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	<title>Margherita Reguitti &#8211; imagazine.it</title>
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	<title>Margherita Reguitti &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>Il cantiere navale di Monfalcone in un romanzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 10:20:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il giornalista Gabriele Polo, originario di San Canzian d'Isonzo, è l'autore di "Senza patria. Un sogno operaio fra le due guerre mondiali”</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Senza_patria_COPERTINA_SD.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-cantiere-navale-di-monfalcone-in-un-romanzo/">Il cantiere navale di Monfalcone in un romanzo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto cominciò perché a <strong>Trieste</strong> non c’era più posto.</p>
<p>E gli armatori della <strong>famiglia Cosulich</strong> scelsero l’acquitrino di <strong>Panzano a Monfalcone</strong> per realizzare un cantiere navale nel quale produrre le proprie navi senza dover più ricorrere alle produzioni estere in particolare del Regno Unito.</p>
<p>Fu così che all’inizio del Novecento nacque il <strong>Cantiere Navale Triestino CNT</strong> grazie anche a cospicui finanziamenti previsti da un’apposita legge del 1907 del governo austro-ungarico.</p>
<p>Da allora il cantiere, che tutti chiamano la grande fabbrica, divenne il marchio e la ragion d’essere per la cittadina bisiaca permeandone lo sviluppo, la storia, le tensioni sociali, e il destino di quasi tutti i suoi abitanti.</p>
<p>La lunga storia del Cantiere accompagna e scandisce i passaggi principali del libro “<em>Senza patria. Un sogno operaio fra le due guerre mondiali</em>” del giornalista <strong>Gabriele Polo</strong>, edito da Alegre (pagg. 234, euro 17).</p>
<p>Il volume sotto forma di romanzo racconta di Francesco e Luigi due fratelli nati a cavallo fra ‘800 e ‘900, con famiglia contadina e destino da operai nel cantiere navale di Monfalcone.</p>
<p>Caratteri diversi ma uniti per la comunanza di lotta in fabbrica e opposizione al fascismo.</p>
<p>Molto efficace ed eloquente la presentazione in copertina: “In modi diversi vivono la Prima guerra mondiale con le truppe dell’esercito dell’impero austro-ungarico e successivamente la resistenza con le brigate italiane e jugoslave. Passando per la Russia dei giorni della rivoluzione, per l’Italia del ventennio e per le divisioni dei confini del littorale adriatico dopo la fine della Seconda guerra mondiale”.</p>
<p>Uno spaccato di una storia poco nota anche nel resto del Paese, che ci illumina sull’evoluzione politica, sociale e anche di costume che il cantiere ha marchiato in tutti questi anni, giungendo fino alle contraddizioni dell’oggi.</p>
<p>Gabriele Polo, nativo di <strong>San Canzian d’Isonzo</strong>, è stato tra l’altro direttore del quotidiano <em>Il Manifesto</em> dal 2003 al 2009, vivendo assieme alla redazione in prima persona il sequestro della giornalista Giuliana Sgrena in Iraq e dell’omicidio a Baghdad dell’agente dei servizi segreti italiani Nicola Calipari.</p>
<p>È autore di diversi saggi di argomento storico, politico e sindacale. Anche sulla vicenda Sgrena nel 2015, con Marsilio editore, ha pubblicato il libro “<em>Il mese più lungo. Dal sequestro Sgrena all’omicidio Calipari</em>”.</p>
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			</item>
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		<title>Ordine nel caos</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/ordine-nel-caos/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 15:39:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[archivi]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’archivista scava e legge il passato per consegnarlo al futuro. La monfalconese Marina Dorsi racconta come si dà vita alla memoria: «Mantenendo lo spirito da detective con quella curiosità che l’intelligenza artificiale rischia di far venire meno»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/open_phFotoNadia.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/ordine-nel-caos/">Ordine nel caos</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Marina Dorsi (ph. Foto Nadia)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mettere ordine nel caos, interpretare documenti e dati e dare loro una logica per raccontare storie che hanno radici in tempi lontani.</p>
<p>La professione dell’archivista è intellettuale e fisica, serve una mente curiosa e a volte “indagatrice” per scoprire legami e nessi, ma richiede anche prestanza fisica per spostare tonnellate di carte, a volte fragili e delicate.</p>
<p>Non solo si tratta di una professione che negli ultimi anni si è evoluta soprattutto con la digitalizzazione di documenti, immagini e testi ma ha trovato anche nuove modalità di conservazione.</p>
<p>L’archivista scava e legge il passato per consegnarlo al futuro. <strong>Marina Dorsi</strong>, monfalconese con radici istriane, attiva in numerosi istituti culturali e non solo, fra i quali la Banca BCC Venezia Giulia, ci racconta come si dà vita alla memoria.</p>
<p><strong>Come è nata la scelta di fare l’archivista?</strong></p>
<p>«È stato il risultato di una serie di eventi. Mentre sceglievo di laurearmi in Lingue straniere venni a conoscenza della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica a Trieste, all’Archivio di Stato, della durata di due anni, che permetteva di studiare materie che mi incuriosivano. Concluso il biennio colsi la proposta di lavorare per la Soprintendenza, con contratti a termine, nel riordino degli archivi dei Comuni danneggiati dal terremoto del 1976».</p>
<p><strong>Quali i primi incarichi?</strong></p>
<p>«Nel 1982 l’archivio della parrocchia di Tarcento, ricoverato dopo il terremoto nei locali della biblioteca del Seminario teologico di Udine. Con alcune diplomate nel 1985 si costituì la Cooperativa degli Archivisti e Paleografi, con sede a Trieste. Vi ho lavorato fino alla fine del 2020, vivendo la trasformazione epocale degli strumenti di supporto a un lavoro che è intellettuale e fisico, data la movimentazione di tonnellate di carte. Nei primi anni ’80 gli inventari erano unicamente cartacei e dattiloscritti, ora disponiamo di supporti digitali consultabili a distanza».</p>
<p><strong>Un’attività in continua evoluzione?</strong></p>
<p>«Costantemente, con la responsabilità di preservare e mantenere nel tempo il documento intangibile. Oltre alle Università, la Scuola degli Archivi di Stato è stata riformata e vi si accede se in possesso di una laurea specialistica o magistrale. Continuo è l’aggiornamento da parte dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI), della quale a Trieste ha sede la Sezione Friuli Venezia Giulia, che nel corso degli anni ha realizzato convegni e incontri. Su <em>YouTube </em>tutto il materiale per approfondire questo mondo».</p>
<p><strong>Quali sono i settori di lavoro?</strong></p>
<p>«Archivi comunali, di curia e parrocchiali, teatrali, sindacali, di consorzi di bonifica, di associazioni e consorzi culturali, di persona e d’artista, per conto della Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia Giulia, per gli Archivi di Stato di Trieste, Gorizia e Pordenone».</p>
<p><strong>Come si svolge l’attività?</strong></p>
<p>«Non è semplice spiegare un lavoro che partendo da una situazione di disordine, per essere diplomatica, ridà logica e dignità a quanto, per legge, deve essere conservato e gestito secondo i dettami in materia. Importante, per me, è stato il lavoro di gruppo, poiché il confronto è fondamentale per riuscire a districare situazioni a volte veramente complicate. Alla base del riordino c’è la logica della sequenzialità per argomento e cronologia dei documenti che si vanno a conservare, individuati dopo un’attenta analisi di quanto è però possibile scartare in base a criteri definiti a livello ministeriale. Terminato il riordino fisico delle carte, si stila un inventario, strumento che ne permette la consultabilità. Diverso il mondo degli archivi ibridi e digitali per i quali le dinamiche operative sono complesse, anche se alla base dei ragionamenti sta sempre l’applicazione delle scienze antiche, fondamentale la diplomatica, che dialogano con le nuove».</p>
<p><strong>Che cosa sono in grado di raccontare le carte?</strong></p>
<p>«Le carte raccontano tanto e sono testimoni oggettive di eventi, ne fanno fede. Se penso a quanto ho conosciuto e imparato proprio grazie agli archivi che “ho vissuto”, ai convegni nazionali e regionali a cui ho partecipato. La sezione Friuli Venezia Giulia dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI) a partire dal 1995 ha organizzato vari tipi di convegni dagli archivi delle banche alle assicurazioni, dalle imprese alla sanità regionale. La manifestazione “<em>Carte future</em>” ha approfondito la sicurezza dei documenti a trent’anni dal terremoto in Friuli, i cui atti, curati dalla dottoressa Grazia Tatò, già direttore degli Archivi di Stato di Trieste e Gorizia, ancora oggi sono validi testimoni del lavoro archivistico».</p>
<p><strong>L’arrivo dell’intelligenza artificiale (IA) che cosa cambia nella circolazione delle informazioni, mancando l’interpretazione e lettura della componente umana?</strong></p>
