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	<title>Margherita Reguitti &#8211; imagazine.it</title>
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	<title>Margherita Reguitti &#8211; imagazine.it</title>
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	<item>
		<title>Le mule del drago</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:42:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il comitato goriziano delle Donne Operate al Seno ha acquistato una nuova imbarcazione per consentire a coloro che hanno subito l’intervento di dedicarsi a una disciplina sportiva con diversi benefici. In collaborazione con la Lega Navale di Monfalcone</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_aperturafiume-in-rosa.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/le-mule-del-drago/">Le mule del drago</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Le Maldobrie in azione sull’acqua</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Comitato di Gorizia dell’<strong>ANDOS </strong>(Associazione Nazionale Donne Operate al Seno), nasce nel 1986 per iniziativa del professor Giuseppe Alagni.</p>
<p>Questi era allievo del professor Piero Pietri che, a Trieste, alcuni anni prima aveva sostenuto il progetto di Luisa Nemez, insegnante e assessora, di fondare il <strong>Centro Riabilitazione Mastectomizzate</strong>.</p>
<p>Si svilupparono così un’idea e un protocollo innovativo di <strong>riabilitazione psicofisica delle donne operate al seno </strong>in Italia, sulla base dell’idea di prendersi cura del corpo per aiutarle, anche psicologicamente, a superare i problemi che, troppo spesso, si trovavano ad affrontare da sole.</p>
<p>Nel 2025 a Gorizia, Capitale europea della cultura, si è tenuto il 42° Congresso Nazionale ANDOS, che ha riunito tutti i comitati italiani per tre giorni di approfondimento e confronto sui temi centrali come la prevenzione personalizzata, il ruolo dell’intelligenza artificiale nello <em>screening</em>, il trattamento del carcinoma metastatico, le prospettive della chirurgia senologica e il diritto alla qualità della vita, con focus sul reinserimento lavorativo, la fragilità del sistema sanitario e l’etica nelle nuove tecnologie.</p>
<h3><strong>Le finalità e le attività principali</strong></h3>
<p>L’ANDOS svolge attività di informazione e promozione delle problematiche attinenti al cancro mammario per il pieno successo terapeutico insieme a quello funzionale, psicologico e sociale con l’obiettivo di ampliare la fascia di età, di personalizzarlo dopo la classificazione del rischio e di aumentarne l’adesione.</p>
<p>Promuove, inoltre, la prevenzione primaria e gli <em>screening </em>istituzionali per tutte le patologie oncologiche. Persegue il miglioramento della qualità di vita delle donne, anche con tumore metastatico, con ogni strumento e, in primis, con l’attivazione di percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali dedicati – PDTA. Sostiene l’attività fisica e sportiva, nonchè il corretto stile di vita, indispensabili per la riabilitazione psico-fisica.</p>
<h3><strong>Quale la filosofia</strong></h3>
<p>Aver colto l’importanza di fondare un gruppo di volontarie e volontari che si prendessero cura delle donne operate per tumore al seno dopo la loro dimissione dall’ospedale, comprendendo che la sofferenza non terminava con l’uscita dall’ospedale, ma che, anzi, con il rientro nell’ambito familiare prendevano forma altre sofferenze soprattutto psico-sociali che erano altrettanto gravi come lo stigma che condannava all’isolamento e alla solitudine.</p>
<h3><strong>La novità</strong></h3>
<p>Si decise di chiamare a far parte del gruppo le stesse donne operate negli anni precedenti trasformandole in “testimoni” viventi, capaci di superare molte difficoltà. Una reale iniezione di coraggio e di speranza che le sole parole dei medici non riuscivano a dare.</p>
<p>Si costituì così un primo gruppo di auto-mutuo aiuto tra donne che diede inizio alla storia del comitato ANDOS di Gorizia.</p>
<h3><strong>40 anni di esperienza</strong></h3>
<p>In questi anni i cambiamenti nel trattamento del tumore sono stati importanti e numerosi. Si è passati da interventi altamente demolitivi a quelli di oggi sempre più conservativi, con l’espandersi delle cure adiuvanti di tipo medico e radioterapico che hanno portato a percentuali di guarigione impensabili quarant’anni fa.</p>
<p>La malattia oggi fa molto meno paura, pur restando una diagnosi che fa riflettere profondamente la donna che ne viene interessata. È cambiata ad esempio la degenza: in passato non era mai inferiore alle due settimane e oggi si risolve in pochi giorni.</p>
<p>È cambiato il modo di fare volontariato, passando da una modalità spontaneistica a una regolata in modo legislativo molto preciso.</p>
<h3><strong>Le attività</strong></h3>
<p>Vanno dal supporto psicologico alla ginnastica dolce, dalle attività in piscina ai corsi di pittura e attività culturali.</p>
<p>Una delle attività più frequenti nei primi anni – la pressoterapia, per trattare il rigonfiamento del braccio – si è drasticamente ridotta sia perché i trattamenti chirurgici sono meno mutilanti sia perché è emersa una nuova attività.</p>
<figure id="attachment_73411" aria-describedby="caption-attachment-73411" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-73411" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_maldobrie-2.jpg" alt="low maldobrie 2" width="800" height="533" title="Le mule del drago 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_maldobrie-2.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_maldobrie-2-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_maldobrie-2-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_maldobrie-2-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_maldobrie-2-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-73411" class="wp-caption-text">In azione nelle acque di Monfalcone</figcaption></figure>
<h3><strong>Dragon Boat Maldobrie, una svolta nel dopo intervento</strong></h3>
<p>“<em>Vivi la vita</em>” è lo slogan che solcherà i mari sul “draghino” acquistato nell’autunno 2025 dall’ANDOS per la squadra di donne in rosa <strong>Maldobrie – Le mule del drago</strong>, grazie a un progetto di <em>crowdfunding </em>di Civibank sulla piattaforma Ideaginger.</p>
<p>Attualmente le Maldobrie hanno due barche in uso (un <em>dragon boat </em>da 20 posti di 12,50 metri di lunghezza e il nuovo acquisto da 10 posti).</p>
<p>Lo scafo del nuovo <em>dragon boat</em>, imbarcazione con testa e coda di drago, è di ultima generazione: in vetroresina, è lungo 9 metri, largo 1,14 metri, alto 55 centimetri e pesa 170 chilogrammi. Ospita 10 atlete, fra operate e simpatizzanti, più il timoniere a poppa e il tamburino a prua. Il progetto di <em>dragon boat </em>dell’ANDOS di Gorizia è iniziato nel 2018 con fini di riabilitazione post intervento, grazie alla tenace volontà di <strong>Alessandra Fiorini</strong>, fondatrice della squadra.</p>
<p>La pratica del <em>dragon boat </em>sovverte le teorie seguite fino a metà anni ’90 che imponevano alla donna operata di tumore al seno di non forzare la parte superiore del busto per il rischio di insorgenza del linfedema (un gonfiore debilitante e doloroso del braccio corrispondente alla zona dell’intervento).</p>
<p>Oggi, grazie agli studi nati in Canada, viene scelta proprio questa disciplina sportiva per allenare soprattutto la parte superiore del corpo, ottenendo brillanti risultati: il movimento delle donne in rosa, “tutte sulle stessa barca”, note anche come <em>Breast Cancer Survivor </em>o <em>Breast Cancer Paddlers</em>, si è in breve diffuso in tutto il mondo.</p>
<h3><strong>La squadra</strong></h3>
<p>Le Maldobrie sono composte sia da donne operate sia da sostenitrici.</p>
<p>La squadra pratica l’attività a <strong>Monfalcone</strong>, in mare e sul canale del Brancolo, con la collaborazione della locale <strong>Lega Navale</strong>. L’attività della squadra è iniziata con una pesante imbarcazione di legno ma lo scorso dicembre, grazie a una campagna di <em>crowdfunding</em>, è stato possibile acquistare il draghino “<strong>Maldobrie 3</strong>” per allenarsi e partecipare ad eventi organizzati da altre squadre in varie località.</p>
<p>In Friuli Venezia Giulia, oltre alle Maldobrie, è attiva la squadra Drago Rosa Burida in provincia di Pordenone.</p>
<p>L’auspicio è che si aggiungano presto altre compagini per condividere questa splendida avventura.</p>
<h3><strong>La realtà in Friuli Venezia Giulia</strong></h3>
<p>Attualmente in regione sono presenti sette comitati ANDOS che collaborano tra di loro, a livello nazionale e regionale, scambiandosi esperienze e risultati.</p>
<p>Guardando al futuro i progetti su cui impegnarsi sono la crescita dello <em>screening </em>mammografico, fondamentale per le diagnosi precoci, coinvolgendo anche le farmacie. Un obiettivo è anche formare figure esperte in <em>patient navigation</em>, servizio di supporto nell’orientarsi nel percorso di diagnosi e cura, facilitando l’accesso allo <em>screening </em>istituzionale e ai trattamenti.</p>
<p>Questo per raggiungere anche le cosiddette fasce nascoste, di donne attualmente escluse o che non partecipano ai programmi di screening.</p>
<p>Il <strong>Friuli Venezia Giulia </strong>presenta una <strong>incidenza </strong>di carcinoma mammario <strong>tra le più alte a livello nazionale</strong>, ma anche tassi di guarigione tra i più alti. Le donne con un passato di diagnosi di carcinoma mammario nella nostra regione sono circa 20mila.</p>
<h3>Contatti</h3>
<p>La sede del Comitato ANDOS di Gorizia è in via Scodnik n.1 (telefono 0481.530132, mail andosgorizia@gmail.com, pagine sui principali social media).</p>
