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SUMMARY:Ivan e i cani
DESCRIPTION: \nUn viaggio crudo e commovente nel cuore della Russia post-sovietica apre il sipario il 10 e 11 aprile (venerdì ore 20.30, sabato ore 18) ai Fabbri a Trieste sulla rassegna AiFabbri2 della Contrada.\n“Ivan e i cani“, basato sulla straordinaria storia vera di Ivan Mishukov, porta in scena una narrazione che oscilla tra il documentario sociale e la favola nera, esplorando i confini della solidarietà in un mondo che sembra aver smarrito ogni traccia di umanità.\nTratto dal testo di Hattie Naylor (traduzione di Monica Capuani), lo spettacolo è un progetto di Federica Rosellini, che ne firma la regia e ne è l’unica, magnetica interprete.\nProdotto da Cardellino Srl, questo lavoro si inserisce perfettamente nel percorso “non allineato” di un’attrice cresciuta alla scuola di Ronconi e maturata con Latella, capace di abitare territori artistici ibridi e profondamente personali.\nAmbientato nella Mosca degli anni Novanta, lo spettacolo racconta l’incredibile odissea di un bambino di soli quattro anni che, per sfuggire a una situazione familiare segnata dall’alcolismo e dalla violenza, sceglie la strada come unica casa possibile. In una città gelida e indifferente, Ivan non trova rifugio tra i suoi simili, ma in un branco di cani randagi.\nQuesta convivenza, durata due anni, trasforma radicalmente la percezione del piccolo protagonista: gli animali non sono solo compagni di sventura, ma diventano la sua vera famiglia, insegnandogli gerarchie, protezione e un amore incondizionato che la società degli uomini gli ha negato. La pièce analizza con precisione chirurgica il processo di “selvatichezza” di Ivan, ponendo domande scomode su cosa significhi realmente essere civili in un contesto di estrema povertà e abbandono.\nLo spettacolo si sviluppa come un monologo di rara intensità, dove la parola si fa carne per descrivere la fame, il freddo pungente delle notti moscovite e il calore vitale dei corpi dei cani che lo scaldano. È una storia di sopravvivenza pura, un inno alla resilienza infantile che riesce a trovare la bellezza anche nel degrado più assoluto.\nIl linguaggio scelto per questo “assolo” è un intreccio magnetico di parole e suoni. La scena è dominata da un orizzonte sonoro ibrido, curato dalla stessa Rosellini (sound design), dove l’elettronica si fonde con registrazioni d’ambiente, nenie e melodie, arricchite dalla voce registrata in russo di Laura Pasut.\nLe luci di Simona Gallo scolpiscono lo spazio, accompagnando Ivan nel suo viaggio di sottrazione dal mondo degli uomini per farsi “animale” tra i randagi.\nUno spettacolo sporco, solitario, tenerissimo; un canto d’anima intimo e personale che riesce a raccontare l’infanzia in modo inaspettato e viscerale.  Sotto una sottile patina di dolcezza, basta grattare con l’unghia per veder emergere un frammento di verità feroce, in quella Russia confusa e poverissima di fine anni Novanta dove la fuga da una famiglia degradata diventa l’unica forma di salvezza.\nLa rassegna AiFabbri2, da sempre attenta ai linguaggi contemporanei e alle tematiche civili, sceglie questo testo per la sua capacità di scuotere le coscienze, ricordandoci che spesso, dove l’uomo fallisce, la natura interviene con una pietà inaspettata.\n“Ivan e i cani” non è solo il racconto di un fatto di cronaca, ma una riflessione universale sulla solitudine e sulla necessità viscerale di appartenenza che accomuna ogni essere vivente.\n\n
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