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	<title>disuguaglianze &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>Le donne studiano meglio ma guadagnano meno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 16:27:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studio dell’Università di Udine: più regolari negli studi, con voti più alti, ma nel lavoro continuano a essere penalizzate sul piano economico e occupazionale</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Marco-Sartor-con-le-relatrici-e-Daniele-Damele.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/le-donne-studiano-meglio-ma-guadagnano-meno/">Le donne studiano meglio ma guadagnano meno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>Marco Sartor con le relatrici e Daniele Damele</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>UDINE – Più presenti nei percorsi universitari, più regolari negli studi, con voti mediamente più alti. Eppure, una volta entrate nel mercato del lavoro, le donne continuano a essere penalizzate sul piano economico e occupazionale.</p>
<p>Nonostante nuove norme, nuovi standard e molte buone intenzioni non si registrano miglioramenti.</p>
<p>È quanto emerge dallo <strong>studio dell’Università di Udine</strong>, coordinato da <strong>Marco Sartor</strong>, “<em>Il mercato del lavoro dei laureati a Udine e in Italia: stato attuale e sfide future</em>”.</p>
<p>La ricerca, presentata oggi a Udine, è basata su elaborazioni dei dati <strong>Almalaurea</strong> e analizza l’evoluzione dei percorsi accademici e professionali dei laureati magistrali biennali tra il 2019 e il 2024.</p>
<p>A livello nazionale il dato è consolidato: le donne rappresentano la maggioranza dei laureati magistrali. Nel 2024, il 58% dei titoli è conseguito da donne, contro il 42% degli uomini. Questo “sorpasso formativo” è stabile nel tempo. Dal 2019 al 2024, infatti, la quota femminile resta costantemente sopra il 55%, confermando questa dinamica strutturale del sistema universitario italiano.</p>
<p>Osservando il contesto locale, emerge una particolarità: all’Università di Udine il quadro è diverso. Qui uomini e donne risultano quasi perfettamente bilanciati.</p>
<p>«Una specificità che trova spiegazione nel peso delle discipline tecnico-scientifiche, dove la presenza maschile è tradizionalmente più elevata» spiega Marco Sartor, professore di Ingegneria economico–gestionale del Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura.</p>
<p>Ma se a livello nazionale il predominio femminile appare stabile, all’Ateneo friulano la situazione è più fluida. Negli ultimi anni si osservano continui sorpassi tra uomini e donne: nel 2019, 51,7% uomini; nel 2022, 52,2% donne; nel 2024, 50,9% uomini.</p>
<p>«Questo andamento “a specchio” suggerisce che, nei contesti locali, il divario di genere può essere più sensibile alle dinamiche dell’offerta formativa e alle scelte degli studenti», puntualizza Sartor.</p>
<p>Le donne mostrano performance accademiche superiori sotto diversi aspetti. A partire dalla regolarità negli studi, quelle laureate all’Università di Udine mostrano un indice leggermente superiore al dato nazionale, 0,38 rispetto allo 0,37 nazionale.</p>
<p>E soprattutto nei risultati finali. Le laureate, infatti, ottengono mediamente risultati migliori, confermando una maggiore efficacia nei percorsi di studio. Sia a livello nazionale, 107,8 contro il 106,6, sia all’Ateneo friulano, 108,4 rispetto a 106,9, dove le laureate ottengono un risultato migliore 108,4, di quello nazionale, 107,8.</p>
<p>Nonostante questi risultati, il passaggio al lavoro segna una brusca inversione. Già a un anno dalla laurea emerge un divario retributivo significativo. Le donne guadagnano mediamente circa 200–250 euro in meno al mese fin dall’inizio della carriera.</p>
<p>L’aspetto più critico è che il tempo non riduce il divario: lo amplifica. A cinque anni dalla laurea, il gap supera i 300 euro sia a livello nazionale che a Udine. Questo significa che, mentre entrambi i generi crescono professionalmente, lo fanno su traiettorie via via divergenti.</p>
<p>L’analisi per area disciplinare rafforza questo quadro. Nei settori umanistici il divario è contenuto, circa 49 euro. Ma nei settori tecnico-scientifici, dove i salari sono più alti, il gap si amplia drasticamente raggiungendo i 366 euro.</p>
<p>Il risultato è un vero paradosso: proprio nei settori più qualificati e remunerativi si registrano le disuguaglianze più marcate.</p>
<p>Le difficoltà emergono anche sul fronte occupazionale. Le donne incontrano maggiori ostacoli nell’ingresso nel mercato del lavoro e, anche nel lungo periodo, mantengono livelli di disoccupazione più elevati. A un anno è del 12,6% contro l’8,1% degli uomini, a cinque anni è il 5% rispetto al 3,1% dei laureati maschi.</p>
<p>«Il dato più significativo dello studio – evidenzia Sartor – riguarda la dinamica del <em>gender pay gap</em>: non è una disparità temporanea, ma un fenomeno strutturale che tende ad ampliarsi con l’esperienza. A un anno dalla laurea il divario è già evidente. A cinque anni diventa marcato.</p>
<p>«Il tempo – sottolinea il professor Sartor – non è un fattore di riequilibrio, ma un moltiplicatore delle disuguaglianze. L’analisi intertemporale mostra come il quadro sia stabile negli ultimi anni. Nonostante i molti dibattiti, le iniziative di sensibilizzazione sul tema, i nuovi standard, i dati non paiono migliorare nel tempo. Il sistema universitario riconosce il merito femminile, ma il mercato del lavoro non riesce a valorizzarlo allo stesso modo. Il divario persiste» conclude l’autore dello studio.</p>
<p>I risultati sono stati presentati oggi nella Torre di Santa Maria a Udine durante l’incontro “<em>Employer attractiveness. Esperienze, metodi e strategie</em>”. Un evento organizzato dall’Ateneo con l’Associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda (Aidda), Federmanager, Confindustria Udine e la Fondazione Friuli.</p>
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