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SUMMARY:L’arte triestina al femminile
DESCRIPTION:Cinque protagoniste, cinque personalità straordinarie che, partendo da Trieste, hanno contribuito a rinnovare l’arte, il design, la moda, il teatro e l’editoria del Novecento, conquistando un posto di rilievo nella cultura italiana ed europea.\nÈ questo il cuore de L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo, la grande mostra ideata, curata e progettata da Marianna Accerboni, promossa dall’Associazione Foemina APS in collaborazione con il Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, in programma dal 23 luglio al 27 settembre 2026 al Magazzino 26 – Sala Carlo Sbisà del Porto Vecchio di Trieste.\nCon oltre 220 opere – tra dipinti, disegni, bozzetti teatrali e di moda, ceramiche, fotografie, lettere, documenti, libri, abiti, gioielli, accessori, profumi e materiali d’archivio – la mostra racconta il percorso artistico e umano di Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina.\nLa mostra, dopo essere stata ospitata nel 2024 all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, ripropone il progetto articolato in cinque percorsi monografici, vere e proprie “mostre nella mostra”, che accompagnano il visitatore alla scoperta dell’universo creativo di ciascuna artista attraverso opere, fotografie, lettere, documenti, video e materiali d’epoca. L’esposizione proseguirà con nuove tappe internazionali, tra cui Parigi e Berlino.\nAccanto ai capolavori più noti, il pubblico potrà scoprire numerose opere inedite o raramente esposte, molte delle quali presentate per la prima volta a Trieste, tra cui il prezioso carteggio tra Leonor Fini e l’amico triestino Giorgio Cociani, fotografie e documenti d’archivio, insieme a materiali che restituiscono aspetti poco conosciuti della vita e della ricerca delle cinque protagoniste.\nPiù che una semplice cornice, Trieste è il filo conduttore dell’intero progetto. Città mitteleuropea, porto dell’Impero asburgico e crocevia di culture, tra la fine dell’Ottocento e il Novecento rappresentò uno dei più vivaci laboratori della modernità europea. Un ambiente aperto al confronto internazionale, capace di accogliere e rielaborare i fermenti provenienti da Vienna, Monaco, Berlino e Parigi, dove arte, letteratura, architettura e musica dialogavano in modo naturale.\nÈ in questo contesto che maturò il talento delle cinque artiste, accomunate dalla capacità di superare i confini disciplinari e di costruire linguaggi originali, profondamente moderni. Infatti, molto prima che si parlasse di interdisciplinarità, queste artiste intrecciavano pittura, design, moda, teatro, editoria e arti applicate, anticipando temi e sensibilità che ancora oggi dialogano con la contemporaneità.\nIl progetto espositivo è arricchito da video inediti che trasformano la visita in un’esperienza immersiva tra memoria, arte e storia. Tra queste opere in particolare vi è quella realizzata da Marianna Accerboni, che restituisce ricordi, racconti e testimonianze di chi ha conosciuto personalmente Leonor Fini.\nAd accompagnare il visitatore in mostra in filodiffusione sarà il flauto del Maestro Roberto Fabbriciani, tra i maggiori interpreti della musica contemporanea.\nIn occasione dell’inaugurazione, inoltre, il celebre flautista, eseguirà un intervento musicale live ispirato alle artiste, mentre per il finissage si chiuderà con la musica di di Paolo Cervi Kervischer (sax) e Daniele Mastronuzzi (live eletronics).\nL’esposizione sarà accompagnata da incontri, visite guidate, presentazioni editoriali e momenti di approfondimento dedicati alle artiste, coinvolgendo studiosi, scrittori, familiari e protagonisti della cultura italiana ed europea.