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	<title>moggio &#8211; imagazine.it</title>
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	<item>
		<title>Eleonora Cedaro: cambiare vita</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/eleonora-cedaro-cambiare-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 10:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[impresa]]></category>
		<category><![CDATA[moggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per nove anni ha lavorato nella direzione commerciale di una multinazionale. Poi, andando al lavoro in una mattina di sole comprese di non voler più trascorrere così le sue giornate. Iniziando a dedicarsi alla progettazione culturale. «Una scelta difficile. Ma una volta fatta non lascia dubbi o rimpianti»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowa_ritratto-ph.-C.-E.-Shanta.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/eleonora-cedaro-cambiare-vita/">Eleonora Cedaro: cambiare vita</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Eleonora Cedaro (ph. Caterina Erica Shanta)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da<strong> Moggio Udinese </strong>ai palchi dei teatri d’avanguardia di <strong>New York</strong>, per poi ritornare con un bagaglio di esperienze di alto livello manageriale e creativo nella sua regione.</p>
<p>La storia di <strong>Eleonora Cedaro </strong>è emblema di come passione, competenze e visioni in continua evoluzione prendendo linfa da radici profonde, possano diventare professione e strumenti di crescita culturale e sociale.</p>
<p>Ecco il suo racconto fatto di scelte coraggiose come lasciare un sicuro posto di lavoro per seguire le proprie aspirazioni, impegnandosi per fare di un sogno una realtà condivisa.</p>
<p><strong>Lasciare il certo per il possibile, com’è maturata la scelta?</strong></p>
<p>«Ero appena rientrata in Italia dopo aver lavorato in teatro a New York per un anno e mezzo. Un’importante multinazionale mi selezionò proponendomi di lavorare per la direzione commerciale. Dissi di sì a cuor leggero, pensando “mi faccio qualche mese di esperienza e poi riparto”. Invece rimasi per quasi 9 anni. Nessun rimpianto, né per aver lasciato né per esserci rimasta così a lungo: ho imparato moltissimo e mi rendo conto che quell’esperienza è stata fondamentale per poter impostare tutto quanto è seguito. Ho sempre saputo che il lavoro che aveva le caratteristiche del “certo” per me era di passaggio».</p>
<p><strong>Quale la molla?</strong></p>
<p>«Una bella mattina di sole di metà febbraio stavo andando in ufficio e ricordo esattamente di aver pensato che non volevo passare la vita a fare un lavoro che non mi interessava. Avevo 33 anni».</p>
<p><strong>Da cosa deriva la scelta di dedicarsi all’arte contemporanea, spaziando in linguaggi diversi dopo il teatro?</strong></p>
<p>«Non sono certa di occuparmi di arte contemporanea, penso piuttosto di avere uno sguardo necessariamente multidisciplinare e sinceramente curioso nella progettazione culturale, specificatamente nell’ambito dello spettacolo dal vivo. La mia formazione è molto legata alle esperienze delle neoavanguardie del secondo Novecento, perciò mi è impossibile pensare per “compartimenti stagni”. Arti visive, teatro, musica <em>performance</em>, danza sono sempre stati linguaggi che hanno necessariamente aperto uno all’altro».</p>
<p><strong>Com’è nato il Festival Ephemera della Cultura Immateriale?</strong></p>
<p>«Gli <em>ephemera </em>sono frammenti che raccontano il processo, la genesi, la persistenza e la pragmatica dell’accadimento artistico, culturale e umano. È un’idea che ho avuto assieme a Michela Lupieri nel 2022 e che abbiamo realizzato assieme a Rachele D’Osualdo che attualmente guida il festival assieme a me. Stavamo uscendo dal periodo post pandemico e abbiamo colto l’opportunità che, devo dire con grande lungimiranza, la Regione diede agli operatori culturali per rilanciare le attività in presenza. Volevamo raccontare il contemporaneo partendo dai luoghi del territorio, proponendo una fruizione collettiva, consapevole, non d’assalto. Grazie a una rete di partner prestigiosi, da Trieste Contemporanea a Vigne Museum di Rosazzo, passando per Palazzo Lantieri a Gorizia, Prato D’Arte Marzona di Verzegnis, abbiamo fatto attraversare i luoghi del contemporaneo, inconsueti e spesso sconosciuti, a un pubblico ampio e variegato che ne ha così scoperto l’incredibile valore artistico e naturalistico, oltre alla libera fruibilità in un calendario di eventi di musica, danza, teatro e arti visive».</p>
