{"id":67745,"date":"2025-09-04T15:55:21","date_gmt":"2025-09-04T13:55:21","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/?post_type=mec-events&#038;p=67745"},"modified":"2025-09-04T15:56:50","modified_gmt":"2025-09-04T13:56:50","slug":"confini-da-gauguin-a-hopper-canto-con-variazioni","status":"publish","type":"mec-events","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/events\/confini-da-gauguin-a-hopper-canto-con-variazioni\/","title":{"rendered":"Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni"},"content":{"rendered":"<p>In tutto <strong>136 capolavori<\/strong>\u00a0di una\u00a0<strong>cinquantina di grandi artisti<\/strong>\u00a0dell\u2019Ottocento e del Novecento e provenienti da\u00a0<strong>43 musei europei e americani<\/strong>. Una mostra unica, di respiro internazionale e allestita negli spazi restaurati dell\u2019<strong>Esedra di Levante<\/strong>\u00a0del magnifico complesso dogale di\u00a0<strong>Villa Manin<\/strong>\u00a0a Passariano di Codroipo, in provincia di Udine.<\/p>\n<p>\u00c8\u00a0<strong>\u201c<em>Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni<\/em>\u201d<\/strong>, l\u2019attesissima esposizione che apre al pubblico il prossimo\u00a0<strong>10 ottobre<\/strong>, uno degli eventi di punta di\u00a0<strong><em>GO! 2025&amp;Friends<\/em><\/strong>, il cartellone di appuntamenti che affianca il programma ufficiale di\u00a0<strong><em>GO! 2025 Nova Gorica \u2013 Gorizia Capitale europea della Cultura<\/em><\/strong>, offrendo proposte culturali in tutto il territorio regionale.<\/p>\n<p>Promossa dalla\u00a0<strong>Regione Friuli Venezia Giulia<\/strong>\u00a0e dall\u2019Ente Regionale per il Patrimonio Culturale \u2013\u00a0<strong>ERPAC FVG<\/strong>, la mostra \u00e8 stata progettata e curata da\u00a0<strong>Marco Goldin<\/strong>, con l\u2019organizzazione dello stesso ERPAC FVG e di\u00a0<strong>Linea d\u2019ombra<\/strong>.<\/p>\n<p>In quello che potrebbe essere definito a pieno titolo il\u00a0<strong>\u201cmuseo ideale\u201d<\/strong>\u00a0dell\u2019arte internazionale degli ultimi due secoli, i visitatori vengono accompagnati in un emozionante percorso delle meraviglie e poi coinvolti in un piacere visivo che va di pari passo con il coinvolgimento e la riflessione intorno a un tema di eterna attualit\u00e0, quello dei\u00a0<strong>\u201cconfini\u201d: fisici, geografici, culturali, i propri intimi confini, il qui e l\u2019altrove, il qui che si fa altrove, confine come limite e come punto di partenza\u2026<\/strong><\/p>\n<p>La mostra prende avvio da una\u00a0<strong>sala introduttiva<\/strong>, che gi\u00e0 ne delinea i contenuti: alcuni capolavori, anche di grandi dimensioni, come le opere di\u00a0<strong>Anselm Kiefer\u00a0<\/strong>e\u00a0<strong>Mark Rothko<\/strong>, dove il confine si fa, seppure in modo diverso tra i due,\u00a0<em>dilagante<\/em>, a fissare linee che sono orizzonti. E ancora la famosissima \u201cOnda\u201d di\u00a0<strong>Gustave Courbet<\/strong>, movimento verso l\u2019immenso, vicina all\u2019unione di montagne e cielo fissati sulla tela da\u00a0<strong>Ferdinand<\/strong>\u00a0<strong>Hodler<\/strong>. Per poi andare a\u00a0<strong>Monet<\/strong>\u00a0che, con \u201c<em>La chiesa di Varengeville<\/em>\u201d, va a proporre spazi sul mare di cui non si intravede la fine.<\/p>\n<p>I due successivi percorsi sono riservati al\u00a0<strong>confine interiore<\/strong>, allo sguardo dentro s\u00e9 stessi, all\u2019autoritratto. La sequenza \u00e8 mozzafiato:\u00a0<strong>Munch<\/strong>,<strong>\u00a0Gauguin<\/strong>,<strong>\u00a0Van Gogh<\/strong>,<strong>\u00a0Hodler<\/strong>,\u00a0<strong>Kirchner<\/strong>\u2026 Poi la galleria di\u00a0<strong>splendidi ritratti<\/strong>:\u00a0<strong>Courbet<\/strong>,<strong>\u00a0Manet<\/strong>,<strong>\u00a0Degas<\/strong>,<strong>\u00a0Renoir<\/strong>,<strong>\u00a0Modigliani<\/strong>,<strong>\u00a0Bacon<\/strong>,<strong>\u00a0Giacometti<\/strong>, nella ricerca nei volti di un\u00a0<strong>confine quotidiano<\/strong>, anche con tutte le \u201cbruciature\u201d novecentesche.