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		<title>Luciano Ceschia. A scala umana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 15:55:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="861" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Disco-Rosso-1976-Societa-Lignano-Pineta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Disco Rosso 1976 Societa Lignano Pineta" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Disco-Rosso-1976-Societa-Lignano-Pineta.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Disco-Rosso-1976-Societa-Lignano-Pineta-279x300.jpg 279w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Disco-Rosso-1976-Societa-Lignano-Pineta-768x827.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" title="Luciano Ceschia. A scala umana 1"> A Villa de Claricini Dornpacher un'antologica ripercorre cinquant'anni di carriera dello scultore friulano nel centenario della nascita</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Disco-Rosso-1976-Societa-Lignano-Pineta.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/luciano-ceschia-a-scala-umana/">Luciano Ceschia. A scala umana</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Disco Rosso, 1976 Società Lignano Pineta</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inaugura <strong>domenica 30 agosto alle ore 10.30</strong> a <strong>Villa de Claricini Dornpacher</strong> a Bottenicco di Moimacco <strong><em>Luciano Ceschia. A scala umana</em></strong>, antologica pensata per celebrare lo scultore nel centenario della nascita.</p>
<p>L’esposizione, visitabile fino al 25 ottobre 2026, propone un itinerario attraverso cinquant’anni di carriera di Luciano Ceschia (Tarcento, 1926 – Udine, 1991).<strong> Orario 9-12/15-18</strong>, tutti i giorni; ingresso € 4.</p>
<p>A cura di William Cortes Casarrubios, è realizzata in collaborazione con la famiglia Ceschia e con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, a seguito del riconoscimento della Fondazione de Claricini Dornpacher quale Contenitore culturale creativo.</p>
<p>L’iniziativa prosegue il ciclo di mostre di scultura all’aperto <em>Sculture in villa</em> ideato per il compendio monumentale della Villa e promosso da Alessandro Del Puppo con il coinvolgimento di giovani ricercatori del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Udine.</p>
<p>Confermando la valenza profondamente umana della sua opera – la proporzione tra scultura e corpo, tra forma e spazio vissuto, tra dimensione privata e vocazione monumentale – la mostra propone un percorso in tre tappe.</p>
<p>Nel parco, verticali, dischi e sfere dialogano con il paesaggio e con la Villa; all’interno della galleria, progetti, grafiche e sculture mostrano come Ceschia abbia pensato la scultura in rapporto all’architettura e allo spazio costruito; nella limonaia, dischi solari e gong introducono la dimensione più sofferta della sua ricerca: la scala umana non è solo proporzione fisica, ma misura della fragilità, della caduta e della resistenza.</p>
<p>Tra le opere esposte nel parco figurano l’<em>Edipo</em> (1968), le grandi verticali degli anni Settanta e Ottanta e due grandi dischi degli anni Settanta. “<em>Con questa mostra restituiamo alla scultura di Ceschia la scala per cui è stata pensata: quella del corpo, del passo, del dialogo con la natura e dello sguardo che la attraversa nello spazio aperto della Villa”, </em>afferma il curatore Cortes Casarrubios. Nella galleria, sculture come <em>Icaro</em>, <em>Sfera in apertura</em> e <em>Sviluppo di una sfera</em> dialogano con i disegni e i progetti dell’artista, tra cui gli studi per il Monumento alla Resistenza di Cividale (1975) e per le opere realizzate in tutta la regione. Nella limonaia il visitatore incontra invece una sezione dedicata alla riflessione di Ceschia sul disastro atomico di Hiroshima con i grandi gessi dei <em>Gong da Hiroshima</em> (1961), insieme al <em>Pegaso abbattuto</em>, importante realizzazione in legno del 1970.</p>
<p>Le opere in mostra provengono in gran parte dalla famiglia Ceschia, che ha sostenuto il progetto e collaborato attivamente alla sua realizzazione. Un ringraziamento particolare va inoltre alla società Lignano Pineta per l’importante prestito di una delle opere più iconiche della produzione di Ceschia, il <em>Disco Rosso</em> (1976), che dal Parco del Mare di Lignano Pineta raggiungerà, per l’occasione, Villa de Claricini Dornpacher, dove verrà collocato proprio all’ingresso del percorso espositivo nel parco. Tre sculture monumentali provengono inoltre dalla Braida Copetti di Leproso (Premariacco).</p>
<p>A completamento della mostra, dopo l’inaugurazione verrà presentato il catalogo, che conterrà nuovamente un intervento fotografico di Alessandro Ruzzier, già autore del progetto fotografico realizzato per l’esposizione dedicata a Marcello Mascherini.</p>