<p><strong>I vostri progetti hanno anche a che fare con la memoria?</strong></p>
<p>«Non penso sia possibile fare cultura senza memoria. Cultura è colĕre «coltivare»: i frutti sono il risultato di un’azione pregressa di semina. L’importante, secondo me, è che memoria non diventi nostalgia».</p>
<p><strong>Le sue radici raccontano che il piccolo geograficamente, ma forte per tradizioni e cultura, dialoga con il grande…</strong></p>
<p>«Penso che il piccolo serva “a prendere le misure” per il grande, e che insegni a concentrarsi molto bene sui dettagli. Sono anche convinta che la parte migliore del grande sia, in realtà, il suo essere rete e cassa armonica di tanti piccoli».</p>
<p><strong>Quali sono i progetti di cui va maggiormente fiera con il gruppo che ha fondato?</strong></p>
<p>«Senza dubbio <em>Ephemera</em>, programma sperimentale aperto a tutti, rivolto alle comunità che abitano i luoghi, alle persone curiose di tutte le età e nazionalità in un approccio inclusivo e libero alla cultura. E poi <em>PerForm</em>, ideato con Gary Brackett, spazio fisico di un progetto culturale e sportivo che abbiamo realizzato per essere bello, accogliente accessibile, internazionale, convintamente non profit. Accoglie ogni giorno dell’anno le proposte dedicate alle discipline del corpo per soci praticanti ma è anche luogo di progettazione, spazio di ricerca e di messa in prova, partner progettuale e punto di riferimento sul territorio. Anche se, a dirla tutta, quello che mi rende particolarmente fiera sono proprio i gruppi con cui porto avanti questi progetti: lavorare bene collettivamente secondo me, specialmente oggi e in contesti extra istituzionali, è davvero qualcosa per cui andare fieri».</p>
<p><strong>Dai numeri della multinazionale alla passione e bellezza, dal far <em>business </em>alla sperimentazione condividendo contenuti, valori e</strong><strong> cultura. Un passaggio possibile anche a livello di sostenibilità di reddito?</strong></p>
<p>«Chi lavora nella cultura guadagna troppo poco e lavora in condizioni contrattuali spesso non eque. Diciamolo sempre e continuiamo a pretendere che cambi. Penso che la principale ragione stia nel fatto che l’arte è ancora ingiustamente condannata al “dopolavorismo” nonostante ci siamo tantissime persone brave, preparate e titolate. Ritengo stia pian piano cambiando, anche grazie alla presa di coscienza di chi lavora in questi settori – e cito AWI Art Workers Italia, la prima associazione, autonoma e apartitica, nata con l’obiettivo di dare voce a chi lavora nell’arte contemporanea in Italia. Cambia troppo lentamente e con una vergognosa disuguaglianza in termini di genere e di generazione. Tornando alla domanda: la risposta è sì, ma con tantissimi sacrifici non giustificati».</p>
<figure id="attachment_71479" aria-describedby="caption-attachment-71479" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-71479" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg" alt="lowz 03 Ephemera ph. C. E. Shanta" width="800" height="534" title="Eleonora Cedaro: cambiare vita 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-768x513.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71479" class="wp-caption-text">Eleonora Cedaro durante un evento al Vigne Museum (ph. Caterina Erica Shanta)</figcaption></figure>
<p><strong>Come sono cambiati i compagni di viaggio nella vita di lavoro?</strong></p>
<p>«Secondo me in meglio. Si impara a scegliere, si diventa più maturi e professionalmente più preparati. Oggi i miei colleghi sono innanzitutto colleghe, spesso coetanee o poco più grandi. Mi dispiace non riuscire a lavorare maggiormente con persone più giovani di me, penso sia molto arricchente e stimolante per tutti».</p>
<p><strong>Conosce altre persone che hanno cambiato vita?</strong></p>