<p>Il consiglio direttivo è composto da <strong>Rosa Benedetic</strong>, presidente, <strong>Pierangela Cellie</strong> e <strong>Adelino Adami</strong>, vicepresidenti, <strong>Kevin Cucit</strong>, tesoriere, <strong>Marialisa Birsa</strong>, <strong>Alessandra Metti</strong> e <strong>Clara Zuch</strong>, consigliere.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fle-mule-del-drago%2F&amp;linkname=Le%20mule%20del%20drago" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fle-mule-del-drago%2F&amp;linkname=Le%20mule%20del%20drago" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fle-mule-del-drago%2F&amp;linkname=Le%20mule%20del%20drago" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fle-mule-del-drago%2F&amp;linkname=Le%20mule%20del%20drago" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fle-mule-del-drago%2F&amp;linkname=Le%20mule%20del%20drago" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fle-mule-del-drago%2F&#038;title=Le%20mule%20del%20drago" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/le-mule-del-drago/" data-a2a-title="Le mule del drago"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_aperturafiume-in-rosa.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/le-mule-del-drago/">Le mule del drago</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Marco Pellegrini: una storia alla volta</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/marco-pellegrini-una-storia-alla-volta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 09:57:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un percorso di promozione alla lettura con protagonisti giovani studentesse e studenti che si rivolgono ai bimbi più piccoli: è la magia di Librilliamo, promossa dall’Associazione Centro Studium di Gorizia. Come ci racconta il suo presidente</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Libby-Farra-dIsonzo.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/marco-pellegrini-una-storia-alla-volta/">Marco Pellegrini: una storia alla volta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Marco Pellegrini durante un incontro di Librilliamo</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>A<strong> Gorizia </strong>si sta lavorando alacremente per gli ultimi dettagli della decima edizione di <em>Librilliamo</em>, F<strong>estival internazionale della letteratura per l’infanzia</strong>, promosso e realizzato dall’<strong>Associazione Centro Studium </strong>in collaborazione con il comitato cittadino della Croce Rossa, con l’AIC, Associazione italiana centri culturali, e con tanti altri attori pubblici e privati.</p>
<p>Titolo di questa edizione “<em>GO! LIM &#8211; GO! Librilliamo in Music</em>” per l’abbraccio di lettura e musica come strumenti di incontro, crescita e confronto, oltre le barriere nazionali e di diversità culturali, con appuntamenti in tutta la regione e all’estero.</p>
<p>La lettura portata anche a bambine e bambini con difficoltà, la lettura che unisce le generazioni e forma le cittadine e i cittadini di domani.</p>
<p><strong>Molto ricco il programma </strong>(tutti i dettagli su<span style="text-decoration: underline;"><strong> <a href="http://www.librilliamo.eu" target="_blank" rel="noopener">www.librilliamo</a>.eu</strong></span>) già iniziato nei giorni scorsi che <strong>proseguirà per tutto il 2026 </strong>con presentazioni di libri per l’infanzia, laboratori, storie animate, partecipazione di autori, musica, sport e tanto altro ancora.</p>
<p>Lo presentiamo in dialogo con il presidente dell’Associazione Centro Studium, <strong>Marco Pellegrini</strong>.</p>
<p><strong>Che cosa è il progetto <em>Librilliamo</em>?</strong></p>
<p>«Un percorso di promozione alla lettura che vede come protagonisti giovani studentesse e studenti che propongono letture ad alta voce di albi illustrati ai più piccoli, prestando particolare attenzione alle situazioni di fragilità e disagio sociale. Letture per bambini e bambine nelle scuole dell’obbligo e non solo, biblioteche, piazze e negli ospedali, in Italia e all’estero. Ad oggi abbiamo avuto l’opportunità di leggere a Budapest, a Nova Gorica, Pirano e in tutto il Triveneto. Grazie a <em>GO!2025 </em>avremo anche la straordinaria occasione di andare a leggere in Francia, a Bourges, Capitale Europea della Cultura 2028, in virtù della collaborazione instaurata con <em>INSPE’ de Lorraine Académie de Nancy-Metz</em>, che lo scorso anno ha visto la presenza a Gorizia di docenti e studenti francesi. Leggere è un modo per avvicinare generazioni attraverso un gesto semplice e sono proprio i più piccoli a insegnarci a guardare il mondo con occhi diversi. Come mi ha scritto pochi giorni fa una delle giovani che partecipa da diversi anni: “<em>Librilliamo per me è gioia perché porta un sorriso nelle giornate dei bambini e bambine ed anche nelle vite di noi ragazzi e ragazze</em>”».</p>
<p><strong>A chi si rivolge?</strong></p>
<p>«Si rivolge ai bambini nelle scuole dell’infanzia e primarie protagonisti di attività, coinvolgendo studenti delle scuole secondarie di secondo grado attraverso convenzioni di formazione scuola/lavoro con gli istituti scolastici. Numerosi sono anche i giovani universitari che, crescendo, decidono di proseguire il loro percorso in <em>Librilliamo</em>. La nostra forza sono le ragazze e i ragazzi che, se trovano una possibilità per esprimersi, oltre ad aderire con entusiasmo alle proposte di letture, hanno la creatività per ideare nuovi progetti che cerchiamo sempre di valorizzare».</p>
<p><strong>Quali le forme di attività?</strong></p>
<p>«Quest’anno abbiamo deciso di consolidare tutte le collaborazioni che abbiamo attivato durante questi anni di attività. Novità di questa edizione “<em>GO! LIM &#8211; GO! Librilliamo in Music</em>”, che abbiamo ideato insieme all’Istituto di Musica Glasbena šola di Nova Gorica, è quella di fondere le letture ad alta voce per i più piccoli assieme alla musica degli allievi della scuola di musica, attraverso l’interazione con campioni sportivi, grazie a una collaborazione con il CONI FVG. Contiamo sul supporto di diverse case editrici specializzate nella letteratura per l’infanzia, come Babalibri, con il coinvolgimento anche dell’Università di Trieste, del Litorale di Koper Capodistria, INSPE’ de Lorraine Académie de Nancy-Metz francese, di Peter Pazmany di Budapest e dello IUSVE di Mestre».</p>
<p><strong>Letture ad alta voce: a chi sono rivolti i progetti e con quali partecipanti?</strong></p>
<p>«Abbiamo iniziato a marzo accompagnati dagli allievi della Glasbena šola di Nova Gorica, ma saremo operativi per tutto l’anno, senza fermarci nemmeno durante le vacanze estive. Nel tempo abbiamo anche imparato a proporre letture plurilingue come quelle nei teatri o a Caorle, avvicinando i turisti utilizzando la loro lingua».</p>
<p><strong>Quali i principali appuntamenti?</strong></p>
<p>«Lo scorso 20 aprile al teatro Comunale Giuseppe Verdi di Gorizia si sono esibiti, oltre agli studenti di <em>Librilliamo</em>, anche l’Orchestra sinfonica dei giovani allievi della Glasbena šola di Nova Gorica, il Coro Slataper degli studenti dei licei di Gorizia e il Coro dei bambini della scuola primaria Sant’Angela Merici di Gorizia. Con loro sul palco campioni sportivi per un appuntamento indimenticabile. Poi tanti incontri nei quali grandi e piccini potranno ascoltare storie musicali e leggere albi illustrati delle migliori case editrici europee alla presenza di illustratori, autori ed editori, sia in Italia che in Slovenia. Tutti i dettagli aggiornati via via sono disponibili nel nostro sito <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.librilliamo.eu" target="_blank" rel="noopener">www.librilliamo</a>.eu </strong></span>e nelle pagine social».</p>
<p><strong>Quali le tappe del festival?</strong></p>
<p>«Oltre a Gorizia in teatro e alla libreria Faidutti per 3 letture animate, sicuramente saremo a Trieste, Udine, Majano, Romans d’Isonzo, Cormòns, Farra d’Isonzo, San Pier d’Isonzo, Gradisca d’Isonzo e a Nova Gorica in vari incontri, fra i quali alla Biblioteca France Bevk».</p>
<figure id="attachment_73354" aria-describedby="caption-attachment-73354" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-73354" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/a_Marco-Pellegrini.jpg" alt="a Marco Pellegrini" width="800" height="969" title="Marco Pellegrini: una storia alla volta 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/a_Marco-Pellegrini.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/a_Marco-Pellegrini-248x300.jpg 248w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/a_Marco-Pellegrini-768x930.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-73354" class="wp-caption-text">Marco Pellegrini</figcaption></figure>
<p><strong>Qual è la periodicità dell’attività di formazione per educatori? </strong></p>
<p>«La formazione con cadenza settimanale verte sulle tecniche di lettura ad alta voce, sulla conoscenza degli albi illustrati per imparare a selezionarli in base alle fasce di età. Ma anche su come condurre l’attività di gruppi numerosi di bambini. Capita sempre più spesso che organizziamo letture alla presenza di 60-70 bambini».</p>
<p><strong><em>Librilliamo </em>ha visto anche un’esperienza nell’Ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste, ce ne parla?</strong></p>
<p>«Nel 2017 abbiamo avuto l’occasione di leggere ai bambini degenti al Burlo e, negli anni successivi, di allestire alcune mostre nella corsia degli ambulatori. Ultimamente ho avuto la grande opportunità di proporre un percorso di formazione all’interno dell’Ospedale di Monfalcone per alcune utenti del SSD &#8211; Disturbi del comportamento alimentare, ma anche di realizzare delle letture nel reparto di pediatria. In questo caso il progetto è promosso e curato dal nosocomio e ritengo abbia enormi potenzialità».</p>
