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	<title>Laura Zanaglio &#8211; imagazine.it</title>
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	<title>Laura Zanaglio &#8211; imagazine.it</title>
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	<item>
		<title>Elia Falaschi: il fotografo dell&#8217;arte</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/elia-falaschi-il-fotografo-dellarte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Zanaglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 15:50:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno entrò nella “camera oscura” di un professionista e la fotografi a divenne la sua vita. «Amo riprodurre l’arte per valorizzare il dialogo tra le opere e lo spazio espositivo»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/imagazine-1.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/elia-falaschi-il-fotografo-dellarte/">Elia Falaschi: il fotografo dell&#8217;arte</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Elia Falaschi (© Silvia Toneatto)</em></span></p>
<p>UDINE – Le sue foto sono state pubblicate su libri, riviste, testate giornalistiche ed esposte in mostre personali e collettive in Italia e all’estero.</p>
<p>Eppure quella tra l’udinese <strong>Elia Falaschi </strong>e la fotografia non è stata una storia scontata.</p>
<p>«Mentre finivo gli studi da geometra – ricorda all’inizio di questa intervista – e cominciavo a dubitare che forse nella vita avrei voluto “fare” l’architetto e non il geometra, il destino ha voluto che non seguissi professionalmente né l’una né l’altra strada».</p>
<p><strong>Cosa accadde?</strong></p>
<p>«Partecipe delle relazioni intessute negli anni in cui mio padre – artista egli stesso – possedeva una piccola galleria e stamperia d’arte, un contesto che certamente nel corso della vita ha influito sulle mie scelte e il mio approccio alle cose e alle persone, ho iniziato ad apprendere da un caro fotografo amico di famiglia i primi rudimenti della fotografia, scattando in pellicola e sperimentando la camera oscura. Ho capito molto presto che quel mondo affascinante mi apparteneva, l’entusiasmo che provavo era autentico e desideravo coltivarlo».</p>
<p><strong>Quali sono i tratti del suo linguaggio estetico e quale l’alchimia fra luce, colore e forma?</strong></p>
<p>«Variano in base all’ambito di intervento. La fotografia è un racconto per immagini, un “<em>visual storytelling</em>” e questo presupposto per me vale ed è fondamentale non solo nella fotografia reportagistica. Nell’architettura e <em>interior design</em>, ad esempio, è il racconto di uno spazio e dei suoi elementi nel rispetto di linee, geometrie, proporzioni, piani prospettici, luci e ombre, forme, colori. In ogni ambito la cura nella composizione dello scatto è la chiave per comunicare il messaggio, il racconto; un’attitudine che si fortifica con il tempo e un allenamento costante».</p>
<p><strong>La fotografia nasce nell’occhio del fotografo, quanto vale lo strumento del click?</strong></p>
<p>«Occhio e click devono andare d’amore e d’accordo, non c’è l’uno senza l’altro. L’occhio fa la sua scelta, il click deve intervenire per simbiosi, avendo l’accortezza di cogliere l’istante percettibile all’occhio».</p>
<p><strong>Cultura, arte, reportage, <em>still life</em>: quali altri percorsi nel suo curriculum?</strong></p>
<p>«Ho iniziato con la fotografia di cultura e spettacolo, soprattutto in ambito musicale e teatrale, grazie all’incontro con il fotografo Luca D’Agostino e la sua agenzia Phocus Agency, con cui ho avviato la mia attività professionale. Nel tempo ho scelto di approfondire alcuni settori che mi appassionavano, come l’architettura, l’<em>interior design</em>, la fotografia commerciale e la ritrattistica. Allo stesso modo ho scelto di abbandonarne alcuni settori come la fotografia di matrimonio. Mi piacerebbe invece riprendere a distanza di anni la fotografia di scena nel cinema».</p>
