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	<title>SOCIETÀ &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>Dai fondali del mare la risposta alla siccità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 08:28:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[SOCIETÀ, PRIMA PAGINA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conclusa la missione in Adriatico legata al progetto europeo RESCUE che punta alla ricerca di lenti di acqua dolce nelle profondità marine</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/team_Missione_RESCUE.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/dai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita/">Dai fondali del mare la risposta alla siccità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>Il team della missione RESCUE</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – <strong>Mappare gli acquiferi a oltre 400 metri sotto il fondale marino</strong> nell’area costiera tra Jesolo e Lignano.</p>
<p>È quanto realizzato nella missione appena conclusa grazie al progetto <em>RESCUE</em> e svoltasi a bordo della nave da ricerca “Laura Bassi” dell’<strong>Istituto</strong> <strong>Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale &#8211; OGS</strong>.</p>
<p><em>RESCUE</em>, progetto coordinato dall’<strong>Università</strong> <strong>degli Studi di Trieste</strong> e di cui l’OGS è partner, mira infatti a rafforzare la sicurezza idrica attraverso la ricerca e l&#8217;innovazione per localizzare l&#8217;acqua dolce in acquiferi costieri e offshore inesplorati.</p>
<p>Sulla base di recenti scoperte scientifiche, il progetto sta mappando acquiferi profondi (oltre 400 metri) a bassa salinità, sia a terra che in mare, che in un contesto come quello attuale in cui le risorse idriche dolci nelle regioni costiere sono sottoposte a una crescente pressione dovuta alla crescita demografica, all&#8217;inquinamento e al cambiamento climatico, potrebbero integrare le forniture di acqua potabile, per l&#8217;agricoltura e per l&#8217;industria, contribuendo al contempo a ridurre i costi della desalinizzazione.</p>
<p>A bordo della “Laura Bassi” erano presenti ricercatori e studenti dell’OGS, dell’Università di Trieste, dell’Università di Pisa, del CNR-ISMAR di Bologna, dell’Università di Malta e del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI), in California.</p>
<p>Durante la campagna sono state condotte indagini geofisiche di sismica a riflessione per ottenere immagini ecografiche del sottosuolo marino e di mappatura del fondale.</p>
<p>Inoltre, per la prima volta sono state eseguite indagini di tipo elettromagnetico con lo scopo di identificare la presenza di acquiferi di acqua dolce nel sottosuolo marino. Le indagini, che non hanno coinvolto attività di campionamento del fondale, hanno interessato un’area a circa 10 km dalla costa dalla città di Jesolo in provincia di Venezia, fino al delta del Tagliamento, al largo di Lignano.</p>
<p>“Le indagini sono state eseguite in ottime condizioni ambientali e tutto si è svolto secondo i piani. I dati sono di ottima qualità ma richiederanno molti mesi di elaborazione in laboratorio a terra prima di poter confermare la presenza degli acquiferi nel sottosuolo marino dell’Alto Adriatico”, spiega <strong>Cristina Corradin</strong>, ricercatrice dell’OGS e coordinatrice scientifica della spedizione.</p>
<p><em> </em>“Le operazioni hanno richiesto l’integrazione di diverse strumentazioni geofisiche e una stretta collaborazione tra i diversi gruppi di ricerca, personale tecnico-scientifico ed equipaggio della nave”, sottolinea <strong>Daniela Accettella</strong> dell’OGS e capomissione a bordo della “Laura Bassi”.</p>
<p><em>“Dopo due anni di attività scientifica, il team RESCUE ha applicato i metodi geofisici integrati innovativi per lo studio delle falde acquifere profonde offshore ad una delle aree di studio più promettenti: i fondali dell’Alto Adriatico e del Friuli Venezia Giulia in particolare. La raccolta di nuovi dati migliorerà la comprensione delle risorse idriche nella regione e contribuirà ad affrontare le carenze d&#8217;acqua associate al cambiamento climatico e agli eventi estremi, come l&#8217;ondata di caldo e la siccità che attualmente colpiscono l&#8217;Europa&#8221;, </em>conclude il professor <strong>Michele Pipan</strong> dell’Università di Trieste, coordinatore del progetto RESCUE.</p>
<p>Questa spedizione oceanografica ha posto le basi per un secondo progetto finanziato dall’associazione intergovernativa europea JPI Oceans che su iniziativa di Malta e Italia ha finanziato un progetto di ricerca che porterà alla conferma della presenza di acqua dolce nel sottosuolo dell’Alto Adriatico tramite un sondaggio del sottosuolo in mare, il primo in Europa.</p>
<p>Il progetto, coordinato dall’Università di Malta, con la partecipazione di OGS, Università di Trieste, Polo Tecnologico dell’Alto Adriatico e di altri istituti tedeschi e greci, beneficia di un finanziamento del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e della Regione Friuli Venezia Giulia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Una App per certificare automaticamente i prodotti multimediali</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/una-app-per-certificare-automaticamente-i-prodotti-multimediali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 09:48:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Progettata dall’Università di Udine, garantisce copyright e consenso alla pubblicazione dell’immagine e al trattamento dei dati personali. Utile per i professionisti della comunicazione</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Francesco-Crisci.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/una-app-per-certificare-automaticamente-i-prodotti-multimediali/">Una App per certificare automaticamente i prodotti multimediali</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>L&#8217;intervento di Francesco Crisci</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>UDINE – Un’applicazione per <em>smartphone</em> che certifica automaticamente mediante <em>blockchain</em> la genuinità, l’autenticità e l’integrità di contenuti multimediali di ogni tipo: immagini, video, fotografie e audio.</p>
<p>È il risultato del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://truthster.io" target="_blank" rel="noopener">progetto <strong><em>Truthster</em></strong></a></span>, coordinato dal Dipartimento di Scienze giuridiche dell’<strong>Università</strong> <strong>di Udine</strong> e sostenuto con <strong>92 mila euro</strong> dalla Regione Friuli Venezia Giulia.</p>
<p>L’obiettivo è supportare l’attività dei professionisti della comunicazione che creano contenuti, come giornalisti, blogger, videomaker e youtuber.</p>
<p>L’Ateneo ha già presentato richiesta di registrazione del marchio del progetto, diretto da <strong>Federico Costantini</strong>, docente di informatica giuridica del dipartimento.</p>
<h3><strong>A cosa serve e come funziona</strong></h3>
<p>Il caso d’uso tipico di <em>Truthster</em> è l’intervista.</p>
<p>Attraverso questo sistema l’intervistatore può automaticamente certificare, dal punto di vista tecnologico: la genuinità del file prodotto, la titolarità di diritti (copyright) sul materiale, il consenso alla pubblicazione dell’immagine e il consenso al trattamento dei dati personali della persona intervistata.</p>