<figure id="attachment_73355" aria-describedby="caption-attachment-73355" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-73355" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Librilliamo-Ungheria.jpg" alt="Librilliamo Ungheria" width="800" height="529" title="Marco Pellegrini: una storia alla volta 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Librilliamo-Ungheria.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Librilliamo-Ungheria-300x198.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Librilliamo-Ungheria-768x508.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Librilliamo-Ungheria-391x260.jpg 391w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-73355" class="wp-caption-text">L’esperienza di Librilliamo in Ungheria. Il progetto GO!LIM è stato recentemente finanziato con scorrimento del Bando 03/2025 &#8211; Fondo per Piccoli Progetti GO! 2025, gestito dal GECT GO e finanziato dal Programma di Cooperazione Interreg VI-A Italia-Slovenia</figcaption></figure>
<p><strong>Quali emozioni riporta da questa esperienza?</strong></p>
<p>«Un giorno qualcuno ci ha chiesto la differenza tra le letture ai bambini a scuola e a quelli in ospedale. Non dimenticherò mai la risposta di uno dei ragazzi di <em>Librilliamo</em>: “<em>Non c’è nessuna differenza: sono tutti dei bambini</em>”. È questo lo spirito che ci muove. Nel tempo abbiamo capito che leggere un libro a un pubblico di bambini serve più a chi legge, e questa è stata anche la più grande scoperta. Perché, prendendo a prestito una frase di una ragazza durante un evento: “<em>Possiamo costruire un mondo più bello una storia alla volta</em>”».</p>
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		<title>Eleonora Cedaro: cambiare vita</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/eleonora-cedaro-cambiare-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 10:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[impresa]]></category>
		<category><![CDATA[moggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=71477</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per nove anni ha lavorato nella direzione commerciale di una multinazionale. Poi, andando al lavoro in una mattina di sole comprese di non voler più trascorrere così le sue giornate. Iniziando a dedicarsi alla progettazione culturale. «Una scelta difficile. Ma una volta fatta non lascia dubbi o rimpianti»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowa_ritratto-ph.-C.-E.-Shanta.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/eleonora-cedaro-cambiare-vita/">Eleonora Cedaro: cambiare vita</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Eleonora Cedaro (ph. Caterina Erica Shanta)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da<strong> Moggio Udinese </strong>ai palchi dei teatri d’avanguardia di <strong>New York</strong>, per poi ritornare con un bagaglio di esperienze di alto livello manageriale e creativo nella sua regione.</p>
<p>La storia di <strong>Eleonora Cedaro </strong>è emblema di come passione, competenze e visioni in continua evoluzione prendendo linfa da radici profonde, possano diventare professione e strumenti di crescita culturale e sociale.</p>
<p>Ecco il suo racconto fatto di scelte coraggiose come lasciare un sicuro posto di lavoro per seguire le proprie aspirazioni, impegnandosi per fare di un sogno una realtà condivisa.</p>
<p><strong>Lasciare il certo per il possibile, com’è maturata la scelta?</strong></p>
<p>«Ero appena rientrata in Italia dopo aver lavorato in teatro a New York per un anno e mezzo. Un’importante multinazionale mi selezionò proponendomi di lavorare per la direzione commerciale. Dissi di sì a cuor leggero, pensando “mi faccio qualche mese di esperienza e poi riparto”. Invece rimasi per quasi 9 anni. Nessun rimpianto, né per aver lasciato né per esserci rimasta così a lungo: ho imparato moltissimo e mi rendo conto che quell’esperienza è stata fondamentale per poter impostare tutto quanto è seguito. Ho sempre saputo che il lavoro che aveva le caratteristiche del “certo” per me era di passaggio».</p>
<p><strong>Quale la molla?</strong></p>
<p>«Una bella mattina di sole di metà febbraio stavo andando in ufficio e ricordo esattamente di aver pensato che non volevo passare la vita a fare un lavoro che non mi interessava. Avevo 33 anni».</p>
<p><strong>Da cosa deriva la scelta di dedicarsi all’arte contemporanea, spaziando in linguaggi diversi dopo il teatro?</strong></p>
<p>«Non sono certa di occuparmi di arte contemporanea, penso piuttosto di avere uno sguardo necessariamente multidisciplinare e sinceramente curioso nella progettazione culturale, specificatamente nell’ambito dello spettacolo dal vivo. La mia formazione è molto legata alle esperienze delle neoavanguardie del secondo Novecento, perciò mi è impossibile pensare per “compartimenti stagni”. Arti visive, teatro, musica <em>performance</em>, danza sono sempre stati linguaggi che hanno necessariamente aperto uno all’altro».</p>
<p><strong>Com’è nato il Festival Ephemera della Cultura Immateriale?</strong></p>
<p>«Gli <em>ephemera </em>sono frammenti che raccontano il processo, la genesi, la persistenza e la pragmatica dell’accadimento artistico, culturale e umano. È un’idea che ho avuto assieme a Michela Lupieri nel 2022 e che abbiamo realizzato assieme a Rachele D’Osualdo che attualmente guida il festival assieme a me. Stavamo uscendo dal periodo post pandemico e abbiamo colto l’opportunità che, devo dire con grande lungimiranza, la Regione diede agli operatori culturali per rilanciare le attività in presenza. Volevamo raccontare il contemporaneo partendo dai luoghi del territorio, proponendo una fruizione collettiva, consapevole, non d’assalto. Grazie a una rete di partner prestigiosi, da Trieste Contemporanea a Vigne Museum di Rosazzo, passando per Palazzo Lantieri a Gorizia, Prato D’Arte Marzona di Verzegnis, abbiamo fatto attraversare i luoghi del contemporaneo, inconsueti e spesso sconosciuti, a un pubblico ampio e variegato che ne ha così scoperto l’incredibile valore artistico e naturalistico, oltre alla libera fruibilità in un calendario di eventi di musica, danza, teatro e arti visive».</p>
<p><strong>I vostri progetti hanno anche a che fare con la memoria?</strong></p>
<p>«Non penso sia possibile fare cultura senza memoria. Cultura è colĕre «coltivare»: i frutti sono il risultato di un’azione pregressa di semina. L’importante, secondo me, è che memoria non diventi nostalgia».</p>
<p><strong>Le sue radici raccontano che il piccolo geograficamente, ma forte per tradizioni e cultura, dialoga con il grande…</strong></p>
<p>«Penso che il piccolo serva “a prendere le misure” per il grande, e che insegni a concentrarsi molto bene sui dettagli. Sono anche convinta che la parte migliore del grande sia, in realtà, il suo essere rete e cassa armonica di tanti piccoli».</p>
<p><strong>Quali sono i progetti di cui va maggiormente fiera con il gruppo che ha fondato?</strong></p>
<p>«Senza dubbio <em>Ephemera</em>, programma sperimentale aperto a tutti, rivolto alle comunità che abitano i luoghi, alle persone curiose di tutte le età e nazionalità in un approccio inclusivo e libero alla cultura. E poi <em>PerForm</em>, ideato con Gary Brackett, spazio fisico di un progetto culturale e sportivo che abbiamo realizzato per essere bello, accogliente accessibile, internazionale, convintamente non profit. Accoglie ogni giorno dell’anno le proposte dedicate alle discipline del corpo per soci praticanti ma è anche luogo di progettazione, spazio di ricerca e di messa in prova, partner progettuale e punto di riferimento sul territorio. Anche se, a dirla tutta, quello che mi rende particolarmente fiera sono proprio i gruppi con cui porto avanti questi progetti: lavorare bene collettivamente secondo me, specialmente oggi e in contesti extra istituzionali, è davvero qualcosa per cui andare fieri».</p>
<p><strong>Dai numeri della multinazionale alla passione e bellezza, dal far <em>business </em>alla sperimentazione condividendo contenuti, valori e</strong><strong> cultura. Un passaggio possibile anche a livello di sostenibilità di reddito?</strong></p>
<p>«Chi lavora nella cultura guadagna troppo poco e lavora in condizioni contrattuali spesso non eque. Diciamolo sempre e continuiamo a pretendere che cambi. Penso che la principale ragione stia nel fatto che l’arte è ancora ingiustamente condannata al “dopolavorismo” nonostante ci siamo tantissime persone brave, preparate e titolate. Ritengo stia pian piano cambiando, anche grazie alla presa di coscienza di chi lavora in questi settori – e cito AWI Art Workers Italia, la prima associazione, autonoma e apartitica, nata con l’obiettivo di dare voce a chi lavora nell’arte contemporanea in Italia. Cambia troppo lentamente e con una vergognosa disuguaglianza in termini di genere e di generazione. Tornando alla domanda: la risposta è sì, ma con tantissimi sacrifici non giustificati».</p>
<figure id="attachment_71479" aria-describedby="caption-attachment-71479" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-71479" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg" alt="lowz 03 Ephemera ph. C. E. Shanta" width="800" height="534" title="Eleonora Cedaro: cambiare vita 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-768x513.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71479" class="wp-caption-text">Eleonora Cedaro durante un evento al Vigne Museum (ph. Caterina Erica Shanta)</figcaption></figure>
<p><strong>Come sono cambiati i compagni di viaggio nella vita di lavoro?</strong></p>
