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	<title>balcani &#8211; imagazine.it</title>
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	<title>balcani &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>Un libro e una mostra sull&#8217;assedio di Sarajevo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 15:55:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[balcani]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Monfalcone tutto esaurito per la presentazione di "Sejdia” di Aida Kamber e delle foto di Flavio Snidero</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Il-tavolo-Sejdia.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/un-libro-e-una-mostra-sullassedio-di-sarajevo/">Un libro e una mostra sull&#8217;assedio di Sarajevo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Un momento della presentazione</em></span></p>
<p>MONFALCONE – La Sala “Conte Eugenio Valentinis” della Sede della Società Monfalconese di Mutuo Soccorso di Monfalcone non era sufficiente a contenere il pubblico accorso ad ascoltare la presentazione del libro “<em>Sejdia</em>” di <strong>Aida Kamber.</strong></p>
<p>L’occasione per ammirare le bellissime foto in bianco e nero di <strong>Flavio Snidero</strong>, riguardanti la Sarajevo di oggi.</p>
<p>Dopo una breve Introduzione di <strong>Sergio Poian</strong>, presidente della Mutuo Soccorso, e i saluti dell’assessore <strong>Tiziana Maioretto</strong> a nome dell’amministrazione comunale, l’autrice del libro, <strong>Aida Kamber</strong>, ha iniziato spiegando come non le sia stato riconosciuto il vero cognome Sejdia, posposto per motivi etnici dal nome del nonno Kramber Sejdia.</p>
<p>Aida ha raccontato della sua infanzia nel mentre si addensano su Sarajevo le nubi nere della guerra fratricida della Jugoslavia del dopo Tito.</p>
<p>Nessuno prima del 1991 credeva possibile una guerra fra le diverse etnie che fino a quel momento formavano uno stesso popolo, ma ben presto Aida, che all’epoca aveva solo 11 anni, ne viene inghiottita suo malgrado e assieme alla madre diventa bersaglio dei cecchini serbi in una Sarajevo sconvolta.</p>
<p>Il racconto di quei giorni, molto toccante in alcuni momenti, con alcuni brani del libro letti da <strong>Itala Furlan</strong> e le incalzanti domande della conterranea <strong>Bisera Mehic</strong>, ha scosso di nuovo le coscienze dei presenti in un periodo in cui ogni giorno purtroppo si parla di guerra e immagini devastanti vengono trasmesse dalla tv, riportando alla memoria di tutti un conflitto quasi dimenticato, rimosso dalla coscienza collettiva, seppure tanto recente e vicino a noi.</p>
<p>Il fotografo <strong>Flavio Snidero</strong>, intervenuto in molti momenti della serata, ha raccontato della sua passione per la città di Sarajevo, illustrando gli scatti che ritraggono la città attuale, particolarmente nei luoghi significativi di cui parla il libro. La mostra “<em>Sarajevo 2025</em>” potrà essere visitata <strong>fino al 6 luglio</strong> nei locali della Società Mutuo Soccorso di via Barbarigo 26.</p>
<p>Alla fine della serata sono stati molti i presenti che hanno richiesto ad Aida di firmare il libro, il cui ricavato andrà a un’associazione che si occupa dei bambini colpiti dalla guerra.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Speleologi goriziani protagonisti in Montenegro</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/speleologi-goriziani-protagonisti-in-montenegro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2024 16:45:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[balcani]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[montenegro]]></category>
		<category><![CDATA[speleologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conclusa la spedizione del "Seppenhofer" nei Balcani: scoperte, esplorate e rilevate topograficamente 24 grotte di grandi dimensioni</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/1-il-gruppo.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/speleologi-goriziani-protagonisti-in-montenegro/">Speleologi goriziani protagonisti in Montenegro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-size: 10pt;">Gli speleologi goriziani in Montenegro</span></em></p>
<p>GORIZIA – Sono tutti rientrati a casa i tredici speleologi del <strong>Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”</strong> impegnati nella spedizione &#8220;<strong><em>Montenegro Speleo Expedition 2024</em></strong>&#8220;.</p>
<p>Adesso comincerà il vero grande lavoro di raccolta ed elaborazione dei dati, definizione dei rilievi topografici e interpretazione dei dati geologici e morfologici del territorio esplorato.</p>
<p>L’iniziativa è stata patrocinata oltre che dal Comune di Gorizia, dal Lions Club Gorizia Host, dal Club per l’UNESCO di Gorizia e dalla Società Geografica Italiana.</p>
<h3>L&#8217;attività sul campo</h3>