<p><em>Truthster</em> processa il file, lo arricchisce di metadati – come ora e luogo – crea una stringa di caratteri (HASH) che identifica univocamente l’artefatto e la registra sulla <em>blockchain</em>.</p>
<h3><strong>Il gruppo di ricerca</strong></h3>
<p>A <em>Truthster</em> ha lavorato un gruppo di ricerca che lo ha sviluppato e portato a un elevato livello di maturità tecnologica.</p>
<p>Oltre a Costantini ne fanno parte <strong>Francesco Crisci</strong>, del Dipartimento di Scienze economiche e statistiche, e i ricercatori <strong>Miray Hascoskan</strong> e <strong>Matteo Paier</strong>.</p>
<h3><strong>La dimostrazione</strong></h3>
<p>Il progetto è stato presentato nel corso di un evento al Dipartimento di Scienze giuridiche, introdotto da Federico Costantini e dal saluto della direttrice <strong>Silvia Bolognini</strong>.</p>
<p>Si è quindi svolta la prima registrazione di un artefatto digitale condotta congiuntamente da Miray Hascoskan e Matteo Paier. Quindi Francesco Crisci ha esposto il <em>business plan</em> e i ricercatori hanno risposto alle domande del pubblico di stakeholders intervenuti in presenza e da remoto.</p>
<p>«Il progetto – ha spiegato <strong>Federico Costantini</strong> – si propone di rafforzare l’autorevolezza del professionista dell&#8217;informazione, fornendo uno strumento concreto per restituire fiducia nei contenuti digitali, e ciò proprio in un momento storico in cui la distinzione tra vero e falso è sempre più difficile, e la stessa libertà di cronaca è minacciata. Questo evento, lo &#8220;showcase&#8221;, è stata l&#8217;occasione per mostrare il funzionamento della nostra piattaforma, che è il risultato del lavoro svolto con grande entusiasmo dai nostri ricercatori».</p>
<p>«Sono molto grata al professor Costantini perché il progetto <em>Truthster</em> incarna alla perfezione quella che dovrebbe essere per me la vocazione del Dipartimento di Scienze giuridiche – ha affermato la direttrice, <strong>Silvia Bolognini</strong> –, ovvero creare conoscenza utile. La ricerca effettuata, infatti, oltre a rappresentare un’apertura verso le nuove tecnologie senza rinunciare al metodo critico del giurista, ha dimostrato che l’innovazione non è un fine in sé, ma uno strumento per proteggere diritti, garantire trasparenza e facilitare il lavoro di un determinato settore professionale, richiamando al contempo l’attenzione sulle responsabilità degli operatori».</p>
<h3><strong>I precedenti progettuali</strong></h3>
<p>Il progetto Trusther in precedenza era stato finanziato dal programma europeo <em>Horizon</em> con 75 mila euro.</p>
<p>Si era avvalso di un gruppo di ricerca composto, oltre che da Costantini e Crisci, da: <strong>Marino Miculan</strong>, del Dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’Università di Udine; <strong>Stefano Bistarelli</strong> dell’Università di Perugia; dalle aziende Innov@ctors e HTS Hi-Tech Services, e dai giornalisti <strong>Giancarlo Virgilio</strong> e <strong>Silvia Venier</strong>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ordine nel caos</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/ordine-nel-caos/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 15:39:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[archivi]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’archivista scava e legge il passato per consegnarlo al futuro. La monfalconese Marina Dorsi racconta come si dà vita alla memoria: «Mantenendo lo spirito da detective con quella curiosità che l’intelligenza artificiale rischia di far venire meno»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/open_phFotoNadia.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/ordine-nel-caos/">Ordine nel caos</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Marina Dorsi (ph. Foto Nadia)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mettere ordine nel caos, interpretare documenti e dati e dare loro una logica per raccontare storie che hanno radici in tempi lontani.</p>
<p>La professione dell’archivista è intellettuale e fisica, serve una mente curiosa e a volte “indagatrice” per scoprire legami e nessi, ma richiede anche prestanza fisica per spostare tonnellate di carte, a volte fragili e delicate.</p>
<p>Non solo si tratta di una professione che negli ultimi anni si è evoluta soprattutto con la digitalizzazione di documenti, immagini e testi ma ha trovato anche nuove modalità di conservazione.</p>
<p>L’archivista scava e legge il passato per consegnarlo al futuro. <strong>Marina Dorsi</strong>, monfalconese con radici istriane, attiva in numerosi istituti culturali e non solo, fra i quali la Banca BCC Venezia Giulia, ci racconta come si dà vita alla memoria.</p>
<p><strong>Come è nata la scelta di fare l’archivista?</strong></p>
<p>«È stato il risultato di una serie di eventi. Mentre sceglievo di laurearmi in Lingue straniere venni a conoscenza della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica a Trieste, all’Archivio di Stato, della durata di due anni, che permetteva di studiare materie che mi incuriosivano. Concluso il biennio colsi la proposta di lavorare per la Soprintendenza, con contratti a termine, nel riordino degli archivi dei Comuni danneggiati dal terremoto del 1976».</p>
<p><strong>Quali i primi incarichi?</strong></p>
<p>«Nel 1982 l’archivio della parrocchia di Tarcento, ricoverato dopo il terremoto nei locali della biblioteca del Seminario teologico di Udine. Con alcune diplomate nel 1985 si costituì la Cooperativa degli Archivisti e Paleografi, con sede a Trieste. Vi ho lavorato fino alla fine del 2020, vivendo la trasformazione epocale degli strumenti di supporto a un lavoro che è intellettuale e fisico, data la movimentazione di tonnellate di carte. Nei primi anni ’80 gli inventari erano unicamente cartacei e dattiloscritti, ora disponiamo di supporti digitali consultabili a distanza».</p>
<p><strong>Un’attività in continua evoluzione?</strong></p>
<p>«Costantemente, con la responsabilità di preservare e mantenere nel tempo il documento intangibile. Oltre alle Università, la Scuola degli Archivi di Stato è stata riformata e vi si accede se in possesso di una laurea specialistica o magistrale. Continuo è l’aggiornamento da parte dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI), della quale a Trieste ha sede la Sezione Friuli Venezia Giulia, che nel corso degli anni ha realizzato convegni e incontri. Su <em>YouTube </em>tutto il materiale per approfondire questo mondo».</p>
<p><strong>Quali sono i settori di lavoro?</strong></p>
<p>«Archivi comunali, di curia e parrocchiali, teatrali, sindacali, di consorzi di bonifica, di associazioni e consorzi culturali, di persona e d’artista, per conto della Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia Giulia, per gli Archivi di Stato di Trieste, Gorizia e Pordenone».</p>
<p><strong>Come si svolge l’attività?</strong></p>
<p>«Non è semplice spiegare un lavoro che partendo da una situazione di disordine, per essere diplomatica, ridà logica e dignità a quanto, per legge, deve essere conservato e gestito secondo i dettami in materia. Importante, per me, è stato il lavoro di gruppo, poiché il confronto è fondamentale per riuscire a districare situazioni a volte veramente complicate. Alla base del riordino c’è la logica della sequenzialità per argomento e cronologia dei documenti che si vanno a conservare, individuati dopo un’attenta analisi di quanto è però possibile scartare in base a criteri definiti a livello ministeriale. Terminato il riordino fisico delle carte, si stila un inventario, strumento che ne permette la consultabilità. Diverso il mondo degli archivi ibridi e digitali per i quali le dinamiche operative sono complesse, anche se alla base dei ragionamenti sta sempre l’applicazione delle scienze antiche, fondamentale la diplomatica, che dialogano con le nuove».</p>