<\/p>\n<p>Le successive due sale (la terza, fondamentale area) sono dedicate al rapporto tra l\u2019uomo e la natura,\u00a0<strong>figure e spazio<\/strong>\u00a0soprattutto nella grande pittura americana tra Ottocento e Novecento. Molte sono le opere che per la prima volta giungono in Italia e in Europa, dai protagonisti della \u201cHudson River School\u201d per giungere alla figura chiave di\u00a0<strong>Homer<\/strong>\u00a0a cavallo tra i due secoli, e poi nel Novecento soprattutto\u00a0<strong>Hopper<\/strong>\u00a0e<strong>\u00a0Diebenkorn<\/strong>, due artisti che hanno reso la pittura americana uno scrigno di meraviglie. Infine, le modulazioni fantastiche di\u00a0<strong>Andrew<\/strong>\u00a0<strong>Wyeth<\/strong>. Per tornare quindi in Europa con l\u2019interpretazione del rapporto figure e natura in grandi maestri come\u00a0<strong>Segantini<\/strong>,\u00a0<strong>B\u00f6cklin<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Matisse<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>\u201cAlla ricerca del Paradiso perduto<\/strong>\u201d potrebbe essere indicato come tema della quarta, ampia sezione. Eden esotici o pi\u00f9 prossimi, espressi in opere universali, pietre miliari della storia dell\u2019arte, da\u00a0<strong>Gauguin a Monet, da Van Gogh a Cezanne e Bonnard<\/strong>.<\/p>\n<p>Quando la ricerca dei confini non porta gli artisti verso la dimensione del lontano, accade che quei confini si spingano a farsi vicinanza, confidenza d\u2019immagini altrimenti distanti. A questo \u00e8 dedicata la quinta sezione, dove una quarantina di straordinarie\u00a0<strong>xilografie giapponesi<\/strong>, raccolte in due successive sequenze (per non esporre troppo a lungo alla luce quei fogli preziosi), sono presenti. Provengono da un\u2019unica collezione privata, con i maggiori nomi dell\u2019<em>ukiyo-e<\/em>, da\u00a0<strong>Utamaro a Eisen, da Hokusai a Hiroshige<\/strong>.<\/p>\n<p>Monet e Van Gogh possedevano molte centinaia di quelle xilografie. L\u2019arte, e quella francese in primis, ne fu ampiamente toccata. Il confine si tendeva al di l\u00e0 degli oceani e raggiungeva chi aveva lo spirito giusto per accogliere quel mondo incantato.<\/p>\n<p>Tutto questo, gi\u00e0 tantissimo, non \u00e8 che il preludio per il\u00a0<strong>gran finale<\/strong>\u00a0di una mostra che rester\u00e0 nella memoria di chi avr\u00e0 la fortuna di ammirarla.<\/p>\n<p>Impossibile sintetizzare ci\u00f2 che attende i visitatori nella sesta sezione, che occupa l\u2019intero piano terra dell\u2019Esedra, con 60 opere che conducono verso i diversi\u00a0<strong>confini compresi negli elementi naturali<\/strong>: montagne, mari, cieli e infine l\u2019Universo. Insieme ad artisti come\u00a0<strong>Caspar David Friedrich<\/strong>, l\u2019immenso romantico tedesco, anticipatore tra l\u2019altro delle atmosfere della pittura americana del primo Ottocento, di\u00a0<strong>Cole<\/strong>,\u00a0<strong>Bierstadt<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Gifford<\/strong>.<\/p>\n<p>A irrompere, a questo punto, \u00e8 la\u00a0<strong>montagna<\/strong>\u00a0Sacra di\u00a0<strong>Cezanne<\/strong>, la Sainte-Victoire, affiancata dalle cime dipinte da\u00a0<strong>Hodler<\/strong>\u00a0e dalle alpi svizzere di\u00a0<strong>Segantini<\/strong>, a saldare l\u2019immagine di vette con l\u2019eterno della natura.<\/p>\n<p>E il\u00a0<strong>mare<\/strong>, confine da percorrere e attraversare:\u00a0<strong>William Turner<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Gustave Courbet<\/strong>, poi\u00a0<strong>Monet<\/strong>. E ancora,\u00a0<strong>Bonnard, Nolde, De Sta\u00ebl<\/strong>, qui in una sequenza mozzafiato nel segno dell\u2019arancio del tramonto.