<p>«Sia positività, sia negatività. Questa seconda temo possa portate alla perdita della capacità critica, di discernere tra vero e falso, di accettare incondizionatamente ciò che si legge senza chiedersi da dove provenga l’informazione, quale la fonte primaria. Il tema delle fonti per me è fondamentale prima dell’avvento preponderante di IA. Ciò che mi preoccupa è la perdita della “curiosità”, il non fare i detective della conoscenza, l’appiattirsi sulla narrazione fatta da qualcuno o qualcosa. La lettura dell’Enciclica emanata da Papa Leone XIV può farci ulteriormente riflettere, anche rilevando l’analogia con la Rerum Novarum di Papa Leone XIII, emanata nel 1891, nel momento in cui la rivoluzione industriale trasformò il sistema produttivo e sociale. Ora stiamo vivendo la rivoluzione digitale».</p>
<p><strong>Quali sono stati gli interventi</strong> <strong>più interessanti, più complessi?</strong></p>
<p>«Molti ma ne cito tre, molto complessi per le carte che li compongono, ma per me affascinanti: l’archivio dei conti Strassoldo Villanova Farra, quello dei marchesi Polesini, e l’archivio storico del Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia. I primi due testimoni sia delle intricate vicende familiari, sia delle relazioni intessute dai membri della casata dei marchesi Polesini in Istria, il terzo fondamentale per la storia della bonifica integrale e regimazione idraulica nel Monfalconese, della seconda metà del XIX secolo».</p>
<figure id="attachment_75558" aria-describedby="caption-attachment-75558" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-75558" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_1911-ALBERTO-LETTIS-con-Bleriot.recto_.jpg" alt="low 1911 ALBERTO LETTIS con Bleriot.recto" width="800" height="498" title="Ordine nel caos 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_1911-ALBERTO-LETTIS-con-Bleriot.recto_.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_1911-ALBERTO-LETTIS-con-Bleriot.recto_-300x187.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_1911-ALBERTO-LETTIS-con-Bleriot.recto_-768x478.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75558" class="wp-caption-text">Un’immagine del bisnonno di Marina Dorsi, primo pilota istriano</figcaption></figure>
<p><strong>Recente il suo libro “<em>Una Promessa</em>”, un lavoro di ricostruzione di storia famigliare centrata sulla storia del bisnonno primo pilota istriano…</strong></p>
<p>«Dopo tanti anni passati a recuperare e conservare la memoria “altrui”, mi sono decisa a mantenere una promessa fatta alla mia nonna materna, anche per dare un senso a certi ricordi legati a poche foto di famiglia, testimoni di una realtà spazzata via dagli eventi delle due guerre mondiali, in particolar modo dall’esodo istriano nel febbraio del 1947. Non ho scritto con lo scopo di pubblicare, ma per comprendere certe vicende lasciandone testimonianza ai miei figli. La ricerca in questo romanzo-documento è stato un viaggio nei primi anni del ’900 ma anche in luoghi da Pola a Milano, dalla Comina a Wiener-Neustadt, scoprendo il fascino della meccanica tra treni e aerei leggeri come libellule».</p>
<p><strong>Come è andata a Roma ricevuta in udienza papale?</strong></p>
<p>«Parlando della IA ho accennato all’Enciclica <em>Rerum Novarum</em>, e non a caso, perché proprio la ricorrenza dei 135 anni dalla sua emanazione è stata l’occasione, per noi rappresentanti del mondo del credito cooperativo, grazie a Federcasse, di essere ricevuti da Papa Leone XIV lo scorso 16 maggio. Le parole del Santo Padre sono state un monito, dietro i numeri ci sono persone che non devono essere abbandonate agli algoritmi».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Greta Sclaunich: tra storie e memorie</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/greta-sclaunich-tra-storie-e-memorie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 15:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[sclaunich]]></category>
		<category><![CDATA[villesse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Villesse al Corriere della Sera. Con il Friuli sempre nel cuore. «Mi mancano i suoi paesaggi e la sua lingua». Un territorio che 50 anni fa venne stravolto dal terremoto. Proprio sul sisma del 1976 ha scritto il suo ultimo libro. «Un testo per ragazzi, letto da tanti adulti»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/apertura.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/greta-sclaunich-tra-storie-e-memorie/">Greta Sclaunich: tra storie e memorie</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Greta Sclaunich (ph. Claudio Pizzin)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Raccontare storie è sempre stata la sua passione e la scrittura ne è stata una naturale evoluzione.</p>
<p>Determinata, seria e con le idee chiare su progetti e obiettivi, <strong>Greta Sclaunich </strong>ha sempre pensato che la sua strada sarebbe stata nel giornalismo, puntando a quello che nell’immaginario collettivo di molti è il “giornale” per antonomasia: il <em>Corriere della Sera</em>.</p>
<p>Ecco la sua storia fra impegno e grandi nostalgie per il Friuli che racconta nei suoi libri, ultimo in ordine di tempo “<em>La notte in cui la terra tremò</em>”, il racconto del terremoto che lei non ha vissuto, essendo nata nel 1983, ma che ha ricreato consultando archivi di giornali, attingendo ai ricordi di famiglia e incontrando chi invece sperimentò la paura di quei 59 secondi che la sera del 6 maggio 1976 cambiarono la vita di molti, la storia del Friuli e dell’Italia.</p>
<p>«Ho sempre amato – confida la giornalista e scrittrice – raccontare storie fin da piccola. Quando andavamo in campeggio e la sera tenevo sveglie le altre bambine.</p>
<p>Poi, grazie alla mia insegnante del liceo, ho capito che non solo mi piaceva scrivere storie ma che ero anche brava a farlo. Certo, ho dovuto impegnarmi molto: l’università a Trieste e l’Erasmus a Parigi, i primi lavori da giornalista a Parigi e da responsabile comunicazione a Sofia, in Bulgaria.</p>
<p>In mezzo, un breve ritorno in Friuli Venezia Giulia e la collaborazione con il Messaggero Veneto.</p>
<p>La svolta è arrivata con la scuola di giornalismo “Walter Tobagi”, a Milano, 17 anni fa. Subito dopo ho cominciato a lavorare stabilmente con il <em>Corriere della Sera</em>».</p>
<p><strong>Milano è una grande città cosmopolita che offre tanto, ma quanto le manca del Friuli Venezia Giulia e incuriosisce di noi in Lombardia?</strong></p>
<p>«Di casa mi manca tutto, dai paesaggi alla natura alla lingua friulana, che purtroppo ho raramente occasione di parlare. La nostra terra incuriosisce, a Milano ma anche altrove, perché ancora poco nota: quando qualcuno ci scopre, però, viene subito conquistato».</p>
<p><strong>Il terremoto vissuto attraverso gli occhi di un bambino e raccontato nell’ultimo romanzo “<em>La notte in cui la terra tremò</em>” cosa ha significato per lei?</strong></p>
<p>«Avere l’opportunità di raccontare la nostra storia portandola all’attenzione dei lettori di tutta Italia. E poi, anche, descrivere un Friuli contadino che non esiste più e che, quando ero piccola, ho avuto la fortuna di poter vivere ancora. I giochi per le vie del paese con gli amici, i vecchietti che si mettevano fuori casa, la sera, a prendere il fresco».</p>
<p><strong>A fine scrittura il libro è dei lettori, che cosa le sta dando nei tanti incontri con il pubblico?</strong></p>
<p>«È un libro per ragazzi, ma ho scoperto che lo stanno leggendo tanti adulti. Molti di loro mi raccontano i ricordi dell’epoca: dov’erano quando c’è stata la scossa, gli aiuti che hanno portato a chi aveva perso tutto. Ci sono anche quelli che magari non hanno vissuto le scosse ma si ritrovano nei dettagli di un mondo che, come accennavo prima, non esiste più».</p>
<figure id="attachment_75518" aria-describedby="caption-attachment-75518" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75518" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/foto-gemona_ph.Cozzarin.jpg" alt="foto gemona ph.Cozzarin" width="800" height="814" title="Greta Sclaunich: tra storie e memorie 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/foto-gemona_ph.Cozzarin.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/foto-gemona_ph.Cozzarin-295x300.jpg 295w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/foto-gemona_ph.Cozzarin-768x781.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75518" class="wp-caption-text">Greta Sclaunich a Gemona con il suo ultimo libro in occasione dell’anniversario del sisma (ph. Cozzarin)</figcaption></figure>
<p><strong>Come ha raccontato il terremoto alla sua bambina?</strong></p>
<p>«Mia figlia ha tre anni e le ho spiegato, a grandi linee, cos’è un terremoto: sa che quando arriva l’<em>Orcolat </em>si muove tutto e bisogna proteggersi per non farsi male. Ma resto dell’idea che, finché non si prova sulla propria pelle, non si riesce davvero a capire cos’è veramente un terremoto».</p>
<p><strong>Come è stato l’incontro con l’uomo a cui è ispirato Leo, protagonista del romanzo?</strong></p>
<p>«Ho trovato il suo nome per caso, in un articolo sui friulani andati ad aiutare ad Amatrice, e l’ho subito contattato, intuendo che avesse una storia da raccontare. Era così: all’epoca aveva 12 anni, la sua vita è stata distrutta dalle scosse ma ha comunque deciso, da adulto, di entrare nella Protezione civile e aiutare chi subisce un sisma, per ripagare l’aiuto ricevuto. Sono grata a Giuseppe, per me rappresenta un esempio tangibile del Friuli che ringrazia e non dimentica».</p>
<p><strong>Due sogni, a medio e lungo termine?</strong></p>
<p>«A lungo termine tornare in Friuli Venezia Giulia. Per me è casa e mi manca moltissimo. A breve termine invece vorrei continuare a raccontare le storie della nostra terra e valorizzarla sia in Italia che all’estero. È un modo per restare legata alla nostra regione anche nel mio lavoro quotidiano ed essere sempre in contatto con le mie radici, ovunque io sia».</p>
