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		<title>La potenza della memoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2024 15:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<category><![CDATA[romans]]></category>
		<category><![CDATA[valentinuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A un anno dalla scomparsa di Enzo Valentinuz, una mostra con tanti inediti ne ripercorre la vita e il percorso artistico. Un’eredità che le tre figlie intendono tramandare, come i messaggi che le opere del padre continuano a trasmettere</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/a_DA-SX-Mascia-Maya-Magda-.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/la-potenza-della-memoria/">La potenza della memoria</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Da sinistra Maya, Magda e Mascia Valentinuz accanto all’opera Un cane sopra tutti, 2019, graffito su intonaco su legno</em></span></p>
<p>ROMANS D&#8217;ISONZO<em> &#8211; “Fare una mostra significa porre un distacco fra me e le mie opere. Una scelta che ha il valore del confronto sul piano estetico ed emozionale. Un momento di sintesi e costruzione di un rapporto fra contenuto e contenitore, tra artista e pubblico, in uno scambio intenso</em>”.</p>
<p>Questo uno dei tanti pensieri che <strong>Enzo Valentinuz </strong>(1946-2023) ed io ci scambiavano nei nostri incontri, che avevano sì a che fare con la sua attività di pittore e la mia di giornalista culturale, ma non solo.</p>
<p>Noi eravamo amici, e gli amici, quando possono, si incontrano senza motivo, per il piacere di farlo. Alcune nostre conversazioni hanno trovato spazio nel volume “<em>E m’oscuro in un mio nido</em>” edito dal Comune di Romans d’Isonzo.</p>
<p>Un libro nato dalla bella intuizione dell’assessore comunale alla Cultura, <strong>Alessia Tortolo</strong>, di far incontrare la poesia di Giuseppe Ungaretti, che a Versa di Romans scrisse le sue prime poesie uscite nella raccolta “<em>Il porto sepolto</em>”, pubblicata a Udine nel 1916, con i quadri “dipinti” con le pietre del Carso di Enzo. Sempre a <strong>Romans</strong>, a <strong>Casa Candussi Pasiani </strong>è aperta fino a gennaio la mostra <em>Cuki, fogli tele graffiti pietre e colore </em>e in contemporanea le sue opere sono esposte nella sede locale della Banca di Credito Cooperativo Venezia Giulia. Uscirà invece nel 2025 il catalogo dedicato alle due esposizioni.</p>
<p>Oggi la famiglia di Enzo, raccolta attorno alla <strong>moglie Nevia</strong>, opera per mantenere viva la sua voce. Ecco come vivono questo nuovo ruolo e impegno le <strong>figlie Magda, Maya, Mascia </strong>che qui raccontano il padre, l’uomo e l’artista.</p>
<p><strong>Padre e artista: chi è Enzo per voi?</strong></p>
<p><em>Magda</em>: «Padre, anche se non era un rapporto semplice, a volte conflittuale nei miei primi anni, per ritrovarci poi. Lui ci coinvolgeva nel suo lavoro».</p>
<p><em>Mascia</em>: «Padre, mi ha sempre guidata, mettendomi davanti alla realtà della vita, accompagnandomi e mostrandomi con l’esempio quale fosse la strada».</p>
<p><em>Maya</em>: «Padre e artista, era severo ma aveva sempre il tempo per parlare con me. Mi mancano le sue parole, il partecipare alla creazione delle sue opere».</p>
<p><strong>Vi siete assunte il compito di conservare e promuovere la sua opera artistica. Questa prima retrospettiva è il vostro battesimo di fuoco. Quali emozioni sentite?</strong></p>
<p><em>Magda</em>: «Non siamo dell’ambiente artistico ma siamo felici di lavorare per non farlo dimenticare. Le emozioni sono contrastanti: paura ma anche orgoglio di continuare a farlo vivere e parlare».</p>
<p><em>Mascia</em>: «Mi sento inadeguata rispetto alla potenza di significato del la sua voce e arte. Lui era unico e non trovo le parole per esprimere la forza del suo lavoro. La sua morte è stato uno <em>shock </em>che ancora non ho superato».</p>
<p><em>Maya</em>: «Io sono ottimista e dunque penso che la forza del suo lavoro, i pensieri, messaggi forti e sensibilità espressi nelle opere rendono il nostro compito “facile”. Certo manca la preparazione, per questo servono impegno e studio».</p>
<p><strong>Il vostro ricordo più forte? </strong></p>
<p><em>Magda</em>: «Mi affidava il compito di fotografare le sue opere per l’archivio ma anche per i cataloghi. Mi mancano le sue richieste dell’ultimo secondo».</p>
<p><em>Mascia</em>: «Mi chiamò per tendere delle tele che poi sono diventate opere presentate in una mostra a Udine all’ex manicomio di Sant’Osvaldo. Ci siamo divertiti».</p>
<p><em>Maya</em>: «Dopo un brutto periodo ricordo il momento forte in cui sono andata a casa dei miei genitori. Mio padre mi ha abbracciata, ho sentito tutta la sua comprensione e abbiamo ricominciato una nuova vita».</p>