<p>«Secondo me in meglio. Si impara a scegliere, si diventa più maturi e professionalmente più preparati. Oggi i miei colleghi sono innanzitutto colleghe, spesso coetanee o poco più grandi. Mi dispiace non riuscire a lavorare maggiormente con persone più giovani di me, penso sia molto arricchente e stimolante per tutti».</p>
<p><strong>Conosce altre persone che hanno cambiato vita?</strong></p>
<p>«Sì, specialmente dopo la pandemia e soprattutto donne. È una scelta difficile, lo è sempre. Ma una volta fatta non lascia dubbi o rimpianti per “il certo” che certo, in fondo, non è».</p>
<p><strong>Quanto ha contatto il sostegno della famiglia?</strong></p>
<p>«Moltissimo perché mi ha lasciata libera di essere responsabile delle mie scelte: non mi ha mai né spinta né contrastata e, soprattutto, pur essendo nata in un piccolo paese, mi ha da subito insegnato che il mondo è grande e capire cosa e come scegliere passa anche per la conoscenza del mondo».</p>
<p><strong>Un sogno da realizzare?</strong></p>
<p>«Lavorare facendo ciò in cui credo, con persone che stimo, preferibilmente non per intrattenere il pubblico delle grandi città».</p>
<figure id="attachment_71478" aria-describedby="caption-attachment-71478" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-71478" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg" alt="lowz 05 Ephemera ph. C. E. Shanta" width="800" height="534" title="Eleonora Cedaro: cambiare vita 5" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-768x513.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71478" class="wp-caption-text">Cedaro in centro nella foto mentre spiega un allestimento artistico (ph. Caterina Erica Shanta)</figcaption></figure>
<p><em>Eleonora Cedaro si occupa di organizzazione e management culturale, sviluppo progetti di performing arts, ricerca e pratiche del corpo. Ha collaborato con il Teatro Miela di Trieste, curando Satierose, rassegna multidisciplinare dedicata a Erik Satie. Insieme al regista e attore Gary Brackett ha fondato sempre nel capoluogo giuliano PerForm, centro di arti performative, seminari internazionali, unendo somatica, comunità e ricerca. Dal 2022 collabora con l’Associazione Etrarte e dirige Ephemera.Festival di Cultura Immateriale, curandone con Rachele D’Osualdo progetti di arte di comunità, ricerca storica ed etnografica e sviluppo del territorio, in particolare in aree interne e montane.</em></p>
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		<title>Andrea Bellavite: già e non ancora</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/andrea-bellavite-gia-e-non-ancora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 10:34:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[aquileia]]></category>
		<category><![CDATA[cammino]]></category>
		<category><![CDATA[go2025]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[slovenia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel suo ultimo libro “Due città in una” ha sviscerato i temi fondanti della prima Capitale europea transfrontaliera della cultura. Perché Gorizia e Nova Gorica hanno piantato un seme destinato a crescere. «Ma un ruolo fondamentale lo ricoprirà Aquileia»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_a_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-3.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/andrea-bellavite-gia-e-non-ancora/">Andrea Bellavite: già e non ancora</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Andrea Bellavite all&#8217;interno della Basilica di Aquileia (ph. Mattia Vecchi)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>AQUILEIA –<strong> Andrea Bellavite</strong>, nato a Verona, risiede a Gorizia dal 1968, è giornalista, teologo, scrittore, convinto pacifista, viandante e direttore della Fondazione “Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia”.</p>
<p>Gli abbiamo chiesto una prima riflessione all’indomani di <em>GO! 2025</em>.</p>
<p>«La capitale europea della cultura – confida – è stata un’occasione straordinaria per comprendere in modo nuovo cosa significhi vivere in questo drammatico e affascinante territorio. Il messaggio è molto potente: un luogo in cui il nazionalismo e il razzismo hanno esasperato le conseguenze di ben due guerre mondiali, oggi viene additato all’Europa e al mondo come esempio di armonia, solidarietà e condivisione».</p>
<p><strong>Ora come continuare o da dove ripartire per non vanificare gli aspetti positivi di questo storico evento?</strong></p>
<p>«La parola chiave è insieme, <em>skupaj</em>. Pensarsi come un’unica realtà, quella che a me piace chiamare, con il duale sloveno, <em>Gorici</em>, forzando la grammatica “la due Gorizia”. Tutte le categorie sociali, culturali e produttive si devono incontrare e progettare insieme il futuro. È dunque indispensabile che si investano tempo ed energie per superare l’ostacolo delle diverse lingue, che ancora permane e in parte condiziona soprattutto la componente italiana».</p>
<p><strong>Quali aspetti positivi di superamento delle cesure storiche ha evidenziato <em>GO! 2025</em>?</strong></p>
<p>«Il momento in cui si è capito le potenzialità del territorio è stata l’inaugurazione. Per la prima volta tutti non si sono sentiti appartenenti a una parte o all’altra, ma felici di essere protagonisti di una nuova storia, dove ciascuno – anche gli immigrati da altre nazioni e continenti – si è sentito a casa propria, offrendo all’altro la bellezza della propria specificità. Credo sia stato il classico “già e non ancora”: già, perché si è dimostrato che è possibile superare i fantasmi del passato; non ancora, perché i passi da compiere per portare a normalità sono ancora tanti e lunghi».</p>
<p><strong>Quali invece i settori e i sentimenti su cui lavorare e migliorare, soprattutto pensando ai giovani?</strong></p>
<p>«C’è da pensare a un comune sistema scolastico, recuperando idee come quella del liceo internazionale di Celovec/Klagenfurt, dove gli insegnamenti sono in tre lingue. Inoltre è da potenziare il rapporto tra le università italiane e slovene, pensando alla creazione di nuovi posti di lavoro, valorizzando l’area di Centro Europa nella quale abitiamo, anche attraverso la conoscenza e l’ampliamento delle positive e ancora poco conosciute esperienze aziendali di nuova generazione, già presenti nelle Valli dell’Isonzo/Soča e del Vipacco/Vipava».</p>
<p><strong>Quale il ruolo di Aquileia, città patrimonio UNESCO, da un punto di vista storico-culturale?</strong></p>
<p>«La città di Aquileia, grazie soprattutto al coordinamento impresso da Fondazione Aquileia, sta assumendo un’importanza che definisco planetaria grazie alla straordinaria tradizione storica sintetizzata dai musei, zone archeologiche e ovviamente dalla Basilica. Sia sul piano simbolico che su quello sociale e politico, Aquileia è già adesso un importante punto di riferimento, ma non per anacronistiche rivendicazioni provincialistiche legate alla riesumazione di una Contea confinata nei meandri del passato. Potrebbe invece essere un’anima vivente – sul piano culturale e su quello dell’ispirazione spirituale e artistica – di un immenso spazio europeo dall’Ungheria alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia, dalla Serbia alla Croazia e alla Slovenia, dall’Austria all’Italia del nord».</p>
<p><strong>Quali i progetti della Fondazione SO.CO.B.A. nel 2025?</strong></p>
<p>«Abbiamo quattro grandi progetti in corso: “<em>Basilica per tutti</em>”, sostenuto dalla Regione, come luogo di arte e cultura accessibile a tutte le categorie di persone, oltre le disabilità. “<em>Polyverse</em>” rientra nel progetto Europa Creativa, è centrato sulla valorizzazione del dialogo interreligioso attraverso la conoscenza di alcuni importanti luoghi d’arte cattolici, protestanti, ebrei e islamici, attraverso l’esperienza della musica. C’è poi un progetto di accessibilità digitale, in partenariato con il Comune di Nova Gorica e altri partner. Infine il Cammino da Aquileia a Sveta Gora nell’ambito dei progetti di <em>GO! 2025</em>».</p>
<figure id="attachment_71352" aria-describedby="caption-attachment-71352" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-71352" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-7.jpg" alt="low andrea bellavite Mattia Vecchi 7" width="800" height="722" title="Andrea Bellavite: già e non ancora 6" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-7.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-7-300x271.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-7-768x693.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71352" class="wp-caption-text">Andrea Bellavite lungo il cammino da Aquileia a Sveta Gora (ph. Mattia Vecchi)</figcaption></figure>
<p><strong>Quali saranno messi in cantiere nel 2026?</strong></p>
<p>«Oltre a continuare quelli indicati, siamo impegnati a far tutti partecipi di quanto la Basilica e l’intera Aquileia siano patrimonio dell’umanità senza esclusioni».</p>
<p><strong>Fra le sue numerose pubblicazioni molte riguardano il cammino, fisico e mentale, un <em>modus vivendi </em>spirituale e laico. Cosa significa camminare?</strong></p>
<p>«Il cammino è l’espressione del desiderio di sopravvivere. Camminano i migranti per poter superare il rischio della morte in guerra o per fame, veri “pellegrini” del nostro tempo, che affrontano pericoli e rischi enormi per trovarsi spesso una porta sbattuta in faccia dall’opulento Occidente. E camminiamo noi, fisicamente o anche mentalmente, per recuperare il senso della vita. Il boom dei cammini evidenzia la necessità di ritrovare un modo più “naturale” per vivere, imparando a riconoscere gli altri che incontriamo e salutiamo, ritrovandoci anche con noi stessi».</p>
<p><strong>La Regione, da sempre multiculturale e multilinguistica, dove dovrebbe volgere lo sguardo? In cosa investire?</strong></p>