<p>«Sì, specialmente dopo la pandemia e soprattutto donne. È una scelta difficile, lo è sempre. Ma una volta fatta non lascia dubbi o rimpianti per “il certo” che certo, in fondo, non è».</p>
<p><strong>Quanto ha contatto il sostegno della famiglia?</strong></p>
<p>«Moltissimo perché mi ha lasciata libera di essere responsabile delle mie scelte: non mi ha mai né spinta né contrastata e, soprattutto, pur essendo nata in un piccolo paese, mi ha da subito insegnato che il mondo è grande e capire cosa e come scegliere passa anche per la conoscenza del mondo».</p>
<p><strong>Un sogno da realizzare?</strong></p>
<p>«Lavorare facendo ciò in cui credo, con persone che stimo, preferibilmente non per intrattenere il pubblico delle grandi città».</p>
<figure id="attachment_71478" aria-describedby="caption-attachment-71478" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-71478" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg" alt="lowz 05 Ephemera ph. C. E. Shanta" width="800" height="534" title="Eleonora Cedaro: cambiare vita 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-768x513.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71478" class="wp-caption-text">Cedaro in centro nella foto mentre spiega un allestimento artistico (ph. Caterina Erica Shanta)</figcaption></figure>
<p><em>Eleonora Cedaro si occupa di organizzazione e management culturale, sviluppo progetti di performing arts, ricerca e pratiche del corpo. Ha collaborato con il Teatro Miela di Trieste, curando Satierose, rassegna multidisciplinare dedicata a Erik Satie. Insieme al regista e attore Gary Brackett ha fondato sempre nel capoluogo giuliano PerForm, centro di arti performative, seminari internazionali, unendo somatica, comunità e ricerca. Dal 2022 collabora con l’Associazione Etrarte e dirige Ephemera.Festival di Cultura Immateriale, curandone con Rachele D’Osualdo progetti di arte di comunità, ricerca storica ed etnografica e sviluppo del territorio, in particolare in aree interne e montane.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Natale di una volta</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-natale-di-una-volta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 15:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TURISMO]]></category>
		<category><![CDATA[carnia]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[moggio]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Moggio Udinese il periodo delle festività natalizie ricrea atmosfere distanti dal consumismo frenetico. Facendo riscoprire il piacere dello stare assieme</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Abbazia-di-San-Gallo-.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-natale-di-una-volta/">Il Natale di una volta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Abbazia di San Gallo a Moggio Udinese</em></span></p>
<p>MOGGIO UDINESE – <em>Nadâl</em> <em>dai fruts, Nadâl di une volte</em>: a <strong>Moggio Udinese</strong>, <em>Mueç </em>in friulano, <em>Mosach </em>in tedesco e <em>Možac </em>in sloveno, alla confluenza del Canal del Ferro con la Val d’Aupa, 341 m s.l.m., circa 60 chilometri dal capoluogo friulano, il periodo delle festività natalizie ricrea l’atmosfera, colori, profumi e sapori che recuperano la semplicità, schiettezza e spontaneità dello stare assieme facendo riemergere valori, gesti e tradizioni di comunità che il consumismo mordi e getta non ha del tutto cancellato.</p>
<p>Con il coordinamento della Pro loco, le associazioni, i commercianti, i proprietari di aziende agricole e zootecniche, così come bambini e adulti hanno unito le forze per ricreare emozioni dei sensi, vista, tatto, olfatto e gusti attingendo alla tradizione, per stare assieme e accogliere il forestiero che <strong>fino al 6 gennaio </strong>vorrà unirsi a loro in un grande presepe vivo <em>en plein air</em>.</p>
<p>Dopo l’accensione dell’albero di Natale davanti al Comune avvenuta nei giorni precedenti, domenica 14 dicembre sarà una giornata speciale per vivere gioia e serenità condivise che hanno radici in tempi lontani quando erano i piccoli gesti e doni a fare la festa nel segno dei valori umani e religiosi.</p>