<figure id="attachment_59617" aria-describedby="caption-attachment-59617" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-59617" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/iMagazine_EliaFalaschi_2.jpg" alt="iMagazine EliaFalaschi 2" width="1000" height="667" title="Elia Falaschi: il fotografo dell&#039;arte 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/iMagazine_EliaFalaschi_2.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/iMagazine_EliaFalaschi_2-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/iMagazine_EliaFalaschi_2-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/iMagazine_EliaFalaschi_2-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/iMagazine_EliaFalaschi_2-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-59617" class="wp-caption-text">Il Teatro Nuovo Giovanni da Udine in una foto di Elia Falaschi</figcaption></figure>
<p><strong>Architettura e design, un progetto allargato ad altre forme, luci e colori. Recentemente ha realizzato una corposa pubblicazione a sei mani con due architetti…</strong></p>
<p>«Si tratta di un progetto nato dopo cinque anni con gli architetti Tommaso Michieli e Filippo Saponaro, loro un po’ fotografi accanto me, io un po’ architetto accanto a loro. Un’indagine sulle case di alcuni tra i più importanti architetti della nostra regione, realizzate per sé stessi con il focus sul tema dell’abitare. Il libro, “<em>A casa dell’architetto</em>” edito da Gaspari, è un vero e proprio diario di viaggio in cui muri, stanze, giardini e le persone che li vivono si raccontano. Un omaggio alla quotidianità del vivere di personaggi friulani che hanno fatto la storia dell’architettura. E se è vero che frequentemente dalle passioni condivise nascono bei progetti condivisi, è dall’esperienza di questo lungo lavoro a sei mani, sei occhi, tre cuori che ha preso vita <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://architrip.it" target="_blank" rel="noopener"><em>architrip.it</em></a></span>. Un progetto collaterale, un incubatore di progetti, contenitore di esperienze lungo il filo di un comune denominatore; l’interesse per il viaggio come momento di scoperta di luoghi e persone».</p>
<p><strong>La fotografia in Friuli Venezia Giulia vanta professionisti e artisti: quali i suoi riferimenti?</strong></p>
<p>«Un elenco esaustivo sarebbe lungo. Mi limito a un sincero ringraziamento rivolto a tutti quei fotografi che hanno avuto importanza nella mia vita, da quelli conosciuti tra i libri e musei a quelli con cui ho avuto un rapporto personale».</p>
<p><strong>Con l’intelligenza artificiale, la fotografia è sempre più al servizio della realtà fittizia. Un tema che le interessa?</strong></p>
<p>«Non mi sono mai avvicinato all’utilizzo della fotografia virtuale per la creazione di contenuti in realtà aumentata. È un argomento che non ho ancora approfondito e per il quale non ho metri di giudizio. È fatto indiscusso che la realtà virtuale sia sempre più utilizzata in molteplici campi, dalla comunicazione alla progettazione, e in diversi settori socio-economici, dall’edilizia all’urbanistica, dal design alla promozione turistica. In un breve futuro, quindi, non escludo un approccio».</p>
<p><strong>La fotografia e l’arte. Una famiglia allargata o litigiosa?</strong></p>
<p>«Mi schiero con il team “famiglia allargata”. Penso che il <em>fil rouge </em>che le unisce sia “variopinto” e abbia molto a che vedere con le strade intraprese, le esperienze e le scelte di vita e professionali. Esistono professionisti che immortalano opere d’arte, altri che le producono, ma anche si sta da un capo all’altro del filo».</p>
<p><strong>Lei dove si colloca?</strong></p>
<p>«Sicuramente nella prima categoria, amo l’arte nelle varie sfaccettature e amo tentare di riprodurla al meglio delle mie possibilità, per valorizzare il dialogo che si innesca tra un’opera e il contesto, ambiente e spazio espositivo. Ho la fortuna di poter collaborare con realtà di rilevanza regionale e nazionale come Villa Manin di Passariano, Galleria Spazzapan di Gradisca d’Isonzo, Museo PAFF! di Pordenone. Collaborazioni che esprimono ciò che intendo quando affermo che faccio un lavoro che è una grande passione, che interagisce con un’altra mia grande passione. È bellissimo».</p>
<p><strong>Gli ingredienti per essere l’uomo e il professionista che oggi è?</strong></p>
