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	<title>passioni &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>Vinicio Fabbro: libertà su due ruote</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2025 16:33:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[collezionismo]]></category>
		<category><![CDATA[moto]]></category>
		<category><![CDATA[motori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi compie 89 anni e nel suo capannone a Teor continua a restaurare motorini e scooter di tutte le epoche. Alla ricerca spasmodica dell’autenticità. «Anche un bullone o una rondella vanno scelti con cura»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_open_vinicio-fabbro-18-con-vinicio-01.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/vinicio-fabbro-liberta-su-due-ruote/">Vinicio Fabbro: libertà su due ruote</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Vinicio Fabbro nel suo capannone a Teor</em></span></p>
<p>RIVIGNANO TEOR<strong> – Vinicio Fabbro</strong>, conosciuto come “<em>il Fari</em>”, è un maestro carrozziere che ha saputo elevare la sua passione per gli scooter e i motocicli, diventando un custode della memoria italiana a due ruote.</p>
<p>Nato a Teor il 24 ottobre 1936, a 89 anni ne dimostra molti di meno; con la sua inseparabile tuta blu ci accoglie nel capannone.</p>
<p>Qui custodisce tutti gli <strong>scooter</strong>, le <strong>moto </strong>e i <strong>motorini </strong>che ha già restaurato, accanto a molti altri che aspettano ancora le sue mani.</p>
<p>La particolarità sta nel fatto che ogni veicolo è unico: oltre alla sua abilità, Vinicio possiede una conoscenza profonda dei segreti dei motori a due e quattro tempi e delle peculiarità di ogni singola marca.</p>
<p>«Sono oltre 22 e tutte italiane, orgogliosamente <em>Made in Italy</em>», afferma.</p>
<p><strong>Vinicio, come è nata in lei questa singolare passione?</strong></p>
<p>«La passione è nata quando ero ancora un bambino. Ricordo la polizia stradale che passava nei paesi in sella alla Moto Guzzi: il “Tom Tom” del motore è un suono che ho tuttora nella mia mente. Da lì è partita la passione per questi rumori e per le moto. A 18 anni mi sono comprato il primo scooter, un Nibbio, che possiedo da 70 anni, anche se all’epoca non avevo neppure il sapone per lavarmi le mani».</p>
<p><strong>Come è proseguita la storia della sua vita?</strong></p>
<p>«Sono partito da emigrante in Canada, dove per vent’anni ho lavorato come carrozziere. Poi, negli ultimi sei anni, ho lavorato in proprio e questo mi ha dato l’opportunità di tornare in Italia, nel mio paese natale. Qui ho comprato il terreno dei miei nonni e dei miei genitori, e vi ho costruito la mia carrozzeria, la casa e un capannone per esporre le mie moto».</p>
<p><strong>Da lì è partita l’idea delle due ruote?</strong></p>
<p>«Sì, mi ero ripromesso di comprare moto, quasi per una sorta di “vendetta”, perché da ragazzo non potevo averne una. Ho iniziato a recuperare scooter e motorini, con l’obiettivo di dedicarmici completamente una volta in pensione. Volevo restaurarli e ripararli, ed è esattamente quello che poi è successo».</p>
<p><strong>Questo capannone ne è la testimonianza…</strong></p>
<p>«Quello che vede qui è il risultato di trent’anni del lavoro che ho svolto ogni sabato, domenica e spesso anche dopo cena. Per me la mia tuta da lavoro rappresenta la divisa della libertà».</p>
<p>La tuta blu che indossa non è un’uniforme lavorativa nel senso comune, ma un simbolo. È la “divisa della libertà” perché indossandola, Vinicio si sente pienamente sé stesso, libero di esprimere la sua arte e la sua conoscenza senza vincoli. In quel capannone, lui è il padrone del suo tempo e del suo talento. La tuta rappresenta la sua indipendenza, la realizzazione di un sogno d’infanzia e la possibilità di dedicarsi interamente a ciò che ama.</p>
<figure id="attachment_69036" aria-describedby="caption-attachment-69036" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-69036" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_vinicio-fabbro-01.jpg" alt="low vinicio fabbro 01" width="1000" height="648" title="Vinicio Fabbro: libertà su due ruote 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_vinicio-fabbro-01.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_vinicio-fabbro-01-300x194.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_vinicio-fabbro-01-768x498.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-69036" class="wp-caption-text">Alcuni dei mezzi nel capannone di Fabbro</figcaption></figure>