<p><strong>C’è già un libro nel cassetto a cui lavorare?</strong></p>
<p>«“<em>La notte in cui la terra tremò</em>” è nato dopo un incontro per presentare il mio primo libro, “<em>Le foibe spiegate ai ragazzi</em>”, pubblicato nel 2025, con gli studenti di Gemona. Loredana, la bibliotecaria che lo aveva organizzato, mi ha ricordato che l’anno successivo ci sarebbe stato il 50esimo anniversario del terremoto: l’idea è arrivata così. Ora ne ho già altre in testa ma chissà, magari quella giusta la troverò girando il Friuli per presentare il libro».</p>
<p>Il <em>romanzo-memoir </em>in prima persona è impreziosito dalla copertina di <strong>Alida Pintus </strong>e dalla prefazione di <strong>Angelo Floramo</strong>.</p>
<p>“Solo di recente – scrive Floramo – si è cercato di intessere una narrazione che non sia soltanto memorialistica, ma piuttosto storica, antropologica, culturale e anche etica, politica, morale. Perché è certo che, ogniqualvolta l’Orco è uscito dalla tana per farsi una passeggiata fra le bellezze del Friuli e ha calpestato il profilo di un’epoca intera, ha anche sempre aperto una nuova possibilità di ricostruire non soltanto i paesi e i loro monumenti, le case, le chiese, i castelli, ma anche di recuperare i brandelli sopravvissuti di quell’identità collettiva che da sempre ha caratterizzato il popolo friulano, di ricomporre le schegge per progettare un nuovo futuro, regalando una consapevolezza sempre più matura che, di terremoto in terremoto, ha modellato, nei secoli, l’anima di queste genti, facendola diventare quello che è tuttora”.</p>
<figure id="attachment_75519" aria-describedby="caption-attachment-75519" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75519" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/corriere_ok.jpg" alt="corriere ok" width="800" height="908" title="Greta Sclaunich: tra storie e memorie 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/corriere_ok.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/corriere_ok-264x300.jpg 264w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/corriere_ok-768x872.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75519" class="wp-caption-text">Fuori dalla sede del Corriere della Sera</figcaption></figure>
<p>Le pagine, equilibrio di fatti veri e immaginazione, sono pervase dal senso della parola ricostruzione e dall’universalità etica del valore dell’aiuto verso gli altri, ma anche dal sentimento di gratitudine che a distanza di 50 anni non è venuto meno.</p>
<p>Un modo di essere e agire riassunto nell’immaginario di molti dall’espressione “<em>fasìn di bessôi</em>”, “facciamo da soli”, motto che ha riassunto lo spirito di resilienza, la dignità e la determinazione del popolo friulano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Classe 1983, Greta Sclaunich è nata e cresciuta a Villesse. Ha vissuto a Trieste per studio e a Parigi e Sofia per lavoro. Arrivata a Milano 17 anni fa per frequentare la scuola di giornalismo “Tobagi”, è approdata al Corriere della Sera dove lavora al team che si occupa dei social. Ha anche una newsletter, </em>seGreta<em>, sul lato nascosto delle relazioni. </em></p>
<p><em>Il suo primo libro “</em>Le foibe spiegate ai ragazzi<em>” (Piemme editore) </em><em>è uscito nel 2025 e alcune pagine sono state lette nel Giorno del Ricordo al Quirinale, alla presenza del presidente Sergio Mattarella.</em></p>
<figure id="attachment_75520" aria-describedby="caption-attachment-75520" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75520" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/quirinale-giorno-del-ricordo_ph.Cozzarin.jpg" alt="quirinale giorno del ricordo ph.Cozzarin" width="800" height="640" title="Greta Sclaunich: tra storie e memorie 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/quirinale-giorno-del-ricordo_ph.Cozzarin.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/quirinale-giorno-del-ricordo_ph.Cozzarin-300x240.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/quirinale-giorno-del-ricordo_ph.Cozzarin-768x614.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75520" class="wp-caption-text">Greta Sclaunich con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale nel Giorno del Ricordo,<br />quando sono stati letti alcuni estratti del libro “Le foibe spiegate ai ragazzi” scritto dalla giornalista friulana (ph. Cozzarin)</figcaption></figure>
<p><em>L’idea di “</em>La notte in cui la terra tremò<em>” (Piemme editore) è nata alla sua presentazione ai ragazzi delle scuole di Gemona. Ama e sostiene la diffusione della </em><em>cultura e della lingua friulana, e per questo ha inserito nel testo alcune parole in friulano. Conoscenze che trasmette anche alla figlia Berenice che oggi ha tre </em><em>anni e alla quale ha dedicato il libro.</em></p>
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		<title>Da trent&#8217;anni in scena</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/da-trentanni-in-scena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 09:40:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Svelata la stagione artistica del Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Con un'immagine speciale realizzata da Lorenzo Mattotti</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Roberto_Valerio_Paolo_Vidali_Alberto_Felice_De_Toni_Federico_Pirone_Paolo_Cascio.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/da-trentanni-in-scena/">Da trent&#8217;anni in scena</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Da sinistra Valerio, Vidali, De Toni, Pirone, Cascio</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>UDINE – La trentesima edizione della stagione del <strong>Teatro Nuovo Giovanni da Udine</strong> 2026-2027 proporrà un programma vicino al pubblico che sarà protagonista di una proposta che spazia dal contemporaneo al classico, dalla commedia al dramma, dalle grandi orchestre al musical che aprirà la stagione alla prosa, musica e danza.</p>
<p><strong>Dal 16 ottobre 2026 al 28 maggio 2027</strong> la prosa offrirà 30 titoli e la musica-danza 19 appuntamenti.</p>
<p>Sul palco interpreti nazionali e internazionali di assoluto valore e spazi riservati alla città.</p>
<h3><strong>Presentazione evento e logo di Lorenzo Mattotti</strong></h3>
<p>La presentazione della stagione è stato un evento al quale hanno partecipato autorità, operatori e tanti udinesi e non solo, accolti oltre che dal sindaco <strong>Alberto Felice De Toni</strong> e dall’assessore alla cultura <strong>Federico Pirone</strong>, dal presidente della Fondazione Teatro Nuovo <strong>Paolo Vidali</strong> e dai direttori artistici <strong>Roberto Valerio</strong> per la prosa e <strong>Paolo Cascio</strong> per musica-danza.</p>
<p>Immagine della stagione la rappresentazione iconica della scena teatrale dell’artista <strong>Lorenzo Mattotti</strong>, collaborazione consolidata e di prestigio internazionale che è anche omaggio alla città rappresentata dal castello sullo sfondo.</p>
<h3><strong>Si inizia</strong></h3>
<p>Prima alzata di sipario per la prosa il 16 ottobre con 3 repliche con la novità assoluta della prima nazionale di <em>Amélie</em>, tratto dal celebre film, mentre la stagione musicale prenderà il via il 18 novembre con la <strong>Dresdner Philharmonie</strong>, diretta da <strong>Sir Donald Runnicles</strong>, e il pianista <strong>Emanuel Ax</strong>.</p>
<p>Ma ci sarà un’anticipazione l’11 e 12 settembre con la prima nazionale dello spettacolo <em>I</em> <em>Turcs tal Friùl</em> di <strong>Alessandro Serra</strong>, testo di Pier Paolo Pasolini.</p>
<p>Nel corso dei nove mesi di programmazione, saranno 57 gli appuntamenti in cartellone e 89 le alzate di sipario fra prosa, musica, opera lirica, danza, operetta, lezioni di storia e lezioni di scienze, musica e storia, ai quali si aggiungono laboratori di piccola scenografia teatrale, spettacoli itineranti, incontri con gli artisti e i protagonisti della scena, conferenze di approfondimento e molto altro ancora.</p>
<h3><strong>Numeri in crescita e protagonisti</strong></h3>
<p>La presentazione è stata anche l’occasione per ribadire che la cultura a Teatro a Udine ha segnato nel 2025 il 7% di crescita degli abbonamenti, indice di fiducia e gradimento pubblico.</p>
<p>Articolati e ricchi le declinazioni di rassegna della prosa, Tempi Unici, Soggetto Donna, Teatro Insieme, Operette e altri Incanti, Teatro Bambino, Teatro Scuola.</p>
<p>Particolarmente ricca la galleria di acclamati interpreti fra i quali Umberto Orsini, Franco Branciaroli, Luca Zingaretti, Veronica Pivetti e Claudia Gerini.</p>
<p>Fra i registi Alessandro Serra, Massimo Popolizio, Arturo Brachetti, Elio De Capitani.</p>
<p>Per la musica è in programma l’omaggio a Ludwig van Beethoven nel bicentenario della sua scomparsa e un focus dedicato a Johannes Brahms.</p>
<p>Gradito il ritorno a Udine del direttore <strong>Daniele Gatti</strong> accanto a solisti come <strong>Beatrice Rana</strong>, <strong>Rafał Blechacz</strong> e delle sorelle <strong>Labèque</strong>.</p>
<p>Per la danza vi è attesa per la “<em>La bella addormentata nel bosco</em>” di Čajkovskij con il Balletto del Teatro di Stato della Georgia.</p>
<p>E ancora teatro scuola, appuntamenti collaterali a numerose collaborazioni. Ma tutto questo è solo in assaggio, tutto il programma, costo dei biglietti e abbonamenti nel sito <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.teastroudine.it/" target="_blank" rel="noopener">www.teastroudine.it</a></span>.</p>
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		<item>
