillit\u00e0, ma nei giorni seguenti l\u2019intero <strong>Alto Friuli<\/strong> \u00e8 in subbuglio: sono tanti i castelli attaccati e incendiati dai contadini.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tD\u2019improvviso, Antonio si rende conto che la rivolta gli \u00e8 sfuggita di mano. Proprio nel turbine di questi eventi, i due cugini innamorati intrecciano una relazione appassionata: si incontrano quasi certamente ad <strong>Osoppo<\/strong>, nella fortezza dei Savorgnan che sorgeva sulla collina che domina il paese. Cinque secoli dopo, ripercorriamo i loro passi: arrivati in cima, lo spettacolo che ci si presenta \u00e8 davvero suggestivo. L\u2019area, molto vasta, \u00e8 dominata da una chiesa di origine altomedievale, pi\u00f9 volte ricostruita e oggi ridotta a scheletro a causa delle distruzioni del terremoto del 6 maggio 1976: all\u2019interno, la sovrintendenza ha posto dei cartelli molto dettagliati sugli scavi archeologici in corso. Tutto intorno, ruderi romani, medievali e di secoli a noi pi\u00f9 vicini; case, fortificazioni, sistemi di canalizzazione delle acque, in un continuum storico sbalorditivo. Un altro scenario dell\u2019amore dei due giovani \u00e8, probabilmente, la <strong>villa nobiliare di Savorgnano del Torre<\/strong>, sorta alla fine del Quattrocento dopo la distruzione del vicino Castello della Motta, di cui rimangono pochi ruderi in mezzo a una boscaglia. La villa \u00e8 immediatamente riconoscibile dalla strada principale, grazie alla torre in pietra che gli abitanti del luogo chiamano, non a caso, \u2018Torre di Giulietta\u2019. Ci avviciniamo per fare delle foto e veniamo accolti con grande cortesia: si respira un\u2019atmosfera di pace assoluta.<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tAbbiamo lasciato Antonio Savorgnan in preda ad eventi pi\u00f9 grandi di lui. La rivolta della \u00abcrudel Zobia Grassa\u00bb getta un\u2019ombra nera su tutta la sua cerchia, dunque anche su Luigi, che si trova costretto a nascondere la promessa matrimoniale con Lucina a causa dell\u2019aperta ostilit\u00e0 fra i due rami della famiglia. Il 20 giugno 1511, Antonio e Luigi si trovano a<strong> Manzano<\/strong>: davanti a loro sono schierate le truppe austriache appoggiate dagli Strumieri. Il campo di battaglia, oggi, \u00e8 una piccola distesa di erba incolta in <strong>via Fornasarig<\/strong>, con una solitaria torre, unico resto di una fornace (ottocentesca?) vicino ad un mulino semidistrutto. Eppure, ci pare di sentire ancora il clangore delle armi e il clamore degli eserciti: nello scontro, violentissimo, il giovane Da Porto viene ferito da una punta di lancia al collo. Midollo spinale leso, paralisi irreversibile al fianco sinistro: a nulla valgono le prime cure nella vicina <strong>chiesa cimiteriale di S. Martino<\/strong>.<\/p>\n<\/p>\n<p class=\"ui-droppable\" style=\"text-align: justify;\"> \tPer Luigi, svaniscono i sogni di carriera militare e, soprattutto, d\u2019amore. Antonio Savorgnan, ora, sente la terra tremare sotto i suoi piedi: decide di fuggire e, con un clamoroso voltafaccia, ripara a <strong>Villacco<\/strong> ed entra nelle file dei suoi storici avversari (dai quali verr\u00e0 comunque ucciso l\u2019anno dopo). L\u2019onta del tradimento si abbatte sulla famiglia Savorgnan: il ramo Della Torre, con l\u2019uscita di scena del suo rappresentante, viene espropriato dei suoi beni, che passano ai Del Monte. Il conflitto per la gestione patrimoniale, per\u00f2, \u00e8 aspro: perci\u00f2, la Serenissima propone ai due contendenti una tregua matrimoniale. Lucina, dunque, va in moglie ad un altro parente, ossia Francesco Savorgnan Della Torre. La pace \u00e8 ristabilita, ma la notizia prende alla sprovvista Luigi, disperato. Dalla finestra della sua villa di Montorso Vicentino, Da Porto ha davanti a s\u00e9 i castelli di Montecchio Maggiore: questo, assieme a una reminiscenza dantesca (l\u2019allusione alla storica rivalit\u00e0 fra Montecchi e Cappelletti, canto VI del Purgatorio, v. 106), lo convince a trasferire su carta la sua triste storia. Cambiando, per\u00f2, nomi, luoghi, epoca e pochi elementi della trama: nasce, con tanto di esplicita dedica a Lucina, la <strong><em>Historia di Romeo e Giulietta<\/em><\/strong>, due giovani innamorati costretti a uccidersi per difendere il loro giuramento d\u2019amore, contrastato dall\u2019odio delle rispettive famiglie. Un finale tragico, ma eroico: meglio la morte rispetto a una vita da amanti separati. L\u2019arte, sublime dono che lo spirito umano regala ai posteri, gli avrebbe dato ragione. Per bocca di William Shakespeare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un viaggio letterario, tra mito e realt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":12194,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-12193","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",580,435,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",580,435,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",580,435,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1-300x225.webp",300,225,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",580,435,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",300,225,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",500,375,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",432,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",347,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",300,225,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",580,435,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",580,435,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",580,435,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",580,435,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1-580x380.webp",580,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1.webp",250,188,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/219-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Un viaggio letterario, tra mito e realt\u00e0.","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12193","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12193"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12193\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12194"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12193"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12193"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12193"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}