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<p><strong>Quali le vostre opere preferite?</strong></p>
<p><em>Magda</em>: «Amo i suoi graffiti su malte, sento che lui mi parla attraverso il gesto di incidere la materia per far emergere figure e colori. In particolare mi piacciono le opere “<em>Davanti alle nostre maschere</em>” e “<em>Castelli di sabbia</em>”».</p>
<p><em>Mascia</em>: «Non saprei quale scegliere. Amo molto i bozzetti, per capire come nasceva l’opera, prima sulla carta in scala minore e poi sulla tavola nelle misure definitive. Dal pensiero al progetto e all’opera finita».</p>
<p><em>Maya</em>: «Mi sento serena quando sono nel suo studio e vado spesso a visitare la mostra a Casa Candussi Pasiani. La mia opera preferita è “<em>I colori del Carso</em>”, dove le pietre diventano foglie leggere e il ricordo va alle nostre passeggiate».</p>
<p>In mostra anche delle opere su carta e tela mai viste, quelle degli anni Sessanta e Settanta, della prima fase di arte attiva di Enzo Valentinuz, dopo il diploma conseguito all’Istituto d’Arte di Gorizia, la prima personale del 1968, e i successivi studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dal 1973 in poi, nonostante l’intensa attività espositiva e i riconoscimenti, decise di fermarsi, senza però allontanarsi dalla frequentazione di musei e gallerie, né dallo studio di quello che era l’evolversi del panorama artistico regionale e nazionale. Riprese l’arte attiva nel 2004 ritornando alle tecniche apprese in gioventù dai maestri, fra i quali Cesare Mocchiutti, Tino Piazza e Mario Sartori.</p>
<p>Queste opere raccontano un Enzo Valentinuz diverso dai dipinti con le pietre e i graffi. Sono inedite in quanto solo le figlie e la moglie avevano la possibilità di averle sotto gli occhi. Corale il loro commento di aver avuto solo oggi la consapevolezza del privilegio di crescere circondate dalle opere del padre.</p>
<p>Un valore di cui hanno compreso l’importanza vedendo i dipinti fuori dalle mura domestiche.</p>
<p><strong>Come definireste l’esperienza di progettazione e realizzazione della retrospettiva curata dal critico Diego Collovini con il sostegno del Comune? </strong></p>
<p><em>Magda</em>: «Impegnativa e bella. All’inizio ero molto spaventata, paura svanita man mano che l’esposizione</p>
<p>prendeva forma».</p>
<p><em>Mascia</em>: «Le mie sorelle sono state le vere artefici di questa mostra: a loro la mia gratitudine e stima per il risultato ottenuto, che condivido».</p>
<p><em>Maya</em>: «È stata un’occasione di crescita, di acquisire consapevolezza e coraggio. Mio padre c’è sempre e ci sta dando la possibilità di conoscere tante altre persone con le quali condividere un percorso. La sua morte non è stata solo una grande perdita ma anche la nascita di nuovi rapporti».</p>
<p><strong>Che cosa avrebbe detto Enzo entrando in mostra?</strong></p>
<p>«Oh! Bravis, bravis piçulis!»</p>
<figure id="attachment_60818" aria-describedby="caption-attachment-60818" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-60818" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Enzo-Valentinuz-1.jpg" alt="Enzo Valentinuz 1" width="800" height="828" title="La potenza della memoria 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Enzo-Valentinuz-1.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Enzo-Valentinuz-1-290x300.jpg 290w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Enzo-Valentinuz-1-768x795.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-60818" class="wp-caption-text">Un&#8217;immagine di Enzo Valentinuz</figcaption></figure>
<h3>La mostra</h3>
<p>Un Enzo Valentinuz &#8211; Cuki mai visto quello esposto nella mostra “<em>Cuki, fogli tele graffiti pietre e color</em>e”, aperta fino a gennaio a <strong>Casa Candussi Pasiani a Romans d’Isonzo</strong> (lunedì 17.30-19.30, martedì, mercoledì e venerdì 15-18, giovedì e sabato 10-12, domenica 10-12/15-18, chiuso 25/26/31 dicembre e 1 gennaio). Tanti inediti soprattutto bozzetti, disegni, incisioni e i lavori degli anni ’60 e ’70.</p>
<p>Esposto anche un quadro dell’amico Luciano de Gironcoli (1947-2024), compagno di esplorazioni nel mondo dell’arte, seguendo un’affinità elettiva che rafforzava l’antica amicizia. Luciano, raffinato e colto artista, convinto che esistesse “<em>Una Scuola di Pittura goriziana</em>” per la ricchezza delle figure di questo territorio, avrebbe dovuto curare questa prima retrospettiva dell’amico. Il destino ha scombinato i piani ma le loro opere si scambiano confidenze e ironia in mostra.</p>
<p>Una sezione di opere di Enzo Valentinuz è allestita nella <strong>sede della Banca di Credito Cooperativo di Romans</strong>, resterà aperta, al pari della mostra principale, fino al 19 gennaio 2025.</p>
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