<p>«Curiosità e un precoce desiderio di emancipazione sono le basi. Professionalmente l’aver acquisito la consapevolezza di volermi focalizzare e specializzare su determinati ambiti di intervento. Un passaggio fondamentale di crescita, che ha implicato e prevede una formazione costante. Dal punto di vista umano, personale, l’aver compreso, nel bene e nel male, qualcosa in più di me attraverso gli occhi e la vicinanza di altri. Qualche amico importante, la mia compagna, i miei meravigliosi nipoti».</p>
<p><strong>Essere fotografi impone di vedere ogni volto, paesaggio, oggetto fissato in un’immagine: una </strong><strong>benedizione o una condanna?</strong></p>
<p>«Credo sia un castigo obbligato, fa parte del pacchetto, prendere o lasciare. Nella vita di tutti i giorni lo sguardo è sollecitato da una miriade di stimoli. L’occhio involontariamente tende a soffermarsi, a imprimere un istante perfetto che non può essere impresso dalla macchina fotografica. È un riflesso incondizionato, che fa parte di una sorta di “allenamento all’osservazione”, che poi mettiamo in pratica quando abbiamo un obiettivo in mano. Se vivessi tutto ciò come una condanna, inizierei ad avere dei dubbi sulla reale natura della mia passione e sulle mie scelte professionali».</p>
<p><strong>Fra dieci anni come si immagina? </strong></p>
<p>«Spero di riuscire a raggiungere il giusto compromesso tra tempo dedicato alla produzione su commissione e tempo dedicato ai progetti personali. Ci sono tante idee, spunti ed entusiasmo, a oggi manca un certo equilibrio tra necessità e piacere fine a sé stesso. Dall’uno dipende l’altro, ma spero in futuro di potermi permettere di dedicare ai miei propositi il giusto spazio e le dovute energie».</p>
<p><strong>Oggi su domani, a cosa pensa?</strong></p>
<p>«Che domani sarà oggi, con nuovi progetti, guardando all’indomani».</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_59616" aria-describedby="caption-attachment-59616" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-large wp-image-59616" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/ritratto-Leonardo-Modonutto-788x1024.jpg" alt="ritratto Leonardo Modonutto" width="640" height="832" title="Elia Falaschi: il fotografo dell&#039;arte 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/ritratto-Leonardo-Modonutto-788x1024.jpg 788w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/ritratto-Leonardo-Modonutto-231x300.jpg 231w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/ritratto-Leonardo-Modonutto-768x997.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/ritratto-Leonardo-Modonutto.jpg 800w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-59616" class="wp-caption-text">Elia Falaschi (© Leonardo Modonutto)</figcaption></figure>
<p><em><strong>Elia Falaschi</strong>, classe 1980, cresce in un ambiente permeato di arte e bellezza. Un mondo che certamente influisce sul suo approccio alla vita. Rivolge la sua attenzione alla fotografia fin dagli studi superiori e la sua ricerca si orienta dapprima verso la fotografia di spettacolo e seguendo eventi culturali e festival musicali. Inizia quindi a lavorare sulla ritrattistica, soprattutto con musicisti e in ambito commerciale. Dal 2010 si interessa alla fotografia di architettura, di interni, commerciale e d’arte, settori che lo appassionano e ai quali oggi dedica un costante approfondimento.</em></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Susanna Fontana: lascia che sia</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/susanna-fontana-lascia-che-sia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Zanaglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2024 15:42:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[tv]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha studiato a Roma, lavorato in Finlandia e scritto testi per le produzioni tv di Mediaset. Ma Udine e il Friuli restano la casa a cui tornare. «Perché ciò che rigenera è camminare in silenzio nella natura. Preferibilmente mano nella mano»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_3388_risultato.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/susanna-fontana-lascia-che-sia/">Susanna Fontana: lascia che sia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-size: 10pt;">Susanna Fontana</span></em></p>