		<title>I mulini della bassa rivivono a Strassoldo</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/i-mulini-della-bassa-rivivono-a-strassoldo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 16:10:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[strassoldo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75225</guid>

					<description><![CDATA[<p>Presentato a Villa Vitas l'ultimo libro di Giorgio Milocco "L'ultima stagione"</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/giorgio-milocco.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/i-mulini-della-bassa-rivivono-a-strassoldo/">I mulini della bassa rivivono a Strassoldo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Un momento della presentazione</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – Storie di famiglie, ricche e potenti come i baroni de Ritter di Aquileia, popolari ma di lunga storia come i mugnai Milocco di Muscoli di Cervignano e di San Martino di Terzo.</p>
<p>Vicende di lavoro e passioni unite dalla forza dell’acqua che era l’energia della prima industria, motore di sviluppo e civiltà dei mulini costruiti nei secoli nella Bassa Friulana, terra di rogge e risorgive.</p>
<p>La storia degli opifici dove per centinaia di anni, in alcuni, pochi ancora oggi, si sono macinati grani e altro è pregevolmente raccontata nella recente pubblicazione “<em>L’ultima stagione. Mulȋns e mulinȃrs. Mulini del Basso Friuli Orientale</em>” di <strong>Giorgio Milocco</strong> edita dall’associazione <strong>Cervignano Nostra</strong> presentata recentemente a <strong>Villa Vitas di Strassoldo</strong>.</p>
<p>Nell’incontro lo storico <strong>Stefano Perini</strong> ha spiegato l’espressione “ultima stagione” del titolo, in quanto il volume, frutto di accurate ricerche negli archivi e nella memoria anche orale di famiglia, è un viaggio tra fine ’800 e i primi del ’900, quando i mulini ad acqua vennero via via sostituiti dalla nuova tecnologica di impianti a vapore ed energia elettrica.</p>
<p>Non la fine della macinatura ma il cambio della forza per realizzarla.</p>
<p>Un atto di memoria non solo di ricostruzione storica definisce la pubblicazione <strong>Mauro Bordin</strong>, presidente del Consiglio regionale che ne ha finanziato il volume realizzato anche con i patrocini di vari Comuni del territorio.</p>
<p>Per <strong>Michele Tomaselli</strong>, presidente di Cervignano Nostra, il libro, ricco di fotografie inedite, mappe e disegni originali di <strong>Anna Degenhardt</strong>, è anche uno strumento di supporto alle istituzioni per una valorizzazione in chiave turistica e culturale del territorio.</p>
<p>Certosino il lavoro dell’autore nella ricerca e ricostruzione della memoria di alberi genealogici legati ai mulini in un contesto ampio di visione complessiva storico-culturale e economica del territorio.</p>
<p>Figlio di mugnaio, Giorgio Milocco, ragioniere e giornalista pubblicista, ha una lunga bibliografia di opere pubblicate e un ventaglio vasto di interessi. Caratteristiche che rendono la lettura piacevole e avvincente.</p>
<p>Con una scrupolosa attività di ricerca Milocco ha ricostruito le storie dei principali siti di macinazione un tempo attivi nella Bassa: molti non esistono più, gli ultimi mulini vennero dismessi nella prima metà del secolo scorso, ed è su tali realtà perdute che l’autore ha concentrato parte del proprio sforzo, proponendo nel libro storie, immagini, disegni e ricordi che contribuiscono a far rivivere strutture un tempo fondamentali della quotidianità economica friulana, oggi sconosciute ai più.</p>
<p>Anche sull’onda dei racconti di suo nonno Edoardo e dei ricordi del padre Toni protagonista di quel mondo scomparso, l’autore focalizza l’attenzione su quattro siti: <strong>Mulin di Punt</strong>, <strong>Mulin Vecjo di Aquileia</strong>, <strong>Mulin de Ritter a Terzo d’Aquileia</strong> e il <strong>Mulino San Martino</strong> e su famiglie di mugnai, tra cui i Di Bert, gli Stel, i Miceu, i Fornasir, i Fabris e i Carlets.</p>
<p>Luoghi e uomini protagonisti di questa parte del Friuli.</p>
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		<item>
		<title>Le mule del drago</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/le-mule-del-drago/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:42:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il comitato goriziano delle Donne Operate al Seno ha acquistato una nuova imbarcazione per consentire a coloro che hanno subito l’intervento di dedicarsi a una disciplina sportiva con diversi benefici. In collaborazione con la Lega Navale di Monfalcone</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_aperturafiume-in-rosa.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/le-mule-del-drago/">Le mule del drago</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Le Maldobrie in azione sull’acqua</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Comitato di Gorizia dell’<strong>ANDOS </strong>(Associazione Nazionale Donne Operate al Seno), nasce nel 1986 per iniziativa del professor Giuseppe Alagni.</p>
<p>Questi era allievo del professor Piero Pietri che, a Trieste, alcuni anni prima aveva sostenuto il progetto di Luisa Nemez, insegnante e assessora, di fondare il <strong>Centro Riabilitazione Mastectomizzate</strong>.</p>
<p>Si svilupparono così un’idea e un protocollo innovativo di <strong>riabilitazione psicofisica delle donne operate al seno </strong>in Italia, sulla base dell’idea di prendersi cura del corpo per aiutarle, anche psicologicamente, a superare i problemi che, troppo spesso, si trovavano ad affrontare da sole.</p>
<p>Nel 2025 a Gorizia, Capitale europea della cultura, si è tenuto il 42° Congresso Nazionale ANDOS, che ha riunito tutti i comitati italiani per tre giorni di approfondimento e confronto sui temi centrali come la prevenzione personalizzata, il ruolo dell’intelligenza artificiale nello <em>screening</em>, il trattamento del carcinoma metastatico, le prospettive della chirurgia senologica e il diritto alla qualità della vita, con focus sul reinserimento lavorativo, la fragilità del sistema sanitario e l’etica nelle nuove tecnologie.</p>
<h3><strong>Le finalità e le attività principali</strong></h3>
<p>L’ANDOS svolge attività di informazione e promozione delle problematiche attinenti al cancro mammario per il pieno successo terapeutico insieme a quello funzionale, psicologico e sociale con l’obiettivo di ampliare la fascia di età, di personalizzarlo dopo la classificazione del rischio e di aumentarne l’adesione.</p>
<p>Promuove, inoltre, la prevenzione primaria e gli <em>screening </em>istituzionali per tutte le patologie oncologiche. Persegue il miglioramento della qualità di vita delle donne, anche con tumore metastatico, con ogni strumento e, in primis, con l’attivazione di percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali dedicati – PDTA. Sostiene l’attività fisica e sportiva, nonchè il corretto stile di vita, indispensabili per la riabilitazione psico-fisica.</p>
<h3><strong>Quale la filosofia</strong></h3>
<p>Aver colto l’importanza di fondare un gruppo di volontarie e volontari che si prendessero cura delle donne operate per tumore al seno dopo la loro dimissione dall’ospedale, comprendendo che la sofferenza non terminava con l’uscita dall’ospedale, ma che, anzi, con il rientro nell’ambito familiare prendevano forma altre sofferenze soprattutto psico-sociali che erano altrettanto gravi come lo stigma che condannava all’isolamento e alla solitudine.</p>
<h3><strong>La novità</strong></h3>
<p>Si decise di chiamare a far parte del gruppo le stesse donne operate negli anni precedenti trasformandole in “testimoni” viventi, capaci di superare molte difficoltà. Una reale iniezione di coraggio e di speranza che le sole parole dei medici non riuscivano a dare.</p>
<p>Si costituì così un primo gruppo di auto-mutuo aiuto tra donne che diede inizio alla storia del comitato ANDOS di Gorizia.</p>
<h3><strong>40 anni di esperienza</strong></h3>
<p>In questi anni i cambiamenti nel trattamento del tumore sono stati importanti e numerosi. Si è passati da interventi altamente demolitivi a quelli di oggi sempre più conservativi, con l’espandersi delle cure adiuvanti di tipo medico e radioterapico che hanno portato a percentuali di guarigione impensabili quarant’anni fa.</p>
<p>La malattia oggi fa molto meno paura, pur restando una diagnosi che fa riflettere profondamente la donna che ne viene interessata. È cambiata ad esempio la degenza: in passato non era mai inferiore alle due settimane e oggi si risolve in pochi giorni.</p>
<p>È cambiato il modo di fare volontariato, passando da una modalità spontaneistica a una regolata in modo legislativo molto preciso.</p>
<h3><strong>Le attività</strong></h3>
<p>Vanno dal supporto psicologico alla ginnastica dolce, dalle attività in piscina ai corsi di pittura e attività culturali.</p>
<p>Una delle attività più frequenti nei primi anni – la pressoterapia, per trattare il rigonfiamento del braccio – si è drasticamente ridotta sia perché i trattamenti chirurgici sono meno mutilanti sia perché è emersa una nuova attività.</p>
<figure id="attachment_73411" aria-describedby="caption-attachment-73411" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-73411" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_maldobrie-2.jpg" alt="low maldobrie 2" width="800" height="533" title="Le mule del drago 5" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_maldobrie-2.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_maldobrie-2-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_maldobrie-2-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_maldobrie-2-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_maldobrie-2-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-73411" class="wp-caption-text">In azione nelle acque di Monfalcone</figcaption></figure>
