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	<title>alpi giulie &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>Nel ghiaccio del Canin la fine della Piccola Età Glaciale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 11:48:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[alpi giulie]]></category>
		<category><![CDATA[montagna]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio internazionale rivela l’origine recente di un deposito di ghiaccio sotterraneo in una grotta delle Alpi Giulie</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/JOG-02-Credits-Giulia-Coppetti.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/nel-ghiaccio-del-canin-la-fine-della-piccola-eta-glaciale/">Nel ghiaccio del Canin la fine della Piccola Età Glaciale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>(© Giulia Coppetti)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Uno <strong>studio internazionale</strong> pubblicato sul <strong><em>Journal of Glaciology</em></strong> rivela l’<strong>origine recente</strong> di un <strong>deposito di ghiaccio sotterraneo</strong> nel <strong>massiccio del Canin</strong> grazie a una nuova tecnica di datazione.</p>
<p>Un deposito di ghiaccio nascosto all’interno di una grotta delle <strong>Alpi Giulie</strong> si è formato alla fine della <strong>Piccola Età Glaciale</strong>, tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.</p>
<p>È quanto emerge da un nuovo studio internazionale pubblicato sul <strong><em>Journal of Glaciology</em></strong> (Cambridge University Press), che per la prima volta ha applicato una tecnica innovativa basata sull’isotopo radioattivo argon-39 per datare il ghiaccio presente in una cavità carsica alpina.</p>
<p>Lo <strong>studio</strong>, guidato da <strong>Renato R. Colucci</strong>, Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche e docente di glaciologia presso l’Università degli Studi di Trieste, riguarda un <strong>deposito di ghiaccio presente nella grotta di ghiaccio del Monte Leupa</strong>, situata nel <strong>massiccio del Canin</strong> nelle <strong>Alpi Giulie</strong>.</p>
<p>L’articolo scientifico è disponibile liberamente al seguente link: <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125</a></span></p>
<h3><strong>Una nuova tecnica per datare il ghiaccio delle grotte</strong></h3>
<p>Le grotte di alta quota possono conservare depositi di ghiaccio sotterraneo che rappresentano archivi naturali preziosi delle condizioni climatiche del passato. Tuttavia, per poter interpretare questi archivi è fondamentale disporre di una cronologia affidabile.</p>
<p>Nel nuovo studio, i ricercatori hanno applicato per la prima volta a un ghiaccio di grotta la tecnica di datazione con argon-39, basata sull’Argon <em>Trap Trace Analysis</em>, sviluppata presso l’Università di Heidelberg in Germania.</p>
<p>I risultati ottenuti sono stati confrontati con altri indicatori indipendenti quali l’analisi dei pollini intrappolati nel ghiaccio, la datazione U-Th (Uranio-Torio) di calcite criogenica presente nel deposito e la datazione radiocarbonica (¹⁴C) della frazione organica insolubile contenuta nel ghiaccio.</p>
<p>Questo approccio <em>multiproxy</em> ha permesso di ricostruire con buona precisione l’età del deposito.</p>
<h3><strong>Un ghiaccio sorprendentemente giovane</strong></h3>
<p>Le analisi indicano che il ghiaccio si è formato verosimilmente <strong>tra la metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo</strong>, cioè alla fine della <strong>Piccola Età Glaciale</strong>, una fase più fredda dell’Olocene che ha caratterizzato il clima europeo tra il 1260 e la metà dell’Ottocento.</p>
<p>Secondo i ricercatori, il risultato è legato all’evoluzione del permafrost nelle rocce del <strong>massiccio del Canin</strong>.</p>
<p>Durante la fase più fredda della <strong>Piccola Età Glaciale</strong>, la roccia del sistema carsico era probabilmente perennemente congelata, impedendo o limitando fortemente la circolazione dell’acqua all’interno delle fratture ed inibendo quindi lo stillicidio.</p>