<p>A volte basta una canzone. Nel caso di <strong>Susanna Fontana</strong>, non una qualsiasi. Perché l’ascolto dal vivo di “<em>Let it be</em>” cantata da sir Paul Mc-Cartney ai Fori Imperiali di Roma si è rivelata un’epifania.</p>
<p>Per comprendere come lo sia stato nel percorso di vita della comunicatrice friulana bisogna riavvolgere e sbobinare vissuti, esperienze e sogni. Come avvenuto in questa intervista.</p>
<p><strong>Susanna, nel suo percorso il cinema è la passione di partenza, alla quale si sono affiancate televisione, scrittura e <em>project management </em>per diverse società di comunicazione, anche molto grandi. Quali sono gli interessi personali e professionali che la descrivono meglio?</strong></p>
<p>«Mi affascinano i meccanismi della mente e i comportamenti sociali, non solo delle persone ma anche degli animali non umani. In tutte le storie che scrivo, o che leggo, e nei progetti lavorativi che seguo, cerco proprio questo: la spiegazione dell’indicibile e, al tempo stesso, l’accettazione di ciò che per natura deve rimanere indecifrabile».</p>
<p><strong>Qual è stata la pietra miliare per la persona e la professionista che lei è oggi?</strong></p>
<p>«Aver potuto frequentare l’Università a Roma è stata una grande opportunità, per la quale ringrazierò sempre la mia famiglia. A Tor Vergata ho seguito un corso che per l’epoca (primi anni 2000), era piuttosto all’avanguardia: a materie prettamente scientifiche, come Analisi Matematica, Analisi Numerica e Analisi Armonica, accostava laboratori di comunicazione e nozioni di informatica. Proprio durante il periodo universitario ho sviluppato un forte interesse per il mondo del cinema, fatto non solo di belle storie e lustrini, ma di scienza e di tecnica. E all’epoca non esistevano né i social network né YouTube».</p>
<figure id="attachment_59539" aria-describedby="caption-attachment-59539" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-59539" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/low_IMG_3115.jpg" alt="low IMG 3115" width="800" height="940" title="Susanna Fontana: lascia che sia 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/low_IMG_3115.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/low_IMG_3115-255x300.jpg 255w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/low_IMG_3115-768x902.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-59539" class="wp-caption-text">Susanna Fontana nella sua casa di Udine</figcaption></figure>
<p><strong>Udinese di nascita, ma il lavoro l’ha portata in giro per le grandi città e anche all’estero. Dove si è trovata più a suo agio?</strong></p>
<p>«Forse il mio essere “Sagittario ascendente Sagittario” aiuta, ma è proprio il viaggiare – o meglio – il poter vivere in altri luoghi del mondo, che mi fa sentire a mio agio. Più che tornare in qualche città, vorrei provare a visitare qualche posto in cui ancora non sono stata».</p>
<p><strong>Quando è fuori regione cosa le manca di Udine e del Friuli Venezia Giulia?</strong></p>
<p>«L’aria pulita, quasi di montagna. E la connessione con i luoghi dell’infanzia. Anche se per alcuni sono una girandolona, in realtà poi torno sempre all’ovile».</p>
<p><strong>Il suo punto di forza e il suo fianco scoperto: cosa fa per essere più performante e meno esposta?</strong></p>
<p>«Nulla. Siamo così permeati dalla cultura della prestazione e del risultato, che vogliamo a tutti i costi nascondere i nostri difetti e modificare la nostra realtà. Ma quanto è bello sapere di poter essere anche fragili, anche vulnerabili, in un mondo che ci obbliga di continuo a indossare una corazza fatta di sorrisi resilienti?»</p>
<figure id="attachment_59540" aria-describedby="caption-attachment-59540" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-59540" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-con-Pino-Insegno-e-Roberto-Ciufoli-in-uno-sketch-comico-nel-2020.jpg" alt="Susanna con Pino Insegno e Roberto Ciufoli in uno sketch comico nel 2020" width="800" height="932" title="Susanna Fontana: lascia che sia 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-con-Pino-Insegno-e-Roberto-Ciufoli-in-uno-sketch-comico-nel-2020.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-con-Pino-Insegno-e-Roberto-Ciufoli-in-uno-sketch-comico-nel-2020-258x300.jpg 258w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-con-Pino-Insegno-e-Roberto-Ciufoli-in-uno-sketch-comico-nel-2020-768x895.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-59540" class="wp-caption-text">Con Pino Insegno e Roberto Ciufoli in uno sketch comico nel 2020</figcaption></figure>