<h3><strong>Dragon Boat Maldobrie, una svolta nel dopo intervento</strong></h3>
<p>“<em>Vivi la vita</em>” è lo slogan che solcherà i mari sul “draghino” acquistato nell’autunno 2025 dall’ANDOS per la squadra di donne in rosa <strong>Maldobrie – Le mule del drago</strong>, grazie a un progetto di <em>crowdfunding </em>di Civibank sulla piattaforma Ideaginger.</p>
<p>Attualmente le Maldobrie hanno due barche in uso (un <em>dragon boat </em>da 20 posti di 12,50 metri di lunghezza e il nuovo acquisto da 10 posti).</p>
<p>Lo scafo del nuovo <em>dragon boat</em>, imbarcazione con testa e coda di drago, è di ultima generazione: in vetroresina, è lungo 9 metri, largo 1,14 metri, alto 55 centimetri e pesa 170 chilogrammi. Ospita 10 atlete, fra operate e simpatizzanti, più il timoniere a poppa e il tamburino a prua. Il progetto di <em>dragon boat </em>dell’ANDOS di Gorizia è iniziato nel 2018 con fini di riabilitazione post intervento, grazie alla tenace volontà di <strong>Alessandra Fiorini</strong>, fondatrice della squadra.</p>
<p>La pratica del <em>dragon boat </em>sovverte le teorie seguite fino a metà anni ’90 che imponevano alla donna operata di tumore al seno di non forzare la parte superiore del busto per il rischio di insorgenza del linfedema (un gonfiore debilitante e doloroso del braccio corrispondente alla zona dell’intervento).</p>
<p>Oggi, grazie agli studi nati in Canada, viene scelta proprio questa disciplina sportiva per allenare soprattutto la parte superiore del corpo, ottenendo brillanti risultati: il movimento delle donne in rosa, “tutte sulle stessa barca”, note anche come <em>Breast Cancer Survivor </em>o <em>Breast Cancer Paddlers</em>, si è in breve diffuso in tutto il mondo.</p>
<h3><strong>La squadra</strong></h3>
<p>Le Maldobrie sono composte sia da donne operate sia da sostenitrici.</p>
<p>La squadra pratica l’attività a <strong>Monfalcone</strong>, in mare e sul canale del Brancolo, con la collaborazione della locale <strong>Lega Navale</strong>. L’attività della squadra è iniziata con una pesante imbarcazione di legno ma lo scorso dicembre, grazie a una campagna di <em>crowdfunding</em>, è stato possibile acquistare il draghino “<strong>Maldobrie 3</strong>” per allenarsi e partecipare ad eventi organizzati da altre squadre in varie località.</p>
<p>In Friuli Venezia Giulia, oltre alle Maldobrie, è attiva la squadra Drago Rosa Burida in provincia di Pordenone.</p>
<p>L’auspicio è che si aggiungano presto altre compagini per condividere questa splendida avventura.</p>
<h3><strong>La realtà in Friuli Venezia Giulia</strong></h3>
<p>Attualmente in regione sono presenti sette comitati ANDOS che collaborano tra di loro, a livello nazionale e regionale, scambiandosi esperienze e risultati.</p>
<p>Guardando al futuro i progetti su cui impegnarsi sono la crescita dello <em>screening </em>mammografico, fondamentale per le diagnosi precoci, coinvolgendo anche le farmacie. Un obiettivo è anche formare figure esperte in <em>patient navigation</em>, servizio di supporto nell’orientarsi nel percorso di diagnosi e cura, facilitando l’accesso allo <em>screening </em>istituzionale e ai trattamenti.</p>
<p>Questo per raggiungere anche le cosiddette fasce nascoste, di donne attualmente escluse o che non partecipano ai programmi di screening.</p>
<p>Il <strong>Friuli Venezia Giulia </strong>presenta una <strong>incidenza </strong>di carcinoma mammario <strong>tra le più alte a livello nazionale</strong>, ma anche tassi di guarigione tra i più alti. Le donne con un passato di diagnosi di carcinoma mammario nella nostra regione sono circa 20mila.</p>
<h3>Contatti</h3>
<p>La sede del Comitato ANDOS di Gorizia è in via Scodnik n.1 (telefono 0481.530132, mail andosgorizia@gmail.com, pagine sui principali social media).</p>
<p>Il consiglio direttivo è composto da <strong>Rosa Benedetic</strong>, presidente, <strong>Pierangela Cellie</strong> e <strong>Adelino Adami</strong>, vicepresidenti, <strong>Kevin Cucit</strong>, tesoriere, <strong>Marialisa Birsa</strong>, <strong>Alessandra Metti</strong> e <strong>Clara Zuch</strong>, consigliere.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fle-mule-del-drago%2F&amp;linkname=Le%20mule%20del%20drago" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fle-mule-del-drago%2F&amp;linkname=Le%20mule%20del%20drago" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fle-mule-del-drago%2F&amp;linkname=Le%20mule%20del%20drago" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fle-mule-del-drago%2F&amp;linkname=Le%20mule%20del%20drago" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fle-mule-del-drago%2F&amp;linkname=Le%20mule%20del%20drago" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fle-mule-del-drago%2F&#038;title=Le%20mule%20del%20drago" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/le-mule-del-drago/" data-a2a-title="Le mule del drago"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/low_aperturafiume-in-rosa.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/le-mule-del-drago/">Le mule del drago</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Marco Pellegrini: una storia alla volta</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/marco-pellegrini-una-storia-alla-volta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 09:57:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=73352</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un percorso di promozione alla lettura con protagonisti giovani studentesse e studenti che si rivolgono ai bimbi più piccoli: è la magia di Librilliamo, promossa dall’Associazione Centro Studium di Gorizia. Come ci racconta il suo presidente</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Libby-Farra-dIsonzo.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/marco-pellegrini-una-storia-alla-volta/">Marco Pellegrini: una storia alla volta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Marco Pellegrini durante un incontro di Librilliamo</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>A<strong> Gorizia </strong>si sta lavorando alacremente per gli ultimi dettagli della decima edizione di <em>Librilliamo</em>, F<strong>estival internazionale della letteratura per l’infanzia</strong>, promosso e realizzato dall’<strong>Associazione Centro Studium </strong>in collaborazione con il comitato cittadino della Croce Rossa, con l’AIC, Associazione italiana centri culturali, e con tanti altri attori pubblici e privati.</p>
<p>Titolo di questa edizione “<em>GO! LIM &#8211; GO! Librilliamo in Music</em>” per l’abbraccio di lettura e musica come strumenti di incontro, crescita e confronto, oltre le barriere nazionali e di diversità culturali, con appuntamenti in tutta la regione e all’estero.</p>
<p>La lettura portata anche a bambine e bambini con difficoltà, la lettura che unisce le generazioni e forma le cittadine e i cittadini di domani.</p>
<p><strong>Molto ricco il programma </strong>(tutti i dettagli su<span style="text-decoration: underline;"><strong> <a href="http://www.librilliamo.eu" target="_blank" rel="noopener">www.librilliamo</a>.eu</strong></span>) già iniziato nei giorni scorsi che <strong>proseguirà per tutto il 2026 </strong>con presentazioni di libri per l’infanzia, laboratori, storie animate, partecipazione di autori, musica, sport e tanto altro ancora.</p>
<p>Lo presentiamo in dialogo con il presidente dell’Associazione Centro Studium, <strong>Marco Pellegrini</strong>.</p>
<p><strong>Che cosa è il progetto <em>Librilliamo</em>?</strong></p>
<p>«Un percorso di promozione alla lettura che vede come protagonisti giovani studentesse e studenti che propongono letture ad alta voce di albi illustrati ai più piccoli, prestando particolare attenzione alle situazioni di fragilità e disagio sociale. Letture per bambini e bambine nelle scuole dell’obbligo e non solo, biblioteche, piazze e negli ospedali, in Italia e all’estero. Ad oggi abbiamo avuto l’opportunità di leggere a Budapest, a Nova Gorica, Pirano e in tutto il Triveneto. Grazie a <em>GO!2025 </em>avremo anche la straordinaria occasione di andare a leggere in Francia, a Bourges, Capitale Europea della Cultura 2028, in virtù della collaborazione instaurata con <em>INSPE’ de Lorraine Académie de Nancy-Metz</em>, che lo scorso anno ha visto la presenza a Gorizia di docenti e studenti francesi. Leggere è un modo per avvicinare generazioni attraverso un gesto semplice e sono proprio i più piccoli a insegnarci a guardare il mondo con occhi diversi. Come mi ha scritto pochi giorni fa una delle giovani che partecipa da diversi anni: “<em>Librilliamo per me è gioia perché porta un sorriso nelle giornate dei bambini e bambine ed anche nelle vite di noi ragazzi e ragazze</em>”».</p>
<p><strong>A chi si rivolge?</strong></p>
<p>«Si rivolge ai bambini nelle scuole dell’infanzia e primarie protagonisti di attività, coinvolgendo studenti delle scuole secondarie di secondo grado attraverso convenzioni di formazione scuola/lavoro con gli istituti scolastici. Numerosi sono anche i giovani universitari che, crescendo, decidono di proseguire il loro percorso in <em>Librilliamo</em>. La nostra forza sono le ragazze e i ragazzi che, se trovano una possibilità per esprimersi, oltre ad aderire con entusiasmo alle proposte di letture, hanno la creatività per ideare nuovi progetti che cerchiamo sempre di valorizzare».</p>