<p><strong>Che cosa sono in grado di raccontare le carte?</strong></p>
<p>«Le carte raccontano tanto e sono testimoni oggettive di eventi, ne fanno fede. Se penso a quanto ho conosciuto e imparato proprio grazie agli archivi che “ho vissuto”, ai convegni nazionali e regionali a cui ho partecipato. La sezione Friuli Venezia Giulia dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI) a partire dal 1995 ha organizzato vari tipi di convegni dagli archivi delle banche alle assicurazioni, dalle imprese alla sanità regionale. La manifestazione “<em>Carte future</em>” ha approfondito la sicurezza dei documenti a trent’anni dal terremoto in Friuli, i cui atti, curati dalla dottoressa Grazia Tatò, già direttore degli Archivi di Stato di Trieste e Gorizia, ancora oggi sono validi testimoni del lavoro archivistico».</p>
<p><strong>L’arrivo dell’intelligenza artificiale (IA) che cosa cambia nella circolazione delle informazioni, mancando l’interpretazione e lettura della componente umana?</strong></p>
<p>«Sia positività, sia negatività. Questa seconda temo possa portate alla perdita della capacità critica, di discernere tra vero e falso, di accettare incondizionatamente ciò che si legge senza chiedersi da dove provenga l’informazione, quale la fonte primaria. Il tema delle fonti per me è fondamentale prima dell’avvento preponderante di IA. Ciò che mi preoccupa è la perdita della “curiosità”, il non fare i detective della conoscenza, l’appiattirsi sulla narrazione fatta da qualcuno o qualcosa. La lettura dell’Enciclica emanata da Papa Leone XIV può farci ulteriormente riflettere, anche rilevando l’analogia con la Rerum Novarum di Papa Leone XIII, emanata nel 1891, nel momento in cui la rivoluzione industriale trasformò il sistema produttivo e sociale. Ora stiamo vivendo la rivoluzione digitale».</p>
<p><strong>Quali sono stati gli interventi</strong> <strong>più interessanti, più complessi?</strong></p>
<p>«Molti ma ne cito tre, molto complessi per le carte che li compongono, ma per me affascinanti: l’archivio dei conti Strassoldo Villanova Farra, quello dei marchesi Polesini, e l’archivio storico del Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia. I primi due testimoni sia delle intricate vicende familiari, sia delle relazioni intessute dai membri della casata dei marchesi Polesini in Istria, il terzo fondamentale per la storia della bonifica integrale e regimazione idraulica nel Monfalconese, della seconda metà del XIX secolo».</p>
<figure id="attachment_75558" aria-describedby="caption-attachment-75558" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-75558" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_1911-ALBERTO-LETTIS-con-Bleriot.recto_.jpg" alt="low 1911 ALBERTO LETTIS con Bleriot.recto" width="800" height="498" title="Ordine nel caos 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_1911-ALBERTO-LETTIS-con-Bleriot.recto_.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_1911-ALBERTO-LETTIS-con-Bleriot.recto_-300x187.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_1911-ALBERTO-LETTIS-con-Bleriot.recto_-768x478.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75558" class="wp-caption-text">Un’immagine del bisnonno di Marina Dorsi, primo pilota istriano</figcaption></figure>
<p><strong>Recente il suo libro “<em>Una Promessa</em>”, un lavoro di ricostruzione di storia famigliare centrata sulla storia del bisnonno primo pilota istriano…</strong></p>
<p>«Dopo tanti anni passati a recuperare e conservare la memoria “altrui”, mi sono decisa a mantenere una promessa fatta alla mia nonna materna, anche per dare un senso a certi ricordi legati a poche foto di famiglia, testimoni di una realtà spazzata via dagli eventi delle due guerre mondiali, in particolar modo dall’esodo istriano nel febbraio del 1947. Non ho scritto con lo scopo di pubblicare, ma per comprendere certe vicende lasciandone testimonianza ai miei figli. La ricerca in questo romanzo-documento è stato un viaggio nei primi anni del ’900 ma anche in luoghi da Pola a Milano, dalla Comina a Wiener-Neustadt, scoprendo il fascino della meccanica tra treni e aerei leggeri come libellule».</p>
<p><strong>Come è andata a Roma ricevuta in udienza papale?</strong></p>
<p>«Parlando della IA ho accennato all’Enciclica <em>Rerum Novarum</em>, e non a caso, perché proprio la ricorrenza dei 135 anni dalla sua emanazione è stata l’occasione, per noi rappresentanti del mondo del credito cooperativo, grazie a Federcasse, di essere ricevuti da Papa Leone XIV lo scorso 16 maggio. Le parole del Santo Padre sono state un monito, dietro i numeri ci sono persone che non devono essere abbandonate agli algoritmi».</p>
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		<title>Vanni Gori: il peso del destino</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/vanni-gori-il-peso-del-destino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Doncovio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 14:47:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[palermo]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica 19 luglio 1992, dopo essere giunto da Trieste il giorno prima, pranzò nella caserma della polizia di Palermo con il collega Eddie Cosina. «L’indomani avrei preso il suo posto nella scorta a Paolo Borsellino. Ci demmo appuntamento per cena, perché il pomeriggio doveva accompagnare il giudice in aeroporto». Ma quel viaggio si interruppe per sempre tra il tritolo di via D’Amelio</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/open.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/vanni-gori-il-peso-del-destino/">Vanni Gori: il peso del destino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Vanni Gori</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 18 luglio 1992. L’ispettore capo della Polizia di Stato, <strong>Vanni Gori</strong>, friulano di Sammardenchia da anni operativo a Trieste, atterra all’aeroporto Punta Raisi di Palermo.</p>
<p>Sarebbe dovuto arrivare qualche giorno prima ed essere già operativo nella scorta del giudice Paolo Borsellino, ma in quelle settimane estive trovare un volo è complicato.</p>
<p>Ora però in Sicilia ci è arrivato e può finalmente dare il cambio al collega Eddie Cosina, muggesano, con cui da anni lavora fianco a fianco a Trieste.</p>
<p>Cosina ha già prenotato il volo di rientro per martedì: giusto il tempo per un rapido passaggio di consegne.</p>
<p>L’intervista con Vanni Gori parte qui. Siamo nella sua casa di Cervignano del Friuli, città in cui ha scelto di trascorrere la propria vita dopo la pensione.</p>
<p>«Appena atterrato a Palermo – avvolge il nastro dei ricordi Gori – mi diressi alla caserma “Lungaro” dove sarei rimasto per tutto il tempo della trasferta. Dopo la strage di Capaci del mese di maggio (in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti della scorta, <em>ndr</em>), ci aggregavano da Trieste con sempre maggiore frequenza per le scorte in Sicilia. Ero già stato in servizio in passato a Palermo, ma mai nelle scorte di Falcone o Borsellino».</p>