<p><strong>Cosa diventa un “fiocco di neve” da grande?</strong></p>
<p>«Cade a terra e, se è così fortunato da essersi innamorato, diventa rugiada bianca. Dopodiché si scioglie del tutto e penetra nel terreno, rientrando nel ciclo della vita e quindi, potenzialmente, diventa parte di noi. Non ce ne accorgiamo neanche, ma la nostra esistenza consiste nel continuo scambio di molecole con ciò che ci circonda. Fiocchi di neve e fili d’erba compresi. Ho una visione un po’ panteistica, secondo la quale siamo tutti connessi».</p>
<p><strong>Quando non lavora che cosa le piace fare?</strong></p>
<p>«Forse dovrei dire che mi piace leggere, andare al cinema, a teatro… la verità è che sono tutte attività che mi impegnano la mente, forse perché le affronto con troppa concentrazione. Una parte di me lavora anche mentre si svaga. Quello che veramente mi rigenera è camminare in silenzio nella natura, senza cuffiette, preferibilmente mano nella mano».</p>
<p><strong>Qual è stato il momento di non ritorno per Susanna Fontana di oggi?</strong></p>
<p>«<em>Let it be</em>. Quando l’ho ascoltata dal vivo, durante il mitico concerto gratuito di Paul McCartney a Roma, oltre 20 anni fa, mi si è sbloccato qualcosa dentro. Eravamo in 500.000 persone sparpagliate e al tempo stesso ammassate lungo tutti i Fori Imperiali e le vie limitrofe, grazie a 12 megaschermi e 16 ponti sonori. Credo che chiunque fosse là, in quel momento, si sia, almeno per un attimo, sentito in pace con sé stesso e con il mondo. È stato lì che ho cominciato a imparare a posare a terra veleno e pugnale, a smettere di combattere o sabotare me stessa».</p>
<p><strong>Fra 5 anni come si immagina?</strong></p>
<p>«Mi piace pensare che sarò impegnata più attivamente nelle cause in cui credo, prima fra tutte il miglioramento delle condizioni degli animali negli allevamenti intensivi, ma non solo. Passiamo la nostra vita a comprare e consumare prodotti ciecamente, senza chiederci da dove vengono e come mai costano così “poco”. Anzi, siamo entusiasti quando troviamo una magliettina da 2 euro: cosa ci importa se è stata prodotta dall’altra parte del mondo, con materiali magari tossici, da un bambino in condizioni di miseria?»</p>
<p><strong>Lei cosa si risponde?</strong></p>
<p>«Quando nella nostra coscienza compare appena l’ombra del dubbio, ci giustifichiamo pensando che in fondo non sta a noi risolvere i problemi del mondo, c’è sempre qualcun altro che deve farlo al posto nostro: la politica, i produttori, gli importatori, il vicino di casa. Non ci addossiamo mai la responsabilità delle nostre piccole scelte quotidiane, che invece sono quelle che plasmano la realtà, o perlomeno il nostro modo di vivere. Nel mio piccolo, fra cinque anni spero di aver migliorato il mio modo di stare al mondo, facendo scelte più etiche, e di aver aumentato la consapevolezza delle persone che ho incontrato. Per esempio, molti non sanno che le mucche non producono il latte “naturalmente”: vengono ingravidate artificialmente e, non appena partoriscono, dopo poche ore viene strappato loro il vitello, affinché il latte che sarebbe destinato a lui finisca invece nei nostri prodotti caseari e nelle nostre merendine industriali».</p>
<figure id="attachment_59541" aria-describedby="caption-attachment-59541" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-59541 size-full" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-intervista-Paolo-Ruffini-nel-2018.jpg" alt="Susanna intervista Paolo Ruffini nel 2018" width="800" height="532" title="Susanna Fontana: lascia che sia 5" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-intervista-Paolo-Ruffini-nel-2018.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-intervista-Paolo-Ruffini-nel-2018-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-intervista-Paolo-Ruffini-nel-2018-768x511.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-intervista-Paolo-Ruffini-nel-2018-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-intervista-Paolo-Ruffini-nel-2018-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-59541" class="wp-caption-text">L&#8217;intervista a Paolo Ruffini nel 2018</figcaption></figure>
