{"id":75835,"date":"2026-07-30T18:31:40","date_gmt":"2026-07-30T16:31:40","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/?post_type=mec-events&#038;p=75835"},"modified":"2026-07-30T18:31:40","modified_gmt":"2026-07-30T16:31:40","slug":"edoardo-di-muro-trieste-dakar","status":"publish","type":"mec-events","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/events\/edoardo-di-muro-trieste-dakar\/","title":{"rendered":"Edoardo Di Muro: Trieste \u2013 Dakar"},"content":{"rendered":"<h6>Un&#8217;immagine di Edoardo Di Muro<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dal 2 agosto al 27 settembre<\/strong> 2026, la Sala Nathan del Magazzino 26, situata nel Porto Vecchio di Trieste, ospiter\u00e0 la mostra \u201c<strong><em>Africa 1970-2005. Disegni di Edoardo Di Muro. Trieste-Dakar<\/em><\/strong>\u201d, retrospettiva dedicata all\u2019artista dalla straordinaria produzione e illustratore scomparso nel 2022.<\/p>\n<p>Realizzata dall\u2019Associazione Viva Comix in co-organizzazione con il Comune di Trieste &#8211; Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, con il fondamentale sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, l\u2019esposizione \u00e8 curata dalla professoressa Paola Bristot e dalla dottoressa Mimina Di Muro, antropologa e figlia dell\u2019artista, offrendo al pubblico un viaggio immersivo nel continente africano attraverso <strong>100 opere originali, litografie e preziosi taccuini<\/strong> che coprono oltre trentacinque anni di produzione, impreziosita dalla collezione M&#8217;Afrique dell\u2019azienda Moroso e da piante esotiche che donano alla mostra un tratto ancora pi\u00f9 immersivo.<\/p>\n<p>L&#8217;inaugurazione ufficiale si terr\u00e0 <strong>domenica 2 agosto alle ore 11<\/strong>, arricchita, a seguire, da interventi musicali dal vivo a cura di <strong>Adriano Viterbini<\/strong>,<strong> Paolo Baldini<\/strong> e <strong>Davide Toffolo<\/strong>.<\/p>\n<h3>Orari<\/h3>\n<p>L\u2019esposizione sar\u00e0 a <strong>ingresso libero<\/strong> e rispetter\u00e0 i seguenti orari di apertura: il gioved\u00ec dalle 16.00 alle 20.00, mentre il venerd\u00ec, il sabato, la domenica e i festivi sar\u00e0 visitabile dalle 11.00 alle 20.00.<\/p>\n<p>La mostra celebra la vita incredibile e avventurosa di un artista che ha prodotto oltre 700 disegni straordinari attraversando in lungo e in largo il continente africano. Nato a Cuneo nel 1944 in un&#8217;Italia ferita dalla guerra, Edoardo Di Muro trov\u00f2 fin da piccolissimo nel disegno la sua salvezza e il suo rifugio esclusivo dalle privazioni quotidiane, utilizzando inizialmente pezzi di carboncino su tavoli di marmo o fogli di recupero.<\/p>\n<p>Dopo aver svolto diversi mestieri per sopravvivere e aver lavorato come guardiacaccia nei parchi delle sue amate Alpi Marittime, l&#8217;inquieto artista decise nel 1973 di imbarcarsi come marinaio su un cargo, sbarcando infine sulla terra rossa dell&#8217;Africa, un incontro fatale che gli stravolse l&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>A differenza di molti occidentali, scelse di vivere stabilmente dentro la complessa realt\u00e0 africana, diventando un attento osservatore della vita quotidiana del popolo. Il suo stile grafico, caratterizzato da un tratto minuzioso a china e rapidograph realizzato direttamente dal vivo, gli permise di catturare istantaneamente l&#8217;anima di mercati brulicanti, foreste lussureggianti e riti ancestrali.<\/p>\n<p>La sua incredibile parabola esistenziale lo port\u00f2 anche a collaborare negli anni Ottanta a Parigi con prestigiose riviste di fumetti come <strong><em>Charlie Hebdo<\/em><\/strong> e <strong><em>Pilote<\/em><\/strong>, stringendo amicizie durature con figure del calibro di <strong>Georges Wolinski <\/strong>e <strong>Fran<\/strong><strong>\u00e7<\/strong><strong>ois Cavanna<\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_75837\" aria-describedby=\"caption-attachment-75837\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-75837\" src=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mimina-Di-Muro.jpeg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"791\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mimina-Di-Muro.jpeg 800w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mimina-Di-Muro-300x297.jpeg 300w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Mimina-Di-Muro-768x759.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-75837\" class=\"wp-caption-text\">Mimina Di Muro<\/figcaption><\/figure>\n<p>L&#8217;eclettismo di &#8220;Edo&#8221; si espresse inoltre nella creazione di raffinati batik in Senegal, nell&#8217;illustrazione di manuali medici per i villaggi pi\u00f9 remoti e nella pubblicazione di importanti antologie introdotte da figure chiave della cultura africana come il regista <strong>Ousmane Semb<\/strong><strong>\u00e8<\/strong><strong>ne<\/strong> e il musicista <strong>Francis Bebey<\/strong>.