<p>«Avere coscienza della centralità del Friuli Venezia Giulia nello scacchiere europeo e mondiale significa stringere legami sempre più forti con la Slovenia e l’Austria, per riprendere il progetto di Euroregione, incrocio tra Corridoio 5 Lisbona-Mosca e asse Capodistria/Koper-Amburgo. Serve inoltre una maggiore attenzione verso i più deboli e poveri con particolare sensibilità agli anziani nelle case di riposo e nella società».</p>
<p><strong>Un suo sogno per il 2026.</strong></p>
<p>«Scrivere un romanzo per raccontare con un linguaggio simbolico, semplice e avvincente, le esperienze spirituali, politiche, sociali e artistiche che hanno caratterizzato la mia esistenza. Ho la sensazione di avere un importante messaggio di speranza da trasmettere e vorrei proprio riuscirci».</p>
<figure id="attachment_71353" aria-describedby="caption-attachment-71353" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-71353" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-9-768x1024.jpg" alt="low andrea bellavite Mattia Vecchi 9" width="640" height="853" title="Andrea Bellavite: già e non ancora 7" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-9-768x1024.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-9-225x300.jpg 225w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-9-300x400.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-9.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-71353" class="wp-caption-text">(ph. Mattia Vecchi)</figcaption></figure>
<p><em>Andrea Bellavite è stato sindaco di Aiello del Friuli, dove fu parroco dal 1990 al 1995. Ha ideato e partecipato alla fondazione dell’Iter Aquileiense, da Aquileia al Monte Lussari, e dell’Iter Goritiense, da Aquileia a Sveta Gora. È direttore della Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia, ha ricevuto la targa di benemerenza di Mestna občina Nova Gorica, per le parole e le azioni svolte a favore della convivenza tra popoli, lingue e culture. È titolare del blog giornalistico <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://storieviandanti.blogspot.com" target="_blank" rel="noopener">storieviandanti.blogspot.com</a></span></em></p>
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		<title>L&#8217;amore secondo Goldoni, più attuale che mai</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/lamore-secondo-goldoni-piu-attuale-che-mai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 10:48:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Successo di pubblico a Cervignano per lo spettacolo "Gli innamorati", per l’adattamento e regia di Roberto Valerio</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/GLI-INNAMORATI-2-1.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/lamore-secondo-goldoni-piu-attuale-che-mai/">L&#8217;amore secondo Goldoni, più attuale che mai</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>(ph. Filippo Venturi)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – “<em>Sono innamoratissimi, ma sono tutti e due puntigliosi. Mia sorella è sofistica. Fulgenzio è caldo, intollerante, subitaneo. Insomma si potrebbe fare sopra di loro la più bella commedia di tutto il mondo</em>”.</p>
<p><strong>Carlo Goldoni </strong>pensa che l’amor litigarello e fidanzati fumantini reggano bene una commedia di successo, e lo fa dire al suo personaggio Flamminia, vedova assennata e saggia nella commedia “<em>Gl&#8217;innamorati</em>” scritta nel 1759 a Bologna, in viaggio da Roma a Venezia.</p>
<p>L’opera è andata in scena al Teatro Pasolini di Cervignano per l’adattamento e regia di <strong>Roberto Valerio</strong><strong>, </strong>produzione della<strong> Contrada Teatro Stabile di Trieste, Accademia Perduta/Romagna Teatri e La Pirandelliana. </strong></p>
<p>Sul palco, molto apprezzati dal pubblico generoso di applausi, <strong>Claudio Casadio, Loredana Giordano, Valentina Carli, Leone Tarchiani, Maria Lauria, Lorenzo Carpinelli, Damiano Spitaleri, Alberto Gandolfo</strong><strong>.</strong></p>
<p>Un allestimento contemporaneo per costumi e enfasi recitativa che coglie l’obiettivo del maestro commediografo della Serenissima: “<em>Specchiatevi, o giovani, in questi Innamorati ch’io vi presento; ridete di loro, e non fate che si abbia a rider di voi”.</em></p>
<p>Due giovani, Eugenia, di famiglia nobile decaduta, e Fulgenzio, rampollo della ricca borghesia milanese. Si amano con passione e intenti di fedeltà eterna, ma la folle gelosia di lei mette in moto ripicche, furibonde liti, alternate a dolci riappacificazioni e languidi desideri.</p>
<p>Una trama veloce, sorprendete e normale, attuale, nella sua assurdità.</p>
<p>Ma questo è l’amore in ogni tempo e il tema è davvero fra i più umani e contemporanei. Con loro una galleria di personaggi che cercano di appianare gli animi bellicosi, riuscendoci ora si, ora no. Caratteri universali come universale e senza tempo è il teatro di Carlo Goldoni che anche a Cervignano ha divertito e fatto riflettere il pubblico.</p>
<p>Prossimo appuntamento con la prosa il 4 febbraio con “<em>Pazza</em>” di Tom Topor, in scena <strong>Vanessa Gravina</strong> e <strong>Nicola Rignanese</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;anima della Carnia sul palco del Pasolini</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/lanima-della-carnia-sul-palco-del-pasolini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Dec 2025 16:18:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[concerti]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Applausi ed emozioni per il concerto di Nicole Coceancig, una delle voci emergenti più ispirate e libere in Italia</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Nicole_Coceancig_02.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/lanima-della-carnia-sul-palco-del-pasolini/">L&#8217;anima della Carnia sul palco del Pasolini</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Nicole Coceancig</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Come ci si sente, Maria,</em> <em>/ quando la gente si allontana</em> <em>/ ognuno ti tiene lontano,</em> <em>/</em> <em>ti manda via?</em> <em>/</em> <em>Come ci si sente, Maria?</em>”</p>
<p>Sono parole del brano “<em>Silos</em>”, scritte e interpretate in carnico dalla cantautrice <strong>Nicole Coceancig</strong> sul palco del Teatro Comunale “P.P. Pasolini” di Cervignano durante il concerto “<em>Zohra</em>”, anche titolo del concept album, prodotto da NOTA<strong>, </strong>che ha festeggiato così il primo anno di vita.</p>
<p>“A 2025 anni di distanza – ha commentato l’artista leggendo anche uno stralcio dal Vangelo di Luca – si ripete quanto già accaduto a Betlemme. Ieri nessuno offrì un tetto a una donna che stava per partorire, così Maria diede alla luce Gesù in una stalla. Oggi si ripete la stessa storia con quanti scappano dalla guerra e dalla carestia, per loro non c’è posto alla fine della rotta Balcanica se non in luoghi immondi come il Silos di Trieste”.</p>
<p>Sul palco l’artista, cantastorie dal fisico minuto e dalla voce potente, ha coinvolto tenendo alta e costante l’attenzione del pubblico non solo con la forza della sua musica e dei suoi testi, ma anche con le parole chiare e dirette nello spiegare l’origine e il significato del suo lavoro.</p>
<p>“<em>Zohra</em>” racconta la storia di una ragazza quattordicenne che fugge dal Pakistan, travestita da uomo, arrivando in Carnia. Il suo sogno è di conquistare il riscatto dalla sottomissione, la libertà e l’emancipazione.</p>
<p>Un viaggio pieno di pericoli e umiliazioni, dolore e sofferenza che viene con feroce ironia chiamato dai migranti <em>The Game</em>, il gioco nel quale si può perdere tutto, anche la vita.</p>
<p>“<em>E ti prego, Dio / ricorda tu il mio nome / e dì alla mia mamma / che la sua forza, almeno quella, / ce l’ho ancora</em>”.</p>
<p>Otto brani in carnico dai ritmi evocativi di paesi lontani, note e sonorità che oltre le parole danno corpo a emozione e sentimenti laceranti di tenace attaccamento alla vita e di dolce poesia possibile nella sofferenza della carne.</p>
<p>Ottimi i musicisti sul palco con la cantante e chitarrista Nicole Coceancig:<strong> Leo Virgili</strong>, chitarra e voce, <strong>Mirco Tondon</strong>, contrabbasso, <strong>Pietro Sponton</strong>, percussioni, <strong>Alvise Nodale</strong>, bouzouki e tastiera.</p>
<p>Durante il concerto sono stati eseguiti anche “<em>Il tango della femminista</em>” e un pezzo a cappella della tradizione carnica. Entusiastici gli applausi del pubblico per tutti, in particolare per la Coceancig, oggi una delle voci emergenti più ispirate e libere in Italia, vincitrice del XXVII Premio Ciampi e primo premio del pubblico e seconda classificata per la giuria internazionale al festival europeo della canzone in lingua minoritaria SUNS Europe.</p>
<p>Prossimo appuntamento al Comunale “Pasolini” di Cervignano sabato 27 con la FVG Orchestra nel “Galà di fine anno dell’operetta e del musical”, concerto per voci e grande musica da Johann Strauss a Franz Lehár e tanti altri.</p>
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		<title>Conservare il futuro</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/conservare-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2025 16:17:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[audiovisivo]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[pinzano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vive tra Roma e gli Stati Uniti, ma per Ferdinando Vicentini Orgnani il Friuli è la base stabile del mondo. Dove torna non appena gli è possibile</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/a_Sucre-Boliviai.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/conservare-il-futuro/">Conservare il futuro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Ferdinando Vicentini Orgnani (ph. Sucre Boliviai)</em></span></p>