<p>Gli speleologi goriziani erano coadiuvati dai colleghi del Gruppo Grotte Milano SEM-CAI e dello Speleo Club Orobico CAI Bergamo che, in 10 giorni di permanenza nel Paese balcanico, hanno scoperto, esplorato e rilevato topograficamente <strong>24 grotte di grandi dimensioni</strong>.</p>
<p>Erano dunque in 13 le persone impegnate nelle ricerche che si sono svolte nella zona a ovest del <strong>monte Pasjak</strong> e lungo le falde della <strong>cresta del Surdup</strong>.</p>
<p>Proprio in questa zona sono state scoperte delle cavità a pozzo di dimensioni ragguardevoli, alcune sono state esplorate e altre saranno oggetto di future spedizioni che il Centro Ricerche Carsiche &#8220;Seppenhofer&#8221; ha già in programma di organizzare per il prossimo anno.</p>
<p>Nel corso della spedizione gli speleologi sono stati impegnati anche a rilevare le temperature e le caratteristiche fisiche dell&#8217;aria all&#8217;interno delle grotte e per la prima volta, nel corso di una spedizione speleologica, sono stati rilevati i dati relativi alla presenza della CO2, del Radon e radioattività di ogni grotta.</p>
<figure id="attachment_58140" aria-describedby="caption-attachment-58140" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-58140" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/3-interno-di-una-grotta-esplorata.jpg" alt="3 interno di una grotta esplorata" width="1000" height="563" title="Speleologi goriziani protagonisti in Montenegro 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/3-interno-di-una-grotta-esplorata.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/3-interno-di-una-grotta-esplorata-300x169.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/3-interno-di-una-grotta-esplorata-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-58140" class="wp-caption-text">L&#8217;interno di una grotta esplorata</figcaption></figure>
<p>Contemporaneamente, all&#8217;esterno sono state rilevate le caratteristiche geologiche della zona oltre a un&#8217;accurata mappatura e descrizione delle caratteristiche morfologiche delle microforme carsiche superficiali.</p>
<p>In alcune grotte sono stati trovati anche reperti biologici che potrebbero dare una nuova luce all&#8217;evoluzione fisica dell&#8217;area.</p>
<p>In una grotta infatti è stato trovato un grande palco di corna di cervo, animale che ovviamente non vive attualmente in quella zona e a quelle quote.</p>
<p>Inoltre è stato individuato un coleottero troglobio molto particolare che è stato fotografato e filmato e sarà quindi messo a disposizione degli esperti per una futura determinazione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il fascino dei Balcani</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-fascino-dei-balcani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Doncovio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 15:45:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[albania]]></category>
		<category><![CDATA[balcani]]></category>
		<category><![CDATA[bosnia]]></category>
		<category><![CDATA[de giusti]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[slovecchia]]></category>
		<category><![CDATA[tre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Trieste è stata la vera capitale della Jugoslavia». Attraverso storie reali e personaggi di finzione, l’ultimo libro di Lorenzo De Giusti ripercorre tormenti e speranze di terre indissolubilmente legate all’Italia</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/a_20230703_184236_HDR.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-fascino-dei-balcani/">Il fascino dei Balcani</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-size: 10pt;">Lorenzo De Giusti a Sarajevo davanti al palazzo simbolo della città, la Vijecnica, la biblioteca incendiata durante l’assedio</span></em></p>
<p><em><strong>T</strong></em><strong><em>re</em>. </strong>Un titolo e un numero. Ma anche un legame che connota storie e personaggi narrati nell’ultimo libro di <strong>Lorenzo De Giusti</strong>. Che narra vicende ambientate in Paesi dell’Est europeo. Luoghi che l’autore conosce molto bene. E dei quali ha condiviso con noi passato, presente e futuro.</p>
<p><strong>Lorenzo De Giusti, nel suo libro si parla di Bosnia, Slovacchia e Albania. Come mai questa scelta?</strong></p>
<p>«Dopo il diploma di ragioniere e la laurea a Trieste in Scienze Politiche, per dieci anni ho scaldato il comodo scanno di una banca, raggiungendo l’agognato piano alto nella gestione del personale. Di fronte alla mia scrivania facevano bella mostra tre poltroncine: tanti erano i sindacalisti nella banca. Fu una tortura moderna, il tedio elevato alla massima potenza, pur circondato dal paradiso terrestre: il lauto ventisette del mese. Il tentativo di fuga, presso le aziende industriali della famiglia, nello sforzo di metterci ordine, ebbe un’amara sorte: caddi dalla padella alle braci, continuò la dipendenza dalla banca».</p>
