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SUMMARY:I mulini della bassa svelati a Strassoldo
DESCRIPTION:Immagine di Mulino de Ritter\nUn affascinante viaggio nella storia economica e sociale del Friuli, che fino agli anni Trenta fu terra di mulini.\nIl volume “L’ultima stagione – Mulins e mulinars – I mulini della Bassa Friulana orientale”, firmato dallo storico cervignanese Giorgio Milocco ed edito dall’Associazione Cervignano Nostra, spalanca una finestra su un aspetto del passato regionale di cui resta testimonianza visiva, almeno in parte, ma della cui “dimensione” d’insieme è fondamentale preservare la memoria.\nProprio a tale logica risponde il testo, frutto di un lungo e accurato lavoro di raccolta di dati, documentali, orali, fotografici.\nL’opera, pubblicata in 500 copie, sarà presentata al pubblico sabato 27 giugno, alle 11, a Villa Vitas, a Strassoldo.\nPresenzieranno all’evento il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, il sindaco di Cervignano, Andrea Balducci, lo storico Stefano Perini, curatore dell’introduzione, e il giornalista Michele Tomaselli, presidente di Cervignano Nostra Aps.\nCon una scrupolosa attività di ricerca, condotta in archivi pubblici e privati, Milocco ha ricostruito le storie dei principali siti di macinazione un tempo attivi sul territorio: molti di essi non esistono più, ormai (gli ultimi mulini vennero dismessi nella prima metà del secolo scorso), ed è su tali realtà perdute che l’autore ha concentrato ampia parte del proprio sforzo, proponendo nel libro storie, immagini, disegni e ricordi che contribuiscono a far rivivere strutture un tempo fondamentali nelle dinamiche della quotidianità friulana e oggi, invece, sconosciute ai più.\nAnche sull’onda dei racconti di suo nonno Edoardo, protagonista di quel mondo scomparso, Giorgio Milocco focalizza l’attenzione, in particolare, su quattro mulini, il Mulin di Punt,  il Mulin Vecjo di Aquileia, il Mulin de Ritter (a Terzo d’Aquileia) e il Mulino San Martino; arricchiscono la panoramica excursus storici su famiglie di mugnai, tra cui i Di Bert, gli Stel, i Miceu, i Fornasir, i Fabris e i Carlets, tutte forti di una lunga e solida esperienza molitoria.\n«Il volume è stato realizzato grazie al contributo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e gode del patrocinio dei Comuni di Aiello, Aquileia, Cervignano del Friuli, Fiumicello Villa Vicentina, Ruda e Terzo d’Aquileia», spiega il presidente Tomaselli, che aggiunge: «I mulini sono veri e propri monumenti dell’archeologia del lavoro, della cultura e dell’identità friulana contadina. Tramite questo lavoro puntiamo a favorire la loro valorizzazione in chiave culturale e turistica».\nLa Bassa friulana, terra d’acque di risorgiva e ricca di rogge, era zona naturalmente vocata alla presenza dei mulini: conseguente la diffusione di autentiche dinastie di mugnai, che raramente, peraltro, erano proprietarie degli stabili in cui operavano, essendo per lo più affittuari di ricchi possidenti. L’autore appartiene a una di queste famiglie: di qui le sue competenze nel settore e, comprensibilmente, il desiderio di tramandare la conoscenza di una tradizione che diversamente rischia l’oblio.\n\n“L’ultima stagione” evocata dal titolo è quella che spazia temporalmente dalla fine dell’Ottocento agli anni Trenta del Novecento, epoca in cui l’antico mulino ad acqua venne gradualmente sostituito da quelli mossi prima dal vapore e poi dall’elettricità: fu la fine di una tradizione contadina plurisecolare, che alla funzione essenziale della macinazione delle granaglie univa, per esempio, quella dell’uso di mazzuoli per follare i panni o di pesanti magli per la lavorazione del ferro.\nI mulini arrivarono anche a produrre energia elettrica, come documenta la trasformazione delle strutture di Muscoli e Castions delle Mura – a inizio Novecento – in centrali elettriche.\n
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