<p>Solo con l’inizio di un parziale scongelamento del permafrost la roccia ha iniziato a permettere la percolazione dell’acqua, che in un ambiente ancora freddo ha poi formato il deposito di ghiaccio nella grotta.</p>
<h3></h3>
<figure id="attachment_72576" aria-describedby="caption-attachment-72576" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-72576" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/JOG-01-Colucci-RR-Securo-A.jpg" alt="JOG 01 Colucci RR Securo A" width="1000" height="575" title="Nel ghiaccio del Canin la fine della Piccola Età Glaciale 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/JOG-01-Colucci-RR-Securo-A.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/JOG-01-Colucci-RR-Securo-A-300x173.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/JOG-01-Colucci-RR-Securo-A-768x442.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-72576" class="wp-caption-text">(© Colucci / Securo)</figcaption></figure>
<h3><strong>Un archivio climatico che sta scomparendo</strong></h3>
<p>Oggi questo ghiaccio sotterraneo sta rapidamente scomparendo a causa del riscaldamento climatico. La perdita di questi depositi non rappresenta solo un fenomeno locale: significa anche la scomparsa di archivi paleoambientali unici, capaci di conservare informazioni sulle condizioni climatiche del passato.</p>
<p>La fusione del ghiaccio sotterraneo potrebbe inoltre avere implicazioni per la circolazione dell’acqua nei sistemi carsici alpini, con possibili effetti sulla disponibilità futura delle risorse idriche sotterranee.</p>
<h3><strong>Le voci dei ricercatori</strong></h3>
<p>“L’area del Canin, riserva MAB Unesco del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, e le Alpi Giulie in genere, si confermano un prezioso laboratorio ambientale per lo studio degli effetti delle variazioni climatiche antiche e recenti sulla criosfera”, spiega <strong>Renato R. Colucci</strong>. “Guidare un gruppo di ricerca internazionale così autorevole è stato un onore e un onere particolarmente significativo e remunerativo in termini scientifici”.</p>
<p>“Per la prima volta al mondo abbiamo potuto testare il nostro metodo innovativo di datazione con argon-39 su un deposito di ghiaccio sotterraneo”, aggiunge <strong>Werner Aeschbach</strong>, professore all’Institute of Environmental Physics, Heidelberg University (Germania). “I risultati ottenuti sono estremamente promettenti per lo studio di molti altri archivi di ghiaccio naturali”.</p>
<p>“Testare questa metodologia di datazione innovativa con altri metodi consolidati è stata la vera forza di questo lavoro scientifico” conclude <strong>Marc Luetscher</strong>, direttore dell’Istituto svizzero di speleologia e studi carsici (SISKA).</p>
<h3><strong>Una collaborazione scientifica internazionale</strong></h3>
<p>La ricerca è stata realizzata nell’ambito del <strong><em>progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate</em></strong>, finanziato dalla <strong>Società Alpina delle Giulie &#8211; Sezione di Trieste </strong>del<strong> Club Alpino Italiano</strong> attraverso il proprio gruppo speleologico, la <strong>Commissione Grotte Eugenio Boegan</strong>, dal <strong>Consiglio Nazionale delle Ricerche</strong>, dalla <strong>Austrian Science Fundation</strong>, dalla <strong>German Science Foundation</strong> e dalla <strong>Società Meteorologica Alpino-Adriatica</strong>.</p>
<p>Il progetto ha coinvolto numerosi istituti di ricerca internazionali, tra cui: <strong>Heidelberg Universit</strong>y (Germania), <strong>Paul Scherrer Institute</strong> (Svizzera), <strong>University of Innsbruck</strong> (Austria), <strong>Swiss Institute for Speleology and Karst Studies</strong>, <strong>Oeschger Centre for Climate Change Research</strong>, <strong>University of Bern</strong>, l’<strong>Istituto di Scienze Polari del CNR</strong>, <strong>Geosphere Austria</strong>.</p>
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