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SUMMARY:L’assaggiatrice di Hitler
DESCRIPTION: \nUna storia potentissima emerge dalle pieghe più oscure della Seconda guerra mondiale: venerdì 10 e sabato 11 aprile (ore 20.30), sul palco del Teatro Verdi di Pordenone in cartellone lo spettacolo “L’assaggiatrice di Hitler”, trasposizione scenica del romanzo “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino, Premio Campiello 2018, firmato da Gianfranco Pedullà e dalla stessa autrice, con la regia di Sandro Mabellini.\nUna vicenda ispirata a fatti reali: quella delle donne costrette ad assaggiare i pasti destinati ad Adolf Hitler per scongiurare il rischio di avvelenamento. La storia comincia nell’inverno del ’43, quando la ventiseienne Rosa – rimasta sola dopo la partenza del marito per il fronte russo – si rifugia dai suoceri a Gross-Partsch, un villaggio di campagna della Prussia orientale.\nIl paese si trova in prossimità di quella che veniva chiamata la “Tana Del Lupo”, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta.\nInsieme ad altre nove giovani donne, Rosa viene forzosamente reclutata per assaggiare tre pasti al giorno e sventare così – a rischio della propria vita – un eventuale tentativo di avvelenamento del Führer.\nTra le assaggiatrici si intrecciano rapporti di amicizia e rivalità, fino a quando, nella primavera del ’44, non arriva in caserma un nuovo comandante che instaura un clima di terrore.\nInaspettatamente tra lui e Rosa nasce una complicità ambigua, una relazione erotica, o forse sentimentale, che è soprattutto una primordiale forma di resistenza alla deumanizzazione che il nazismo infligge, non solo alle assaggiatrici-cavie, ma anche ai funzionari delle SS, loro carnefici.\nLa trasposizione teatrale sceglie una via essenziale e fortemente evocativa. Sul palco due sole interpreti, Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani, danno corpo a tutti i personaggi della vicenda, moltiplicando voci e presenze attraverso un lavoro attorale di grande precisione.\nAccanto a loro, la fisarmonica e la voce dal vivo di Marlene Fuochi accompagnano e amplificano la narrazione.\n«L’obiettivo drammaturgico e registico – spiegano Pedullà e Postorino – è costruire uno spettacolo che propone una sorta di film in assenza di cinema, perseguendo una sintesi fra tutti i linguaggi scenici: drammaturgia del suono e della luce, corpo e voce delle attrici, musiche registrate e suonate dal vivo da una fisarmonica. Gli spettatori sono coinvolti in modo attivo, perché devono riempire con l’immaginazione il vuoto di ciò che non è mostrato in scena».\nUn dispositivo teatrale che lavora per sottrazione, privilegiando l’intensità emotiva e la tensione etica. Il risultato è un’esperienza altamente immersiva, che non si limita a raccontare una storia, ma interroga lo spettatore sulla fragilità delle scelte individuali e sulla capacità – o incapacità – di opporsi alla disumanizzazione.\nProdotto dal Teatro Popolare d’Arte, “L’assaggiatrice di Hitler” si impone come uno degli appuntamenti più intensi della programmazione prosa del Verdi: un racconto al femminile che attraversa la Storia per parlare al presente, mettendo in luce le zone d’ombra dell’animo umano e la sottile linea che separa la sopravvivenza dalla complicità.\n
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