Una guerra combattuta con parole e immagini

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redazione

18 Gennaio 2017
Reading Time: 6 minutes

Presentata la mostra “L’offensiva di carta”

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Accanto alla guerra drammaticamente impastata a fango e sangue, dal 1914 al ‘18 ne venne combattuta una parallela, non meno decisiva, fatta di parole e soprattutto di immagini.

Al Castello di Udine, per la prima volta, la mostra “L’offensiva di carta” ne da conto in modo organico, attingendo a un patrimonio unico al mondo: la Collezione Luxardo, dal nome del medico di San Daniele del Friuli che negli anni dell’immediato dopo guerra raccolse oltre 5.600 fascicoli di riviste e monografie d’epoca, grazie a una fitta rete di scambi con altri collezionisti d’Europa.

La Collezione, patrimonio dei Civici Musei Udinesi, rappresenta molto di quanto si produsse negli anni del conflitto su tutti i fronti e in tutte le lingue. Vi compaiono le pubblicazioni ufficiali, strumenti di propaganda dei vari Governi e Comandi; ma anche e soprattutto ciò che nelle trincee, con l’uso del ciclostile (all’epoca si chiamava velocigrafo), producevano – in presa diretta – coloro che quel conflitto lo vivevano e subivano in prima linea. 

Su fronte italiano (analogamente a quanto accadeva per tutte le parti coinvolte nel conflitto) dietro a questi strumenti all’apparenza spontanei, si muoveva il potente “Servizio Propaganda” (detto “Servizio P”), voluto dallo Stato Maggiore dopo la sconfitta di Caporetto. A partire dal gennaio 1918 infatti, si decise che ciascuna Armata, e a scendere ciascun Corpo sino al singolo Battaglione, venisse affiancato da un “Ufficio P”, con il compito di occuparsi del morale delle truppe, di assicurare loro assistenza, ristoro e svago nel tempo libero, infondendo negli animi fiducia e, se possibile, buon umore.

Le riviste di trincea sono il frutto più evidente di questo titanico sforzo propagandistico. Alla fine della guerra, solo in Italia, se ne conteranno quasi un centinaio, e nei soli ultimi mesi del conflitto il numero dei materiali cartacei scambiati al fronte, sganciati sulle linee nemiche o diffusi all’interno del Paese raggiunse l’iperbolica cifra di 62 milioni di pezzi fra riviste, cartoline, manifesti, bollettini.

Una vera e propria offensiva di carta realizzata a suon di proclami, di messaggi ripetuti con ritmo martellante, di incitamenti, di richieste imperiose o suadenti di arguzie… di tutto quanto possa ristabilire la fiducia nelle proprie forze e la fede nella vittoria. A essere veicolati sono concetti semplici, immediati, in ossequio alle direttive dello Stato Maggiore, che prescrivono “espressioni piane e accessibili, che senza parere convincano dei temi trattati”. Per il Servizio P infatti le truppe e il popolo sono quasi fanciulli dall’animo semplice e bonario, che va conquistato con il ricorso alla fantasia, all’immaginario, al gioco e talvolta a qualche ammiccamento goliardico. Anche rebus, sciarade, concorsi a premi sono infatti piegati allo scopo. Con questi nuovi strumenti, ad essere attuata è una nuova chiamata alle armi, che coinvolge dietro alle linee del Piave tutte le componenti sociali e culturali del Paese, giovani intellettuali socialisti e cattolici, chiamati a militare nelle file del Servizio P e destinati, solo qualche anno dopo, a percorrere destini molto diversi. Sulle pagine delle riviste di trincea si cimentano così scrittori, giornalisti, editorialisti e “matite” più o meno famose (molti gli illustratori arruolati come ufficiali o sottoufficiali) come Umberto Bunelleschi, Antonio Rubino, Aldo Mazza, Filiberto Scarpelli, Eugenio Colmo (noto come Golia), Bruno Angoletta, Mario Sironi, Ardengo Soffici, Carlo Carrà, il giovane “caporale” Giorgio de Chirico, Enrico Sacchetti, Mario Buzzi, che negli anni successivi diverranno protagonisti nel mondo dell’illustrazione di libri o riviste, del manifesto o dell’arte e della pittura.

Nel racconto e nella creazione dell’immaginario irrompe anche un mezzo nuovo: il cinema, documentato in  mostra da esempi dell’animazione americana. Soli pochi anni dopo i celebri esperimenti pionieristici di Windsor McCay, le truppe americane, che hanno fatto della potenza e dell’innovazione tecnologica il proprio biglietto da visita sui campi di battaglia europei, si cimentano infatti in vignette satiriche animate. È l’inizio dell’epoca dei cartoons, che tanta parte avranno poi nella Seconda Guerra mondiale, e che ora ha per protagonisti ridicoli e imbranati soldati degli Imperi centrali.

