{"id":76798,"date":"2026-09-15T17:23:33","date_gmt":"2026-09-15T15:23:33","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/?post_type=mec-events&#038;p=76798"},"modified":"2026-09-15T17:23:33","modified_gmt":"2026-09-15T15:23:33","slug":"omaggio-a-una-visione","status":"publish","type":"mec-events","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/events\/omaggio-a-una-visione\/","title":{"rendered":"Omaggio a una visione"},"content":{"rendered":"<p>Come pu\u00f2 il cinema registrare un mondo che scompare? E come pu\u00f2 ricomporlo attraverso lo sguardo, il montaggio, la memoria o l\u2019immaginazione? \u00c8 una delle domande che attraversano l\u2019edizione di quest\u2019anno di <strong><em>Omaggio a una visione<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Dalle immagini d\u2019archivio al cinema contemporaneo, dagli autori e autrici pi\u00f9 giovani ai pi\u00f9 maturi sguardi d\u2019autore, il festival torna a interrogarsi sulle questioni basiche dell\u2019immagine cinematografica: che cosa riesce a registrare, che cosa non pu\u00f2 cogliere e cosa accade quando affidiamo a qualcun altro il nostro sguardo sul mondo. Il programma comprender\u00e0 15 lungometraggi e mediometraggi, nonch\u00e9 quasi 70 cortometraggi.<\/p>\n<p>Ad aprire il festival sar\u00e0 il documentario <strong><em>La valle del mio respiro<\/em><\/strong> della regista slovena <strong>Manca Juvan<\/strong>, che sar\u00e0 presente alla prima del suo film.<\/p>\n<p>L\u2019opera racconta una storia che nasce in questo territorio, una vicenda di avvelenamenti e di riconciliazioni (possibili e impossibili) per poi attraversare i propri confini e spingersi oltre, verso la Romania, il Portogallo, l\u2019Italia, la Danimarca, la Finlandia, l\u2019Irlanda \u2013 soprattutto verso diversi modi in cui possiamo guardare il cinema.<\/p>\n<p><strong>Alexandra Gulea<\/strong>, <strong><em>Premio Darko Bratina<\/em><\/strong> di quest\u2019anno, sar\u00e0 protagonista di una retrospettiva completa, alla ricerca, con delicatezza ma anche con spirito di resistenza, delle radici personali e collettive. Le sue opere interrogano le idee di patria e patriarcato, Stati nazionali e comunit\u00e0 transitorie, intrecciando esperienza personale, ricerca antropologica, messa in scena e teatro dell\u2019assurdo.<\/p>\n<p>Una domanda simile, ma attraverso linguaggi cinematografici diversi, emerge dalle <strong>Nuove visioni<\/strong>. In <em>Padrone e sotto<\/em>, <strong>Roberto-C.<\/strong> esplora politicamente gli strati invisibili di Napoli e le persone che rimangono fuori dalle immagini ufficiali della citt\u00e0. In <em>A Reconnaissance<\/em>, <strong>Stefan Kruse<\/strong> rivolge lo sguardo alle tecnologie della sorveglianza e alle immagini che esse producono: a chi servono?<\/p>\n<p><strong>Jo\u00e3o Nicolau<\/strong>, invece, in <em>A Provid\u00eancia e a Guitarra<\/em>, apre la realt\u00e0 a una fantasia cinematografica giocosa, in cui musica, humour e immaginazione si sottraggono all\u2019idea che il cinema debba prima spiegare il mondo per poterlo poi reinventare. In <em>I tempi felici verranno presto<\/em>, <strong>Alessandro Comodin<\/strong> si muove tra bosco, mito e memoria, alla ricerca di un\u2019immagine che sfugge a ogni spiegazione razionale.<\/p>\n<p>Se il cinema pu\u00f2 essere un archivio, pu\u00f2 anche diventare uno spazio in cui la storia viene nuovamente negoziata. \u00c8 questo il cuore del programma <strong>CinemaEye<\/strong>, che quest\u2019anno riunisce tre figure importanti che hanno intrecciato il cinema con l\u2019etnologia e l\u2019antropologia visiva: la regista e documentarista slovena <strong>Milka Badjura<\/strong>, il suo parallelo italiano, <strong>Luigi Di Gianni<\/strong>, e il pedagogo, scrittore e cineasta <strong>Fernand Deligny<\/strong>, che dedic\u00f2 la propria vita al lavoro con i giovani socialmente emarginati.<\/p>\n<p>I loro diversi modi di osservare l\u2019essere umano, lo spazio e la societ\u00e0 aprono una domanda: come guardare al passato senza limitarci a ripeterlo? Qui l\u2019archivio cinematografico non \u00e8 un deposito di immagini del passato, ma una materia viva, capace di parlare anche del presente, con l\u2019aspirazione di agire sul presente.<\/p>\n<h3><strong>Quando i giovani autori e le giovani autrici cominciano a scrivere le proprie immagini<\/strong><\/h3>\n<p>La stessa domanda prosegue in <strong>First Crossings<\/strong>, la piattaforma che dal 2018 mette in relazione giovani cineasti, accademie e scuole di cinema della Slovenia, dell\u2019Italia, della Croazia e delle regioni limitrofe. Quest\u2019anno il programma studentesco diventa per la prima volta competitivo. Vi partecipano l\u2019<strong>Accademia d\u2019Arte dell\u2019Universit\u00e0 di Nova Gorica, DAMS Cinema dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Udine, l\u2019Accademia di Teatro, Radio, Cinema e Televisione (AGRFT) di Ljubljana, l\u2019Accademia d\u2019Arte Drammatica di Zagabria, l\u2019Universit\u00e0 di scienze applicate di St. P\u00f6lten (USTP) e la Rome University of Fine Arts (RUFA)<\/strong>, mentre in programma non competitivo saranno presentati anche i film degli studenti del liceo <strong>Gimnazija Nova Gorica, dell\u2019IP Ranieri Mario Cossar &#8211; Leonardo da Vincidi di Gorizia e del Centro di scuole professionali a indirizzo umanistico (CHS) di Villach<\/strong>.