<p><strong>Mi sfugge il nesso con la domanda…</strong></p>
<p>«Al successivo disimpegno familiare dalle attività societarie seguii comunque l’istinto avito: la dedizione alla piccola impresa, diventando consulente presso una Associazione di imprenditori. Mi dedicai  maggiormente alle relazioni industriali e a quelle internazionali. L’area di intervento privilegiò i Balcani, alle porte di casa, dove il terreno era fertile per proficue collaborazioni. Divenni un esperto di Bosnia (come dire esperto del tubo), ma anche di Serbia, Croazia, Slovacchia, Albania, Montenegro e, per breve periodo, Ucraina. Ho cercato di dare un contributo innovativo a questo lavoro: grazie a una capillare rete di contatti locali, costituita da imprenditori – il più delle volte personaggi maneggioni, trafficanti e corruttori –, ero in grado di proporre alle aziende italiane le opportunità di <em>business </em>offerte da questi Paesi emergenti. Il Covid, per fortuna, ha posto fine a questo supplizio di Tantalo, dando forza vitale al desiderio represso di una vita: la passione del raccontare storie vissute e un po’ inventate».</p>
<p><strong>Tre è il numero ricorrente nella sua opera: tre storie con tre personaggi… Ma anche tre assiomi che cita in copertina: libertà, identità, moderazione. Perché questa scelta?</strong></p>
<p>«Sono alquanto allergico alle verità assolute, imposte e ai dogmi. I tre assiomi sono solo un pretesto per la creazione delle cornici o dei confini entro cui si svolgono le mie storie. Sono descritti, intuiti e percepiti in una forma dubitativa, come se io e i vari personaggi fossimo alla ricerca delle proprie conoscenze: nessuna certezza quindi».</p>
<p><strong>Eppure quei tre assiomi sono ben definiti.</strong></p>
<p>«L’identità rappresenta la Bosnia e anche i Balcani interi, dove nascono, muoiono, si evolvono di continuo identità vere e anche farlocche. Un fantasma aleggia per i Balcani: la paura di perdere la propria identità. Paura su cui hanno pestato i mestatori nel torbido – i vari Slobo, Franjo, Alija, Rado (i capi delle fazioni nel conflitto fratricida: Milošević, Tuđman, Izetbegović, Karadžić) – e che è stata la benzina che ha alimentato il fuoco della guerra. La moderazione è quasi invocata con l’auspicio che sia più forte degli estremismi. Infine, la libertà non ha bisogno di commenti in quanto aspirazione massima di ognuno, buono o cattivo, bello o brutto».</p>
<p><strong>Da “esperto di Bosnia”, come se la passano ora quei territori?</strong></p>
<p>«La Bosnia vive con le rimesse dall’estero. Supermercati e ristoranti sono cresciuti come funghi e solo là circolano le banconote da 500 euro; girano tanti soldi facili arrivati da chi lavora in Italia, Germania, Svizzera, ma i figli di questi emigrati continueranno a mandarli? No, di certo. Il Paese sembra senza futuro».</p>
<p><strong>Slovacchia e Albania, invece?</strong></p>
<p>«La Slovacchia continua a essere un Paese sconosciuto, senza ‘palle’, che nessuno si accorge che esiste. La nostalgia del regime come le sirene occidentali (gli investimenti europei e la presenza di multinazionali e di un’industria automobilistica straniera) convivono in armonia, per il piacere della non scelta, del rinvio, della pace sociale e dello spirito. L’Albania ha qualche buon numero. Il turismo innanzitutto. Giocano a favore natura incontaminata, ospitalità, perle storiche e cucina intrigante. Vedremo».</p>
<figure id="attachment_52136" aria-describedby="caption-attachment-52136" style="width: 222px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-52136" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Copertina-TRE-copia_Pagina_ok-222x300.jpg" alt="Tre" width="222" height="300" title="Il fascino dei Balcani 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Copertina-TRE-copia_Pagina_ok-222x300.jpg 222w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Copertina-TRE-copia_Pagina_ok.jpg 572w" sizes="(max-width: 222px) 100vw, 222px" /><figcaption id="caption-attachment-52136" class="wp-caption-text">La copertina del libro</figcaption></figure>
<p><strong>Il suo libro mette in evidenza lo stretto legame tra i Paesi dell’Est Europa e l’Italia. Questo rapporto come si è evoluto negli ultimi anni?</strong></p>
<p>«A parte un po’ di revanscismo croato, l’Italia gode di grande stima e simpatia nei Balcani. Bisogna porvi maggiore attenzione e diventare il Paese amico, più che guida. Attenzione che però l’assenza dell’Unione Europea sta allontanando alcuni Paesi. Esempio: l’ingombrante presenza cinese in Serbia e Montenegro».</p>
<p><strong>Lei è nato ad Aiello del Friuli e vive a Udine. La nostra regione di confine ha sempre avuto un’interazione intensa con i Balcani. Proseguirà anche in futuro?</strong></p>