Originale e coinvolgente la scelta di affiancare a questa analisi storica una sezione dedicata alla memoria della Grande Guerra attraverso l’occhio e la sensibilità di illustratori contemporanei. Quasi un percorso parallelo che coinvolge il visitatore già a partire dal Salone del Parlamento, all’inizio della mostra. Qui tra gli affreschi che ricordano la Battaglia di Lepanto, scorrono le immagini di “1916: the First Day of the Battle of the Somme” di Joe Sacco, proiettate in grande formato sulle antiche pareti, in un gioco di richiami e rimandi tra le guerre del passato e la modernità, allora sconvolgente, della prima guerra mondiale. Il ricorso a proiezioni video, touch screen e repertori di materiali di consultazione digitalizzati, accompagna in realtà tutto il percorso di visita, che si snoda attraverso alcune sezioni tematiche: una prima, “Noi e Loro”, mette a confronto proprio attraverso due schermi e proiezioni, accompagnate da effetti sonori, la costruzione dell’immaginario del nemico, di volta in volta grottesco, ridicolo, mostruoso. Una sala – e sarà come entrare nella “centralina di comando” del Servizio P – è dedicata alle direttive ufficiali dello Stato Maggiore, recuperate attingendo direttamente alle fonti originali dell’Esercito. Uno spazio specifico è dedicato ai giornali austriaci che falsificavano, per motivi di contro propaganda, giornali italiani, messi a confronto con gli originali. Due sale sono riservate l’una alla presentazione di un gran numero di riviste di corpo, e l’altra a una importante selezione di opere degli illustratori di maggiore qualità e interesse grafico e artistico. Seguono uno spazio monocromatico che ospita riviste provenienti da altri paesi e schieramenti, in diverse lingue e – in un suggestivo allestimento che riprende il colore lilla dei fogli originali – una sala dedicata ai ciclostili e a rari fogli spontanei, usciti spesso in singole copie, talvolta frutto della attività dei soldati internati in campi di prigionia. In questa sezione si avrà modo di notare quanto comune possa diventare il linguaggio quando si verificano medesime condizioni di vita: infatti nonostante questi fogli siano opera di soldati francesi, tedeschi o italiani, sembrano disegnati dalla stessa mano. L’esposizione si chiude con le tavole originali dei contemporanei, narratori per immagini che hanno illustrato e continuano a illustrare frammenti della Grande Guerra. Gipi, Manuele Fior, Jacques Tardi – scrittore e fumettista, di scuola francese come lo stesso Joe Sacco – o un illustratore conosciuto in tutto il mondo e ormai considerato un maestro storico, Hugo Pratt, di cui si espongono, oltre alle chine, una significativa e inedita selezione dei preziosi rodovetri originali dipinti a mano e realizzati nel 1977 per la trasmissione “Supergulp”, di Rai Due.

La mostra, accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, è promossa dal Comune di Udine – Civici Musei, con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione FVG e con il contributo della Fondazione Friuli. A cura di Giovanna Durì, Luca Giuliani, Anna Villari, con la collaborazione di Sara Codutti e Fernando Orlandi.

“Con questa mostra – ha dichiarato il sindaco Furio Honsell – la Udine del XXI° secolo vuole dare un suo contributo importante alla comprensione delle ragioni della follia collettiva che è stata la Grande Guerra, illustrando la sterminata produzione di pubblicazioni, sia propagandistiche sia di intrattenimento, finalizzate a perpetuare la guerra. La mostra mette il dito su come la stampa di massa e popolare, invece di costituire strumento di emancipazione collettiva, fosse asservita alla logica della guerra perpetuando l’oscurantismo dell’interventismo nazionalista e allontanando qualsiasi presa di coscienza della tragedia che si andava compiendo”.

“Siamo figli della Prima guerra mondiale, una tragedia immane che – gli ha fatto eco l’assessore comunale alla Cultura, Federico Pirone coincise – con l'ingresso prepotente nella modernità delle immagini, utilizzate come strumento collettivo di mobilitazione e di propaganda. La nostra società della globalizzazione, così pervasa e condizionata dal potere della rappresentazione, non può non conoscere cosa successe, da questo punto di vista, cento anni fa: questa è la mostra con cui Udine, a livello italiano, ne dà conto in maniera completa e organica, restituendo la complessità di quel momento, con un linguaggio alla portata di tutti impreziosito dallo sguardo critico dei migliori illustratori europei della nostra epoca. Un progetto che, dal nostro passato, ci proietta nelle sfide più eloquenti della nostra contemporaneità”.

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