<p><strong>Quali le forme di attività?</strong></p>
<p>«Quest’anno abbiamo deciso di consolidare tutte le collaborazioni che abbiamo attivato durante questi anni di attività. Novità di questa edizione “<em>GO! LIM &#8211; GO! Librilliamo in Music</em>”, che abbiamo ideato insieme all’Istituto di Musica Glasbena šola di Nova Gorica, è quella di fondere le letture ad alta voce per i più piccoli assieme alla musica degli allievi della scuola di musica, attraverso l’interazione con campioni sportivi, grazie a una collaborazione con il CONI FVG. Contiamo sul supporto di diverse case editrici specializzate nella letteratura per l’infanzia, come Babalibri, con il coinvolgimento anche dell’Università di Trieste, del Litorale di Koper Capodistria, INSPE’ de Lorraine Académie de Nancy-Metz francese, di Peter Pazmany di Budapest e dello IUSVE di Mestre».</p>
<p><strong>Letture ad alta voce: a chi sono rivolti i progetti e con quali partecipanti?</strong></p>
<p>«Abbiamo iniziato a marzo accompagnati dagli allievi della Glasbena šola di Nova Gorica, ma saremo operativi per tutto l’anno, senza fermarci nemmeno durante le vacanze estive. Nel tempo abbiamo anche imparato a proporre letture plurilingue come quelle nei teatri o a Caorle, avvicinando i turisti utilizzando la loro lingua».</p>
<p><strong>Quali i principali appuntamenti?</strong></p>
<p>«Lo scorso 20 aprile al teatro Comunale Giuseppe Verdi di Gorizia si sono esibiti, oltre agli studenti di <em>Librilliamo</em>, anche l’Orchestra sinfonica dei giovani allievi della Glasbena šola di Nova Gorica, il Coro Slataper degli studenti dei licei di Gorizia e il Coro dei bambini della scuola primaria Sant’Angela Merici di Gorizia. Con loro sul palco campioni sportivi per un appuntamento indimenticabile. Poi tanti incontri nei quali grandi e piccini potranno ascoltare storie musicali e leggere albi illustrati delle migliori case editrici europee alla presenza di illustratori, autori ed editori, sia in Italia che in Slovenia. Tutti i dettagli aggiornati via via sono disponibili nel nostro sito <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.librilliamo.eu" target="_blank" rel="noopener">www.librilliamo</a>.eu </strong></span>e nelle pagine social».</p>
<p><strong>Quali le tappe del festival?</strong></p>
<p>«Oltre a Gorizia in teatro e alla libreria Faidutti per 3 letture animate, sicuramente saremo a Trieste, Udine, Majano, Romans d’Isonzo, Cormòns, Farra d’Isonzo, San Pier d’Isonzo, Gradisca d’Isonzo e a Nova Gorica in vari incontri, fra i quali alla Biblioteca France Bevk».</p>
<figure id="attachment_73354" aria-describedby="caption-attachment-73354" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-73354" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/a_Marco-Pellegrini.jpg" alt="a Marco Pellegrini" width="800" height="969" title="Marco Pellegrini: una storia alla volta 6" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/a_Marco-Pellegrini.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/a_Marco-Pellegrini-248x300.jpg 248w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/a_Marco-Pellegrini-768x930.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-73354" class="wp-caption-text">Marco Pellegrini</figcaption></figure>
<p><strong>Qual è la periodicità dell’attività di formazione per educatori? </strong></p>
<p>«La formazione con cadenza settimanale verte sulle tecniche di lettura ad alta voce, sulla conoscenza degli albi illustrati per imparare a selezionarli in base alle fasce di età. Ma anche su come condurre l’attività di gruppi numerosi di bambini. Capita sempre più spesso che organizziamo letture alla presenza di 60-70 bambini».</p>
<p><strong><em>Librilliamo </em>ha visto anche un’esperienza nell’Ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste, ce ne parla?</strong></p>
<p>«Nel 2017 abbiamo avuto l’occasione di leggere ai bambini degenti al Burlo e, negli anni successivi, di allestire alcune mostre nella corsia degli ambulatori. Ultimamente ho avuto la grande opportunità di proporre un percorso di formazione all’interno dell’Ospedale di Monfalcone per alcune utenti del SSD &#8211; Disturbi del comportamento alimentare, ma anche di realizzare delle letture nel reparto di pediatria. In questo caso il progetto è promosso e curato dal nosocomio e ritengo abbia enormi potenzialità».</p>
<figure id="attachment_73355" aria-describedby="caption-attachment-73355" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-73355" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Librilliamo-Ungheria.jpg" alt="Librilliamo Ungheria" width="800" height="529" title="Marco Pellegrini: una storia alla volta 7" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Librilliamo-Ungheria.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Librilliamo-Ungheria-300x198.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Librilliamo-Ungheria-768x508.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Librilliamo-Ungheria-391x260.jpg 391w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-73355" class="wp-caption-text">L’esperienza di Librilliamo in Ungheria. Il progetto GO!LIM è stato recentemente finanziato con scorrimento del Bando 03/2025 &#8211; Fondo per Piccoli Progetti GO! 2025, gestito dal GECT GO e finanziato dal Programma di Cooperazione Interreg VI-A Italia-Slovenia</figcaption></figure>
<p><strong>Quali emozioni riporta da questa esperienza?</strong></p>
<p>«Un giorno qualcuno ci ha chiesto la differenza tra le letture ai bambini a scuola e a quelli in ospedale. Non dimenticherò mai la risposta di uno dei ragazzi di <em>Librilliamo</em>: “<em>Non c’è nessuna differenza: sono tutti dei bambini</em>”. È questo lo spirito che ci muove. Nel tempo abbiamo capito che leggere un libro a un pubblico di bambini serve più a chi legge, e questa è stata anche la più grande scoperta. Perché, prendendo a prestito una frase di una ragazza durante un evento: “<em>Possiamo costruire un mondo più bello una storia alla volta</em>”».</p>
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		<title>Eleonora Cedaro: cambiare vita</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/eleonora-cedaro-cambiare-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 10:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[impresa]]></category>
		<category><![CDATA[moggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=71477</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per nove anni ha lavorato nella direzione commerciale di una multinazionale. Poi, andando al lavoro in una mattina di sole comprese di non voler più trascorrere così le sue giornate. Iniziando a dedicarsi alla progettazione culturale. «Una scelta difficile. Ma una volta fatta non lascia dubbi o rimpianti»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowa_ritratto-ph.-C.-E.-Shanta.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/eleonora-cedaro-cambiare-vita/">Eleonora Cedaro: cambiare vita</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Eleonora Cedaro (ph. Caterina Erica Shanta)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da<strong> Moggio Udinese </strong>ai palchi dei teatri d’avanguardia di <strong>New York</strong>, per poi ritornare con un bagaglio di esperienze di alto livello manageriale e creativo nella sua regione.</p>
<p>La storia di <strong>Eleonora Cedaro </strong>è emblema di come passione, competenze e visioni in continua evoluzione prendendo linfa da radici profonde, possano diventare professione e strumenti di crescita culturale e sociale.</p>
<p>Ecco il suo racconto fatto di scelte coraggiose come lasciare un sicuro posto di lavoro per seguire le proprie aspirazioni, impegnandosi per fare di un sogno una realtà condivisa.</p>
<p><strong>Lasciare il certo per il possibile, com’è maturata la scelta?</strong></p>
<p>«Ero appena rientrata in Italia dopo aver lavorato in teatro a New York per un anno e mezzo. Un’importante multinazionale mi selezionò proponendomi di lavorare per la direzione commerciale. Dissi di sì a cuor leggero, pensando “mi faccio qualche mese di esperienza e poi riparto”. Invece rimasi per quasi 9 anni. Nessun rimpianto, né per aver lasciato né per esserci rimasta così a lungo: ho imparato moltissimo e mi rendo conto che quell’esperienza è stata fondamentale per poter impostare tutto quanto è seguito. Ho sempre saputo che il lavoro che aveva le caratteristiche del “certo” per me era di passaggio».</p>
<p><strong>Quale la molla?</strong></p>
<p>«Una bella mattina di sole di metà febbraio stavo andando in ufficio e ricordo esattamente di aver pensato che non volevo passare la vita a fare un lavoro che non mi interessava. Avevo 33 anni».</p>
<p><strong>Da cosa deriva la scelta di dedicarsi all’arte contemporanea, spaziando in linguaggi diversi dopo il teatro?</strong></p>
<p>«Non sono certa di occuparmi di arte contemporanea, penso piuttosto di avere uno sguardo necessariamente multidisciplinare e sinceramente curioso nella progettazione culturale, specificatamente nell’ambito dello spettacolo dal vivo. La mia formazione è molto legata alle esperienze delle neoavanguardie del secondo Novecento, perciò mi è impossibile pensare per “compartimenti stagni”. Arti visive, teatro, musica <em>performance</em>, danza sono sempre stati linguaggi che hanno necessariamente aperto uno all’altro».</p>
<p><strong>Com’è nato il Festival Ephemera della Cultura Immateriale?</strong></p>
