{"id":72687,"date":"2026-03-30T12:26:39","date_gmt":"2026-03-30T10:26:39","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/?post_type=mec-events&#038;p=72687"},"modified":"2026-03-30T12:26:39","modified_gmt":"2026-03-30T10:26:39","slug":"giro-del-mondo-in-80-fotografie","status":"publish","type":"mec-events","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/events\/giro-del-mondo-in-80-fotografie\/","title":{"rendered":"Giro del mondo in 80 fotografie"},"content":{"rendered":"<h6>Gianni Pignat, Madagascar 1989<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Inaugurata alla<strong> Galleria Sagittaria di Pordenone <\/strong>la mostra\u00a0\u00a0<strong>&#8220;<em>Gianni Pignat. Giro del mondo in 80 fotografie<\/em>&#8220;<\/strong>,\u00a0curata dal critico d&#8217;arte <strong>Angelo Bertani <\/strong>e promossa dal<strong> Centro Iniziative Culturali Pordenone. <\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un\u00a0percorso espositivo che guida in un tour straordinario\u00a0a ogni latitudine del pianeta.Dall\u2019Afghanistan a Beirut, da New York all\u2019Etiopia, dal Bangladesh alla Colombia, da Cuba al Borneo, dalla Russia al Venezuela.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Gianni Pignat, noto fotografo di viaggio,\u00a0<\/strong>ha allestito la sua prima camera oscura a 16 anni e da allora ha girato il mondo, privilegiando nei suoi viaggi la frequentazione di popolazioni indigene:\u00a0<strong>dai pigmei del Camerun alle trib\u00f9 nomadi tuareg dell\u2019Africa subsahariana, dagli yanomami dell\u2019Amazzonia ai dayaki del Borneo, dai dani della Nuova Guinea agli aborigeni australiani<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Popoli dai quali ha appreso molte cose, imparando come muoversi in zone ostili e come attrezzarsi per produrre oggetti e utensili con strumenti molto primitivi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Spiega\u00a0il curatore, <strong>Angelo Bertani<\/strong>: &#8220;Abbiamo voluto che molte delle fotografie esposte in mostra avessero una didascalia articolata, scritta dallo stesso autore, per spiegare il contesto dello scatto: ogni foto \u00e8 uno spaccato di una realt\u00e0, e\u00a0le rappresentazioni pi\u00f9 dure, quelle di contesti di crisi, rappresentano un mutamento determinante o un disequilibrio drammatico. Nelle sequenze esposte si passa\u00a0dalla Russia postsovietica degli anni \u201990 alla solitudine degli anziani a New York, da Beirut semidistrutta dai bombardamenti a un gulag siberiano, da un tragico ossario della Cambogia ai villaggi tra le discariche del Bangladesh. Non mancano le immagini di mitiche mete di esploratori d\u2019altri tempi: la leggendaria\u00a0<strong>Timbuctu, il Nepal<\/strong>\u00a0delle alte quote e dei commercianti nomadi, le iene protettrici di Harar, in Etiopia. Ma la vicinanza umana e l\u2019empatia di Gianni Pignat emergono soprattutto nelle foto dei Dayak del Borneo, degli Yanomami del Venezuela, degli indios colombiani: popolazioni che resistono ancora all\u2019omologazione, grazie anche al loro volontario isolamento.\u00a0<strong>C\u2019\u00e8 infine una foto che ci porta a Damasco, all\u2019interno della moschea degli Omayyadi,\u00a0<\/strong>all\u2019origine una basilica cristiana, che conserva le spoglie del Saladino e il reliquario con la testa di san Giovanni Battista, ed \u00e8 frequentata sia dai fedeli dell\u2019Islam che dai cristiani, oltre che dai sufi: nonostante i danneggiamenti durante la recente guerra civile siriana, resta un resiliente monumento al sincretismo e alla tolleranza\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Aggiunge <strong>Fulvio Dell\u2019Agnese<\/strong>, presidente del Centro Iniziative Culturali Pordenone, che \u00abla fotografia di Gianni Pignat \u00e8 realizzata da un occhio fuori dal comune, che riesce a intrattenere simile dialogo di sguardi con un branco di iene maculate al calar della notte in Etiopia e, in una New York dei primi anni Settanta, con un bassottino intirizzito nel gelo climatizzato di un supermarket. \u00c8 una fotografia che rasenta il fiabesco quando ci racconta di maestose figure di pastori in Afghanistan, o quando in Africa ci porta al cospetto del re di Bamikel\u00e8 con la sua corte, sospeso in un\u2019atmosfera quasi felliniana.\u00a0Ma bastano la trama di suture craniche in un ossario, in Cambogia, o gli esili recinti funerari di un\u2019isola-Gulag in Siberia per ricondurre alla crudezza della realt\u00e0, trasmettendo il senso della profondit\u00e0 del vivere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Gianni Pignat<\/strong>\u00a0\u00e8 nato nel 1952. Dopo la laurea in Architettura, ha conseguito il diploma d\u2019Arte applicata e fotografia presso l\u2019Istituto d\u2019Arte di Udine, dove poi ha insegnato fotografia. Ha allestito la sua prima camera oscura a 16 anni, iniziando a lavorare per i giornali locali e durante il periodo universitario per l\u2019Istituto di storia dell\u2019architettura presso lo IUAV di Venezia, realizzando un censimento delle architetture costruttiviste di Mosca. Fotografo di viaggio, \u00e8 autore di testo e immagini di cinque libri fotografici: \u201cGracias por venir a Colombia\u201d, \u201cHerat, Afghanistan\u201d, \u201cSudan\u201d, \u201cTuol Sleng, Cambogia\u201d, \u201cBirmania\u201d. Ha svolto una ricerca documentaria e fotografica su Tina Modotti, consultando archivi pubblici e privati in Russia, Spagna, Germania, Messico e Cuba. Ha collaborato alla realizzazione di documentari per la televisione francese: \u201cUne petite pierre\u201d, \u201cQue viva Tina\u201d e \u201cGoli Otok\u201d. Diverse sue opere grafiche e fotografiche sono state utilizzate per copertine di libri e manifesti.<\/p>\n<h3>Orario<\/h3>\n<p>Fino al 9 maggio, da luned\u00ec al sabato, ore 9-19. Ingresso libero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Pordenone la mostra con gli scatti di Gianni Pignat: un tour straordinario a ogni latitudine del pianeta<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":72688,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","tags":[261,826,293,60,275],"mec_category":[59],"class_list":["post-72687","mec-events","type-mec-events","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-eventi","tag-eventi-fvg","tag-fotografia","tag-mostre","tag-pordenone","mec_category-meeting"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec-events\/72687","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec-events"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/mec-events"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=72687"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/72688"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=72687"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=72687"},{"taxonomy":"mec_category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec_category?post=72687"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}