\nLe opere esposte provengono dal Civico Museo Revoltella di Trieste, Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, Biblioteca Civica A. Hortis (Fondo Anita Pittoni) di Trieste, Fototeca dei Civici Musei di Storia e Arte del Comune di Trieste, Università degli Studi di Trieste, Fondazione CRTrieste, La Wolfsoniana – Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova e da vari collezionisti privati soprattutto triestini, tra cui Maurizio Zanei, importante collezionista e detentore, tra l’altro, della più ampia collezione esistente del pittore Zoran Music. Le opere di Miela Reina, di Maria Lupieri e di Maria Melan sono state scelte di concerto con le rispettive famiglie che le hanno ereditate, tra le più significative prodotte dalle artiste al fine di offrire un quadro sintetico ma esaustivo della loro creatività.\nLE ARTISTE \nLa mostra accompagna il visitatore in un percorso che restituisce la straordinaria ricchezza e varietà della ricerca di ciascuna protagonista, mettendo in luce linguaggi, sensibilità e percorsi creativi profondamente diversi, ma accomunati da una costante tensione verso l’innovazione.\nLeonor Fini (Buenos Aires 1907 – Parigi 1996), pittrice, costumista, scenografa, illustratrice, disegnatrice e scrittrice triestina. Voce solista del Surrealismo francese e internazionale, che seppe originalmente modulare attraverso varie tematiche, si formò nel contesto dell’eccezionale milieu multietnico e multiculturale della Trieste del primo ‘900, a stretto contatto con personalità quali Umberto Saba, Italo Svevo, Bobi Bazlen, Gillo Dorfles, Leo Castelli, Arturo Nathan, e a Milano, dove assimilò l’influenza novecentista a contatto con il classicismo di Achille Funi e il tonalismo di Carlo Carrà e Arturo Tosi. Linguaggio che abbandonò per il Surrealismo, quando nel 1931 si trasferì a Parigi, dove intraprese, da autentica self made women, una brillante carriera artistica internazionale, che la portò a esporre in sedi di grande prestigio quali, tra le altre, la Julien levi Gallery, il MoMA di New York e diverse Biennali veneziane. Autodidatta, indipendente, molto colta, originale, misteriosa, poliedrica ed esoterica, fu autrice fin da giovanissima di ritratti d’eccezione. Condusse per decenni un menage a trois con l’importante intellettuale polacco Costantin Jelenski e con il pittore ed ex diplomatico Stanislao Lepri, accanto ai quali è sepolta nel piccolo cimitero di Saint-Dyé-sur-Loire.\nMaria Lupieri (Trieste 1901 – Roma 1961), pittrice e scenografa triestina. Formatasi nell’elevato milieu artistico culturale della Trieste del primo ‘900, fu in contatto con Gabriele D’Annunzio e amica, tra gli altri, fin da giovanissima di Eugenio Montale, Carlo Levi, Umberto Saba e la figlia Linuccia, Arturo Nathan, Leonor Fini, Anita Pittoni, Virgilio Giotti, Gillo Dorfles e poi di Maria Pospisilova, pittrice surrealista cecoslovacca, rivelatasi molto importante per la sua formazione. Già nel 1927 fu scenografa al Teatro alla Scala di Milano. Influenzata dalle avanguardie coeve, si avvicinò al Futurismo e, a partire dal 1930, espose in molte mostre di rilievo, tra cui le Triennali milanesi, le Quadriennali di Roma e la Biennale di Venezia. Infaticabile sperimentatrice, dagli interessi esoterici, colse gli afflati del suo tempo, tra cui il Surrealismo e la pittura organica, capace di transitare da un’intensa rappresentazione narrativa (nature morte di fiori, intensi paesaggi e ritratti), condotta sul filo dell’Espressionismo figurativo, a esiti astratti e informali, esplicitati attraverso una forte sensibilità per la luce e il colore.\nMaria Melan (Gorizia 1923 – Bruxelles 2023), architetto, pittrice, illustratrice, grafica pubblicitaria, docente e atelierista triestina. Di antica e nobile famiglia triestina, temperamento riservato, visse nel capoluogo giuliano fin dall’infanzia, trasferendosi quindi a Bruxelles. Laureata in Architettura a Venezia, fu per anni collaboratrice del grande architetto Carlo Scarpa. Vicina alla poetica di Bruno Munari e Riccardo Dalisi, fu cofondatrice del Gruppo Immagine e del MiniMu – Museo dei Bambini di Trieste. I suoi lavori testimoniano una grande freschezza d’inventiva, un modo armonico ed equilibrato di tener conto del pensiero delle avanguardie del Novecento senza tuttavia citarle, ma redigendo un proprio alfabeto di accostamenti raffinati e un po’ giocosi che alludono alla memoria futurista e costruttivista. Ha operato ed esposto ripetutamente in sedi e spazi urbani di prestigio in Toscana, a Trieste e a Bruxelles.