<p><strong>Mi dica tre parole magiche per lei?</strong></p>
<p>«Ansia, ironia e anima».</p>
<p><strong>Perché?</strong></p>
<p>«Non sono né infallibile né inscalfibile, e in fin dei conti non voglio esserlo. Quando entro in stato di agitazione, cerco di capire se è solo uno scherzo della mente o se è il mio corpo che identifica, secondo codici preistorici, un effettivo pericolo. Nel secondo caso, spesso si tratta solo di affrontare qualcosa all’infuori della mia zona di comfort. Alle volte, provare ansia in una certa situazione mi fa capire di aver fatto la scelta giusta, poiché è il segnale che sto effettuando il passaggio dall’ordinario allo straordinario».</p>
<p><strong>E l’ironia?</strong></p>
<p>«Sono convinta che sia l’antidoto per il male nel mondo. O perlomeno ci aiuta ad accettarlo mentre lo combattiamo».</p>
<p><strong>L’anima invece la intende in senso spirituale?</strong></p>
<p>«Non solo, sebbene credo ci sia qualcosa dopo la morte. Ma in questo caso la intendo proprio come essenza di ogni essere vivente. Inafferrabile, eppure percepita in ogni istante. Cosa c’è di più “magico” dell’anima?»</p>
<p><strong>A che cosa sta lavorando oggi per domani?</strong></p>
<p>«C’è un progetto a cui tengo molto: si tratta di una <em>light novel</em>, apparentemente per ragazzi, ma che nelle mie intenzioni potrebbe piacere molto, se non di più, agli adulti. Anche se il testo è breve, ci sto lavorando su da parecchio, rifinendo continuamente qualche particolare. Spero di poterlo presto pubblicare con una casa editrice a distribuzione nazionale. Perché se bisogna sognare tanto vale farlo in grande».</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_59542" aria-describedby="caption-attachment-59542" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-59542" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-interviene-al-Festival-Sguardi-Altrove-di-Milano-nel-2019.jpg" alt="Susanna interviene al Festival Sguardi Altrove di Milano nel 2019" width="800" height="534" title="Susanna Fontana: lascia che sia 6" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-interviene-al-Festival-Sguardi-Altrove-di-Milano-nel-2019.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-interviene-al-Festival-Sguardi-Altrove-di-Milano-nel-2019-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-interviene-al-Festival-Sguardi-Altrove-di-Milano-nel-2019-768x513.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-interviene-al-Festival-Sguardi-Altrove-di-Milano-nel-2019-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Susanna-interviene-al-Festival-Sguardi-Altrove-di-Milano-nel-2019-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-59542" class="wp-caption-text">L&#8217;intervento allo Sguardi Altrove Film Festival</figcaption></figure>
<p><em>Dopo essersi laureata all’Università di Roma “Tor Vergata” con una tesi sui titoli di testa cinematografici, per un periodo Susanna Fontana ha lavorato all’Istituto Italiano di Cultura di Helsinki. </em></p>
<p><em>Ritornata in Italia, ha scritto per Il Quotidiano FVG e, dal 2016, ha curato per cinque anni i testi e la produzione TV di “Scuola di Cult”, rubrica cinematografica in onda su IRIS Mediaset. </em><em>Successivamente, è stata relatrice al Teatro Parenti di Milano per Sguardi Altrove Film Festival, ha recitato con Pino Insegno e Roberto Ciuffoli nella web serie “Casa Crai 3” e, tramite la Brad&amp;K Productions, ha curato il lancio dei film dell’Universal Pictures e della Warner Bros. </em></p>
<p><em>Con l’agenzia Aipem di Udine ha vinto un Interactive Key Award e ora cura le Relazioni Esterne di Confapi FVG. Nel 2023 ha pubblicato, assieme a Claudio Zuzzi, l’albo illustrato Storia breve di due fiocchi di neve. Nel 2024 è arrivata in finale al Festival delle Lettere di Milano e un suo racconto è stato pubblicato sulla rivista letteraria OFFLINE.</em></p>
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