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SUMMARY:Gaber. Mi fa male il mondo
DESCRIPTION:(ph. Tommaso Le Pera)\n \nNeri Marcorè, assieme al regista e drammaturgo Giorgio Gallione, ha molto frequentato i materiali gaberiani.\nQuesto ritorno è una necessità etica e artistica e un’occasione ancora più matura e consapevole per riabbracciare l’opera dell’uomo dalle due G maiuscole.\n“Gaber – Mi fa male il mondo” arriva a Trieste, al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia dal 9 al 12 aprile (ore 20.30 giovedì e venerdì, sabato alle 19.30 e domenica alle 16).\nProdotto da Teatro Stabile di Bolzano e Fondazione Teatro della Toscana in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber e Centro Servizi Culturali Santa Chiara, “Gaber – Mi fa male il mondo” porta nuovamente in scena il teatro canzone, in un’esplorazione dell’universo creativo, narrativo, etico e letterario di due grandi autori e si avvale della direzione musicale e degli arrangiamenti inediti per quattro pianoforti di Paolo Silvestri. Il disegno luci è di Marco Filibeck mentre le scene e i costumi sono di Guido Fiorato.\nPer anni Giorgio Gaber e Sandro Luporini hanno radiografato con acume, spietatezza e ironia, ma pure con grande partecipazione emotiva, le mutazioni della nostra società e degli individui che la abitano.\n«Grande affabulatore e artista totale, Gaber ci ha accompagnato, tra privato e politico, nel cammino zoppicante e incerto verso una società che tenta di combattere contro la dittatura dell’imbecillità, del conformismo e della perenne autoassoluzione. Lo spettacolo vuole ritornare alle radici dell’ispirazione di queste opere in musica, entrando metaforicamente, e a distanza di anni, nello studio/ laboratorio/ pensatoio dove Gaber e Luporini hanno agito e prodotto pensiero per più di quarant’anni» scrive Giorgio Gallione, regista e autore della drammaturgia.\nCon onestà intellettuale e una buona dose di ironia, Gaber si è spesso definito un “ladro” di intuizioni altrui, dichiarando esplicitamente il suo debito nei confronti di artisti, intellettuali e scrittori che lo hanno ispirato. L’elenco è lungo e indicativo: Pasolini, Celine, Adorno, Calvino, Berlinguer, Brecht, Beckett, Botho Strauss e tanti altri che, sapientemente distillati, hanno formato un humus ideale, un incubatore di pensieri e riflessioni illuminanti che sono poi state trasformate in canzoni e monologhi teatralissimi che ancora oggi vibrano di autenticità e addirittura di preveggenza.\n“Gaber – Mi fa male il mondo” vede Marcorè affiancato in scena da Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana e Francesco Negri, quattro giovani/e pianiste che interpretano gli arrangiamenti curati da Paolo Silvestri dei brani che costellano lo spettacolo: “Mi fa male il mondo”, “Il sosia”, “L’uomo che sto seguendo”, “La nave”, “L’odore”, “Non è più il momento” “La festa”, “La peste”, “Si può”, “I mostri che abbiamo dentro” , “Io se fossi Dio” e “C’è solo la strada”.\n«Mi ha sempre colpito e affascinato la regolarità di Gaber che ogni estate, insieme a Luporini, scriveva le canzoni dello spettacolo successivo» riflette Silvestri. «È un modo di operare che mi ricorda quello dei compositori classici. […] Per questo motivo, anche se le sue canzoni sono nate alla chitarra, quando penso al suo lavoro mi viene in mente il pianoforte, che nella storia è stato lo strumento dove i musicisti hanno scritto per orchestra e per ogni sorta di formazione strumentale e vocale, e naturalmente, dove hanno immaginato il teatro musicale. Il pianoforte è come la macchina da scrivere per uno scrittore. In questo spettacolo ce ne sono addirittura quattro: abbiamo moltiplicato quest’idea, formando una vera e propria orchestra di pianoforti».\n
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