<\/p>\n<p>Il\u00a0<strong>cielo<\/strong>, sopra a tutto, quando a interpretarlo sono Friedrich, Turner,\u00a0<strong>Constable<\/strong>,\u00a0<strong>Boudin<\/strong>, per sfociare infine nei cieli impressionisti di Monet,\u00a0<strong>Sisley<\/strong>,\u00a0<strong>Pissarro<\/strong>. Il passaggio tra Ottocento e Novecento \u00e8 segnato dai cieli dipinti da\u00a0<strong>Munch<\/strong>, e ancora Monet,<strong>\u00a0Piet Mondrian<\/strong>,<strong>\u00a0Edward Hopper<\/strong>,<strong>\u00a0Emil Nolde<\/strong>.<\/p>\n<p>Un\u2019intera sala \u00e8 riservata alle\u00a0<strong>ninfee di Monet<\/strong>, in cui il cielo di Normandia si specchia nello stagno di Giverny.\u00a0 Mentre arriva la transizione verso i cieli piatti di\u00a0<strong>De Sta\u00ebl\u00a0<\/strong>sopra la Senna a Parigi, per assurgere ai cieli interiori di un pittore immenso come\u00a0<strong>Mark Rothko<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201c<em>Confini. Da Gauguin a Hopper\u00a0<\/em>\u00e8 una delle mostre pi\u00f9 importanti a livello europeo e con essa il Friuli Venezia Giulia ribadisce la sua apertura internazionale e la volont\u00e0 di offrire ai cittadini e ai visitatori un\u2019esperienza culturale di altissimo livello \u2013 afferma il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia\u00a0<strong>Massimiliano Fedriga<\/strong>\u00a0-. Villa Manin, restituita nella sua piena funzionalit\u00e0, diventa oggi luogo simbolo non solo della nostra storia, ma anche della capacit\u00e0 della regione di guardare al futuro, trasformando i confini in opportunit\u00e0 di dialogo e crescita condivisa\u201d.<\/p>\n<p>Le dichiarazioni del vicepresidente e assessore regionale alla Cultura e allo Sport,\u00a0<strong>Mario Anzil<\/strong>: \u201cLa Regione Friuli Venezia Giulia ha fortemente voluto questa mostra capace di sottolineare continuit\u00e0 tematiche fra opere realizzate anche a decenni di distanza e animate da poetiche diverse \u2013 dal romanticismo di J.M.W. Turner all\u2019impressionismo lirico di Paul Gauguin, dagli spazi aperti di Claude Monet alle atmosfere di Edward Hopper \u2013 e\u00a0<strong>capace altres\u00ec di interpretare<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>attraverso<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>di<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>esse<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>il<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>tema<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>del<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>confine<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>in<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>modo<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>del<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>tutto<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>originale<\/strong>.<\/p>\n<p>Il nostro obiettivo, infatti, \u00e8 quello di promuovere\u00a0<strong>una<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>nuova\u00a0<\/strong><strong>chiave<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>di<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>lettura<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>del<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>concetto<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>di<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>confine<\/strong>: non pi\u00f9 inteso come limite o fine di qualcosa, bens\u00ec come luogo di incontro e di scambio, come occasione di conoscenza e di amicizia tra i popoli, nel rispetto delle diverse identit\u00e0 culturali e storiche.<\/p>\n<p>Ma il confine non \u00e8 solo geografico: la cultura di frontiera canta anche quello, ora netto, ora labile, tra realt\u00e0 e fantasia, tra ricordo e immaginazione del ricordo, tra passato e futuro, tra altezze e profondit\u00e0. \u00c8 in una molteplicit\u00e0 di declinazioni che la mostra intende immergere il visitatore, esplorando come le opere, attraverso differenti linguaggi e differenti sensibilit\u00e0, disegnino questi spazi di passaggio e di trasformazione.