<p><strong>Il materiale che le ha permesso di rimettere a posto tutti questi veicoli come lo ha trovato?</strong></p>
<p>«Con molta pazienza ho recuperato i pezzi, cercandoli nei mercatini specializzati e grazie alle mie conoscenze tra gli appassionati. Non è semplice reperire i pezzi giusti, ma alla fine riesco sempre a realizzare i miei progetti».</p>
<p><strong>Quando ha iniziato a realizzare i progetti di restauro?</strong></p>
<p>«Appena sono andato in pensione mi sono dedicato interamente alla revisione di scooter, tutti rigorosamente italiani, ci tengo a precisarlo. Da carrozziere ho revisionato sia i motori sia i telai che le strutture. Come ha potuto notare, non lavoro solo su marchi famosi come Vespa e Lambretta, ma ho messo mano a oltre una ventina di marche italiane».</p>
<p><strong>In questo grande capannone ci sono molti veicoli a due ruote: quanti per la precisione?</strong></p>
<p>«Ho restaurato una sessantina di scooter, una ventina di motocicli e oltre sessanta motorini. Tra questi, è particolarmente interessante il <em>Mosquito</em>, un ciclomotore da 38 cc. Il suo micromotore a rullo si applicava a una normale bicicletta, che pertanto veniva trasformata in un veicolo a motore, per chi non poteva permettersi un motociclo completo era la soluzione ideale e ha rappresentato il vero e proprio “treno dell’economia italiana” del dopoguerra».</p>
<figure id="attachment_69037" aria-describedby="caption-attachment-69037" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-69037" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_vinicio-fabbro-03.jpg" alt="low vinicio fabbro 03" width="1000" height="750" title="Vinicio Fabbro: libertà su due ruote 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_vinicio-fabbro-03.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_vinicio-fabbro-03-300x225.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_vinicio-fabbro-03-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-69037" class="wp-caption-text">Esposti anche numerosi motori</figcaption></figure>
<p><strong>Questa enorme collezione è mai uscita dal suo capannone?</strong></p>
<p>«Certamente. I miei pezzi sono stati esposti in molte occasioni: tre volte alla Terrazza Mare a Lignano Sabbiadoro, a Portopiccolo a Sistiana, a Latisana, ma anche a Villa Manin di Codroipo, a San Martino di Codroipo e al Città Fiera. Ultimamente al Festival di Majano».</p>
<p><strong>Quanto tempo ci vuole per restaurare uno scooter?</strong></p>
<p>«Il tempo non è solo quello che viene impiegato a smontare e rimontare lo scooter. La maggior parte del tempo è speso per la ricerca spasmodica dell’autenticità. Ogni singolo componente deve essere originale, perché il valore di un restauro sta proprio nel mantenere l’anima del mezzo. Anche i dettagli apparentemente più insignificanti, come un bullone o una rondella, contano. La scelta di lavare e riutilizzare pneumatici d’epoca, invece di acquistarne di nuovi, è l’esempio perfetto di questa filosofia: non si tratta solo di far funzionare il veicolo, ma di preservarne la storia, l’estetica e la patina del tempo. È un atto di rispetto verso il passato e verso l’ingegneria che ha reso questi mezzi iconici».</p>
<p><strong>Un’ultima domanda: l’età dei suoi velocipedi e delle due ruote?</strong></p>
<p>«Il “<em>Nibbio</em>” del 1955, il mio primo scooter, è il più datato della collezione e lo sto ancora restaurando. Ho anche altri veicoli della stessa epoca, risalenti alla fine degli anni ’50. Per me sono tutti piccoli capolavori, a cui dedico la stessa attenzione e passione».</p>
<figure id="attachment_69038" aria-describedby="caption-attachment-69038" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-69038" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_vinicio-fabbro-12.jpg" alt="low vinicio fabbro 12" width="1000" height="750" title="Vinicio Fabbro: libertà su due ruote 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_vinicio-fabbro-12.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_vinicio-fabbro-12-300x225.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/low_vinicio-fabbro-12-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-69038" class="wp-caption-text">Una mini moto Norton</figcaption></figure>
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