<p>Questa volta il fotografo metterà in relazione le sculture di Ceschia presenti in mostra con le grandi opere che lo scultore ha realizzato negli spazi pubblici della regione, dalle più note – come la<em> Sfera</em> per il Palazzo dei Congressi di Grado (1980) – a quelle meno conosciute.</p>
<p>Si ringrazia in particolare il Gruppo Zaffiro per aver reso possibili le riprese fotografiche inedite delle tre opere di Luciano Ceschia conservate a Udine, presso la propria sede di via Umago. In questo modo, la mostra e la Villa de Claricini Dornpacher diventano il centro propulsore della riscoperta del patrimonio pubblico regionale legato alla figura di Luciano Ceschia, guidando le iniziative per il centenario.</p>
<p>“Con questa mostra proseguiamo il percorso dedicato alla grande scultura del Novecento avviato con Marcello Mascherini – sottolinea <strong>Oldino Cernoia</strong>, presidente della Fondazione de Claricini Dornpacher –. Ospitare l’opera di Luciano Ceschia nel centenario della nascita, con il sostegno della sua famiglia e la generosità di chi ne custodisce le opere sul territorio, è per noi motivo di grande orgoglio”.</p>
<p>Nato a Tarcento il 4 giugno 1926 da una famiglia contadina, Luciano Ceschia si forma tra le botteghe artigiane del Friuli: nel 1940 frequenta lo studio del fotografo e pittore Cesare Turrin, l’anno seguente il laboratorio dell’ebanista Salvatore Rizzi a Colugna e, dal 1943, lo studio dello scultore Antonio Franzolini a Udine, dove apprende a formare i gessi.</p>
<p>Internato in un campo di prigionia in Austria nel 1944, al rientro nel 1945 partecipa alla nascita del movimento neorealista friulano. Si iscrive nel 1946 al Liceo Artistico di Venezia e lavora poi come disegnatore in Jugoslavia (1948-49) e come decoratore a Ginevra (1951-52), dove entra in contatto diretto con l’arte moderna europea.</p>
<p>Rientrato in Friuli, sviluppa dal 1953 un’intensa produzione ceramica e dal 1960, le “ceramiche greificate”: la <em>Grande porta di Hiroshima</em>, esposta nel 1962 alla XXXI Biennale di Venezia, gli vale il Premio del Ministero dell’Industria e del Commercio.</p>
<p>Negli anni Sessanta collabora con architetti come Marcello D’Olivo, Ermes Midena, Gino Valle e Gianni Avon, realizzando opere murali di grande formato che segnano il passaggio verso una scultura di respiro monumentale.</p>
<p>Dal 1961 avvia la serie dei <em>Gong</em>, <em>Dischi</em> e <em>Scudi</em> in ghisa e metalli fusi, che segna il passaggio dalla figurazione al motivo circolare, sviluppato negli anni successivi anche attraverso lo studio della sfera nella lavorazione della pietra. Invitato alle rassegne internazionali di Forma Viva, realizza opere a Pirano (1969) e Labin (1971) e la grande <em>Sfera</em> in cemento armato di Maribor (1973), prima di una serie che culminerà nella <em>Sfera</em> per il Palazzo dei Congressi di Grado (1980).</p>
<p>Nel 1975 realizza il Monumento alla Resistenza di Cividale del Friuli, che l’anno successivo gli vale la cittadinanza onoraria della città. Alla metà degli anni Settanta avvia la serie delle verticali, sculture in ferro e materiali compositi ideate come stele-totem, esposte anche a Vienna nel 1979. Dalla metà degli anni Settanta si dedica inoltre all’incisione di medaglie, dedicando serie ai fisici Fermi, Segrè e Marconi e ai poeti russi, friulani e americani.</p>
<p>Nel 1984 espone alla Main Hall Gallery di New York. L’ultima mostra a cui partecipa personalmente, dedicata alle sue medaglie, si tiene al Castello di Udine nel luglio 1991. Luciano Ceschia si spegne a Udine il 4 novembre 1991.</p>
<h3><strong><em>Luciano Ceschia. A scala umana</em></strong><br />
Villa de Claricini Dornpacher &#8211; via Boiani 4, Bottenicco di Moimacco (UD)</h3>
<p><strong>30 agosto &#8211; 25 ottobre 2026</strong></p>
<p>Mostra visitabile dal lunedì al venerdì e nei weekend nei seguenti orari: 09:00—12:00 e 15:00—18:00;</p>
<p>Biglietto: €4,00 per visita al parco, ai giardini storici e alle mostre in corso.</p>
<p>Ingresso da via San Giusto 5. Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.</p>
<p>Per ulteriori informazioni: info@declaricini.it</p>