<p><strong>Il collega Cosina lo incontrò il giorno seguente, domenica 19 luglio.</strong></p>
<p>«Ci trovammo alla mensa della caserma, per pranzo. Ci salutammo anche se era un po’ di fretta perché nel pomeriggio aveva un breve turno con il giudice Borsellino: avrebbe dovuto accompagnarlo in aeroporto dove il magistrato avrebbe preso un volo per Roma, venendo così affidato ad altra scorta. Sarebbe stato un servizio di un paio d’ore, tanto che ci demmo appuntamento per la cena, sempre in caserma».</p>
<p><strong>Le sembrava agitato? </strong></p>
<p>«No, anzi. Appariva sereno e non trasmetteva alcuna preoccupazione, tanto che anch’io mi sentivo tranquillo. Ci salutammo e Cosina si avviò all’uscita. Poi si voltò verso di me per farmi un cenno con la mano, come a dire “ci vediamo dopo”».</p>
<p><strong>Dopo cos’è successo?</strong></p>
<p>«Uscii per fare una passeggiata in città. E mentre stavo camminando avvertii un boato in lontananza. Sul momento non ci feci troppo caso. Quando iniziai a sentire il via vai di sirene e a vedere le persone affacciarsi sui balconi delle case compresi che era accaduto qualcosa di serio. La città iniziò a ribollire e rientrai in caserma comprendere cosa fosse accaduto».</p>
<p><strong>Lì come trovò la situazione?</strong></p>
<p>«Caotica, con notizie frammentarie. Quando vi fu certezza dell’attentato mi feci subito portare sul posto dai colleghi. Arrivati in zona vidi tantissima gente, molta confusione. L’area era già stata delimitata e sarei stato solo di impiccio. Rientrai alla “Lungaro”. E lì ricevetti la notizia dei morti».</p>
<p><strong>Quale fu il suo primo pensiero?</strong></p>
<p>«Non riuscivo a mettere a fuoco la situazione. Sembrava una cosa irreale che io non percepivo bene. Solo l’indomani mi sono reso conto realmente di cosa fosse successo. Venni convocato dal dirigente del Nucleo Scorte che mi diede indicazione di tornare a Trieste. E il martedì sono ripartito. Con un grande peso dentro di me».</p>
<p><strong>Perché?</strong></p>
<p>«Provavo un enorme senso di colpa, perché probabilmente se fossi arrivato a Palermo qualche giorno prima, al posto di Cosina avrei potuto esserci io. Una sensazione tremenda che mi ha accompagnato per anni. Mi ricordo che al funerale rimasi in disparte per non dover guardare negli occhi la madre di Cosina. Non ho mai partecipato a nessuna successiva cerimonia commemorativa. Vado spesso in cimitero a Muggia, sulla tomba di Eddie; mai il 19 luglio».</p>
<figure id="attachment_75512" aria-describedby="caption-attachment-75512" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75512" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-e-cosina.jpg" alt="gori e cosina" width="800" height="500" title="Vanni Gori: il peso del destino 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-e-cosina.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-e-cosina-300x188.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-e-cosina-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75512" class="wp-caption-text">Primi anni 90, Gori (a destra) e il collega Cosina durante un sopralluogo a Trieste</figcaption></figure>
<p><strong>È mai ritornato a Palermo?</strong></p>
<p>«No. Forse è stata anche una scelta dall’alto, per evitare a chi aveva vissuto sul posto quelle giornate di dover sopportare un carico emotivo eccessivo. Ho continuato a fare servizio di scorta per qual che anno, poi mi sono dedicato ad altri incarichi. Anche se ho sempre frequentato i corsi di aggiornamento per gli agenti di scorta fino a un anno dalla mia pensione».</p>
<p><strong>Da quel giorno provò mai paura quando faceva la scorta?</strong></p>
<p>«Gli attentati a Falcone e Borsellino ci misero di fronte a un nemico nuovo, invisibile. Il pericolo non era più un attentatore con armi in mano. Nacque una consapevolezza diversa, a cominciare da una formazione ancora più accurata degli agenti. E ciò non dava spazio alla paura».</p>
<figure id="attachment_75513" aria-describedby="caption-attachment-75513" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75513" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-con-i-principi-di-monaco.jpg" alt="gori con i principi di monaco" width="800" height="666" title="Vanni Gori: il peso del destino 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-con-i-principi-di-monaco.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-con-i-principi-di-monaco-300x250.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-con-i-principi-di-monaco-768x639.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75513" class="wp-caption-text">Vanni Gori, a destra, assieme ai reali di Monaco in una foto pubblicata da “Il Piccolo” durante una visita ufficiale in Friuli Venezia Giulia</figcaption></figure>
<p><strong>Cosa significa essere un agente di scorta?</strong></p>
<p>«Significa non avere orari: inizi alle 7 del mattino e non sai quando finisci. La propria vita cambia radicalmente. La variante spesso è lo scortato: qualcuno ha atteggiamenti amichevoli, altri prediligono un maggior distacco. Tutte dinamiche che si comprendono con il tempo. Mantenendo sempre il massimo livello di professionalità».</p>
<p><strong>A 34 anni dalla strage di via D’Amelio, il sacrificio del giudice Borsellino, dell’amico Eddie Cosina e degli altri colleghi della scorta è servito a qualcosa o è stato vano?</strong></p>
<p>«Il senso comune dei poliziotti e della gente ha avuto una svolta. In tutta Italia la gente ha iniziato a vedere le cose in modo diverso. Quanto successo ha cambiato le coscienze. Qualcosa di meglio è nato. Dall’accresciuta professionalità delle forze di polizia a una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini. No, quei sacrifici non sono stati vani».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Friuli rinascimentale in un gioco di ruolo</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-friuli-rinascimentale-in-un-gioco-di-ruolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:55:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[arlef]]></category>
		<category><![CDATA[friulano]]></category>
		<category><![CDATA[friuli]]></category>
		<category><![CDATA[giochi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco "Noctes Temporæ": protagonisti sono i Benandanti. Il progetto sostenuto da ARLeF e Regione FVG</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Presentazione_Noctes-Temporae.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-friuli-rinascimentale-in-un-gioco-di-ruolo/">Il Friuli rinascimentale in un gioco di ruolo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>UDINE – Sono i <strong>Benandanti</strong>, figure benevole e al tempo stesso controverse, affiancati da coloro che li sostengono nella lotta contro forze oscure, i protagonisti del <strong>nuovo gioco di ruolo da tavolo in friulano</strong> realizzato da F.Lu.S. Foro Ludico Spilimberghese APS, grazie al contributo di ARLeF e Regione Friuli Venezia Giulia.</p>
<p>L’associazione F.Lu.S. ha voluto così celebrare il proprio ventennale, con un progetto legato al territorio e alla sua lingua, che si concretizza in un invito a entrare nelle storie del passato.</p>
<p>Il linguaggio del gioco, oltre a essere strumento culturale e sociale, diventa così una modalità efficace per avvicinare i giovani alla conoscenza delle proprie radici.</p>