<p>«Io esprimo un paradigma: Trieste è stata la vera capitale della Jugoslavia. Non perché la comunità ortodossa è ben integrata in città, non perché l’Amatori Ponziana militò nella <em>Prva Liga </em>jugoslava, ma perché da Croazia, Bosnia, Serbia, Macedonia si guardava a Trieste come a un padre superiore. Tutti aspiravano a venire a fare <em>shopping </em>a Ponte Rosso (<em>jeans</em>, bambole, <em>souvenirs</em>); i <em>business </em>si impostavano in città; gli operatori e gli intellettuali trovavano il clima occidentale accogliente e disponibile a dispetto del cupo e nostalgico ambiente orientaleggiante che guardava a Mosca o a Istanbul».</p>
<p><strong>Quali sono le principali differenze tra vivere in Italia e vivere nei Balcani?</strong></p>
<p>«Sembra un paradosso, ma non lo è: si vive bene nei Balcani. Si mangia, si beve, si canta, si balla. I bosniaci hanno un senso dell’autoironia unico. Ho passato intere notti a suon di barzellette. Ma è tutto lì. Si vive e si lavora meglio in Italia. Ovviamente il regime ha lasciato in eredità una macchina burocratica inefficiente e inutile».</p>
<p><strong>I protagonisti del suo libro che abbandonano l’Albania per cercare la libertà in Italia, alla fine scoprono che la libertà sta nel rientro nella terra d’origine. Cosa significa?</strong></p>
<p>«Bisogna partire dalle tradizioni e usanze dell’Albania. Il desiderio o bisogno di libertà ha un’origine atavica; è nel Dna. Il <em>Kanun</em>, il codice tribale albanese, afferma che “<em>non è uomo chi non mantiene le promesse</em>”. La chiamano <em>besa</em>. Orbene gli albanesi del libro ritrovano la loro libertà proprio rientrando dopo aver dimostrato in Italia capacità e voglia di riscatto. Avevano promesso di diventare ricchi e una volta diventati sono ritornati per mostrare di essere liberi di adempiere ai canoni del <em>Kanun</em>».</p>
<p><strong>Nel sul libro c’è una domanda ricorrente: “</strong><strong><em>Il male del Comunismo, se male è, è stato il Comunismo in sé o la sua caduta?</em></strong><strong>” Perché la pone?</strong></p>
<p>«Nei miei primi viaggi, caduto da pochi anni il muro, mi scontravo con mentalità, abitudini, stili di vita ovviamente distanti anni luce dalla nostra ‘civiltà’, per modo di dire. Poi piano piano ho capito il gioco e ho tarato i comportamenti. Ma il nostro e il loro sono due mondi diversi, forse inconciliabili. Retaggio del comunismo, a mio avviso. Quindi il male è stato il comunismo che ha creato questa diversità: oppure il male è stata la caduta del comunismo che ha fatto emergere questa rottura degli equilibri ormai consolidati?»</p>
<figure id="attachment_52135" aria-describedby="caption-attachment-52135" style="width: 200px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-52135" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/20230703_180001-200x300.jpg" alt="De Giusti accanto al monumento di Ivo Andric a Sarajevo" width="200" height="300" title="Il fascino dei Balcani 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/20230703_180001-200x300.jpg 200w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/20230703_180001-683x1024.jpg 683w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/20230703_180001-768x1152.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/20230703_180001.jpg 900w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /><figcaption id="caption-attachment-52135" class="wp-caption-text">De Giusti accanto al monumento di Ivo Andric a Sarajevo</figcaption></figure>
<p><strong>Lei che risposta darebbe?</strong></p>
<p>«Sono di parte: non mi piace il comunismo».</p>
<p><strong>Lorenzo De Giusti sta già lavorando a nuovi libri?</strong></p>
<p>«Chi ama scrivere come me ha nel computer e nei taccuini un fiume di parole e di pagine. Per scaramanzia non dico di più. Il libro è fatto per scriverlo, più che per leggerlo. Continuo finché il buon Dio mi dà forza e ispirazione a trarre piacere dalla scrittura».</p>
<p><strong>Nel 2025, anno di Gorizia Nova Gorica Capitale Europea della Cultura, ricorreranno i 30 anni degli </strong><strong><em>Accordi di Dayton</em></strong><strong>, che stabilirono la spartizione della Bosnia in due entità con l’istituzionalizzazione delle etnie. Una soluzione destinata a durare anche in futuro?</strong></p>
<p>«Gli <em>Accordi di Dayton </em>sono serviti per porre fine alla guerra; difatti avevano una scadenza, ormai trascorsa da decenni. Il risultato è stata la costituzione di un mostro costituzionale: tre parlamenti, tre governi, due eserciti, due polizie, due sistemi giudiziari e amministrativi. La situazione attuale è che nessun attore internazionale ha voglia o interesse a metterci le mani in quella cosa lì, estremamente complicata. La Bosnia si barcamenerà cercando di sopravvivere: sarà la popolazione a trovare una soluzione. I miei amici bosniaci imprenditori mi dicono che per loro gli assetti di Dayton sono più che superati».</p>
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