<\/p>\n<h3><strong>L\u2019Europa come spazio da ricucire<\/strong><\/h3>\n<p>La dimensione transfrontaliera di <em>Omaggio a una visione<\/em> non riguarda quindi soltanto il luogo in cui il festival si svolge. \u00c8 il suo stesso modo di pensare. Il festival nasce e vive tra due citt\u00e0, due lingue e due spazi culturali che la storia ha spesso separato, ma che la quotidianit\u00e0 unisce da tempo.<\/p>\n<p>In questo senso, il proseguimento della collaborazione con i cineasti e le istituzioni finlandesi rappresenta una parte importante di una storia iniziata con <strong>GO! 2025 \u2013 Capitale europea della cultura<\/strong>. Nella sezione <strong>Escursione<\/strong>, <strong>Jukka-Pekka Laakso<\/strong>, storico direttore del Tampere Film Festival, presenter\u00e0 una selezione di cortometraggi finlandesi contemporanei.<\/p>\n<p>La Finlandia non arriva quindi nel programma come ospite lontana, ma come una nuova connessione con quello spazio europeo che il festival cerca di costruire: uno spazio di scambio, l\u2019inizio di un nuovo sguardo.<\/p>\n<h3><strong>Dalla tradizione all\u2019utopia<\/strong><\/h3>\n<p>Anche la conclusione del festival torna alla domanda su cosa facciamo di ci\u00f2 che abbiamo ereditato. Nel film <strong><em>\u00dat\u00f3ipe Cheilteac<\/em> (Utopia celtica)<\/strong>, una giovane generazione di musicisti irlandesi prende la musica folk tradizionale e la trasforma a modo proprio.<\/p>\n<p>La tradizione non \u00e8 qualcosa da conservare intatta. \u00c8 qualcosa con cui si pu\u00f2 discutere, che si pu\u00f2 smontare e ricomporre. Il festival si concluder\u00e0 con <strong><em>White Lies<\/em><\/strong> di Alba Zari, un film sulla storia familiare che diventa comprensibile soltanto quando immagini, ricordi e storie taciute iniziano a disporsi una accanto all\u2019altra, in un viaggio tra Trieste e Bangkok.<\/p>\n<p>L\u2019edizione di quest\u2019anno di <em>Omaggio a una visione<\/em> non cerca un\u2019unica immagine dell\u2019Europa. Si interessa soprattutto ai modi in cui la guardiamo, la ricordiamo e possiamo \u2013 attraverso il cinema \u2013 ricomporla in maniera diversa.<\/p>\n<p>Per questo il programma non si esaurisce nelle proiezioni, ma si apre a <strong>masterclass, incontri e laboratori creativi<\/strong>, tra cui una <strong>passeggiata cinematografica e un laboratorio dedicato al manifesto cinematografico<\/strong>.<\/p>\n<p>Nell\u2019incontro <em>Oltre i muri: luoghi della memoria e nuovi orizzonti<\/em> rifletteremo sugli ex luoghi dell\u2019istituzionalizzazione psichiatrica che oggi cercano nuove forme di apertura. L\u2019incontro dedicato a Fernand Deligny, con <strong>Rajko Mur\u0161i\u010d<\/strong> e <strong>Carmelo Marabello<\/strong>, aprir\u00e0 una riflessione su come guardare e abitare il mondo in modo diverso, mentre l\u2019incontro <em>Al centro del margine (la distribuzione)<\/em>, con ospiti provenienti da archivi cinematografici, cineteche e festival internazionali, si interrogher\u00e0 su come riportare in vita film spesso relegati ai margini della circolazione culturale.<\/p>\n<p>Il programma di incontri si concluder\u00e0 con una conversazione in cui gli ospiti internazionali del festival rifletteranno sull\u2019arte come spazio di empatia, inclusione e nuove forme di comunit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torna tra Gorizia e Nova Gorica il festival cinematografico transfrontaliero <\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":76799,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","tags":[403,43,184],"mec_category":[48],"class_list":["post-76798","mec-events","type-mec-events","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-cinema","tag-gorizia","tag-nova-gorica","mec_category-classic-art"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec-events\/76798","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec-events"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/mec-events"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=76798"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/76799"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=76798"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=76798"},{"taxonomy":"mec_category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec_category?post=76798"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}