<p><em>Noctes Temporæ</em> <em>(Notti di Tempora &#8211; Il gioco di ruolo sui Benandanti)</em>, questo il nome del gioco, è stato presentato all&#8217;assessore regionale alle Autonomie locali, <strong>Pierpaolo Roberti</strong>, da <strong>Simone Pasquin</strong>, vice presidente di F.Lu.S., che ha scritto il regolamento del gioco, e <strong>Franco Sarcinelli</strong>, coordinatore del progetto, assieme al presidente dell&#8217;ARLeF, <strong>Eros Cisilino</strong>, e al direttore dell&#8217;Agenzia, <strong>William Cisilino</strong>.</p>
<p>«<em>La sfida più affascinante di Noctes Temporæ è far rivivere, attraverso il gioco, vicende realmente accadute in Friuli, permettendo ai giocatori di immergersi in quella realtà storica. In questi vent&#8217;anni abbiamo collaborato con molti enti e associazioni per creare esperienze ludiche sul territorio; questa volta, invece, abbiamo voluto raccontare noi stessi, realizzando un gioco che rappresentasse la nostra essenza. Si tratta di un lavoro corale, nato dal contributo di tutta l&#8217;associazione e di realtà simili alla nostra, presenti sul territorio</em>», ha fatto sapere in una nota <strong>Pierangelo Spagnolo</strong>, presidente F.Lu.S. Foro Ludico Spilimberghese APS.</p>
<p>Il gioco è già disponibile e continuerà il suo percorso di divulgazione nelle biblioteche, nelle ludoteche e in occasione di alcuni incontri pubblici in programma nei prossimi mesi.</p>
<p><em>Noctes Temporæ</em> – illustrato da <strong>Francesco Bisaro</strong>, i cui contenuti storici sono stati curati da <strong>Paolo Paron</strong>, con le traduzioni in friulano di <strong>Claudio Romanzin</strong> e la consulenza linguistica dell&#8217;ARLeF – è pensato per coinvolgere piccoli gruppi di giocatori (da 3 a 5, dai 14 anni in su).</p>
<p>I partecipanti sono invitati a intraprendere il ruolo di uno dei protagonisti della storia e, attraverso le loro scelte, possono creare racconti di fantasia.</p>
<p>Il mondo in cui si svolgono le avventure è ispirato al Friuli rinascimentale: una terra di confine e di passaggio, crocevia di popoli, lingue e credenze.</p>
<p>Dopo secoli di dominio spirituale e temporale del Patriarcato di Aquileia, il territorio è sotto l’influenza della Repubblica di Venezia, ma resta esposto alle pressioni dell’Impero Asburgico e ai venti della Riforma protestante.</p>
<p>Ogni avventura di “<em>Noctes Temporæ</em>” consiste nel narrare ciò che accade ai protagonisti e le loro azioni attraverso una sequenza di scene, che compongono il racconto delle loro imprese nel fronteggiare la minaccia dell’antagonista. I racconti possono essere affrontati in un’unica giocata (una serata di gioco della durata di 3-4 ore) o suddivisi in più incontri brevi, chiamati sessioni.</p>
<p>Ogni racconto è una vicenda a sé stante, ma può essere interessante proseguire con nuove avventure usando gli stessi personaggi, facendo evolvere il loro carattere e la loro storia personale, e interpretando gli effetti delle straordinarie esperienze vissute negli incontri precedenti.</p>
<p>Per maggiori info: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.noctestemporae.it" target="_blank" rel="noopener">www.noctestemporae.it</a></span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Fauna selvatica: individuate 18 specie a Trieste</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/fauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 10:27:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75443</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra essere il gatto selvatico e la rarissima puzzola. L’Università rende pubblici i risultati del primo studio con metodi all’avanguardia</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/puzzola.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/fauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste/">Fauna selvatica: individuate 18 specie a Trieste</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Esemplare di puzzola</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Quali mammiferi vivono nel territorio comunale di Trieste? Dove si concentrano? Quanto sono numerosi?</p>
<p>Per la prima volta è possibile rispondere a queste domande grazie a una ricerca coordinata da <strong>Alessio Mortelliti</strong>, docente di Ecologia al Dipartimento di Scienze della Vita dell&#8217;Università di Trieste.</p>
<p>Lo studio rappresenta la <strong>prima indagine sistematica mai condotta nel Comune di Trieste sulla presenza, la distribuzione e l&#8217;abbondanza dei mammiferi di media e grande taglia</strong>.</p>
<p>Un lavoro che colma una significativa lacuna nelle conoscenze del patrimonio naturale cittadino e mette a disposizione dati fondamentali per la tutela della biodiversità e la pianificazione del territorio.</p>
<p><strong>La ricerca è stata realizzata tra novembre 2025 e febbraio 2026</strong> utilizzando una metodologia completamente non invasiva basata sul fototrappolaggio.</p>
<p>Sono state installate <strong>156 fototrappole</strong>, organizzate in <strong>78 siti di monitoraggio</strong> distribuiti negli habitat naturali e periurbani del Comune, per un totale di oltre <strong>2.300 notti di osservazione</strong>.</p>
<p>Le telecamere, attivate automaticamente dal passaggio degli animali, hanno consentito di documentare la presenza della fauna senza interferire con il suo comportamento.</p>
<p>Complessivamente sono state rilevate <strong>18 specie di mammiferi</strong>, confermando l&#8217;elevato valore naturalistico del territorio triestino.</p>
<p>Tra le specie più diffuse il <strong>capriolo</strong>, il <strong>cinghiale </strong>e lo <strong>sciacallo dorato</strong>. Di particolare interesse i rilevamenti di <strong>gatto selvatico</strong> e <strong>puzzola</strong>, specie di rilevanza conservazionistica la cui presenza in un contesto così vicino alla città rappresenta un dato di grande valore scientifico.</p>
<p>Oltre a effettuare una <em>checklist</em> delle specie presenti, i ricercatori hanno elaborato, attraverso modelli statistici avanzati, le prime <strong>mappe della probabilità di presenza e dell&#8217;abbondanza delle diverse specie nei vari ambienti del territorio comunale</strong>, dalle aree forestali agli ambienti carsici, fino alle zone agricole e periurbane.</p>
<p>Queste informazioni permetteranno di comprendere meglio il rapporto tra fauna e <em>habitat</em> e di individuare le aree dove alcune specie risultano maggiormente concentrate.</p>
<p>&#8220;I risultati mostrano che Trieste ospita una comunità di mammiferi particolarmente ricca e diversificata&#8221;, spiega Alessio Mortelliti. &#8220;Non si tratta di un fenomeno legato ai cambiamenti climatici, ma della particolare posizione del territorio triestino, strettamente connesso dal punto di vista ecologico con il Carso e con le aree naturali della Slovenia. Questa continuità ambientale, insieme all&#8217;espansione dei boschi sul Carso negli ultimi decenni, ha favorito la presenza di numerose specie selvatiche anche vicino alla città&#8221;.</p>
<p>I dati raccolti costituiscono uno strumento prezioso per aggiornare le conoscenze sulla fauna del territorio comunale e potranno supportare le <strong>future attività di conservazione della biodiversità, la gestione faunistica e la pianificazione urbanistica e ambientale</strong> del Comune di Trieste.</p>