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		<title>Marcello Mascherini. Gioia di vivere</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/marcello-mascherini-gioia-di-vivere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 17:54:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[moimacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="918" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/mascherini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mascherini" decoding="async" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/mascherini.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/mascherini-261x300.jpg 261w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/mascherini-768x881.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" title="Marcello Mascherini. Gioia di vivere 2"> A Villa de Claricini Dornpacher una selezione di grandi sculture in bronzo rende omaggio, a 120 anni dalla nascita, a uno dei protagonisti della scultura europea del Novecento</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/mascherini.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/marcello-mascherini-gioia-di-vivere/">Marcello Mascherini. Gioia di vivere</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Inaugura <strong>sabato 21 marzo alle ore 11</strong> a <strong>Villa de Claricini Dornpacher</strong> a Bottenicco di Moimacco <strong><em>Marcello Mascherini. Gioia di vivere</em></strong>, rassegna antologica dedicata a uno dei più autorevoli protagonisti della scultura europea del Novecento.</p>
<p>L’esposizione, visitabile <strong>fino al 2 giugno 2026</strong>, celebra il <strong>120° anniversario della nascita di Marcello Mascherini</strong>, nato a Udine nel 1906, proponendo un percorso immersivo che intreccia scultura, paesaggio e architettura.</p>
<p>A cura di <strong>William Cortes Casarrubios</strong>, è realizzata in collaborazione con l’Archivio Marcello Mascherini e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia a seguito del riconoscimento della Fondazione de Claricini Dornpacher quale Contenitore culturale creativo.</p>
<p>L’iniziativa inaugura un ciclo di mostre di scultura all’aperto ideato per il compendio monumentale della Villa promosso da Alessandro Del Puppo con il coinvolgimento di giovani ricercatori del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Udine.</p>
<p>Tra il parco storico e la limonaia della Villa, la mostra presenta una selezione di quattordici sculture in bronzo, riportando le opere nella loro dimensione “naturale”: quella dello spazio aperto.</p>
<p>“Questa scelta di allestimento – afferma il curatore Cortes Casarrubios – richiama volutamente le grandi esposizioni <em>en plein air</em> degli anni Cinquanta e Sessanta, stagione in cui Mascherini fu protagonista assoluto a livello europeo e internazionale”.</p>
<p>In questo dialogo tra volume plastico e ambiente, opere come <em>La Terra</em> (1944), <em>Cantico dei Cantici</em> (1962) e <em>Figura jonica</em> (1967) si confrontano con le essenze arboree e le architetture storiche, trasformando il giardino di Villa de Claricini Dornpacher in uno spazio contemplativo dove la materia bronzea vibra alla luce e interroga direttamente lo sguardo dell’osservatore.</p>
<p>All’interno degli spazi espositivi, il percorso si concentra invece su un approfondimento specialistico dedicato al ciclo dei <em>Fiori</em>, risalente all’ultima fase della ricerca artistica di Mascherini.</p>
<p>Qui la scultura abbandona la tensione monumentale per inoltrarsi in una dimensione organica e metamorfica. Attraverso opere come <em>Fiore del ricordo</em> (1972) e <em>Fiore di pietra</em> (1974) emerge una poetica che fonde natura e artificio, energia vitale e inquietudine formale, documentando l’ultima stagione creativa dell’artista.</p>
<p>In questo intreccio di materia, luce e paesaggio, la mostra restituisce pienamente la “gioia di vivere” che attraversa l’opera di Mascherini, riaffermandone la vitalità e l’attualità nel dialogo con la natura e con lo spazio contemporaneo.</p>
<p>“Con questa mostra, che si colloca fra le iniziative di punta in programma nei nostri spazi fra il 2026 e il 2027, si conferma la vocazione artistica della Villa – sottolinea <strong>Oldino Cernoia</strong>, presidente della Fondazione de Claricini Dornpacher –.  Siamo onorati e orgogliosi di ospitare le opere di uno degli scultori più interessanti del Novecento, la cui fama ha superato di gran lunga i confini regionali e nazionali. Visitarla sarà un’occasione preziosa per approfondire la conoscenza della sua arte, in un contesto di particolare suggestione com’è quello del giardino storico della dimora”.</p>
<p>A completamento del progetto espositivo, dopo l’inaugurazione si svilupperà un intervento fotografico di <strong>Alessandro Ruzzier</strong>.</p>
<p>Lontano da una semplice documentazione catalografica, Ruzzier utilizzerà la fotografia come strumento critico e interpretativo, “risignificando” l’allestimento attraverso nuove traiettorie visive. Il suo lavoro indagherà lo “sguardo” come dimensione relazionale: non solo quello del visitatore che attraversa il parco, ma anche quello suggerito dalle stesse forme di Mascherini, proiettate verso l’orizzonte alpino e il cielo.</p>