<p>«Gli <em>ephemera </em>sono frammenti che raccontano il processo, la genesi, la persistenza e la pragmatica dell’accadimento artistico, culturale e umano. È un’idea che ho avuto assieme a Michela Lupieri nel 2022 e che abbiamo realizzato assieme a Rachele D’Osualdo che attualmente guida il festival assieme a me. Stavamo uscendo dal periodo post pandemico e abbiamo colto l’opportunità che, devo dire con grande lungimiranza, la Regione diede agli operatori culturali per rilanciare le attività in presenza. Volevamo raccontare il contemporaneo partendo dai luoghi del territorio, proponendo una fruizione collettiva, consapevole, non d’assalto. Grazie a una rete di partner prestigiosi, da Trieste Contemporanea a Vigne Museum di Rosazzo, passando per Palazzo Lantieri a Gorizia, Prato D’Arte Marzona di Verzegnis, abbiamo fatto attraversare i luoghi del contemporaneo, inconsueti e spesso sconosciuti, a un pubblico ampio e variegato che ne ha così scoperto l’incredibile valore artistico e naturalistico, oltre alla libera fruibilità in un calendario di eventi di musica, danza, teatro e arti visive».</p>
<p><strong>I vostri progetti hanno anche a che fare con la memoria?</strong></p>
<p>«Non penso sia possibile fare cultura senza memoria. Cultura è colĕre «coltivare»: i frutti sono il risultato di un’azione pregressa di semina. L’importante, secondo me, è che memoria non diventi nostalgia».</p>
<p><strong>Le sue radici raccontano che il piccolo geograficamente, ma forte per tradizioni e cultura, dialoga con il grande…</strong></p>
<p>«Penso che il piccolo serva “a prendere le misure” per il grande, e che insegni a concentrarsi molto bene sui dettagli. Sono anche convinta che la parte migliore del grande sia, in realtà, il suo essere rete e cassa armonica di tanti piccoli».</p>
<p><strong>Quali sono i progetti di cui va maggiormente fiera con il gruppo che ha fondato?</strong></p>
<p>«Senza dubbio <em>Ephemera</em>, programma sperimentale aperto a tutti, rivolto alle comunità che abitano i luoghi, alle persone curiose di tutte le età e nazionalità in un approccio inclusivo e libero alla cultura. E poi <em>PerForm</em>, ideato con Gary Brackett, spazio fisico di un progetto culturale e sportivo che abbiamo realizzato per essere bello, accogliente accessibile, internazionale, convintamente non profit. Accoglie ogni giorno dell’anno le proposte dedicate alle discipline del corpo per soci praticanti ma è anche luogo di progettazione, spazio di ricerca e di messa in prova, partner progettuale e punto di riferimento sul territorio. Anche se, a dirla tutta, quello che mi rende particolarmente fiera sono proprio i gruppi con cui porto avanti questi progetti: lavorare bene collettivamente secondo me, specialmente oggi e in contesti extra istituzionali, è davvero qualcosa per cui andare fieri».</p>
<p><strong>Dai numeri della multinazionale alla passione e bellezza, dal far <em>business </em>alla sperimentazione condividendo contenuti, valori e</strong><strong> cultura. Un passaggio possibile anche a livello di sostenibilità di reddito?</strong></p>
<p>«Chi lavora nella cultura guadagna troppo poco e lavora in condizioni contrattuali spesso non eque. Diciamolo sempre e continuiamo a pretendere che cambi. Penso che la principale ragione stia nel fatto che l’arte è ancora ingiustamente condannata al “dopolavorismo” nonostante ci siamo tantissime persone brave, preparate e titolate. Ritengo stia pian piano cambiando, anche grazie alla presa di coscienza di chi lavora in questi settori – e cito AWI Art Workers Italia, la prima associazione, autonoma e apartitica, nata con l’obiettivo di dare voce a chi lavora nell’arte contemporanea in Italia. Cambia troppo lentamente e con una vergognosa disuguaglianza in termini di genere e di generazione. Tornando alla domanda: la risposta è sì, ma con tantissimi sacrifici non giustificati».</p>
<figure id="attachment_71479" aria-describedby="caption-attachment-71479" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-71479" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg" alt="lowz 03 Ephemera ph. C. E. Shanta" width="800" height="534" title="Eleonora Cedaro: cambiare vita 8" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-768x513.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71479" class="wp-caption-text">Eleonora Cedaro durante un evento al Vigne Museum (ph. Caterina Erica Shanta)</figcaption></figure>
<p><strong>Come sono cambiati i compagni di viaggio nella vita di lavoro?</strong></p>
<p>«Secondo me in meglio. Si impara a scegliere, si diventa più maturi e professionalmente più preparati. Oggi i miei colleghi sono innanzitutto colleghe, spesso coetanee o poco più grandi. Mi dispiace non riuscire a lavorare maggiormente con persone più giovani di me, penso sia molto arricchente e stimolante per tutti».</p>
<p><strong>Conosce altre persone che hanno cambiato vita?</strong></p>
<p>«Sì, specialmente dopo la pandemia e soprattutto donne. È una scelta difficile, lo è sempre. Ma una volta fatta non lascia dubbi o rimpianti per “il certo” che certo, in fondo, non è».</p>
<p><strong>Quanto ha contatto il sostegno della famiglia?</strong></p>
<p>«Moltissimo perché mi ha lasciata libera di essere responsabile delle mie scelte: non mi ha mai né spinta né contrastata e, soprattutto, pur essendo nata in un piccolo paese, mi ha da subito insegnato che il mondo è grande e capire cosa e come scegliere passa anche per la conoscenza del mondo».</p>
<p><strong>Un sogno da realizzare?</strong></p>
<p>«Lavorare facendo ciò in cui credo, con persone che stimo, preferibilmente non per intrattenere il pubblico delle grandi città».</p>
<figure id="attachment_71478" aria-describedby="caption-attachment-71478" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-71478" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg" alt="lowz 05 Ephemera ph. C. E. Shanta" width="800" height="534" title="Eleonora Cedaro: cambiare vita 9" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-768x513.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71478" class="wp-caption-text">Cedaro in centro nella foto mentre spiega un allestimento artistico (ph. Caterina Erica Shanta)</figcaption></figure>
<p><em>Eleonora Cedaro si occupa di organizzazione e management culturale, sviluppo progetti di performing arts, ricerca e pratiche del corpo. Ha collaborato con il Teatro Miela di Trieste, curando Satierose, rassegna multidisciplinare dedicata a Erik Satie. Insieme al regista e attore Gary Brackett ha fondato sempre nel capoluogo giuliano PerForm, centro di arti performative, seminari internazionali, unendo somatica, comunità e ricerca. Dal 2022 collabora con l’Associazione Etrarte e dirige Ephemera.Festival di Cultura Immateriale, curandone con Rachele D’Osualdo progetti di arte di comunità, ricerca storica ed etnografica e sviluppo del territorio, in particolare in aree interne e montane.</em></p>
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		<item>
		<title>Andrea Bellavite: già e non ancora</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/andrea-bellavite-gia-e-non-ancora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 10:34:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[aquileia]]></category>
		<category><![CDATA[cammino]]></category>
		<category><![CDATA[go2025]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[slovenia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel suo ultimo libro “Due città in una” ha sviscerato i temi fondanti della prima Capitale europea transfrontaliera della cultura. Perché Gorizia e Nova Gorica hanno piantato un seme destinato a crescere. «Ma un ruolo fondamentale lo ricoprirà Aquileia»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_a_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-3.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/andrea-bellavite-gia-e-non-ancora/">Andrea Bellavite: già e non ancora</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Andrea Bellavite all&#8217;interno della Basilica di Aquileia (ph. Mattia Vecchi)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>AQUILEIA –<strong> Andrea Bellavite</strong>, nato a Verona, risiede a Gorizia dal 1968, è giornalista, teologo, scrittore, convinto pacifista, viandante e direttore della Fondazione “Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia”.</p>
<p>Gli abbiamo chiesto una prima riflessione all’indomani di <em>GO! 2025</em>.</p>
<p>«La capitale europea della cultura – confida – è stata un’occasione straordinaria per comprendere in modo nuovo cosa significhi vivere in questo drammatico e affascinante territorio. Il messaggio è molto potente: un luogo in cui il nazionalismo e il razzismo hanno esasperato le conseguenze di ben due guerre mondiali, oggi viene additato all’Europa e al mondo come esempio di armonia, solidarietà e condivisione».</p>
<p><strong>Ora come continuare o da dove ripartire per non vanificare gli aspetti positivi di questo storico evento?</strong></p>
<p>«La parola chiave è insieme, <em>skupaj</em>. Pensarsi come un’unica realtà, quella che a me piace chiamare, con il duale sloveno, <em>Gorici</em>, forzando la grammatica “la due Gorizia”. Tutte le categorie sociali, culturali e produttive si devono incontrare e progettare insieme il futuro. È dunque indispensabile che si investano tempo ed energie per superare l’ostacolo delle diverse lingue, che ancora permane e in parte condiziona soprattutto la componente italiana».</p>
<p><strong>Quali aspetti positivi di superamento delle cesure storiche ha evidenziato <em>GO! 2025</em>?</strong></p>