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		<title>Fluidodinamica: premio internazionale per Alfredo Soldati</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/fluidodinamica-premio-internazionale-per-alfredo-soldati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 10:31:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[premi]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il docente dell'Università di Udine riceverà a Seattle l’ASME Fluids Engineering Award. Premio in denaro devoluto in beneficenza</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Alfredo-Soldati.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/fluidodinamica-premio-internazionale-per-alfredo-soldati/">Fluidodinamica: premio internazionale per Alfredo Soldati</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Alfredo Soldati</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>UDINE – Il professor <strong>Alfredo Soldati</strong>, docente di Fluid Mechanics all’Università di Udine e alla Technische Universität Wien, è stato insignito dell’<strong><em>ASME</em></strong> <strong><em>Fluids Engineering Award</em></strong>, uno dei più prestigiosi riconoscimenti conferiti dall’American Society of Mechanical Engineers nel campo della fluidodinamica.</p>
<p>Istituito nel 1968 dalla Fluids Engineering Division e divenuto nel 1978 un premio ufficiale dell’intera ASME, il riconoscimento viene assegnato a studiosi che, nel corso della loro carriera, abbiano fornito contributi di particolare rilievo alla professione ingegneristica, distinguendosi nella ricerca, nell’attività professionale e nella didattica nel settore della fluidodinamica.</p>
<p>La cerimonia ufficiale di conferimento si terrà a Seattle, durante il congresso internazionale per il 100° anniversario della ASME Fluids Engineering Division, in programma dal 26 al 29 luglio 2026.</p>
<p>Nell’ambito dello stesso congresso, il professor Soldati terrà anche una relazione plenaria su invito davanti alla comunità internazionale degli studiosi del settore.</p>
<p>«Ricevere questo premio è per me un grande onore – dichiara <strong>Alfredo Soldati</strong> – perché arriva da una comunità scientifica internazionale alla quale sono profondamente legato e che ha avuto un ruolo importante nel mio percorso di ricerca. Lo considero anche un riconoscimento al lavoro svolto negli anni con molti colleghi, collaboratori e studenti, e al contributo che l’Università di Udine ha dato e continua a dare allo sviluppo della ricerca nel campo della fluidodinamica e dei flussi multifase».</p>
<p>Il professor Soldati ha inoltre deciso di devolvere integralmente il riconoscimento economico associato al premio a un’organizzazione benefica delle Nazioni Unite.</p>
<p>Alfredo Soldati è professore di Fluidodinamica all’Università di Udine e alla Technische Universität Wien, dove dirige l’Institute of Fluid Mechanics and Heat Transfer. Entrato all’Ateneo friulano come ricercatore nel 1993, è stato successivamente professore associato e professore ordinario.</p>
<p>Ha svolto attività di ricerca e insegnamento in istituzioni internazionali, tra cui la University of California at Santa Barbara, il Kavli Institute for Theoretical Physics, l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, l’Institut National Polytechnique di Toulouse e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.</p>
<p>La sua attività scientifica riguarda in particolare la fluidodinamica, la turbolenza e i flussi multifase, con applicazioni in ambito ingegneristico, ambientale e industriale.</p>
<p>Tra i riconoscimenti internazionali ricevuti figurano, oltre all’ASME Fluids Engineering Award 2026, il Freeman Scholar Award and Lecture dell’ASME, il Lewis F. Moody Award, il Robert T. Knapp Award, il Premio internazionale e Medaglia d’oro Panetti-Ferrari dell’Accademia delle Scienze di Torino.</p>
<p>È Fellow dell’American Physical Society e della European Society of Mechanics.</p>
<p>Dal 2019 è rettore del CISM – International Centre for Mechanical Sciences di Udine ed è co-Editor in Chief dell’International Journal of Multiphase Flow.</p>
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		<title>I detenuti imparano a realizzare gli scarpets carnici</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/i-detenuti-imparano-a-realizzare-gli-scarpets-carnici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 14:31:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[carnia]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[tolmezzo]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Corso di formazione all'interno della Casa circondariale di Tolmezzo, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza e il recupero degli antichi mestieri artigianali</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Creazione-delle-Suole.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/i-detenuti-imparano-a-realizzare-gli-scarpets-carnici/">I detenuti imparano a realizzare gli scarpets carnici</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>La creazione delle suole degli scarpets</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TOLMEZZO – La <strong>Fondazione Museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani”</strong> ha avviato, all’interno della <strong>Casa Circondariale di Tolmezzo</strong>, un corso di formazione articolato in moduli e dedicato alla realizzazione manuale delle solette degli originali <em>scarpets</em> carnici, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza e il recupero degli antichi mestieri artigianali.</p>
<p>L’iniziativa, nata all’interno del progetto <em>“Casa Gortani, tramandare il futuro. A scuola di scarpets e antichi mestieri delle eccellenze artigianali carniche”</em>, intende valorizzare la cultura come strumento di cambiamento e riscatto sociale.</p>
<p>Attraverso l’apprendimento di competenze artigianali, il progetto intende infatti offrire ai partecipanti un’opportunità di crescita personale e professionale, contribuendo al tempo stesso alla tutela e alla trasmissione di uno dei saperi più rappresentativi della tradizione carnica.</p>
<h3><strong>I partecipanti</strong></h3>
<p>Sono nove i partecipanti al laboratorio artigianale che, in questo primo modulo, avranno la possibilità di acquisire competenze specifiche nella realizzazione delle solette degli originali scarpets carnici e, in prospettiva, di contribuire alla produzione di solette su misura destinate alle artigiane che realizzano gli <em>scarpets</em> certificati con il marchio “Scarpetti”®.</p>
<p><em>«Siamo felici dell’avvio di questa attività che valorizza un’eccellenza artigianale del territorio montano della nostra regione come il progetto “Scarpetti, i scarpets de Cjargne”. Crediamo che la cultura e il saper fare tradizionale possano diventare strumenti concreti di inclusione e crescita personale. Per questo il progetto assume un significato particolare all’interno della Casa Circondariale, dove la formazione può contribuire a costruire nuove opportunità per il futuro. Ringrazio la dottoressa Irene Iannucci, Direttore della Casa Circondariale di Tolmezzo, insieme a tutta la Direzione e al personale per la collaborazione e la disponibilità dimostrate», </em>commenta <strong>Aurelia Bubisutti</strong>, presidente della Fondazione Museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani”.</p>
<h3><strong>Il primo modulo del laboratorio</strong></h3>