<p>Nato a Udine,<strong> Marcello Mascherini</strong> (14 settembre 1906 – 19 febbraio 1983) trascorre l’infanzia a Fagnigola. Dopo gli anni della guerra come profugo a Isernia, si stabilisce a Trieste. Qui si forma alla Scuola per capi d’arte dell’Istituto Industriale Alessandro Volta, allievo di Alfonso Canciani, e completa il percorso nello studio di Franco Asco. Esordisce nel 1924 al Circolo Artistico di Trieste.</p>
<p>Negli anni Trenta ottiene importanti incarichi pubblici collaborando con architetti come Umberto Nordio, Gustavo Pulitzer Finali, Gio Ponti e Marcello Piacentini, e partecipa alle principali rassegne nazionali (Quadriennale, Triennale, Biennale). Vince la medaglia d’argento alla V Triennale di Milano (1933) e riceve numerosi premi fino al 1943. Dal 1931 avvia anche una significativa attività nell’arredo navale, lavorando per numerosi transatlantici.</p>
<p>Nel dopoguerra è protagonista della rinascita culturale triestina e consolida la sua fama internazionale: partecipa alla <em>Mostra d’arte italiana del XX secolo</em> aperta nel 1949 al Museum of Modern Art di New York e nel 1950 ottiene il primo premio per la scultura alla Biennale di Venezia, ex aequo con Luciano Minguzzi. Espone a Parigi e in Germania, affermandosi nel panorama europeo.</p>
<p>Parallelamente lavora per il teatro come scenografo e costumista a Trieste e a Roma. Nel 1957 vince il Premio internazionale “Città di Carrara” e, dopo l’esperienza del concorso per il Monumento ad Auschwitz, evolve verso una fase espressiva detta “carsica”, dalle forme più drammatiche e inquiete. Nel 1962 ha una sala personale alla Biennale di Venezia e gli viene conferito il maggior premio per l’arte sacra.</p>
<p>Tra gli scultori italiani più autorevoli del secondo Novecento, negli ultimi anni, dopo il trasferimento a Sistiana nel 1967, sviluppa la stagione dei <em>Fiori</em>, sculture fitomorfe che segnano il suo testamento artistico.</p>
<h3>Orari</h3>
<p><strong>21 marzo &#8211; 2 giugno 2026</strong></p>
<p>orario visite: <strong>da lunedì a venerdì 9-12/15-18</strong> e durante gli eventi in programmazione nei fine settimana (calendario su  <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://visit.declaricini.it/" target="_blank" rel="noopener">https://visit.declaricini.it/</a></span>)</p>
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		<title>Il nuovo film di Salvatores alle porte di Cividale</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-nuovo-film-di-salvatores-alle-porte-di-cividale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2025 16:03:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cividale]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[moimacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Villa de Claricini Dornpacher di Bottenicco di Moimacco sarà uno dei sei di "La variante di Lüneburg", tratto dal romanzo di Paolo Maurensig</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/Sopralluogo_Salvatores_Villa_de_Claricini_Dornpacher_1.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-nuovo-film-di-salvatores-alle-porte-di-cividale/">Il nuovo film di Salvatores alle porte di Cividale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Il sopralluogo in villa</em></span></p>
<p>MOIMACCO – La seicentesca <strong>Villa de Claricini Dornpacher</strong> di Bottenicco di Moimacco, <strong>alle porte di Cividale</strong>, è uno dei set scelti per il nuovo film di <strong>Gabriele Salvatores</strong>, “<em>La variante di Lüneburg</em>&#8220;, tratto dall’omonimo romanzo di <strong>Paolo Maurensig</strong>.</p>
<p>Oggi Salvatores, la scenografa <strong>Rita Rabassini</strong>, l’aiuto regista <strong>Roy Bava</strong>, <strong>Victor Perez</strong>, virtual effect visual, e per la Film Commission Fvg, la coordinatrice <strong>Chiara Valenti Omero</strong> e <strong>Gianluca Novel</strong>, hanno effettuato un sopralluogo alla villa assieme al presidente della Fondazione de Claricini Dornpacher, <strong>Oldino Cernoia</strong>.</p>
<p>Il film sarà girato nel 2026.</p>
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		<title>Nuovo splendore per il parco secolare</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/nuovo-splendore-per-il-parco-secolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 10:55:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[cividale]]></category>
		<category><![CDATA[giardini]]></category>
		<category><![CDATA[moimacco]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[parchi]]></category>