<p>La famiglia del nonno paterno Vicentini è di Camino, in provincia di Udine. Il doppio cognome è il risultato dell’adozione del nonno da parte del fratello di sua madre, così al cognome del padre si è aggiunto Orgnani. La madre Margherita Basaglia è veneziana, cugina del celebre psichiatra Franco, e vive a Spilimbergo dove abita anche il fratello Alessandro.</p>
<p>Il regista, sceneggiatore e scrittore <strong>Ferdinando Vicentini Orgnani </strong>dal 1982 vive fra Roma e gli Stati Uniti, con parentesi anche lunghe in Russia, Messico, Brasile, Sud Africa, Kenia e Bolivia, ma ha sempre mantenuto la residenza in Friuli.</p>
<p>A <strong>Valeriano</strong>, frazione di <strong>Pinzano al Tagliamento </strong>in provincia di Pordenone, ci sono le radici e “la casa”, un posto molto speciale. In Friuli ci sono gli amici d’infanzia, con i quali ha mantenuto un legame molto forte e considera una grande risorsa.</p>
<p><strong>Proprio in regione ha girato anche il documentario “<em>Catartis. Conservare il futuro</em>” presentato alla Festa del Cinema di Roma. Com’è andata?</strong></p>
<p>«Paola Malanga, direttrice della rassegna, stava cercando qualcosa di speciale per chiudere la sezione <em>Freestyle </em>al museo MAXXI e il mio lavoro sembrava perfetto. Ho avuto un momento di quasi felicità, mai esagerare. C’è molto Friuli, a partire dalla sua genesi. Nel 2003 a New York incontrai Giovanna Felluga, goriziana, nipote del mitico Livio, storica dell’arte. Con lei e con i galleristi romani Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier sono entrato nel mondo dell’arte contemporanea. Il documentario racconta, tra gli altri, i maestri Getulio Alviani e Michelangelo Pistoletto e le amiche Maria Stella Corsi, Riccarda De Eccher e tanti altri».</p>
<p><strong>Come è stato accolto dal pubblico?</strong></p>
<p>«L’accoglienza è stata superiore alle mie aspettative: credo che il film abbia il merito di una possibile lettura a diversi livelli, interessante sia per gli addetti ai lavori sia per chi di arte contemporanea ne sa poco o niente».</p>
<p><strong>Che cosa ha colpito di questo lavoro rispetto ai precedenti?</strong></p>
<p>«La quantità, oltre alla qualità, spero, che dimostra una vera dedizione alla “causa”: centinaia di ore di riprese in oltre vent’anni, condensate in 94 minuti».</p>
<p><strong>Quale il tratto più di dettaglio specifico della regione e quale di impronta universale in <em>Catartis</em>?</strong></p>
<p>«La voce friulana più riconoscibile è Getulio Alviani, grande protagonista dell’arte programmata e cinetica. Il tratto “universale” credo sia la sequenza di personaggi, ognuno dei quali è interprete di una creatività unica e speciale, che nessun altro avrebbe potuto inventare. Un filo diretto con la capacità di sintesi di ogni artista».</p>
<figure id="attachment_70233" aria-describedby="caption-attachment-70233" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-70233" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Pistoletto-Venezia-2011.jpg" alt="Pistoletto Venezia 2011" width="800" height="647" title="Conservare il futuro 8" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Pistoletto-Venezia-2011.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Pistoletto-Venezia-2011-300x243.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Pistoletto-Venezia-2011-768x621.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-70233" class="wp-caption-text">Orgnani assieme a Pistoletto a Venezia nel 2011</figcaption></figure>
<p><strong>La scrittura e la regia cinematografica come convivono?</strong></p>
<p>«La scrittura è sempre stata una mia passione con la grande letteratura. Solo negli ultimi anni ho vinto la timidezza e iniziato a pubblicare. Ho sempre collaborato con gli scrittori, a partire con il mio primo film “<em>Mare largo</em>”, tratto del romanzo “<em>Attesa sul mare</em>” di Francesco Biamonti. Poi ho lavorato in più occasioni con Marcello Fois e Diego De Silva, diventati cari amici. Il mio primo romanzo “<em>Teheran senza ritorno</em>”, presentato a Pordenonelegge e nel salotto letterario dell’Abbazia di Rosazzo, probabilmente diventerà un film».</p>
<p><strong>C’è già un altro romanzo in fieri?</strong></p>
<p>«Ho scritto una sceneggiatura che uscirà come romanzo entro il 2026, il titolo è “<em>Dal giorno alla notte</em>”, una saga familiare tra il Friuli, Londra e il Corno d’Africa fra il 1930 e il 2000, storia romanzata della baronessa Afdera Franchetti che ho conosciuto nel 2015 a Londra. Donna straordinaria, nata a San Trovaso di Preganziol, nel trevigiano, seconda moglie di Henry Fonda e di Lord Ashcombe, zio di Camilla Parker Bowles. Regina del jet set internazionale. Il libro inizia con una filastrocca che ho imparato a tre anni da Adele, bambinaia friulana di Artegna: <em>Sante striche di pitiche, sante striche di pitoche, carabule, asinele, buine vite, fo-ra-che-le</em>».</p>
<p><strong>Una storia straordinaria: sarà in buona compagnia?</strong></p>
<p>«Nel cassetto c’è anche la storia su Giangiacomo Feltrinelli in Bolivia, dove ho trovato tracce del suo passaggio nel 1967, poco prima della morte di Che Guevara. Suo figlio Carlo mi sta incoraggiando a scriverla».</p>
<p><strong>Come ha incontrato il cinema?</strong></p>
<p>«Dopo anni di passione e interesse per la musica – ho studiato chitarra classica – e una parentesi a Venezia – dove se fossi andato avanti forse sarei diventato un architetto – mi sono trasferito a Roma».</p>
<p><strong>Un nuovo inizio. </strong></p>
<p>«Dopo un improbabile inizio da attore alla scuola di Gigi Proietti – non ero un granché – sono approdato alla scrittura, seguendo Ugo Pirro, grande sceneggiatore, e poi alla regia, al Centro Sperimentale di Cinematografia. Il mio bisnonno Ettore Gilberti aveva aperto a Udine nel 1936 il cinema Odeon, dove ho visto per la prima volta “<em>Apocalipse Now</em>” di Francis Ford Coppola, e sono rimasto folgorato dalla potenza espressiva del mezzo cinema. Sempre a Udine, ho visto “<em>All that Jazz</em>” di Bob Fosse, altro film straordinario, con la fotografia di Giuseppe Rotunno che sarebbe poi stato mio insegnante al Centro Sperimentale. Il cinema per me era un po’ scritto nelle stelle».</p>
<p><strong>Quando torna in Friuli quali sono i primi luoghi e i primi gesti che la fanno sentire a casa?</strong></p>
<p>«La mia casa di Valeriano è la base stabile nel mondo, un paesaggio unico immerso in vigneti. Sullo sfondo le montagne e la valle del Tagliamento. Qui ho raccolto la mia biblioteca che contiene i libri a me dedicati e le mie letture della vita. I luoghi dove mi piace tornare sono il Duomo di Spilimbergo (dove vorrei girare l’inizio di “<em>Dal giorno alla notte</em>”), piazza San Giacomo a Udine, poi San Daniele, le colline di Castelnovo dove vado sempre a camminare, la Val d’Arzino, dove d’estate nuoto nelle acque cristalline, gelide ma rigeneranti. Poi la tomba di Pasolini a Casarsa, dove porto sempre i miei ospiti non friulani per ricordare un genio che ci ha lasciato una visione lucida e profetica».</p>
<p><strong>Da genitore quali sono le differenze fra i suoi 20 anni e quelli di adesso?</strong></p>
<p>«Ho due figli, Francesco di 33 e Matteo di 23 anni, anche loro con mestieri “non tradizionali”: il primo scrive e pubblica <em>graphic novel </em>con notevole successo, il secondo ha seguito la mia strada, è alle prime armi ma mi ha sorpreso per quanto è diventato bravo in pochissimo tempo. Le differenze sono molte ovviamente, nel bene e nel male. Mi sembra che oggi ci sia molto meno tempo a causa delle tecnologie che hanno provocato un eccesso nel continuo scambio di informazioni, spesso inutili, ma certo con i vantaggi di avere accesso immediato, comunicando in tempo reale con il mondo intero. Sono contento di aver vissuto gli anni della formazione quando c’era un altro ritmo, un “andamento lento” con un peso specifico diverso, nel quale il baricentro dell’interesse dava la possibilità di riflessione e approfondimento che oggi sembra quasi innaturale».</p>
<figure id="attachment_70234" aria-describedby="caption-attachment-70234" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-70234" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Polo-Fresu-e-Ferdinando-Vicenitini-Orgnani-copia-768x1024.jpg" alt="Polo Fresu e Ferdinando Vicenitini Orgnani copia" width="640" height="853" title="Conservare il futuro 9" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Polo-Fresu-e-Ferdinando-Vicenitini-Orgnani-copia-768x1024.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Polo-Fresu-e-Ferdinando-Vicenitini-Orgnani-copia-225x300.jpg 225w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Polo-Fresu-e-Ferdinando-Vicenitini-Orgnani-copia-300x400.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Polo-Fresu-e-Ferdinando-Vicenitini-Orgnani-copia.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-70234" class="wp-caption-text">Orgnani con Paolo Fresu</figcaption></figure>
<p><strong>Il sogno nel cassetto?</strong></p>
<p>«Più di uno. Oltre a fare dei miei due romanzi altrettanti film, sto lavorando con Marcello Fois a un soggetto ispirato alle “<em>Conferenze brasiliane</em>” di Franco Basaglia che ho conosciuto bene durante la mia infanzia a Venezia. Il film però non parla di lui, sul quale altri registi hanno lavorato, ma su un omologo ai giorni nostri che, come Franco a 56 anni, fa un viaggio in Brasile per un ciclo di conferenze e scopre che gli rimangono solo pochi mesi di vita. Potrebbe essere quel “grande film” che ogni regista sogna di lasciarsi dietro, o forse no. Pochi mesi fa sono stato al festival di Sao Paulo con il mio documentario sulla <em>Beat Generation </em>e ho incontrato Fabiano Gullane, il più importante produttore brasiliano che ha legami con Trieste dove si svolge parte della storia. Un “uomo di qualità” e, sul momento, ho deciso di raccontargli la storia. Potrebbe essere una semplice coincidenza, ma anche altro. <em>Viodarin</em>…»</p>