\u00a0<strong>Ogni<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>limite<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>si<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>trasforma<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>in<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>un\u2019opportunit\u00e0<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>di<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>scoprire nuovi<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>orizzonti<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>interiori<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>ed<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>esteriori<\/strong>.<\/p>\n<p>Un progetto cos\u00ec ambizioso ha potuto realizzarsi grazie alla\u00a0<strong>sapiente regia di ERPAC, di Linea d\u2019ombra<\/strong>\u00a0e grazie alla collaborazione delle pi\u00f9 importanti collezioni museali e private in tutto il mondo. \u00c8 grazie ai radicali lavori di restauro e adeguamento dell\u2019esedra intrapresi dalla Regione che le prestigiose opere di livello internazionale sono state concesse in prestito. Oggi la grande ala architettonica di Villa Manin non \u00e8 pi\u00f9 semplice elemento scenografico, ma spazio espositivo in grado di garantire i pi\u00f9 alti livelli di sicurezza e di conservazione e capace cos\u00ec anche in futuro di ospitare mostre con i pi\u00f9 grandi capolavori\u201d<em>.<\/em><\/p>\n<p>Dichiara il curatore della mostra,\u00a0<strong>Marco Goldin<\/strong>: \u201cQuando, nella primavera del 2023, ho per primo proposto al Presidente Fedriga il progetto, cos\u00ec ampio e articolato, di questa mostra, pensavo anche con un certo timore all\u2019ambizione che vi era compresa. E in effetti, avendo poi dialogato in questi due anni di preparazione con decine di direttori e curatori di musei di tutto il mondo, la cosa che mi sono sentita ripetere un po\u2019 da tutti loro \u00e8 stata proprio questa: l\u2019ambizione del progetto.<\/p>\n<p>Adesso che la mostra si apre e scorro dentro di me i tantissimi quadri che raccoglie, da oltre quaranta musei sia americani sia europei, penso che tutto questo lavoro non sia stato fatto invano.\u00a0<strong>Sono orgoglioso di poter consegnare a una terra come il Friuli Venezia Giulia un simile progetto diventato realt\u00e0\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>E se posso esprimere un sentimento pi\u00f9 personale, nel ringraziare il Presidente della Regione e tutta la giunta, \u00e8 che\u00a0<strong>colloco\u00a0<em>Confini da Gauguin a Hopper<\/em>\u00a0ai primissimi posti tra le centinaia di esposizioni che ho curato nella mia lunga attivit\u00e0.<\/strong>\u00a0Perch\u00e9 da essa scaturisce, almeno per me, un\u2019emozione senza fine. Un brivido che coglie al cospetto dello spazio dell\u2019universo, quando l\u2019anima vi si fonde.\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Villa Manin una mostra di respiro internazionale con 136 capolavori di una cinquantina di grandi artisti dell\u2019Ottocento e del Novecento<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":67746,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","tags":[63,261,826,60,62],"mec_category":[59],"class_list":["post-67745","mec-events","type-mec-events","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-codroipo","tag-eventi","tag-eventi-fvg","tag-mostre","tag-villa-manin","mec_category-meeting"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec-events\/67745","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec-events"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/mec-events"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67745"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/67746"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67745"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67745"},{"taxonomy":"mec_category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/mec_category?post=67745"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}