{"id":74368,"date":"2026-05-22T16:59:22","date_gmt":"2026-05-22T14:59:22","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/?post_type=mec-events&#038;p=74368"},"modified":"2026-05-22T17:09:04","modified_gmt":"2026-05-22T15:09:04","slug":"il-colore-del-caso","status":"publish","type":"mec-events","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/events\/il-colore-del-caso\/","title":{"rendered":"Il Colore del Caso"},"content":{"rendered":"<h6>(\u00a9 George Tatge\/Courtesy Podbielski Contemporary)<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Arriva dal<b>\u00a023 maggio al 12 luglio<\/b>\u00a0a Trieste un evento espositivo di straordinaria intensit\u00e0 poetica: la mostra\u00a0<b><i>Il Colore del Caso<\/i><\/b>\u00a0del fotografo\u00a0<b>George Tatge\u00a0<\/b>(inaugurazione venerd\u00ec 22 maggio ore 18).<\/p>\n<p>L\u2019esposizione, ad ingresso gratuito, curata da Carlo Sisi, \u00e8 promossa dall&#8217;<b>Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo del Comune di Trieste<\/b>\u00a0e organizzata dalla casa editrice\u00a0<b>Magonza\u00a0<\/b>specializzata in arte e fotografia contemporanea che affianca all\u2019attivit\u00e0 editoriale progetti espositivi di ricerca in Italia e all\u2019estero e collabora con gli artisti nella produzione di grafica d\u2019arte e multipli.<\/p>\n<p>Attraverso oltre 60 opere di grande formato l\u2019artista \u2014 gi\u00e0 celebre per i suoi bianchi e neri graficamente possenti \u2014 svela nella Sala Nathan del Magazzino 26 la sua conversione al colore, un viaggio interiore iniziato proprio tra le strade di questa citt\u00e0.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 il frutto dell\u2019incontro avventuroso di un viaggiatore errante, mai sazio, dotato del suo inseparabile banco ottico Deardorff 13\u00d718 cm, con gli elementi naturali, antropici o antropizzati, che non sono cercati, ma sono piuttosto trovati, accolti e quindi ritratti dallo sguardo dell\u2019autore, attento, profondo e meditativo.<\/p>\n<p>\u00abA meno che non abbia una committenza specifica \u2013 racconta George Tatge \u2013 preferisco vagare senza un progetto prefigurato in testa. Trovo che in questo modo la mia mente sar\u00e0 pi\u00f9 aperta alle sollecitudini, alle sorprese, a quelle inaspettate epifanie. L\u2019Italia \u00e8 un paese cos\u00ec imprevedibile, con delle stratificazioni di storia sorprendenti ma anche piena di cose quasi banali che possono essere fonti di meraviglia. Confesso che \u00e8 un modo faticosissimo di lavorare e non lo suggerirei a nessuno. Camminare per tante ore e sentirmi in ogni momento in gioco, misurandomi con il mondo, testando le mie capacit\u00e0 di vedere e di capire, sfidando il Caso. S\u00ec, proprio il Caso. Siamo tutti frutti del Caso, dal momento in cui si combinano i nostri cromosomi. Il Caso \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 originali e unici della fotografia e quindi \u00e8 giusto giocarci. Mi ritrovo perfettamente in una dichiarazione di un pittore che ammiro moltissimo, Gerhard Richter: \u201cNon seguo alcuni obiettivi, nessun sistema, nessuna tendenza. Non ho un programma, n\u00e9 uno stile, n\u00e9 una direzione. Mi piace l\u2019indefinito, la sconfinatezza. Mi piace l\u2019incertezza continua\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Il percorso espositivo\u00a0<b>nella Sala Nathan del Magazzino 26<\/b>\u00a0si snoda attraverso un\u2019architettura narrativa sapientemente suddivisa in sei tappe tematiche che guidano l&#8217;occhio del visitatore in una progressione emotiva e visiva.<\/p>\n<p>Ad accogliere il pubblico prima l\u2019abbraccio di Trieste, seguito da una selezione di \u201cRecinti&#8221; che si focalizza sul rigore della forma, e poi &#8220;Apparizioni&#8221;, istanti in cui luoghi comuni manifestano presenze illogiche e ironiche. Segue la sezione &#8220;Superfici&#8221;, un&#8217;esplorazione tattile e lenta della luce, della consistenza e della materia, dove il dettaglio diventa un universo da decifrare, seguita da &#8220;Vegetazione&#8221;, che segna un momento di riflessione critica: il caos naturale denuncia l&#8217;impatto drammatico dell&#8217;uomo sull&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>Il percorso si conclude con le sezioni &#8220;Metaspazi&#8221;, dove la poetica metafisica di Tatge si riveste di nuove tonalit\u00e0 senza perdere il rigore compositivo, in cui si alternano visioni di Livorno, Torino e Trieste che colpiscono per le loro ardite prospettive urbane, e &#8220;Colore&#8221; inteso come materia viva, incarnata in cumuli di tessuti industriali dalle forme vitali e sospese.<\/p>\n<p>A suggellare l\u2019esperienza della mostra \u00e8 la proiezione del documentario &#8220;Light &amp; Color&#8221; per la regia di David Battistella. Girato tra Livorno e la Toscana, il film di 28 minuti \u00e8 un atto di generosit\u00e0: Tatge permette alla macchina da presa di seguirlo nei suoi rituali silenziosi intorno al cavalletto del banco ottico Deardorff, svelando i meccanismi intimi di un\u2019esplorazione cromatica rivelatrice. \u00c8 un omaggio alla lentezza e alla precisione in un\u2019epoca di immagini digitali effimere.