<p>Tutti i circa 1.500 abitanti sono coinvolti e protagonisti. Sin dal mattino nel centro di Moggio di sotto vengono allestiti stand dove fanno bella mostra di sé prodotti dell’artigianato e della tradizione culinaria, assaggi di piatti tipici dolci e salati, prodotti delle aziende del territorio, dalle carni insaccate e salumi ai formaggi caprini e vaccini, marmellate e sciroppi, con tripudio di dolci.</p>
<p>Il tutto in piazze e vie addobbate con gnomi e animali in legno, ghirlande di fiori raccolti prima che il freddo li facesse appassire, scritte benauguranti incise su tavole di legno in varie lingue, e i presepi allestiti nei giardini, davanti alle scale, sotto i portici sui ballatoi e finestre e nella <strong>Torre </strong>del complesso dell’<strong>Abbazia di San Carlo di Moggio alta </strong>raggiungibile con una passeggiata di un quarto d’ora circa. Rappresentazioni della Natività inedite, mai esposte prima.</p>
<p>«Tutti partecipiamo alla decorazione del paese con luci e addobbi – spiega <strong>Giuliana Pugnetti </strong>della Pro Loco Moggese –. Decori che sono rigorosamente fatti a mano con ramaglie, tavole decorate e colorate, fiori raccolti nei campi e messi a seccare o freschi stagionali, gnomi, renne e animali del bosco scolpiti o realizzati con la fantasia libera di chi crea con ciò che ha».</p>
<figure id="attachment_70208" aria-describedby="caption-attachment-70208" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-70208" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Giuliana-e-le-Giulie-Gruppo-della-Mojstrovka-Trenta-1.jpg" alt="Giuliana e le Giulie Gruppo della Mojstrovka Trenta 1" width="800" height="787" title="Il Natale di una volta 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Giuliana-e-le-Giulie-Gruppo-della-Mojstrovka-Trenta-1.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Giuliana-e-le-Giulie-Gruppo-della-Mojstrovka-Trenta-1-300x295.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Giuliana-e-le-Giulie-Gruppo-della-Mojstrovka-Trenta-1-768x756.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-70208" class="wp-caption-text">Giuliana Pugnetti</figcaption></figure>
<p>Tutti i sensi devono essere sollecitati e coinvolti. Le strade per i bambini sono campi per partite con la palla di pezza e della campana, classico gioco che consiste nel disegnare a terra una serie di quadrati, lanciare un sasso in ciascuno di essi e poi percorrerli saltando su un piede solo, senza toccare le linee.</p>
<p>I rami di abeti, larici e altre piante sono le fronde profumate. Ma sono i cibi che la fanno da padroni titillando il gusto e l’olfatto. Il profumo del <em>brovadâr </em>preparato dalle donne che fanno parte dell’omonima associazione stuzzica l’appetito.</p>
<p>«Un tempo – ricorda Giuliana Pugnetti – era preparato in forma di minestra, con o senza il <em>muset</em>. Oggi vi sono delle rispettose declinazioni contemporanee, lo si gusta su crostini, arricchisce i <em>cjarsons </em>o si accompagna all’orzotto».</p>
<p>Deliziosi i formaggi caprini che assieme al <em>brovadâr </em>sono, da poco, presidio <em>Slow Food</em>.</p>
<p>E che dire dei dolci, come il <em>pan di sartuc</em>, impasto di farina gialla e uvetta sultanina, i <em>clozis</em>, piccole mele invernali, e le <em>lopsche</em>, pere color ruggine dolcissime, cotte, caramellate e mangiate calde. Ma è con il <em>brustolar</em>, merenda di una volta, che il gusto della mela cotta si confonde ed esalta, lavorata con vaniglia e cannella. Una merenda tiepida che commuove e riporta emozioni lontane per i grandicelli e nuove e sane per i piccoli.</p>
<p>Oltre al mercatino di Natale quest’anno fra le novità vi saranno il Laboratorio dei <em>Scampanotadôrs </em>di Gorizia, suonatori di campane che insegneranno a piccoli e grandi su campanili didattici questa arte antica.</p>
<p>La sera poi, dopo la consegna dei premi ai vincitori del concorso di presepi allestiti nella Torre di Moggio alta, arriveranno in paese i <em>Skaupaz</em>, demoni buoni dei boschi che, con i lori campanacci, abiti di pelli e corna sopra le maschere, sfileranno e si esibiranno in spettacoli di fuoco.</p>