<\/p>\n<p>Dalla Costa d\u2019Avorio, dove lavor\u00f2 come guida nel Parco Nazionale della Como\u00e9, fino agli imponenti altopiani dell\u2019Etiopia, Di Muro ha attraversato e amato visceralmente il continente, prima di ristabilirsi in Italia negli anni Duemila e continuare a esporre le sue opere in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Le sue illustrazioni non sono solo estetiche, ma spesso cariche di significato sociale. Documenta le contraddizioni del territorio, dalle bellezze dei paesaggi alle provocazioni politiche, come i disegni contro l\u2019apartheid in Namibia e in Angola.<\/p>\n<p>Negli anni Settanta, in Angola, entra in contatto con l\u2019MPLA (Movimento Popolare di Liberazione dell\u2019Angola), che lotta contro il colonialismo portoghese. Negli stessi anni sostiene i guerriglieri della SWAPO nella lotta per l\u2019indipendenza della Namibia. Per questi ultimi crea manifesti di propaganda utilizzati dalla popolazione locale per manifestare contro le disuguaglianze e le ingiustizie del colonialismo.<\/p>\n<p>Nei numerosi Paesi dove soggiorna (Angola, Benin, Burkina Faso, Camerun, Costa d\u2019Avorio, Etiopia, Gabon, Gambia, Gibuti, Guinea Conakry, Kenya, Mali, Mauritania, Namibia, Niger, Nigeria, Tanzania, Togo, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Sudafrica) le sue illustrazioni sono oggetto di mostre ed esposizioni, a cominciare dalla prima presso la \u201cGallerie 39\u201d di Dakar nel dicembre del 1979. In seguito a tale evento, l\u2019allora Presidente della Repubblica del Senegal, il poeta L\u00e9opold S\u00e9dar Senghor, incuriosito, lo riceve nel palazzo presidenziale e acquista una serie completa delle sue litografie.<\/p>\n<p>\u00abUna qualit\u00e0 indubbia della produzione di Edoardo Di Muro &#8211; spiega la co-curatrice <strong>Paola Bristot <\/strong>&#8211; \u00e8 l\u2019originalit\u00e0 del suo sguardo che \u00e8 capace di cogliere i tanti aspetti dell\u2019Africa, dalla potenza della Natura che ci appare nel suo aspetto pi\u00f9 primordiale e quindi mitico, alle osservazioni paesaggistiche e antropologiche che non conoscevamo affatto e che ci stupiscono. Entriamo attraverso la porta segreta che ci apre l\u2019artista in un\u2019Africa atavica, da dove anche noi proveniamo e siamo stati originati nella notte dei tempi, ne sentiamo la forza e l\u2019energia persino il rumore e siamo infine presi dal Mal d\u2019Africa da cui non possiamo pi\u00f9 guarire\u00bb.<\/p>\n<p>Guardando i disegni dei taccuini di Edoardo Di Muro vengono subito in mente quelli degli artisti viaggiatori. I tanti disegnatori che hanno descritto con i loro disegni, specialmente in assenza di apparecchiature fotografiche, luoghi geografici, reperti archeologici e monumenti architettonici del passato come del presente e che hanno costituito i repertori visivi di molti artisti che non avevano altre fonti documentative per creare scenografie o opere ambientate in altre epoche o paesi lontani. Tra questi ultimi, forse il pi\u00f9 noto \u00e8 stato Antonio Basoli, scenografo e decoratore, attivo a Bologna tra la fine del \u2019700 e la met\u00e0 dell\u2019800.<\/p>\n<p>Ancora oggi questa attivit\u00e0 di rappresentazione attraverso il disegno in quaderni di appunti \u00e8 molto diffusa e penso ai bellissimi quaderni giapponesi di Igort (Igor Tuveri) o a quelli di Jacques De Loustal sulla Polinesia o di Lorenzo Mattotti sulle acque di Venezia\u2026<\/p>\n<figure id=\"attachment_75838\" aria-describedby=\"caption-attachment-75838\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-75838\" src=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/trieste-dakar.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/trieste-dakar.jpg 800w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/trieste-dakar-300x225.jpg 300w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/trieste-dakar-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-75838\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;esposizione al Magazzino 26<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il caso di Edoardo Di Muro \u00e8 molto diverso, se non altro perch\u00e9 lui in Africa ha trascorso almeno 40 anni e l\u2019ha sempre disegnata. La conosceva cos\u00ec bene da essere confuso e noto come artista africano con il nome diminutivo \u201cEdo\u201d.<\/p>\n<p>Ha esposto in diverse mostre soprattutto a Dakar e alcuni dei suoi disegni sono tuttora riprodotti e divulgati come \u201carte africana\u201d e lo sono a tutti gli effetti, perch\u00e9 dell\u2019Africa aveva colto lo spirito e l\u2019anima.