<\/p>\n<p>Il passaggio al colore, avvenuto dopo trentacinque anni di bianco e nero, rappresenta una &#8220;nuova strada&#8221; ispirata da una mostra di Odilon Redon a Parigi e incoraggiata dal desiderio di non distrarsi pi\u00f9 dai significati, ma di lasciare che il colore stesso riveli i suoi segreti nascosti.<\/p>\n<p>\u00abFino al 2012 \u2013 spiega l&#8217;artista \u2013 ho lavorato esclusivamente col bianco e nero. Trasformare il mondo in combinazioni di bianco e nero \u00e8 gi\u00e0 una metafora. \u00c8 una sorta di trascendenza del reale in cui gli infiniti toni di grigio ci costringono a prestare pi\u00f9 attenzione alle forme e ai significati dei segni pi\u00f9 che a ci\u00f2 che \u00e8 raffigurato. \u00c8 stato di nuovo il Caso a farmi cambiare radicalmente strada. Nel 2011, insieme a mia madre, alla mostra di Odilon Redon al Grand Palais, siamo rimasti perplessi dopo aver visto le tante sale dedicate ai suoi \u201cNoirs\u201d. Solo nelle ultime quattro sale abbiamo trovato i colori stupendi dei suoi dipinti cos\u00ec onirici. Motivo: non ha praticamente toccato il colore fino a giungere a quasi 60 anni! E cos\u00ec, mi sono imposto di tentare questa \u201cnuova\u201d strada. E il viaggio mi sta divertendo non poco. \u00c8 un modo totalmente diverso di guardare il reale, dove ora \u00e8 soprattutto il colore ad attirare il mio sguardo e a rivelare i suoi segreti nascosti\u00bb.<\/p>\n<p>Particolarmente significativo \u00e8 il legame dell&#8217;artista con Trieste. \u00c8 proprio qui che Tatge ha realizzato le sue prime fotografie a colori, colpito dalla metafisicit\u00e0 di Via Maestri del Lavoro o dalle trame rugginose delle finestre del Museo Revoltella progettate da Carlo Scarpa.<\/p>\n<p>\u00abEro stato invitato a Trieste dall&#8217;elegante editore Simone Volpato a partecipare a un libro d&#8217;artista su Scipio Slataper. Cos\u00ec ho iniziato a vagare per queste strade stupende. L&#8217;albero della principessa, nome scientifico\u00a0<i>paulownia tomentosa<\/i>, l&#8217;ho trovato in fondo a un vicolo, non mi ricordo dove. E poi la finestra del Museo Revoltella. Non sapevo che fosse stata disegnata da Carlo Scarpa! Ma ogni pannello sembrava un&#8217;opera d&#8217;arte astratta. In entrambi i casi erano i colori a colpirmi: quelli delicati dell&#8217;albero e le variazioni del colore ruggine della finestra. Via Maestri del Lavoro mi colp\u00ec per la sua metafisicit\u00e0. Il palazzo in primo piano, con la vite rossa che sta coprendo la struttura proiettata verso i palazzi moderni, sembra quasi minacciarli che arriver\u00e0 anche da loro, prima o poi! In mostra ci sono molte immagini in cui la natura si impossessa dell&#8217;opera dell&#8217;uomo\u00bb.<\/p>\n<p>Trieste, citt\u00e0 che lo ha gi\u00e0 insignito del Premio Friuli Venezia Giulia per la Fotografia nel 2010, diventa cos\u00ec il palcoscenico ideale per questa rassegna che, come sottolinea il curatore Carlo Sisi, trasforma la fotografia da semplice documento a pura metafora poetica, capace di dare dignit\u00e0 e maest\u00e0 anche al pi\u00f9 semplice oggetto disseminato nel paesaggio urbano.<\/p>\n<p>\u00abTrieste \u2013 conclude George Tatge \u2013 \u00e8 stata anche il primo luogo che ho fotografato nel 1988, appena diventato Direttore della Fotografia alla Fratelli Alinari di Firenze. Trieste, nuovissima citt\u00e0 antica, dove ho lavorato sul rione di Citt\u00e0 Vecchia. Nel 2009 ho esposto la mostra\u00a0<i>Presenze, paesaggi italiani<\/i>\u00a0al Palazzo Gopcevich. Sono tante, quindi, le esperienze e i ricordi che mi legano a questa citt\u00e0. Per non dimenticare Italo Svevo, uno dei miei autori preferiti!\u00bb.<\/p>\n<h3>Orari<\/h3>\n<p><b>Titolo della mostra:<\/b>\u00a0Il Colore del Caso<\/p>\n<p><b>Artista:<\/b>\u00a0George Tatge<\/p>\n<p><b>Curatore:<\/b>\u00a0Carlo Sisi<\/p>\n<p><b>Sede:<\/b>\u00a0Sala Nathan, Magazzino 26, Porto Vecchio, Trieste<\/p>\n<p><b>Periodo:<\/b>\u00a023 maggio \u2013 12 luglio 2026<\/p>\n<p><b>Orari: <\/b>gioved\u00ec 16-20, da venerd\u00ec a domenica e festivi 11-20<\/p>\n<p><b>Inaugurazione:<\/b>\u00a022 maggio ore 18:00<\/p>\n<p><b>Ingresso:<\/b>\u00a0Libero<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il viaggio metafisico del fotografo George Tatge approda a Trieste, dove la conversione al colore ebbe inizio<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":74369,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","tags":[261,826,293,60,65],"mec_category":[59],"class_list":["post-74368","mec-events","type-mec-events","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-eventi","tag-eventi-fvg","tag-fotografia","tag-mostre","tag-trieste","mec_category-meeting"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec-events\/74368","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec-events"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/mec-events"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=74368"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/74369"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=74368"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=74368"},{"taxonomy":"mec_category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec_category?post=74368"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}