		<category><![CDATA[ville]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Entro l'anno la conclusione dei lavori di riqualificazione di Villa de Claricini Dornpacher, con la creazione di un arboreto didattico scientifico</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/Giardino-allitaliana.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/nuovo-splendore-per-il-parco-secolare/">Nuovo splendore per il parco secolare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>MOIMACCO – Sono entrati nel vivo i lavori di <strong>riqualificazione del parco secolare e del giardino storico di</strong> <strong>Villa de Claricini Dornpacher</strong>, dimora seicentesca situata a Bottenicco di Moimacco, a pochi chilometri da Cividale.</p>
<p>Gli interventi rientrano nel PNRR con un <strong>contributo di due milioni di euro</strong>.</p>
<p>Molteplici gli elementi di innovazione del progetto: fra questi il <strong>ripristino della vegetazione</strong> attraverso un piano di gestione delle problematiche fitopatologiche e meccaniche di tutte le componenti verdi; gli interventi di <strong>recupero, cura e restauro botanico</strong> utilizzando il <em>tree climbing</em>; la <strong>rigenerazione del disegno originale dei giardini</strong> Corte d’Onore e all’italiana.</p>
<p>Sarà inoltre creato un <strong>arboreto didattico scientifico</strong> attraverso operazioni di integrazione di nuove specie vegetali, da mettere a disposizione della comunità, delle scuole e università, dei ricercatori e studiosi.</p>
<p>I lavori di riqualificazione, condotti sotto la supervisione del <strong>progettista architetto Paolo Battigello</strong>, prevedono la realizzazione di <strong>parcheggi interni</strong> e di <strong>camminamenti</strong>, dedicati anche alle persone con disabilità o con difficoltà di deambulazione, e la valorizzazione delle bellezze naturali del sito, sia per la spettacolarità delle fioriture che per le varietà botaniche che si andranno a realizzare.</p>
<p>Sono inoltre in programma interventi di recupero, riqualificazione e rifunzionalizzazione su alcune componenti architettoniche, quali la <strong>Conserva Agrumi</strong> e <strong>due fabbricati minori</strong> del complesso monumentale per l’accoglienza dei visitatori.</p>
<figure id="attachment_57496" aria-describedby="caption-attachment-57496" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-57496" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/Villa_de_Claricini_veduta_aerea.jpg" alt="Villa de Claricini veduta aerea" width="1000" height="664" title="Nuovo splendore per il parco secolare 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/Villa_de_Claricini_veduta_aerea.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/Villa_de_Claricini_veduta_aerea-300x199.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/Villa_de_Claricini_veduta_aerea-768x510.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/Villa_de_Claricini_veduta_aerea-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/Villa_de_Claricini_veduta_aerea-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-57496" class="wp-caption-text">Veduta aerea di Villa de Claricini</figcaption></figure>
<p>In ultimo il restauro conservativo di alcuni elementi scultorei decorativi nel Giardino all’Italiana e del <strong>portale a ovest</strong>, che diverrà il <strong>nuovo ingresso dei visitatori della Villa</strong>.</p>
<p>“I lavori attualmente in corso a Villa de Claricini – sottolinea <strong>Oldino Cernoia</strong>, presidente della Fondazione de Claricini Dornpacher – hanno l’obiettivo di valorizzare le potenzialità della struttura nell’ottica di un turismo slow sostenibile e accessibile, che rimane il nostro obiettivo principale. Ci troviamo infatti al centro di un territorio ricchissimo da punto di vista culturale, storico, paesaggistico ed enogastronomico che, grazie anche all’approssimarsi di Go!2025, potrà intercettare importanti flussi turistici provenienti anche dall’estero. Molti dei progetti culturali proposti dalla nostra Fondazione sono del resto già nati seguendo le linee tematiche di questo importante appuntamento”.</p>
<p>Edificata intorno alla metà del secolo XVII dalla nobile famiglia di origini bolognesi de Claricini Dornpacher, la villa dal 1971 è sede della Fondazione omonima, istituita per volere della contessa Giuditta de Claricini (1891 – 1968), ultima erede del casato, con lo scopo di conservarne il patrimonio storico e artistico e promuovere studi e manifestazioni culturali.</p>
<p>Il comprensorio è aperto al pubblico dalla primavera all’autunno, con un ampio calendario di iniziative culturali ed enogastronomiche ed è completato da un’oasi biologica di oltre 150 ettari, dove sono coltivati cereali e legumi.</p>
<p>12 ettari di vitigno sono dislocati in gran parte attorno alle mura della villa e in parte sulle colline di Rubignacco.</p>
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