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		<title>Il Natale di una volta</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-natale-di-una-volta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 15:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TURISMO]]></category>
		<category><![CDATA[carnia]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[moggio]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Moggio Udinese il periodo delle festività natalizie ricrea atmosfere distanti dal consumismo frenetico. Facendo riscoprire il piacere dello stare assieme</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Abbazia-di-San-Gallo-.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-natale-di-una-volta/">Il Natale di una volta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Abbazia di San Gallo a Moggio Udinese</em></span></p>
<p>MOGGIO UDINESE – <em>Nadâl</em> <em>dai fruts, Nadâl di une volte</em>: a <strong>Moggio Udinese</strong>, <em>Mueç </em>in friulano, <em>Mosach </em>in tedesco e <em>Možac </em>in sloveno, alla confluenza del Canal del Ferro con la Val d’Aupa, 341 m s.l.m., circa 60 chilometri dal capoluogo friulano, il periodo delle festività natalizie ricrea l’atmosfera, colori, profumi e sapori che recuperano la semplicità, schiettezza e spontaneità dello stare assieme facendo riemergere valori, gesti e tradizioni di comunità che il consumismo mordi e getta non ha del tutto cancellato.</p>
<p>Con il coordinamento della Pro loco, le associazioni, i commercianti, i proprietari di aziende agricole e zootecniche, così come bambini e adulti hanno unito le forze per ricreare emozioni dei sensi, vista, tatto, olfatto e gusti attingendo alla tradizione, per stare assieme e accogliere il forestiero che <strong>fino al 6 gennaio </strong>vorrà unirsi a loro in un grande presepe vivo <em>en plein air</em>.</p>
<p>Dopo l’accensione dell’albero di Natale davanti al Comune avvenuta nei giorni precedenti, domenica 14 dicembre sarà una giornata speciale per vivere gioia e serenità condivise che hanno radici in tempi lontani quando erano i piccoli gesti e doni a fare la festa nel segno dei valori umani e religiosi.</p>
<p>Tutti i circa 1.500 abitanti sono coinvolti e protagonisti. Sin dal mattino nel centro di Moggio di sotto vengono allestiti stand dove fanno bella mostra di sé prodotti dell’artigianato e della tradizione culinaria, assaggi di piatti tipici dolci e salati, prodotti delle aziende del territorio, dalle carni insaccate e salumi ai formaggi caprini e vaccini, marmellate e sciroppi, con tripudio di dolci.</p>
<p>Il tutto in piazze e vie addobbate con gnomi e animali in legno, ghirlande di fiori raccolti prima che il freddo li facesse appassire, scritte benauguranti incise su tavole di legno in varie lingue, e i presepi allestiti nei giardini, davanti alle scale, sotto i portici sui ballatoi e finestre e nella <strong>Torre </strong>del complesso dell’<strong>Abbazia di San Carlo di Moggio alta </strong>raggiungibile con una passeggiata di un quarto d’ora circa. Rappresentazioni della Natività inedite, mai esposte prima.</p>
<p>«Tutti partecipiamo alla decorazione del paese con luci e addobbi – spiega <strong>Giuliana Pugnetti </strong>della Pro Loco Moggese –. Decori che sono rigorosamente fatti a mano con ramaglie, tavole decorate e colorate, fiori raccolti nei campi e messi a seccare o freschi stagionali, gnomi, renne e animali del bosco scolpiti o realizzati con la fantasia libera di chi crea con ciò che ha».</p>
<figure id="attachment_70208" aria-describedby="caption-attachment-70208" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-70208" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Giuliana-e-le-Giulie-Gruppo-della-Mojstrovka-Trenta-1.jpg" alt="Giuliana e le Giulie Gruppo della Mojstrovka Trenta 1" width="800" height="787" title="Il Natale di una volta 10" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Giuliana-e-le-Giulie-Gruppo-della-Mojstrovka-Trenta-1.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Giuliana-e-le-Giulie-Gruppo-della-Mojstrovka-Trenta-1-300x295.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Giuliana-e-le-Giulie-Gruppo-della-Mojstrovka-Trenta-1-768x756.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-70208" class="wp-caption-text">Giuliana Pugnetti</figcaption></figure>
<p>Tutti i sensi devono essere sollecitati e coinvolti. Le strade per i bambini sono campi per partite con la palla di pezza e della campana, classico gioco che consiste nel disegnare a terra una serie di quadrati, lanciare un sasso in ciascuno di essi e poi percorrerli saltando su un piede solo, senza toccare le linee.</p>
<p>I rami di abeti, larici e altre piante sono le fronde profumate. Ma sono i cibi che la fanno da padroni titillando il gusto e l’olfatto. Il profumo del <em>brovadâr </em>preparato dalle donne che fanno parte dell’omonima associazione stuzzica l’appetito.</p>
<p>«Un tempo – ricorda Giuliana Pugnetti – era preparato in forma di minestra, con o senza il <em>muset</em>. Oggi vi sono delle rispettose declinazioni contemporanee, lo si gusta su crostini, arricchisce i <em>cjarsons </em>o si accompagna all’orzotto».</p>
<p>Deliziosi i formaggi caprini che assieme al <em>brovadâr </em>sono, da poco, presidio <em>Slow Food</em>.</p>
<p>E che dire dei dolci, come il <em>pan di sartuc</em>, impasto di farina gialla e uvetta sultanina, i <em>clozis</em>, piccole mele invernali, e le <em>lopsche</em>, pere color ruggine dolcissime, cotte, caramellate e mangiate calde. Ma è con il <em>brustolar</em>, merenda di una volta, che il gusto della mela cotta si confonde ed esalta, lavorata con vaniglia e cannella. Una merenda tiepida che commuove e riporta emozioni lontane per i grandicelli e nuove e sane per i piccoli.</p>
<p>Oltre al mercatino di Natale quest’anno fra le novità vi saranno il Laboratorio dei <em>Scampanotadôrs </em>di Gorizia, suonatori di campane che insegneranno a piccoli e grandi su campanili didattici questa arte antica.</p>
<p>La sera poi, dopo la consegna dei premi ai vincitori del concorso di presepi allestiti nella Torre di Moggio alta, arriveranno in paese i <em>Skaupaz</em>, demoni buoni dei boschi che, con i lori campanacci, abiti di pelli e corna sopra le maschere, sfileranno e si esibiranno in spettacoli di fuoco.</p>
<figure id="attachment_70209" aria-describedby="caption-attachment-70209" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-70209" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe-.jpg" alt="Presepe" width="1000" height="667" title="Il Natale di una volta 11" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe-.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe--300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe--768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe--391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe--272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-70209" class="wp-caption-text">Uno dei presepi di Moggio Udinese</figcaption></figure>
<p>Ma ci saranno anche set di fotografie con Santa Claus friulano, come si usava un tempo prima della tecnologia dello scatto selvaggio e letture animate e giochi di gruppo per bambini, laboratori di costruzioni con mattoncini colorati e la visita al carro dei pompieri.</p>
<p>Altra novità di questa edizione la <strong>Natività del grande presepe di Grado </strong>che lo scorso anno è stata allestito in piazza San Pietro a Roma.</p>
<p>Da non perdere la visita guidata all’Abbazia di San Gallo, alla chiesa e battistero e chiostro del monastero delle suore Clarisse sacramentine di clausura e il laboratorio per preparare i biscotti decorati.</p>
<p>La vigilia dal 24 dicembre inoltre letture in Biblioteca e arrivo di Santa Claus che distribuirà doni. Alle 23 la messa della nascita di Gesù nell’Abbazia. Il 6 gennaio poi la protagonista sarà la <strong>Befana volante</strong>. Per prenotare visite guidate e avere informazioni è disponibile il numero dell’Ufficio IAT di Moggio: 0433.51514, proloco@moggioudinese.info, www.moggioudinese.info e pagina FB Pro loco Moggese.</p>
<p>A proposito, voi la lettera al Babbo Natale l’avete già spedita?</p>
<h3><em>Il</em> <em>brovedâr</em></h3>
<p>Una delle tradizioni culinaria invernali di Moggio Udinese che si potrà gustare nel periodo natalizio dal 14 dicembre in poi è il <em>brovadâr</em> o <em>brovedâr</em>, presidio Slow Food dal 2020. Un piatto realizzato con un fermentato di rape dal colletto viola dell’area montana della Val d’Aupa, le cui sementi sono tramandate ormai da generazioni dalle famiglie moggesi.</p>
<p>«Raccogliamo le rape dopo la prima gelata della stagione, affinché il brovadâr possa essere consumato da dicembre in poi» spiega Rita Moretti, referente Slow Food e fra le  fondatrici dell’Associazione “<em>Donne</em> per il <em>Brovadâr</em>” nata nel 2011 a seguito di un progetto della Commissione Pari Opportunità del Comune.</p>
<p>Per ottenere il brovadâr si utilizzano le radici e foglie che vengono lavate in acqua fredda e sbollentate, lasciate a raffreddare e adagiate a strati in tini di legno, prima di essere pressate a mano. Nel recipiente che le contiene si versa acqua fredda salata fino a coprire tutto il prodotto e vi si sovrappone un peso, per far sì che le rape rimangano coperte dal liquido durante tutto il periodo di fermentazione che dura circa 60 giorni.</p>