<figure id="attachment_70209" aria-describedby="caption-attachment-70209" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-70209" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe-.jpg" alt="Presepe" width="1000" height="667" title="Il Natale di una volta 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe-.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe--300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe--768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe--391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe--272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-70209" class="wp-caption-text">Uno dei presepi di Moggio Udinese</figcaption></figure>
<p>Ma ci saranno anche set di fotografie con Santa Claus friulano, come si usava un tempo prima della tecnologia dello scatto selvaggio e letture animate e giochi di gruppo per bambini, laboratori di costruzioni con mattoncini colorati e la visita al carro dei pompieri.</p>
<p>Altra novità di questa edizione la <strong>Natività del grande presepe di Grado </strong>che lo scorso anno è stata allestito in piazza San Pietro a Roma.</p>
<p>Da non perdere la visita guidata all’Abbazia di San Gallo, alla chiesa e battistero e chiostro del monastero delle suore Clarisse sacramentine di clausura e il laboratorio per preparare i biscotti decorati.</p>
<p>La vigilia dal 24 dicembre inoltre letture in Biblioteca e arrivo di Santa Claus che distribuirà doni. Alle 23 la messa della nascita di Gesù nell’Abbazia. Il 6 gennaio poi la protagonista sarà la <strong>Befana volante</strong>. Per prenotare visite guidate e avere informazioni è disponibile il numero dell’Ufficio IAT di Moggio: 0433.51514, proloco@moggioudinese.info, www.moggioudinese.info e pagina FB Pro loco Moggese.</p>
<p>A proposito, voi la lettera al Babbo Natale l’avete già spedita?</p>
<h3><em>Il</em> <em>brovedâr</em></h3>
<p>Una delle tradizioni culinaria invernali di Moggio Udinese che si potrà gustare nel periodo natalizio dal 14 dicembre in poi è il <em>brovadâr</em> o <em>brovedâr</em>, presidio Slow Food dal 2020. Un piatto realizzato con un fermentato di rape dal colletto viola dell’area montana della Val d’Aupa, le cui sementi sono tramandate ormai da generazioni dalle famiglie moggesi.</p>
<p>«Raccogliamo le rape dopo la prima gelata della stagione, affinché il brovadâr possa essere consumato da dicembre in poi» spiega Rita Moretti, referente Slow Food e fra le  fondatrici dell’Associazione “<em>Donne</em> per il <em>Brovadâr</em>” nata nel 2011 a seguito di un progetto della Commissione Pari Opportunità del Comune.</p>
<p>Per ottenere il brovadâr si utilizzano le radici e foglie che vengono lavate in acqua fredda e sbollentate, lasciate a raffreddare e adagiate a strati in tini di legno, prima di essere pressate a mano. Nel recipiente che le contiene si versa acqua fredda salata fino a coprire tutto il prodotto e vi si sovrappone un peso, per far sì che le rape rimangano coperte dal liquido durante tutto il periodo di fermentazione che dura circa 60 giorni.</p>
<figure id="attachment_70219" aria-describedby="caption-attachment-70219" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-70219" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Rape.jpg" alt="Rape" width="800" height="988" title="Il Natale di una volta 5" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Rape.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Rape-243x300.jpg 243w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Rape-768x948.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-70219" class="wp-caption-text">Le rape indispensabili per la ricetta</figcaption></figure>
<p><strong>Procedimento per la preparazione</strong><br />
In una pentola aggiungere un filo d’olio extravergine d’oliva, l’aglio di Resia, il lardo e la pancetta versare il brovâdar precedentemente preparato, affinché si insaporisca con il lardo e la pancetta. lasciar cuocere per tre ore e poi lasciarlo riposare, più riposa, più è buono. Il giorno dopo riprendere la cottura per altre due ore e a parte cuocere i fagioli da aggiungere sul finale della cottura del brovâdar.</p>
<p><strong>Ingredienti per 7/8 persone:</strong></p>
<ul>
<li>800 hg di Brovâdar</li>
<li>olio extravergine d’oliva q.b.</li>
<li>200 hg di lardo e pancetta</li>
<li>aglio di Resia q.b</li>
<li>500 gr di fagioli di Lusevera</li>
</ul>
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