<p>Il primo modulo formativo prevede un corso di 30 ore, tenuto da due artigiane licenziatarie del marchio di certificazione “Scarpetti”®.</p>
<p>Il modulo si concentra sulla realizzazione interamente tramite cucitura a mano delle solette degli originali <em>scarpets</em> carnici.</p>
<p>I kit di strumenti necessari al lavoro sono forniti per la durata del corso dal Museo Carnico.</p>
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		<title>Premio “Il Mulino a Nordest”: vince Tommaso Petroni</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/premio-il-mulino-a-nordest-vince-tommaso-petroni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 13:13:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[cividale]]></category>
		<category><![CDATA[premi]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con una tesi di laurea su "Pinocchio" il cividalese si aggiudica il riconoscimento in memoria dello scrittore Emanuele Berni</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Tommaso-Petroni.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/premio-il-mulino-a-nordest-vince-tommaso-petroni/">Premio “Il Mulino a Nordest”: vince Tommaso Petroni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Tommaso Petroni</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>UDINE – Con una tesi di laurea magistrale da 110 e lode in Italianistica all’Università di Udine dedicata al “<em>Pinocchio</em>” di Carlo Collodi, <strong>Tommaso Petroni</strong> ha vinto il premio “<em>Il Mulino a Nordest</em>”, in memoria dello scrittore Emanuele Berni.</p>
<p>Il concorso, alla seconda edizione, attribuisce un riconoscimento del valore di 1.500 euro.</p>
<p>Il premio è promosso dall’associazione culturale “<em>Il Mulino a Nordest</em>” grazie alla generosa iniziativa della moglie di Berni, <strong>Alma Maraghini</strong>, in collaborazione con il Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’ateneo.</p>
<p>Quest’anno il bando era rivolto ai laureati magistrali in Italianistica dell’Università di Udine che avessero discusso una tesi riconducile al tema del fantastico e del realismo nella letteratura italiana.</p>
<h3><strong>Il vincitore</strong></h3>
<p>La tesi di laurea discussa da Tommaso Petroni, di <strong>Cividale del Friuli</strong>, è intitolata “<em>La metamorfosi di un burattino: “Pinocchio” e il problema della formazione</em>”.</p>
<p>Il lavoro ha avuto come relatrice <strong>Silvia Contarini</strong> e come correlatore <strong>Rodolfo Zucco</strong>.</p>
<p>Alla cerimonia di premiazione hanno partecipato, fra gli altri: il rettore <strong>Angelo Montanari</strong>; la promotrice del premio Alma Maraghini Berni; per l’associazione “Il Mulino a Nordest”, il presidente <strong>Aldo Peressa</strong> e la vice presidente, <strong>Laura Stringari</strong>, e, per il dipartimento, la direttrice <strong>Laura Borean</strong> e le docenti Silvia Contarini e <strong>Sara Cerneaz</strong>.</p>
<figure id="attachment_75269" aria-describedby="caption-attachment-75269" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75269" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Da-sinistra-Laura-Stringari-Alma-Maraghini-Tommaso-Petroni-Angelo-Montanari-Silvia-Contarini-Linda-Borean.jpg" alt="Da sinistra Laura Stringari Alma Maraghini Tommaso Petroni Angelo Montanari Silvia Contarini Linda Borean" width="800" height="520" title="Premio “Il Mulino a Nordest”: vince Tommaso Petroni 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Da-sinistra-Laura-Stringari-Alma-Maraghini-Tommaso-Petroni-Angelo-Montanari-Silvia-Contarini-Linda-Borean.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Da-sinistra-Laura-Stringari-Alma-Maraghini-Tommaso-Petroni-Angelo-Montanari-Silvia-Contarini-Linda-Borean-300x195.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Da-sinistra-Laura-Stringari-Alma-Maraghini-Tommaso-Petroni-Angelo-Montanari-Silvia-Contarini-Linda-Borean-768x499.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75269" class="wp-caption-text">Da sinistra Laura Stringari, Alma Maraghini, Tommaso Petroni, Angelo Montanari, Silvia Contarini, Linda Borean</figcaption></figure>
<h3><strong>Emanuele Berni</strong></h3>
<p>Fiorentino d’origine, ma friulano d’adozione, Emanuele Berni ha vissuto a Pagnacco. Ha collaborato con diverse riviste di storia fiorentina e ha vinto premi di poesia.</p>
<p>Ha pubblicato scritti sulla storia di Firenze, romanzi e racconti, fra cui “In nome del figlio”, uscito nel 2019.</p>
<h3><strong>I valutatori</strong></h3>
<p>La commissione giudicatrice era composta da Alma Maraghini Berni, Laura Stringari, Silvia Contarini e Sara Cerneaz.</p>
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		<title>Benessere psicologico degli adolescenti: nuova alleanza a Trieste</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/benessere-psicologico-degli-adolescenti-nuova-alleanza-a-trieste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Scarmignan]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 10:56:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato il report del primo anno del progetto "Your Place": una rete regionale di 15 partner, 4 spazi di ascolto psicologico, laboratori, educativa di strada e interventi integrati</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/your-place.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/benessere-psicologico-degli-adolescenti-nuova-alleanza-a-trieste/">Benessere psicologico degli adolescenti: nuova alleanza a Trieste</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Gli adolescenti raramente bussano alla porta di un servizio. Più spesso li si incontra nei corridoi di una scuola, in un parco, durante un laboratorio, in una comunità, lungo una strada.</p>
<p>Per questo, il primo anno di <strong><em>Your Place</em></strong> è stato soprattutto un esercizio di prossimità: costruire relazioni prima ancora che interventi, creare fiducia prima ancora che risposte.</p>
<p>Guidato da <strong>Lybra</strong>, il progetto ha dato vita a una rete composta da <strong>15 partner</strong> distribuiti sul territorio regionale: enti del Terzo Settore, scuole, enti di formazione, fattorie sociali, servizi sanitari, amministrazioni locali e comunità educative.</p>
<p>Una rete che ha coinvolto <strong>2 Ambiti territoriali</strong>, <strong>1 Azienda sanitaria</strong>, <strong>1 Centro di Salute Mentale</strong>, <strong>2 Comuni</strong>, <strong>3 presìdi educativi</strong>, <strong>una scuola secondaria di primo grado</strong>, <strong>due scuole secondarie professionali</strong> e <strong>due comunità per Minori stranieri non accompagnati (MSNA)</strong>.</p>
<p>Un sistema capace di mettere in comune competenze, esperienze e risorse per costruire risposte integrate ai bisogni degli adolescenti.</p>
<p>Nel corso del primo anno sono stati attivati <strong>4 spazi di ascolto psicologico</strong>, affiancati da <strong>3 laboratori dedicati agli adolescenti</strong>, <strong>2 percorsi teatrali</strong>, <strong>2 tirocini</strong>, interventi di educativa di strada, attività nei contesti scolastici e comunitari e percorsi di sostegno rivolti alle famiglie, con il coinvolgimento di <strong>3 gruppi di genitori</strong>.</p>
<p>Complessivamente sono stati <strong>60 i ragazzi raggiunti, agganciati o presi in carico</strong>, alcuni dei quali hanno beneficiato di interventi integrati e personalizzati che hanno coinvolto più servizi e professionalità.</p>