\nAnita Pittoni (Trieste 1901 – 1982), stilista, costumista teatrale, pittrice, poetessa, scrittrice ed editrice triestina. Animo indipendente e combattivo, temperamento irrequieto non facile, artista poliedrica, fondò a Trieste, con una filiale a Milano nell’atelier dell’architetto Agnoldomenico Pica, il suo Studio d’Arte decorativa, importante casa di alta moda femminile e maschile e di arredi tessili d’avanguardia, che faceva uso di tessuti innovativi quali per esempio il filo di ginestra e creava modelli antesignani per tipologia ed essenzialità. Come costumista teatrale lavorò, tra gli altri, per il regista Anton Giulio Bragaglia e, apprezzata da Gio Ponti, scrisse su Domus. Espose, tra l’altro, a Parigi, Berlino, Buenos Aires e New York, Medaglia d’oro nel 1936 alla Triennale di Milano, e nel ’37 Gran Prix all’Esposizione universale di Parigi. Dopo il secondo conflitto mondiale, chiuse l’atelier e fondò, con il sostegno di scrittori e poeti quali Umberto Saba, Giani Stuparich, Virgilio Giotti, Pier Antonio Quarantotti Gambini e Luciano Budigna, la Casa editrice Lo Zibaldone e un importante salotto letterario.\nMiela Reina (Trieste 1935 – Udine 1972), pittrice, grafica, fumettista, scenografa e scultrice triestina. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, grande viaggiatrice, fu molto apprezzata da Gillo Dorfles e una delle personalità più importanti e significative dell’arte triestina del secondo Novecento.\nArtista originale e fantastica, capace di divertire, far riflettere e sognare attraverso invenzioni antesignane e ludiche, connotate dalla freschezza dell’intuizione e da una genialità lieve e profonda, rimase molto legata alla Sicilia, regione d’origine del padre, da cui aveva tratto, nella sua prima fase creativa, ispirazione, dipingendo, nell’ambito dell’espressionismo figurativo, personaggi e ambientazioni emblematici e, più avanti, magma materici che tendevano a sganciarsi dalla figurazione. Per poi passare a un’inclinazione più visionaria, che dal ’67 si trasformò in un segno netto.\nIdeò anche originali storie a fumetti e ardite, poetiche sperimentazioni per il teatro, per la scuola e l’happening, decorazioni di edifici pubblici e motonavi. Punta di diamante, coraggiosa e sorprendente, dell’avanguardia triestina, attenta anche ai venti culturali dell’Est, partecipò per esempio più volte alla Biennale Musica di Zagabria: qui creò insieme al musicista Carlo de Incontrera una serie di lavori teatrali, dove, nel momento stesso dell’accadimento musicale, inventava in diretta sul palcoscenico fatti visivi particolarmente affascinanti. Al suo raffinato eclettismo e alla sua arte indipendente Trieste ha dedicato un teatro d’avanguardia che porta il suo nome e una scuola.\nTitolo mostra: L’ARTE TRIESTINA AL FEMMINILE NEL ‘300 D’AVANGUARDIA ITALIANO ED EUROPEO\nA cura di: Marianna Accerboni\nPromossa da: Associazione Foemina APS di Trieste. Realizzata in coorganizzazione con il Comune di Trieste\nDove: Magazzino 26 del Polo museale del Porto Vecchio di Trieste (COME ARRIVARE: autobus linea 19, fermata Porto Vivo Porto Vecchio – Generali Convention Center)\nǪuando: 24 luglio / 27 settembre 2026\nOrario: giovedì dalle 16:00 alle 20:00 / venerdì sabato domenica (e festivi) dalle 11:00 alle 20:00\nBiglietti: € 5,00\nInfo: www.triestecultura.it ( http://www.triestecultura.it/ )\nInfo e prenotazioni +39 335 6750946 / marianna.accerboni@gmail.com ( mailto:marianna.accerboni@gmail.com )\n
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