<\/p>\n<p>Racconta Mimina Di Muro, figlia dell\u2019artista e co-curatrice della mostra: \u00abMio padre era pieno di vita, spinto da un&#8217;insaziabile fame di autenticit\u00e0. Viveva immerso nella realt\u00e0 africana, condividendone ogni istante con la gente.<\/p>\n<p>Inizialmente, raccogliere la sua eredit\u00e0 artistica mi sembrava un&#8217;impresa spaventosa per la sua immensa complessit\u00e0. Poi ho capito che aveva sempre seguito una bussola interiore: ha costruito il lavoro di una vita con la precisa intenzione di consegnarlo ai posteri.<\/p>\n<p>Dietro il caos apparente della sua esistenza si cela infatti un ordine rigoroso. I suoi disegni non sono solo una documentazione capillare sull&#8217;Africa, ma rivelano un filo conduttore invisibile che lega ogni illustrazione ai viaggi e agli spostamenti della nostra famiglia. Di fatto, mio padre ha strutturato la sua opera secondo precise coordinate geografiche, storiche e antropologiche, lasciandoci un tracciato chiaro, profondo ed eloquente\u00bb.<\/p>\n<h3>Tre sezioni<\/h3>\n<p>Il percorso espositivo all&#8217;interno della Sala Nathan si sviluppa in <strong>tre grandi sezioni <\/strong>che dialogano fluidamente con lo spazio.<\/p>\n<p>La prima sezione accoglie il visitatore ponendo l&#8217;accento sul tema del <strong>porto<\/strong> per gettare un ponte ideale al di qua e al di l\u00e0 del mar Mediterraneo, mettendo in relazione <strong>l&#8217;attivit<\/strong><strong>\u00e0 <\/strong><strong>del porto di Dakar con quella del porto di Trieste<\/strong>.<\/p>\n<p>Si tratta di un legame storico che, attraverso le rotte marittime commerciali e simboliche, ha sempre rappresentato e conserva ancora oggi un&#8217;evidente, vitale necessit\u00e0 di esistere. Questo racconto portuale si sviluppa esplorando l&#8217;immaginario marittimo e le storiche connessioni tra le due realt\u00e0, avvalendosi di materiale fotografico d&#8217;archivio e di gigantografie fornite dal Museo del Mare del Comune di Trieste e dal Museo nazionale Collezione Salce di Treviso &#8211; Direzione regionale Musei nazionali Veneto, su concessione del Ministero della cultura.<\/p>\n<p>La <strong>seconda sezione \u00e8 dedicata alla flora, alla fauna e ai paesaggi incontaminati<\/strong>, che caratterizzano gran parte dei disegni di Edoardo Di Muro e colpiscono, tra questi, i grandi dettagliatissimi alberi, mentre <strong>la terza si concentra sull<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>aspetto antropologico<\/strong> e sulla complessa dimensione umana del continente africano, attraverso la rappresentazione di scene nei villaggi o nelle vie delle citt\u00e0, brulicanti del via vai della gente, o le scene del lavoro domestico, delle danze.<\/p>\n<p>Un elemento di eccezionale rilievo nel design dell&#8217;allestimento, curato dall&#8217;architetto Giulia Sgr\u00f2, \u00e8 rappresentato dalla collaborazione con Moroso. Lungo lo spazio espositivo sono disposti iconici arredi e materiali fotografici della celebre <strong>collezione M&#8217;Afrique<\/strong> dell&#8217;azienda, tra cui le sedute Banjooli, Baobab, Modou e Shadowy, che richiamano i colori e le forme della terra africana.<\/p>\n<p>L&#8217;allestimento comprende inoltre storiche immagini che documentano il lavoro di produzione artigianale di tali arredi realizzato direttamente nella sede senegalese di Moroso, evidenziando un legame concreto e profondo tra il design contemporaneo e il continente africano.<\/p>\n<p>La mostra dopo l&#8217;esposizione triestina proseguir\u00e0 il suo viaggio in Senegal, proprio a Dakar.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un viaggio nell&#8217;anima dell&#8217;Africa tra natura e impegno sociale, raccontato attraverso una selezione di oltre 100 minuziosi disegni tratti da una prodigiosa produzione di oltre 700 opere<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":75836,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","tags":[3819,261,826,60,65],"mec_category":[59],"class_list":["post-75835","mec-events","type-mec-events","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-disegni","tag-eventi","tag-eventi-fvg","tag-mostre","tag-trieste","mec_category-meeting"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec-events\/75835","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec-events"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/mec-events"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=75835"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/75836"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=75835"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=75835"},{"taxonomy":"mec_category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec_category?post=75835"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}