<p>Uno degli elementi distintivi del progetto è stato il lavoro sulle competenze dei professionisti. Sono stati coinvolti <strong>30 operatori</strong> in <strong>2 percorsi formativi</strong>, per un totale di <strong>28 ore di formazione</strong>, di cui <strong>16 ore accreditate ECM</strong>, affrontando temi come la salute mentale, l’identità di genere, le dipendenze, l’etnopsicologia, i disturbi alimentari, le life skills e l’educativa di strada.</p>
<p>Un investimento che ha rafforzato la capacità della rete di leggere i bisogni emergenti e costruire risposte condivise.</p>
<p>Dietro ogni attività c&#8217;è stato un lavoro di coordinamento e supervisione. L&#8217;equipe multidisciplinare, composta da <strong>7 psicologi e psicoterapeuti</strong>, <strong>3 educatori</strong>, <strong>2 supervisori</strong>, <strong>1 psichiatra</strong>, <strong>2 mediatori linguistico-culturali</strong>, <strong>1 pedagogista</strong>, <strong>5 docenti</strong> e <strong>4 formatori</strong>, ha lavorato in stretta connessione attraverso <strong>12 riunioni di coordinamento</strong>, <strong>12 riunioni di equipe</strong> e un percorso stabile di supervisione clinica e metodologica.</p>
<p>Ma il valore di questo primo anno non si misura soltanto nei numeri. Si ritrova nella capacità di costruire relazioni di fiducia, nella scelta di portare i servizi nei luoghi frequentati dai ragazzi, nella flessibilità degli interventi, nella continuità delle prese in carico e nella collaborazione tra realtà che, lavorando insieme, hanno dato vita a una vera comunità educante.</p>
<p>Le esperienze raccontate in questo report mostrano che il benessere psicologico degli adolescenti nasce dall&#8217;incontro tra ascolto, competenze e presenza sul territorio. Perché, come ci ha confermato questo primo anno di progetto, spesso sono proprio gli adolescenti a indicarci la direzione da intraprendere: ci invitano a entrare nei loro spazi, a condividere il loro tempo e a costruire con loro percorsi di crescita autentici.</p>
<p>Questo report racconta il primo capitolo di un cammino che proseguirà fino al 2028.</p>
<p><em>«</em><em>&#8220;Your Place&#8221; – </em><em>spiega</em><em> <strong>Roberta Milocco, </strong>presidente</em><em> di</em><em> LYBRA, società cooperativa sociale-Onlus – ha rappresentato per noi una sfida importante, avviata nel 2023 con la presentazione del nostro progetto e continuata nei due anni successivi impegnati nella sua valutazione e rimodulazione. Una volta chiuso questo processo abbiamo coinvolto il Comune di Trieste e l&#8217;Asugi, partner con cui collaboriamo quotidianamente e che hanno subito compreso le potenzialità di questa sfida e risposto con il nostro stesso entusiasmo. </em><em>Il partenariato costruito attorno al progetto è ampio e articolato, sia per il numero dei soggetti coinvolti sia per la loro diversa natura. Proprio questa ricchezza e complessità ha consentito di qualificare ulteriormente le numerose azioni previste, favorendo un&#8217;integrazione virtuosa tra risorse pubbliche e private. Un modello di collaborazione che riteniamo possa rappresentare un riferimento anche per iniziative future</em><em>».</em></p>
<p><em>«</em><em>Sono intervenuto in questa occasione – le parole di </em><strong>Stefano Chicco</strong>, direttore del Servizio Sociale del Comune di Trieste, che ha portato i saluti dell&#8217;assessore alle politiche sociali <strong>Massimo Tognolli</strong><em> – per vedere in faccia il motore pulsante del welfare cittadino. Questi progetti, questi laboratori, rappresentano un&#8217;occasione unica per sperimentare delle pratiche da restituire alla città in risposta ai suoi bisogni</em><em>»</em><em>.</em></p>
<p><em>«</em><em>Il benessere psicologico degli adolescenti – sottolinea </em><strong>Giulio Antonini</strong><strong>, direttore socio-sanitario di ASUGI (Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina) </strong><em>– rappresenta una priorità per il nostro sistema di welfare e il rapporto con il Terzo settore è fondamentale per affrontare questa sfida. State svolgendo un lavoro di grande valore: attraverso queste iniziative rafforziamo le modalità di collaborazione, accresciamo la capacità di progettare in modo innovativo e di attivare nuove risorse a favore della comunità</em><em>»</em><em>.</em></p>
<p><em>«</em><em>Quello con “Your Place” – </em>ricorda <strong>Alessia Norcio</strong>, responsabile del Servizio Salute mentale Giovani di ASUGI<em> – è stato un incontro fortunato, nato già nella fase di progettazione del percorso. Fin dall&#8217;inizio abbiamo individuato un terreno comune tra ente pubblico e privato sociale, fondato su principi come integrazione, sinergia e coprogettazione. La vera sfida è stata trasformare queste parole in azioni concrete, costruendo un modello di collaborazione autentico. Un ulteriore obiettivo è stato quello di lavorare fianco a fianco, valorizzando le rispettive competenze senza sovrapposizioni né invasioni dei diversi ambiti di pertinenza. Un equilibrio che ha permesso di offrire ai ragazzi risposte più efficaci e coordinate. Il progetto ha preso avvio in contesti non istituzionali, luoghi capaci di favorire l&#8217;incontro e la relazione con un target particolarmente delicato come quello adolescenziale. In questo lavoro, infatti, la relazione rappresenta l&#8217;elemento centrale: è un legame che richiede tempo per essere costruito. Gli adolescenti hanno bisogno di conoscere chi hanno di fronte, di comprenderne il ruolo e le intenzioni, prima di potersi fidare. È proprio su questa fiducia, coltivata con continuità nel corso dell&#8217;ultimo anno, che si è sviluppato il valore più significativo dell&#8217;intero percorso psico-educativo</em><em>»</em><em>.</em></p>
<p><em>«</em>Creare spazi di ascolto dove ragazzi e genitori possano sentirsi sicuri è anche il nostro compito, per cui avremo ampiamente modo di collaborare<em>»</em>, ribadisce <strong>Annalisa Castellano, </strong>Responsabile di PO ufficio di direzione, programmazione e controllo del Comune di Trieste.</p>
<p><em>«</em><em>Nel corso di quest&#8217;anno </em>– conclude <strong>Silvia Pontin</strong>, referente Lybra del progetto <em>Your Place </em>– <em>il progetto ha affrontato una sfida significativa: coniugare gli interventi di prevenzione con un numero crescente di situazioni che hanno richiesto vere e proprie prese in carico degli adolescenti, rispondendo a bisogni sempre più complessi ed emergenti. </em><em>La complessità organizzativa e operativa dell&#8217;iniziativa ha richiesto un costante coordinamento tra tutti i partner coinvolti, accompagnato da un&#8217;attenta attività di monitoraggio e rendicontazione, sia sul piano tecnico che su quello economico. L&#8217;intero percorso è stato sviluppato su solide basi scientifiche, attraverso l&#8217;applicazione di protocolli e metodologie validate e grazie a una supervisione psicologica continuativa, a garanzia della qualità degli interventi. Un ulteriore punto di forza è stato la costituzione di gruppi di lavoro altamente qualificati, che hanno assicurato continuità e coerenza alle attività nei territori di Trieste, Tarcento, Tricesimo, Udine e del Basso Isontino, consolidando una rete di collaborazione stabile e competente a favore degli adolescenti e delle loro comunità</em><em>»</em><em>.</em></p>
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