<p>«Il momento in cui si è capito le potenzialità del territorio è stata l’inaugurazione. Per la prima volta tutti non si sono sentiti appartenenti a una parte o all’altra, ma felici di essere protagonisti di una nuova storia, dove ciascuno – anche gli immigrati da altre nazioni e continenti – si è sentito a casa propria, offrendo all’altro la bellezza della propria specificità. Credo sia stato il classico “già e non ancora”: già, perché si è dimostrato che è possibile superare i fantasmi del passato; non ancora, perché i passi da compiere per portare a normalità sono ancora tanti e lunghi».</p>
<p><strong>Quali invece i settori e i sentimenti su cui lavorare e migliorare, soprattutto pensando ai giovani?</strong></p>
<p>«C’è da pensare a un comune sistema scolastico, recuperando idee come quella del liceo internazionale di Celovec/Klagenfurt, dove gli insegnamenti sono in tre lingue. Inoltre è da potenziare il rapporto tra le università italiane e slovene, pensando alla creazione di nuovi posti di lavoro, valorizzando l’area di Centro Europa nella quale abitiamo, anche attraverso la conoscenza e l’ampliamento delle positive e ancora poco conosciute esperienze aziendali di nuova generazione, già presenti nelle Valli dell’Isonzo/Soča e del Vipacco/Vipava».</p>
<p><strong>Quale il ruolo di Aquileia, città patrimonio UNESCO, da un punto di vista storico-culturale?</strong></p>
<p>«La città di Aquileia, grazie soprattutto al coordinamento impresso da Fondazione Aquileia, sta assumendo un’importanza che definisco planetaria grazie alla straordinaria tradizione storica sintetizzata dai musei, zone archeologiche e ovviamente dalla Basilica. Sia sul piano simbolico che su quello sociale e politico, Aquileia è già adesso un importante punto di riferimento, ma non per anacronistiche rivendicazioni provincialistiche legate alla riesumazione di una Contea confinata nei meandri del passato. Potrebbe invece essere un’anima vivente – sul piano culturale e su quello dell’ispirazione spirituale e artistica – di un immenso spazio europeo dall’Ungheria alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia, dalla Serbia alla Croazia e alla Slovenia, dall’Austria all’Italia del nord».</p>
<p><strong>Quali i progetti della Fondazione SO.CO.B.A. nel 2025?</strong></p>
<p>«Abbiamo quattro grandi progetti in corso: “<em>Basilica per tutti</em>”, sostenuto dalla Regione, come luogo di arte e cultura accessibile a tutte le categorie di persone, oltre le disabilità. “<em>Polyverse</em>” rientra nel progetto Europa Creativa, è centrato sulla valorizzazione del dialogo interreligioso attraverso la conoscenza di alcuni importanti luoghi d’arte cattolici, protestanti, ebrei e islamici, attraverso l’esperienza della musica. C’è poi un progetto di accessibilità digitale, in partenariato con il Comune di Nova Gorica e altri partner. Infine il Cammino da Aquileia a Sveta Gora nell’ambito dei progetti di <em>GO! 2025</em>».</p>
<figure id="attachment_71352" aria-describedby="caption-attachment-71352" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-71352" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-7.jpg" alt="low andrea bellavite Mattia Vecchi 7" width="800" height="722" title="Andrea Bellavite: già e non ancora 10" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-7.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-7-300x271.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-7-768x693.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71352" class="wp-caption-text">Andrea Bellavite lungo il cammino da Aquileia a Sveta Gora (ph. Mattia Vecchi)</figcaption></figure>
<p><strong>Quali saranno messi in cantiere nel 2026?</strong></p>
<p>«Oltre a continuare quelli indicati, siamo impegnati a far tutti partecipi di quanto la Basilica e l’intera Aquileia siano patrimonio dell’umanità senza esclusioni».</p>
<p><strong>Fra le sue numerose pubblicazioni molte riguardano il cammino, fisico e mentale, un <em>modus vivendi </em>spirituale e laico. Cosa significa camminare?</strong></p>
<p>«Il cammino è l’espressione del desiderio di sopravvivere. Camminano i migranti per poter superare il rischio della morte in guerra o per fame, veri “pellegrini” del nostro tempo, che affrontano pericoli e rischi enormi per trovarsi spesso una porta sbattuta in faccia dall’opulento Occidente. E camminiamo noi, fisicamente o anche mentalmente, per recuperare il senso della vita. Il boom dei cammini evidenzia la necessità di ritrovare un modo più “naturale” per vivere, imparando a riconoscere gli altri che incontriamo e salutiamo, ritrovandoci anche con noi stessi».</p>
<p><strong>La Regione, da sempre multiculturale e multilinguistica, dove dovrebbe volgere lo sguardo? In cosa investire?</strong></p>
<p>«Avere coscienza della centralità del Friuli Venezia Giulia nello scacchiere europeo e mondiale significa stringere legami sempre più forti con la Slovenia e l’Austria, per riprendere il progetto di Euroregione, incrocio tra Corridoio 5 Lisbona-Mosca e asse Capodistria/Koper-Amburgo. Serve inoltre una maggiore attenzione verso i più deboli e poveri con particolare sensibilità agli anziani nelle case di riposo e nella società».</p>
<p><strong>Un suo sogno per il 2026.</strong></p>
<p>«Scrivere un romanzo per raccontare con un linguaggio simbolico, semplice e avvincente, le esperienze spirituali, politiche, sociali e artistiche che hanno caratterizzato la mia esistenza. Ho la sensazione di avere un importante messaggio di speranza da trasmettere e vorrei proprio riuscirci».</p>
<figure id="attachment_71353" aria-describedby="caption-attachment-71353" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-71353" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-9-768x1024.jpg" alt="low andrea bellavite Mattia Vecchi 9" width="640" height="853" title="Andrea Bellavite: già e non ancora 11" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-9-768x1024.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-9-225x300.jpg 225w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-9-300x400.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_andrea-bellavite_Mattia-Vecchi-9.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-71353" class="wp-caption-text">(ph. Mattia Vecchi)</figcaption></figure>
<p><em>Andrea Bellavite è stato sindaco di Aiello del Friuli, dove fu parroco dal 1990 al 1995. Ha ideato e partecipato alla fondazione dell’Iter Aquileiense, da Aquileia al Monte Lussari, e dell’Iter Goritiense, da Aquileia a Sveta Gora. È direttore della Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia, ha ricevuto la targa di benemerenza di Mestna občina Nova Gorica, per le parole e le azioni svolte a favore della convivenza tra popoli, lingue e culture. È titolare del blog giornalistico <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://storieviandanti.blogspot.com" target="_blank" rel="noopener">storieviandanti.blogspot.com</a></span></em></p>
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		<title>L&#8217;amore secondo Goldoni, più attuale che mai</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/lamore-secondo-goldoni-piu-attuale-che-mai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 10:48:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Successo di pubblico a Cervignano per lo spettacolo "Gli innamorati", per l’adattamento e regia di Roberto Valerio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>(ph. Filippo Venturi)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – “<em>Sono innamoratissimi, ma sono tutti e due puntigliosi. Mia sorella è sofistica. Fulgenzio è caldo, intollerante, subitaneo. Insomma si potrebbe fare sopra di loro la più bella commedia di tutto il mondo</em>”.</p>
<p><strong>Carlo Goldoni </strong>pensa che l’amor litigarello e fidanzati fumantini reggano bene una commedia di successo, e lo fa dire al suo personaggio Flamminia, vedova assennata e saggia nella commedia “<em>Gl&#8217;innamorati</em>” scritta nel 1759 a Bologna, in viaggio da Roma a Venezia.</p>
<p>L’opera è andata in scena al Teatro Pasolini di Cervignano per l’adattamento e regia di <strong>Roberto Valerio</strong><strong>, </strong>produzione della<strong> Contrada Teatro Stabile di Trieste, Accademia Perduta/Romagna Teatri e La Pirandelliana. </strong></p>
<p>Sul palco, molto apprezzati dal pubblico generoso di applausi, <strong>Claudio Casadio, Loredana Giordano, Valentina Carli, Leone Tarchiani, Maria Lauria, Lorenzo Carpinelli, Damiano Spitaleri, Alberto Gandolfo</strong><strong>.</strong></p>
<p>Un allestimento contemporaneo per costumi e enfasi recitativa che coglie l’obiettivo del maestro commediografo della Serenissima: “<em>Specchiatevi, o giovani, in questi Innamorati ch’io vi presento; ridete di loro, e non fate che si abbia a rider di voi”.</em></p>
<p>Due giovani, Eugenia, di famiglia nobile decaduta, e Fulgenzio, rampollo della ricca borghesia milanese. Si amano con passione e intenti di fedeltà eterna, ma la folle gelosia di lei mette in moto ripicche, furibonde liti, alternate a dolci riappacificazioni e languidi desideri.</p>
<p>Una trama veloce, sorprendete e normale, attuale, nella sua assurdità.</p>
<p>Ma questo è l’amore in ogni tempo e il tema è davvero fra i più umani e contemporanei. Con loro una galleria di personaggi che cercano di appianare gli animi bellicosi, riuscendoci ora si, ora no. Caratteri universali come universale e senza tempo è il teatro di Carlo Goldoni che anche a Cervignano ha divertito e fatto riflettere il pubblico.</p>
<p>Prossimo appuntamento con la prosa il 4 febbraio con “<em>Pazza</em>” di Tom Topor, in scena <strong>Vanessa Gravina</strong> e <strong>Nicola Rignanese</strong>.</p>
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