<figure id="attachment_70219" aria-describedby="caption-attachment-70219" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-70219" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Rape.jpg" alt="Rape" width="800" height="988" title="Il Natale di una volta 12" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Rape.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Rape-243x300.jpg 243w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Rape-768x948.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-70219" class="wp-caption-text">Le rape indispensabili per la ricetta</figcaption></figure>
<p><strong>Procedimento per la preparazione</strong><br />
In una pentola aggiungere un filo d’olio extravergine d’oliva, l’aglio di Resia, il lardo e la pancetta versare il brovâdar precedentemente preparato, affinché si insaporisca con il lardo e la pancetta. lasciar cuocere per tre ore e poi lasciarlo riposare, più riposa, più è buono. Il giorno dopo riprendere la cottura per altre due ore e a parte cuocere i fagioli da aggiungere sul finale della cottura del brovâdar.</p>
<p><strong>Ingredienti per 7/8 persone:</strong></p>
<ul>
<li>800 hg di Brovâdar</li>
<li>olio extravergine d’oliva q.b.</li>
<li>200 hg di lardo e pancetta</li>
<li>aglio di Resia q.b</li>
<li>500 gr di fagioli di Lusevera</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>La resilienza dell&#8217;arte</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/la-resilienza-dellarte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 16:57:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[romans]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
		<category><![CDATA[versa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=70133</guid>

					<description><![CDATA[<p>Stefano Comelli ha perso strumenti di lavoro e bozzetti di sculture nell'alluvione di Versa. Ma ha allestito lo stesso la sua personale. Mentre la figlia ha aperto una raccolta fondi</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Stefano-Comelli-e-lopera-in-legno-titolata-Terre-alte.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/la-resilienza-dellarte/">La resilienza dell&#8217;arte</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Stefano Comelli e l&#8217;opera in legno &#8220;Terre alte&#8221;</em></span></p>
<p>ROMANS D’ISONZO – Ha perso tutti i suoi strumenti di lavoro e i preziosi e unici bozzetti delle sue sculture.</p>
<p>Tutto sommerso dall’acqua e dal fango della terribile alluvione che lo scorso 17 novembre ha investito il paese di Versa dove abita, nella frazione di Romans d’Isonzo.</p>
<p>L’artista <strong>Stefano Comelli</strong> però non si ferma e alcuni giorni dopo il disastro ha voluto mantenere fede all’impegno preso di allestire una personale dal titolo “<em>Percorsi</em>”, nell’abito dei festeggiamenti per i cento anni di vita della Fondazione Giusto Caenazzo di Grions del Torre, in comune di Povoletto.</p>
<p>“Sarebbe bastato che venissimo avvisati come peraltro era accaduto nel 1998 quando le acque dei fiumi dai quali siamo circondati hanno superato gli argini”, ha spiegato Stefano Comelli. “Non si riesce a capire come sia mancata la dovuta sorveglianza con i mezzi tecnologici oggi a disposizione”.</p>
<p>Conversando con <strong>Alessia Tortolo</strong>, assessore alla cultura del Comune di Romans ed esperta d’arte, Comelli ha spiegato la poetica del suo lavoro di scultore, che si fonda sul rispetto della materia per creare opere dal forte valore simbolico ma anche interpretazione originale della realtà.</p>
<p>L’artista si distingue per la sua capacità e originalità di creare dal legno e dalla pietra, ma anche dal ghiaccio e dal cioccolato, il suo mondo di figure e volumi.</p>
<h3><strong>Le sue opere </strong></h3>
<p>La sua arte, profondamente radicata nel territorio ma aperta a contaminazioni internazionali, incarna perfettamente lo spirito di un artista che sa coniugare tradizione e innovazione, artigianalità ed espressione contemporanea.</p>
<p>Emblematica la sua ricerca della forma attraverso la levigatura del legno, dal cirmolo, all’abete al cedro del Libano, e il suo plasmare la pietra scelta nelle cave della regione, da Clauzzetto a Aurisina e Verzegnis, scegliendo fra la tavolozza di rossi, grigio-neri e bianchi.</p>
<h3><strong>Chi è Stefano Comelli</strong></h3>
<p>Originario di Trieste, dove ha frequentato l’Istituto d’Arte Nordio, vanta un percorso artistico importante. Fin da giovanissimo ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui una borsa di studio all’Accademia estiva di Salisburgo nel 1992, dove si è perfezionato sotto la guida dei maestri Janez Lenassi e Susanne Tun.</p>
<p>La sua attività si è poi sviluppata attraverso percorsi paralleli: la partecipazione a simposi di scultura nazionali e internazionali &#8211; dalla Svizzera alla Slovenia, da Verzegnis a Sauris &#8211; e una ricerca sperimentale attraverso installazioni effimere realizzate in spazi naturali, come fiumi, parchi e luoghi abbandonati. Attualmente è responsabile del simposio Magia del Legno di Sutrio. Da ricordare che nel 2018 ha ricevuto l’incarico di progettare e coordinare, come direttore artistico, il presepe per il Vaticano realizzato assieme ad altri 10 scultori ed esposto in piazza San Pietro nel dicembre 2022 alla presenza di papa Francesco, che l’aveva molto ammirato.</p>
<p>All’incontro nella sede della Fondazione Caenazzo è intervenuto un folto pubblico presente, assieme alle autorità locali, fra le quali, il presidente del Consiglio regionale FVG, <strong>Mauro Bordin</strong>. Il duo dei maestri <strong>Irina Hvtchinnikova </strong>e <strong>Angelo Di Giorgio</strong> ha eseguito un repertorio al clavicembalo e clarinetto.</p>
<h3><strong>Sottoscrizione</strong></h3>
<p>Rebecca Comelli, figlia di Stefano, ha aperto una raccolta fondi su  <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://gofund.me/f8f279e98" target="_blank" rel="noopener">https://gofund.me/f8f279e98</a></span>.</p>
<p>“Tutta la sua attrezzatura da lavoro è finita sott’acqua – spiega Rebecca – rendendola inutilizzabile. Per permettergli di ripartire e continuare il suo mestiere, stiamo cercando un aiuto per ricomprare gli strumenti essenziali, tra cui: compressore, motoseghe, saldatrici, trapani e altre attrezzature da scultura. Ogni contributo, anche piccolo, può fare davvero la differenza”.</p>
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		<title>Sergio Cammariere emoziona il Pasolini</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/sergio-cammariere-emoziona-il-pasolini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 15:55:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[concerti]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’intensa capacità di riflessione creativa che si esprime in canzoni capaci di creare un ponte tra le arti</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Cammariere-ritratto.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/sergio-cammariere-emoziona-il-pasolini/">Sergio Cammariere emoziona il Pasolini</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Sergio Cammariere</em></span></p>
<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – Elegante, intenso, profondo, lieve, divertente, raffinato.</p>
<p>Gli aggettivi possono correre e inanellarsi sulla pagina per cercare di ricreare l’atmosfera di intimo abbraccio e emozione creato sul palco del Pasolini di Cervignano da <strong>Sergio Cammariere</strong> nel concerto “<em>Piano solo</em>” con special guest la violoncellista triestina <strong>Giovanna Famulari</strong>.</p>
<p>Una serata all’insegna dell’amore, declinato nei suoi tanti modi: verso un essere umano, un’idea, un impegno morale, verso il mondo, per l’arte, la pace e la terra per la quale l’uomo dovrebbe nutrire più rispetto. Un viaggio musicale fatto di tappe nelle quali la visione, il ritmo e il colore delle note e intensità delle parole sono stati sempre diversi: jazz, evocativi di milonghe e tanghi, dolcissimi versi poetici blues, ma anche netti come lampi di luce e lievi come carezze.</p>
<p>Note e testi capaci di suscitare emozioni e condivisione con l’eleganza e il garbo che da sempre contraddistinguono il suo linguaggio e stile. Il repertorio proposto nei brani di piano solo o in complice dialogo con il violoncello, hanno spaziato dai testi più significativi del suo repertorio fino all’ ultimo e recente lavoro discografico dal titolo “<em>La pioggia che non cade mai</em>”.</p>
<p>Non sono mancati i successi più acclamati come “<em>Tempo <strong>perduto</strong></em><strong>”, “<em>Via da questo mare</em>” e “<em>Tutto quello che un uomo</em>”. </strong></p>
<p>Quest’ultimo terzo a Sanremo nel 2003, vincitore dei Premi della Critica e di Migliore Composizione musicale, reinterpretato recentemente da Mina. L’artista calabrese, a coronamento della sua trentennale carriera, sfodera un’intensa capacità di riflessione creativa che si esprime in canzoni capaci di creare un ponte tra le arti: musica, cinema, teatro e letteratura si incontrano e si intrecciano in armonia intensa.</p>
<p>Lunghi applausi finali per l’ultimo brano eseguito, che chiude anche “<em>La pioggia che non cade mai</em>”, ispirato alla poetica del filosofo goriziano Carlo Michelstaedter dal titolo “<em>Davanti all&#8217;infinito</em>”, anche questo scritto da Cammariere con Robert Kunstler.</p>
<p>Prossimo appuntamento per la stagione 2025/2026 al Teatro comunale di Cervignano del Friuli, il 15 dicembre alle 20.45 con la danza. In scena sarà “<em>La bella addormentata</em>” con la compagnia Russian Classical Ballet.</p>
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